31 maggio 2014

Day 23 - Quattro, cinque, sei terra

Alle quattro mi sono alzata per festeggiare la fine dell'ultimo turno del secondo ufficiale, che ha apprezzato il piccolo comitato sonnacchioso con chiacchiere e sorrisi (e birre).
Alle cinque i primi riflessi di grigio hanno cominciato a striare gli oblò, e si è usciti, sulla coperta bagnata di notte, sul mare ancora scuro.
Luci all' orizzonte, dritte a prua, e il cullare luminoso di un faro, a Ovest: terra.
Alle sei, tutto è rosa corallo, il mare, le nuvole, le pozzanghere sul ponte. Tutto brilla di aurora, compresi i dorsi lucidi dei delfini, che ci accompagnano verso il porto.
Alle sette l'ultima colazione a bordo; alle otto siamo ormeggiati a Ponta Delgada; fra qualche ora l'autorizzazione della dogana  a sbarcare.

Tra il cemento della banchina e me, c'è  solo una fessura di mare, a tenere la nave ancora in vita, a riportarmi a terra.

30 maggio 2014

Day 22 - Il castello

Tempo di celebrare, ieri, la fine delle operazioni e la rotta verso casa. Sole, oceano, qualche spruzzo di balena. Cosa manca? La spiaggia? Ma è  presto fatta: con quel che rimane dei vari campioni di fondo del mare si stende un tappeto sabbioso sul ponte della nave, bobine di cavi fan da tavolini, il Gran Pavese sventola alla brezza calda della sera, musica, qualche mostro gonfiabile dà l'ultimo tocco di normale stabilimento. Ah no, ancora una cosa. Un castello di sabbia, con quattro bastioni sormontati da piccole bandierine olandesi da cocktail. Devo ammettere un po' di emozione, nel dar forma a sabbia raccolta a duemila metri di profondità, granelli fini, abituati a un mondo sotto pressione, freddo, silenzioso, improvvisamente nudi di fronte al tramonto, friabili mattoncini del mio bastione.
E non appena anche il ponte sul fossato è ultimato, si può partire con il barbecue, le chiacchiere, con i ringraziamenti vicendevoli, cullati dall'onda, cotti dal sole.

È passato un due alberi, all'orizzonte, vele spiegate contro l'oro colato dal sole. Penso a cosa pensano, quei naviganti. Penso che non possano proprio pensare che qui a bordo c'è un castello che viene dall'abisso, e che noi, finalmente, stiamo tornando a casa.

29 maggio 2014

Day 21 - L'intervista

Stamattina alle 8.30 abbiamo finito l'ultima misura della crociera, il
capitano ha suonato la tromba, si fa rotta verso terra. Così ho tempo
di rispondere all'intervista che mi hanno chiesto in occasione del
quarantesimo anno del mio gruppo scout.
Una decina di domande difficilissime, sulla vita, sullo scoutismo,
sull'espatrio, ho risposto tutto d'un fiato. Riporto qui, per
completezza, solo l'ultima domanda e l'ultima risposta, che mi
sembrano pertinenti con quanto fin'ora qui raccontato.

Sei soddisfatta quindi della tua vita?
Oggi direi di sì, sono in mezzo all'Oceano Atlantico, dopo tre
settimane di duro lavoro, e stiamo facendo rotta verso terra, verso
casa.
E' un po' come quando si è in bus di ritorno da una campo di reparto,
sfiniti, ma contenti di come è andata.
A casa ci sono persone che mi aspettano, ho un contratto di lavoro
ancora per un anno, e un nipote nuovissimo da andare a coccolare a
Venezia al più presto.
Non potrei chiedere di più.

28 maggio 2014

Day 20 - La rotta

Ho sempre sognato di poter stare in mezzo al mare, e farne, di tanto in tanto, il mio lavoro, lontano da tutto e allo stesso tempo parte di una novella e picciola comunità, che galleggia insieme, puntolino asciutto in mezzo all'oceano.
Sarà per un'innumerevole serie di ragioni, da Venezia, a Trieste, dal Puntigiglio, alle estati, ma ho sempre immaginato come sarebbe stato bello, sapere più o meno come fare, a misurare il mare, le sue correnti, il suo girovagare, e lasciare il porto, ed effettivamente farlo.

I giorni di lavoro a bordo sono così pieni di cose da fare, misure da controllare, il tempo è scandito dai pasti, ma si lavora in turno prima di colazione, sicuramente dopo cena, a volte anche di notte.

Così i giorni fanno presto a gocciolare via, che quasi non mi accorgo che ora sono proprio su una nave, da due settimane non si vede altro che acqua, e sto decidendo dove andare, e cosa fare una volta arrivati in un punto speciale di questo oceano, che a guardarlo così è acqua come gli altri, ma io so che è speciale.
Fan presto le ore e i giorni a scorrere via, che quasi quasi non mi rendo conto che sono qui, ora, che son soddisfazioni, e che, sì, sono contenta.

