23 dicembre 2017

Caro Babbo Natale...

   
Caro Babbo Natale,

In questi anni di spostamenti natalizi per raggiungere casa, mi sono resa conto di quanto difficile sia spostarsi d'inverno: mi hanno rallentato la nebbia e l'acqua alta veneziana, mi ha quasi fermato l'acqua bassa di Texel. Mi hanno stupito i ritardi dei treni nordici per le foglie cadute sui binari, mi ha intontito la neve fina fina sulle autostrade tedesche. Mi ha steso l'influenza presa all'asilo e quella presa da quello che l'ha presa all'asilo. Vedremo quest'anno, con un passo e relativo tunnel chiusi da mesi, e l'altro già sepolto di neve.

Ma tu, a fare il giro del mondo in una notte, a Dicembre, come fai?

Buon Natale a tutti, ci vediamo l'anno prossimo!

19 dicembre 2017

L'espatrio, a due anni.

L'esperienza di espatriato di un duenne italiano, nato in Olanda ma attualmente residente in Svizzera, deve essere, credo, ché io la vedo solo dal di fuori, assai peculiare.
Per esempio, un fatto banale come quello di avere l'influenza, in Inverno, si può trasformare in un attimo in una catena di eventi straordinari.
Poniamo, per esempio, che il duenne si ammali e che non possa quindi andare all'asilo. Poniamo che, proprio quel giorno, la madre abbia un colloquio di lavoro, e anche il padre non possa assentarsi dall'ufficio, per ragioni che vado tosto a spiegare.
Infatti, il mentore di dottorato della madre (olandese, il mentore, non la madre) è al momento ospite d'onore al dipartimento dove lavora il padre, in una prestigiosa università Svizzera.
Il mentore olandese non è però venuto da solo, ma accompagnato dalla moglie, anch'essa olandese, curiosa di visitare la Svizzera, la madre, il padre, ma soprattutto il duenne.
Ed così che la tediosa situazione del duenne ammalato, tediosa per noi ma soprattutto per lui, che è pure ammalato, viene salvata da un generoso colpo di mano della moglie del mentore, che si offre volontaria per restarsene a casa (nostra) invece di gironzolare per la città e per occuparsi del povero duenne, oltre che ammalato, a questo punto, probabilmente anche confuso dal via vai di persone, nazionalità e lingue che si avvicendano al suo capezzale.
Un lusso, sì, avere questa rete internazionale di nonni d'emergenza, ma quanta fatica!

Che poi, in questa fase di evoluzione linguistica del duenne in cui l'italiano e il francese sono un'unica grande lingua intercambiabile e confusa, un po' di olandese a movimentare le cose proprio ci voleva!
Da notare che in più il pargolo ha sempre sentito parlare tra di loro madre, padre, mentore e moglie, in inglese.
E così non ci siamo stupiti se alla partenza del mentore e della moglie, eroica babysitter d'emergenza, il duenne li ha salutati così: bye bye, nonno L. e nonna C.!

Piccolo dizionario T -> resto del mondo, utile in caso di babysitter. Scritto in inglese, qualsiasi cosa questo possa voler dire.

Disclaimer e nota per il futuro: raccontata così intuisco che l'avventura dell'internazionalità possa sembrare bellissima e istruttiva e capace di formare i giovani dinamici che popoleranno il mondo del futuro, ma vista dal punto di vista del genitore, e del povero duenne ammalato, vi assicuro che i nonni a portata di mano sono di gran lunga la soluzione migliore.

18 dicembre 2017

Orfana d'Accademia

Orfana d'Accademia, a volte mi ritrovo a pensare - com'è ovvio - di aver fatto la scelta sbagliata. Orfana d'Accademia, alla mia scrivania, ascolto gli altri schiacciare sui tasti dita d'impiegato. Ascolto la mia autonomia scivolare via.
Ascolto l'apparato di conoscenza che avevo costruito sgretolarsi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, cadere nel vuoto, nel buio, tanto: non serve più.
Mi ascolto cercare di convincermi che in questi anni passati ho imparato anche un metodo, un approccio, un'attitudine, e queste cose le porterò sempre con me.
Mi affanno a pensare a cosa mi serva, quest'approccio, in questo nuovo lavoro.
 
Mi ascolto cercare di elencare quale sia, poi, questo sapere che si sta sgretolando.
Mi ascolto esitare, e, per la vergogna, sudare.
In fondo, è un conforto sapere che non mi verrà più richiesto di sapere nulla di quell'insieme di cose che avrei dovuto sapere.
Tutto è sparito in un lampo, alla firma del primo contratto fuori dall'Accademia.
Cercavo tutto questo, ma ora mi ritrovo orfana di quel sentimento di inadeguatezza che è stato mio fedele compagno per lunghi anni.

A volte, invece, penso che non è l'autonomia, a scivolare via, ma la solitudine, l'isolamento.
Che le persone mi vengono a cercare, perché so l'Oceanografia, e mi chiedono cose a riguardo alle quali so rispondere. 
Che va bene cercare di dimenticare i dettagli, ma la logica e il mare ormai fanno parte di me, e li porto ovunque, spando acqua salata e  rigore, e alcuni - non tutti, e guai se non fosse così! - lo apprezzano.
Penso che lavoro in una lingua straniera, tutti i giorni, scrivo, parlo, e non faccio più fatica.
Che lavoro con delle persone, lavoriamo insieme, e facciamo delle cose insieme, più grandi di noi.
Penso che prima, quello che facevo, l'hanno letto forse in 20, capito in 10, apprezzato in 4. 
Adesso è diverso, e mi fa respirare meglio.
E nessuno può giudicarmi per quello che io giudico importante, nessuno.

Penso che alle 17 esco dall'ufficio contenta, con la voglia di continuare l'indomani quello che ho interrotto, e l'ho interrotto perché nessuno si aspetta che io faccia più delle mie 8 ore fatte bene.
Penso che non mi è mai capitato di tornare a casa piangendo, da quando sono fuori dall'Accademia.

Esco dall'ufficio, spengo il computer e il lavoro, e accendo la "mamma", vado a prendere T. all'asilo, e sono con lui e basta, senza equazioni irrisolte, senza cose di cui dovrei avere il controllo fuori controllo.
E sono con Subirotamic, senza drammi e paturnie, ma con quattro risate.
Ho il tempo e le energie e la voglia di coltivare il mio nuovo villaggio, che è fatto incredibilmente di persone che pensano di restare dove sono. Poi la vita - chissà, ma qui ho trovato persone che non vivono nel mito di dover, in qualche modo, un giorno, tornare a "casa". Non vivono con la valigia in mano, perché dopo un discreto girovagare, hanno accettato che a questo punto della vita, "casa" è dove si è adesso, e può quindi essere anche qua, ovunque qua sia, e han messo su figli, famiglia, messo giù radici.
E questo aiuta anche me a trovare un equilibrio.
Ma richiede tempo, energie, appunto, e voglia.
E l'essere fuori dall'Accademia mi dà il lusso di avere tutto questo.
Di non essere sempre in gara con l'infinito.
Di aver tempo per giocare anche ad altro.

E oggi, in questo momento della vita, in questo luogo del Mondo, in questa situazione astrale di minuscola famiglia per lo più solitaria, penso non ci potrebbe essere soluzione migliore.

E sorrido, a