Me lo ricorda S., a petto nudo nel sole tropicale, un dito pagato al suo lavoro precedente, nei freddi pescherecci del Mare del Nord, sposta con la gru enormi strumenti. Mi guarda e mi dice (in olando-inglese): "Sai Anna, quando ero un ragazzino ho sempre sognato di poter lavorare con le gru, ne avevo anche una giocattolo, in miniatura. Ed ora, eccomi qua!" E sorride, e sposta ancore da una tonnellata.
E anch'io sorrido, perché i giorni non gocciolano via invano, tutti quanti abbiamo una rotta da seguire.

27 maggio 2014

Day 19 - La sera

È facile abituarsi a questi tramonti oceanici, a questo orizzonte vasto quanto si può vedere, questa striscia sanguigna che gli corre sopra, sfumando nell'aranciato, nel rosa, nell'oro, a ricamare l'orlo delle nuvole.
Noi ogni sera ce ne stiamo lì, di fronte a questo spettacolo, cerchiamo di leggere il futuro nelle pieghe mercurio del mare, nei riflessi degli ultimi raggi, nelle storie di vite che non sono le nostre. Eravamo stranieri, ora ci raccontiamo  l'un l'altro, C. suona la chitarra, e i racconti si interrompono solo per una canzone.
Cantata piano, per non disturbare la quiete dell'Oceano che si prepara alla notte.

Che effetto farà, tornare?

26 maggio 2014

Day 18 - Dopo cena

Ultimamente l'attività del dopocena (ovvero, dalle 18:30 in poi...) consiste nell'avvistare bandierine. Mi spiego: alcuni giorni fa abbiamo depositato sul fondo del mare alcune grandi strutture, dotate di svariati strumenti di misura, e di una bandiera arancione sulla cima. In quest'ultima settimana li stiamo richiamando in superficie, pescando, svuotando di tutti i dati e rimettendo in mare, dove staranno per il prossimo anno. Sappiamo dove le abbiamo messe, più o meno, queste strutture, ma non dove spunteranno, con le loro bandierine, rompendo la superficie argento del mare. Così dopo cena si è tutti sui ponti più alti della nave, binocoli in mano, e si fa a gara a chi le avvista per primo arrancare tra i flutti.
Non è facile, specialmente quando il mare è un po' mosso, come in questi giorni, ma soprattutto perché contemporaneamente si è intenti nel cercare di capire come funziona il matrimonio in India, come le famiglie dei futuri sposi si conoscano, in quali circostanze gli sposi si possano incontrare,  tradizioni, benedizioni, il ruolo degli oroscopi che tengono conto sia del giorno che del luogo di nascita, eccetera eccetera.
Non è facile, insomma, ma noi scienziati, in fondo, siam qui per imparare.

25 maggio 2014

Day 17 - A prua

C'è un punto, sulla prua della nave, dove ci si può appoggiare, in piedi, pancia sulla fiancata, testa coricata sulle braccia, appollaiati sul pulpito. Di lì non si vede altro che orizzonte, l'onda lunga lontana, le increspature vicine, le nuvole, lo scintillare del sole.
C'è solo il rumore del mare, che sbatte contro la fiancata immota, ricade, si rompe.
Di lì, si avvistano i delfini, i loro dorsi lucidi, bianchi e neri, le loro pinne affilate, gli spruzzi di schiuma.
Una danza ipnotica, un ritmo che unisce il mare con la nave con le bestie.
È un abbandonarsi dolce, è un dimenticarsi del mondo solido,della terraferma.

24 maggio 2014

Day 16 - Cruise diary: Mooring day!

Our first "mooring day" of the cruise actually started yesterday
evening, when, during a spectacular sunsets, the three final
positions and depths for the three lines of moored instruments have
been eventually decided. The plan is to anchor them at the sea bottom,
at about 2300 m depth, and let them in the water measuring for about
one year.
On each line, different instruments are attached at different depths,
to be able to capture as accurately as possible the spatial and
temporal variability of the physical properties of the water column
(temperature, salinity, turbidity) and of the current velocity field
in the area.
Today we have deployed two of these moored instrument lines, each of
those was 1400 m long, in two locations downstream of the source of
our plume, the Rainbow vent field.
According to previous studies and to our intense CTD survey from last
week, we decided for two locations north east of Rainbow, one close to
the vents (about 2 miles far away from the source) and one where the
plume should be more disperse (about 5 miles far away from the
source). Tomorrow, the third line of instruments will be moored
upstream of the plume source, in a south-southwest direction, in order
to understand the properties of the currents before interacting with
the vent area.
The deployment of a mooring is a very delicate phase of the cruise,
requiring the technicians a lot of man power and concentration, and
requiring the scientists a lot of patience, since they will have to
wait till the end of those 1400 m to know if the line is actually
anchored where they wanted.
And those 1400 m of cables are even slower when the length counter is broken!
Fortunately, stopwatch can do miracles, and eventually all the
instruments are attached at the required depths. At last the final
heavy weight (the actual anchor) can be released with a big splash in
the water. Gravity will then bring the whole line down to the bottom,
and keep it in place until we will be back, next year.
It is actually a strange feeling to know that a 1400 m long line is
standing straight up from the bottom of the ocean, however, even if a
ship will pass on top of it, there will be still 1000 m between the
top buoy of the instrument line and the sea surface, so no problem if
you will be sailing across the Atlantic this Summer!
The first mooring line went down in the abyss around 11, supervised by
a group of dolphins, curios about who and what was disturbing the flat
surface of the Ocean.
The second one went down around 15.30, when still perfect weather
conditions were helping the operations.
In this second line, a very special instrument has been mounted: a
moving device that will measure temperature, salinity and turbidity
while moving up and down the line for 1000 meters every 8 hours, for
the next 5 months. This will provide unique information on the
temporal variability of the plume intensity and water properties, over
the tidal cycle but also over a longer time scale.
After the deployment of the second mooring, it is time to be back to
the usual "down to bottom-up to surface" measurements: it is the time
of the so-called large volume sampling, that will collect 1 cubic
meter (a lot!) of water from the bottom of the ocean, and hopefully
catch unlucky larvae that found themselves in the wrong place in the
wrong moment.

23 maggio 2014

Day 15 - Ti amo

In occasione di un compleanno, qui a bordo, si festeggia per bene, non si ci si fa certo trovare impreparati, si batte bandiera Olandese, in fondo, e si deve tenere alto il nome anche qui, nel blu.
Si comincia con due torte di panna e frutta al caffè delle 9:30, canzoni tradizionali, foto, scambio di biglietti preparati per l'occasione.
Il vero stile, però, emerge dopo cena. Finito di sparecchiare, infatti, la zona bar si trasforma con mille festoni, rigorosamente arancioni, bandierine rosse bianche e blu, e ogni sorta di luminaria a intermittenza effetto disco anni 80.
Sì, qui, a mille e mille miglia dalla civiltà, circondati da acqua in ogni dove, portavamo con noi, senza saperlo, tutta l'attrezzatura necessaria ad imbastire una degnissima pista da ballo. Basta spostare i tavolini, il bancone del bar già c'è, lo studente che si offre di far da barista per la serata, anche.
E così si festeggia galleggiando, con musiche appropriate e una discreta selezione di birre, liquori e snacks.
Quel che ha dell' inimmaginabile, però, è la canzone che forse ha più successo nella sezione finale di chitarra e voci, intorno alle 2: Ti amo, Umberto Tozzi, 1977.
Classico Italiano, ma, a quanto pare, grande successo anche in Olanda.
Sono cose da restare stupiti, quasi quanto davanti a questo Oceano piatto.

22 maggio 2014

Day 14 - Rainbow

Come raccontavo, siamo qui in esplorazione di ambienti marini possibilmente minabili. Uno degli ambienti più ricchi di preziosi minerali (nonché di vita) quaggiù nel mare profondo è sicuramente quello che si viene a creare intorno a quelli che in inglese si chiamano "hydrothermal vents", che in italiano non so bene come si traduca, immagino una cosa come "soffioni idrotermali", ad ogni modo, piccole ciminiere sottomarine, dalle quali fuoriesce acqua, che può arrivare a una temperatura di 400 gradi, e che è arricchita di rari elementi per il suo passaggio nelle profondità della terra, vicinissimo a dove nuova crosta terrestre viene continuamente prodotta.
La dorsale Medio Atlantica, infatti, altro non è che una serie di monti generati da quest'abbondante produzione, e i numerosi soffioni presenti lungo di essa ne sono prova, diciamo, scottante.
Sono ormai dieci giorni che galleggiamo duemila metri sopra uno di questi gruppi di ciminiere, dal nome tra l'altro, piuttosto evocativo: Rainbow.
Perché mai questo bel nome? Me lo sono chiesta in tutte queste lunghe nottate di turni, l'ho chiesto ai geologi, l'ho chiesto a internet (sebbene la lentezza della connessione marina scoraggi velocemente anche il più interessato investigatore), ma non ho trovato una risposta soddisfacente.
Ieri, abbiamo iniziato i rilevamenti geologici. Si è calato una specie di secchio sottomarino che, arrivato al fondo, ha raccolto un campione alto circa 40 centimetri di quel che ha trovato.
Riportato in superficie, dopo lungo carrucolare,  si è potuto sezionare, e ...meraviglia!
Un mezzo arcobaleno si è palesato davanti ai nostri occhi: numerosi strati di fanghi e melmette di consistenze differenti, ma soprattutto di colori differenti, se ne stavano protetti dai primi 10 centimetri di noiosa sabbia marron classico.
Fango verde, ma verde brillante, blu, marron cioccolata, nero, aranciato, uno sull'altro, e interrotto qui e lì da rocce nere o verdi acquamarina.
Morale: inutile cercare risposte su internet quando è molto più semplice calare un secchio per duemila metri e raccoglierci dentro la risposta.

21 maggio 2014

Day 13 - Mare Nostrum

Accade così, che ogni volta che misuriamo l'acqua in cui navighiamo, e, un metro al secondo, i nostri strumenti si inabissano in più di duemila metri, c'è un momento, mentre sullo schermo del computer si srotola il profilo di temperatura e salinità, un momento in cui si sente il profumo di casa.
È quando si arriva circa ai 750 metri sotto la nostra chiglia, quando la salinità fa un salto in avanti, e la temperatura si abbassa più timidamente: siamo arrivati!
Questa è infatti l'acqua di casa, l'acqua del Mediterraneo, che sbucata alla libertà oceanica attraverso Gibilterra, si spinge, affondando e arrotolandosi, fin nel mezzo dell'Atlantico, dove ci siamo noi a guardarla.
Non è lei l'oggetto delle nostre ricerche, e in un attimo se ne è già andata, intorno ai 1000 metri.
Ma io l'ho vista, ed è come se ogni volta mi portasse un messaggio di un mondo che è più mio, che profuma di carciofi, melanzane e polenta.

20 maggio 2014

Day 12 - Odori

Dopo circa nove giorni d'attività continua siamo arrivati quasi in fondo alla lista di misure  che serviranno ai fisici. Ora è il turno di geologi e biologi: e meno male!
Durante le nostre misure abbiamo infatti fatto andare su e giù, dalla superficie al fondo del mare, un complesso di strumenti che hanno misurato temperatura, salinità, velocità dell'acqua, e altre sue interessanti proprietà.
Il punto è che, nel bel mezzo di questa intensa sessione di misure, non si poteva certo scaricare in mare quel che i naviganti, diciamo, col passare del tempo, producevano, nell'intimità dei loro piccoli gabinetti.
Il prodotto, quindi, continuava ad aumentare, ma il rischio di ritrovare tra i parametri dell'acqua qualche traccia della cena del giorno precedente ha impedito, fino ad ora, ahimè, la discarica.
E questa grande verità, negli ultimi giorni, aveva iniziato ad aleggiare in tutti i ponti, a insinuarsi non molto sottilmente fra i corridoi e le cabine.
Ma ora, con questa sessione di lavoro finita, il pericolo è scampato.
Immediatamente dopo l'ultima misura il mare ha pulito via tutto.
E noi si torna a respirare quest'odore di metallo, di motori, grasso, pittura e sale, odor di nave.

19 maggio 2014

Day 11 - Il cinema

Mentre il sole tropicale scintilla abbagliante sul mare, in una delle prime stanze dentro la nave si fa buio buio, con tende posticcie a coprire gli oblò, sedie a tappezzare la stanzetta, e ben due schermi. Da ieri infatti, dalle 08 alle 20 circa, va in onda il fondo del mare.
Due telecamere vengono calate dalla nave e tenute a pochi metri dal fondo del mare, una a guardare in basso , una a guardare in avanti, per non sbattere il muso sul muro, e ci svelano cosa c'è qui sotto, seppur nella limitatezza della loro visuale, pochi metri, se è tanto.
Curiosi?
Io sì.
Qui ci troviamo proprio sopra una catena montuosa sottomarina, con le sue valli e suoi pendii. Distese di quel che a me sembra sabbia, interrotte da agglomerati di rocce scure, probabilmente  lava, non sono altro che l'equivalente dei nostri prati alpini tenuti a pascolo , punteggiati di rocce sulle quali appoggiarsi per il picnic.
Tra la sabbia monotona, poi, ecco spuntare cocomeri di mare di varie dimensioni, fiori a cinque petali che mi dicono essere animali, qualche pesce serpentiforme, ma soprattutto simpatici gamberetti arancioni, attratti dalle forti luci di scena. Siamo a 2200 metri sotto la superficie del mare, e pur nell'ovatta di buio e pace che sembra regnare, è pieno di vita.
La cosa forse più curiosa è la presenza costante di linee diritte, lunghe alcuni metri, costituite di piccole buche inanellate una dietro l'altra, tracce di vermi che vivono nei sedimenti e che non vediamo , ma di cui qui qualcuno riconosce i ghirigori.
Se vi chiedete se abbiamo osservato spazzatura o tracce umane: per ora due bottiglie e un imprevisto.
Proprio nel bel mezzo del nostro limitatissimo cammino, è improvvisamente apparso luccicante un pezzo di strumentazione oceanografica, andato perduto, si vede, in una precedente spedizione.
Non abbiamo fatto in  tempo a leggere il numero seriale dello strumento, ma forse riguardando il filmato con calma, riusciremo a capire a chi apparteneva.
Se sì,  manderemo a quel qualcuno l'email più  inaspettata della storia!
Per il resto il fondale sotto di noi scorre tranquillo, silenzioso, ma soprattutto ignaro di quante paia d'occhi lo stiano ad osservare, quassù al cinema.

18 maggio 2014

Day 10 - Il pittore

Quando non ci sono altre attività a limitare la manovrabilità del
nostro vascello, come strumenti o telecamere varie appesi a 2000 m di
profondità, il capitano va pianino pianino, così possiamo mappare
accuratamente il fondale marino, o almeno una striscia di un centinaio
di metri di larghezza alla volta, perpendicolare al nostro andare,
proprio sotto la chiglia.
Ed è una meraviglia guardare lo schermo dello strumento mentre, onda
dopo onda, la rotta che abbiamo percorso ci si disegna sotto i piedi,
come un tappeto che si srotola all'indietro: ci son scarpate e pendii
che nessuno ha mai visto prima, è come guardare sotto la gonna della
Terra.

Il capitano dice che a lui piacciono le notti in cui si mappa, anche
se si va piano piano.
Dice che è come passare lentamente con un pennello, e dipingere di
batimetria il mondo.

17 maggio 2014

Day 9 - La crescita

È da due o tre giorni che ormai lo considero un fatto. Ogni volta che migro a sud dell'Isola, che sia in Italia o a sud delle Azzorre, le mie unghie si entusiasmano, e crescono velocissime. Forse non è questo un argomento da romantico post oceanico, ma è un fatto bello e proprio, che tra l'altro salta all'occhio, anzi, al dito, in questi giorni di trafficar con cavi, togliere e mettere prese stagne, di aggrapparsi a corrimano per non schiantarsi al muro.
Così ho chiesto agli altri miei compari, se anch'essi vivessero quest'accelerata nella crescita, dovuta alla temperatura, io penso, ma nessun biologo ha saputo confermare.
Pare di no, però. Nessuno nota accelerate nella produzione di unghie.
Il che mi pare strano, a me capita sempre!
Ma fra le varie risposte, mi preme annoverare quella del capo spedizione, che, mentre si controlla le mani, dichiara letteralmente: "ah, really? It might well be.  Apparently there are many things that I am not aware of... ".
Andiamo bene.

16 maggio 2014

Day 8 - Visite

Questa notte, turno 00:00-04:00, abbiamo ricevuto visite. Due grandi uccelli bianchi, similgabbiani, hanno volato intorno alla nave per un po', argentati dalla luna.

Nel rumore costante dei motori, tra l'arricciarsi continuo dell'onda, i nostri hanno portato un silenzio sottile, un sibilo d'ali appena percettibile, oltre al ronzio delle carrucole.

Si vede che erano curiosi, mi dico, avran visto le luci lontane della nostra nave, che a noi oscurano le stelle, ma che fan della nave una stella, vista da fuori, caduta nel mare. L'avranno vista, i due, e avran voluto controllare perché non si spegneva, perché non si inzuppava di Atlantico.

Chissà se hanno capito.
In fondo era tarda notte, o mattina molto presto per tutti, chissà da dove venivano, da dove eran partiti, e quando, è da quanto sbattevano le ali a ritmo, per raggiungere l'estate.
Saranno stati stanchi, io credo, e hanno presto infatti tirato dritto pensando: diavolerie.

15 maggio 2014

Day 7 - Senza frontiere

Una settimana in una nave è sufficiente per allentare un po' le
diffidenze e l'iniziale timidezza nei confronti dei propri compagni di
avventura, iniziando a parlare un po' con tutti, un po' di tutto.
Così, perfino le timide ragazze olandesi si spingono a parlare inglese
con te, e ti chiedono come sia l'Italia, come sia la tua vita.
C'è l'allegro portoghese, sempre disponibile, e il
franco-vietnamita-svizzero-portoghese, che nuota con gli squali e
costruisce skate-park alle Azzorre.
L'indiano espatriato alle Azzorre, che aggiunge MOLTO Tabasco a TUTTE
le pietanze servite, TUTTI i giorni, completa il quadro di questo
piccolo microcosmo internazionale, in una mare di omaccioni di varie
età ma tutti, rigorosamente, olandesissimi.

Certe cose però, valgono per tutti, non importa da dove tu venga, dove
tu sia nato, dove ti stia portando la rotta: se dimentichi di spegnere
la tua sveglia e te ne vai bellamente due ponti più in su per il tuo
turno, lasciando il tuo maledetto jingle mattutino rimbombare nei
corridoi metallici per lunghissimi minuti, tutti quelli che si sono
appena coricati, e si assopiscono nelle ore più strane del giorno,
perché eran svegli nelle ore più strane della notte, non ti potranno
volere poi tanto bene.
Non ci sono nazioni, confini, lingue, colori della pelle: è un
fastidio politicamente corretto e senza frontiere.

14 maggio 2014

Day 6 - L'ora della spiega, ovvero: Attività minerarie nel profondo del Mar.

Ormai al sesto giorno di navigazione, mi sembra corretto fornire una
spiegazione al cittadino pagante tasse in Olanda, ma più in generale,
in Europa, perché mai ci troviamo dove ci troviamo, e cioè in mezzo al
mare.
Il motivo, come si poteva sospettare in questi tempi bui, è
sostanzialmente economico e politico.
L'Europa si è infatti resa conto di dipendere un po' troppo dalle
importazioni per quanto riguarda minerali e terre rare, elementi
preziosi per nuove tecnologie varie, oro e quant'altro.
Non avendo però possibilità di aprire nuove miniere produttive entro i
propri confini, un po' per mancanza di minerali da minare, un po'
perché nessuno vuole una nuova miniera nel proprio giardino, e in
vista di possibili attriti con paesi esportatori (per dirne uno,
Cina), ecco l'idea di poter recuperare questi materiali preziosi dal
fondo del mare, che è terra di nessuno (o di tutti?), e rendersi così
indipendenti in caso di malumori.
E qui arriviamo noi, gli "scienziati", che dovrebbero avventurarsi,
puntolini in mezzo al mare, in zone potenzialmente minabili, vedere un
po' come girano le correnti, vedere quanti animali e piante varie
vivono nei paraggi, e cosa capiterebbe loro nel caso un'enorme ruspa
sottomarina sollevasse un polverone per cercare l'oro luccicante sul
fondo del mare.
Si sa mai che, per esempio, le correnti portino il polverone dove non
vogliamo che vada, o che gli animali si spostino e non tornino più.

A questo punto, studiate per benino tutte queste cose, e capite, gli
"scienziati" dovrebbero dare il loro parere sulla fattibilità e i
rischi legati a questo tipo di attività e, se non proibirle, perché
questo ormai non è più possibile, provare a dare delle direttive sulle
regolamentazioni e i protocolli che le varie industrie minerarie
sottomarine dovrebbero essere tenute a seguire prima, dopo e durante
attività minerarie sottomarine.

Questo in teoria.
In pratica, l'Europa sta effettivamente finanziando, seppur insieme
alle maggiori industrie minerarie europee, questo tipo di studi, e a
diversi livelli (ad esempio, io percepisco uno stipendio, per stare
qui in mare a misurare e a raccontare storie).
In pratica, però, altrove, per dire un posto, in Papua Nuova Guinea,
hanno da pochissimo venduto al migliore offerente (una ditta canadese)
il diritto di cominciare a minare il fondale marino, cosa che la ditta
inizierà a fare, non appena finiti tutti i test sui macchinari
escavatori e su tecnologia varia, pare fra meno di due anni.

Le possibili, future, leggi europee (o anche dell'International Sea
Bed Authority) faranno in tempo a tutelare i mari di Papua Nuova
Guinea? No.
E gli altri mari? Chissà.
E' questo il nuovo Far West, con la corsa all'oro, la legge del più
forte, e assenza assoluta di regolamentazioni? Al momento, così pare.
Noi intanto siamo qui e cerchiamo di capire un po' di più come
funzionano le cose in questa zona speciale del nostro Oceano, la
dorsale Medio Atlantica (il perché è speciale lo rimando a data da
destinarsi), così, quando ci chiederanno un parere, almeno potremo
dire la nostra, dato che ci abbiamo ondeggiato 2500 metri sopra per
venti giorni.

Day 5 - La folla marina

Scrivo oggi da una posizione privilegiata, dietro al container blu,
che fornisce una lunga seduta, riparata dal vento, a una decina di
metri (di altezza) dal mare, comodo schienale, e vista su carrucola e
vasta immensità marina.
Vasta sì, questa marina, ma non vuota e desolata. Da questa postazione
si sono infatta già avvistati, dopo soli cinque giorni di navigazione,
nell'ordine, delfini, sbuffi di balena, pinne di balena, code di
balena, uno squalo, pesci di diversa sorta, calamari e numerose
caravelle portoghesi.
Nel senso delle meduse, si intende, nessun vascello intento alla
ricerca di una nuova rotta per le Indie, fin ora.
E' che tutto questo brulicare di vita, non me l'aspettavo proprio, in
mezzo all'Oceano.
Mi chiedo se questa folla venga attratta dalla nave, perché fa un
rumore piacevole, o perché è curiosa, o se ovunque, in tutto il mare
del mondo, ci sia un continuo via vai di creature indaffarate, a cui
noi, con la nostra chiglia, con i nostri cavi, e con i nostri
strumenti penzolanti, tagliamo la strada.
Vorrei chiedere scusa, nel caso, non vorrei fare lo sgambetto a nessuno.
Menchemai a una caravella portoghese, con tutte quelle gambe lunghe e
velenose con le quali potrebbe inciampare.

12 maggio 2014

Day 4 - Regalino

Fino ad ora, molte cose tecniche stanno andando, diciamo, non come previsto.
Difficoltà che forse si sarebbero potute prevedere, ho fatto troppe
poche domande, ho rotto le scatole troppo poco? Ai posteri.

Ad ogni modo, pian pianino, le cose anche si aggiustano, quelle
aggiustabili, si trovano soluzioni, parametri da cambiare, numeri da
incastrare.
E proprio mentre un grosso guaio mi si stava risolvendo tra i tasti,
mi è stato recapitato pure un regalino, in silenzio, con un sorriso.

E' una buffa chiavetta USB, che riproduce le buffe sembianze di uno
strumento che mi appresto ad usare (per gli interessanti, un McLane
profiler).

R. me l'ha recapitata, in segno di alleanza contro la disorganizzazione.
Ora speriamo solo di avere abbastanza batterie per un altro strumento,
che qui in mezzo a questo blu scintillante non vedo tanti tabaccai...

Day 3 - Giorno di schifo

Giorno di schifo, sera di moccio
A casa mi stufo, a scuola mi scoccio
Uffa che noia, uffa che brutto
Uffa che uffa di tutto.*

Un giorno che non ha funzionato, oggi, in cui niente ha funzionato,
nemmeno i delfini che ieri ci avevano fatto compagnia al tramonto,
grandi e cuccioli, festosi ed eleganti a danzare alla prua, oggi no,
neppure quelli. Come biasimarli, il vento che cresce, l'onda anche,
diventa disordinata rumorosa, bagnata, cadente.
Chi vorrebbe mai danzare in un mare così?

*Bruno Tognolini

10 maggio 2014

Day 2 - Salpare

Non importa se sei immerso nella programmazione più sordida, se stai
cercando di tirare cavi da 1200 euro senza far danni, se stai
attaccando etichette a computer, chiavette, tastiere, per non
confondere quale computer comanda quale dei più svariati strumenti
oceanografici presenti a bordo, quando si salpa, si salpa, e ci si
affaccia al parapetto, si guarda il cemento della riva allontanarsi,
la bocca del porto avvicinarsi, il profilo della città svanire.
Ci si muove, a bordo, all'unisono, perfetta coreografia, alle prime
onde, alle quali ci abituremo in fretta, ma non adesso, non ancora,
abbiamo ancora un piede a terra.
E poi il faro rosso e bianco, e poi l'Oceano grande.

E quei colli bizzarri dei quali ora si vede la fine, o l'inizio,
sorgere dal mare mercurio.
E non importa se è la prima volta che sei in mare in vita tua, che sia
la quinta, la decima, o che tu in mare ci lavori, e su questa nave
spendi metà del tuo tempo: quando si salpa, è difficile non voltarsi a
guardare la terra, non soprendersi della sua varietà, dei suoi colori.
Perfino il capitano, l'ho visto!, ha lasciato la postazione per un
attimo, per guardare la terra, per scattare una foto.
Chissà quante foto ha lui, di partenze, di arrivi, di porti lontani
che non si sa se sta per raggiungere, o se ha appena lasciato.

Fuori ad ogni modo inizia l'onda lunga e sonnolenta dell'Atlantico,
che è fatto d'argento, o almeno a me pare, con gocciole d'oro oltre
quelle nuvole lontane, dietro cui si nasconde il Sole.

Day 1 - Il giorno ovatta di viaggio

Un viaggio lungo, e indietro nel tempo, mi ha portato oggi nel mezzo
dell'Atlantico, ad atterrare in un agglomerato di colline morbide,
terrazzate di aranci, marroni, rossi, e vari punti di verde.
A Ponta Delgada, case, chiese e prigioni bianche e nere hanno rubato
la roccia ai vulcani, ne hanno rubato il senso del contrasto, come le
placche tettoniche che qui si incrociano, si rompono, si spingono,
eruttano vapori.

Si vede che è una terra strana, le colline hanno profili che non
riconosco, pendenze bizzarre: non saprei dire cos'è, di preciso, che
le rende diverse, se i declivi o le cime, o come rotolano nell'Oceano,
ma è chiaro che questi monti vengono da un altro mondo, e che, ancora
giovani, ancora non son stati domati e ancora non sono familiari a noi
abitanti di quassù.

Di familiare però, riconoso le vigne che si inseguono sopra il profilo
del porto.
Per la mia ultima serata a terra, brindo con un bicchiere di Basalto,
rosso, e uno di Terra de Lava, bianco.
Si brinda al mare che verrà, che ci sta già aspettando.

07 maggio 2014

In partenza


Dal ferry, in questi giorni.
E così, dopo due anni, la Primavera è finalmente arrivata anche sull'Isola, si inforcano gli occhiali da sole, si inseguono nel vento i nuvoloni bianchi correre  nel celeste, si tirano fuori le gonne, che anche se non fa caldo, almeno, sembra.
Io, però, fra poco parto.
Non è ancora tempo di vacanze, ma parto per mare, che c'è un oceano  da misurare e i nostri strumenti sono così piccini che son buffi, a confronto.
Questa volta poi, vado così in mezzo al mare che difficilmente son stata così in mezzo. Vado a galleggiare sopra i monti sommersi della dorsale Medio Atlantica, che come suggerisce il nome, sta proprio lì, in mezzo all'Atlantico grande.
Come sarà?
Blu, immagino, principalmente blu, e azzurro.
Per chi è più curioso, cercherò, come è ormai gentile tradizione, di scrivere qui qualche pensiero, tra un turno e l'altro.
Sempre che ci sia l'internet, ogni tanto.
Sempre che ci siano un buon mare, e un buon vento, per non ondeggiare troppo, da non riuscire a guardare uno schermo.
Sempre che il lavoro proceda spedito e senza intoppi, e non mi schiacci.
Sempre che una balena non mi porti via.
Insomma, io un quaderno su cui scrivere lo porto con me, per il resto, vedrà il Mare.

04 maggio 2014

Intrigo internazionale, e un lieto inizio

Due Italiani, nel seminterrato di un campus in una sperduta Isola del Mare del Nord, muniti di sega da metallo, cercano di recidere il lucchetto di una bici precedentemente appartenuta a un Messicano, la cui chiave andò perduta chissà dove e chissà quando, e ora in fase di vendita, la bicicletta, a una ragazza Spagnola, non per lei, però, ma per il suo ragazzo, anch'esso Spagnolo, tanto per semplificare la faccenda, in arrivo in quei giorni sull'Isola con una laurea in Agricoltura Biologica fresca fresca in tasca, aiutati, ad ogni modo, i nostri, da un Olandese trapiantato da trent'anni alle Hawaii che ora però ha deciso di tornare a casa, più o meno, insomma, a casa, dato che l'Isola è un'isola, e non è casa di nessuno, salvo che di pochissimi, ma accoglie proprio tutti, spiantati della Scienza e non.
Per concludere l'intrigo, gli Italiani non ce l'hanno fatta. 
Il metallo del lucchetto Messicano ha vinto sul profilo dentato della sega. 
Ma si capisce, che il lucchetto abbia avuto la meglio!
Il Messicano infatti, è da pochissimo convolato a nozze con un'ArgentinSpagnola, con la quale metterà presto su casa in Olanda, e il lucchetto  sarà stato parte dello stock acquistato per suggellare il loro amore su tutti i ponti dei cinque continenti.
Non c'è da stupirsi, quindi, che quel lucchetto non si possa spezzare.
Con buona pace dell'appiedato neoagronomo, ma son sicura se ne farà una ragione.

01 maggio 2014

I am a geoscientist...credo...

Giusto perché io, alle mie teorie, ci tengo e ci credo, e dato che secondo me "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa", ho deciso di tenermi parecchio occupata per i mesi a venire, visto che c'ho solo un dottorato da finire, un post doc da iniziare, e una vita, da decidere che farne.

Così, ho fatto domanda per partecipare, il prossimo giugno, a ...udite, udite... una competizione internazionale di divulgazione scientifica con alunni da scuole di tutto il mondo.
Follia? 
Probabile, però mi hanno selezionata, e per due settimane, a giugno, potrete leggere online i miei sproloqui (in inglese) su oceanografia, fisica, scienza, e compagnia bella, e le mie chat a (s)proposito con gli studenti che mi contatteranno. Non so se esserne felice o terrorizzata, ma intanto, si farà.

Per gli interessati, dettagli e regolamenti li potete leggere qui.

La cosa più difficile di tutte, però, credo di averla già fatta: dato che a maggio sarò altrove (presto un post a riguardo, ma sempre della serie: "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa"), ho compilato oggi, ben per tempo, il mio profilo online, che gli studenti leggeranno, e che dovrà essere il mio biglietto da visita per il gioco.

Che fatica! 
Una specie di confessione professional/personale a cui mi son sottoposta volentieri, però, quasi un'espiazione, il cui risultato potete leggere qui (credo la pagina sia già pubblica).
Alla fine sono riuscita a rispondere a quasi tutto in modo per me soddisfacente, solo due quesiti sono ancora in attesa di risposta: il mio gruppo musicale preferito (vorrei mettere qualcosa di internazionalmente conosciuto, mi sa che de Andrè, non vale, no?) e la barzelletta.

Son domande difficili, c'ho da pensare.
Nel frattempo, consigli, pareri, insulti, e lodi sono bevenuti, nell'attesa di giugno e della fatidica tenzone.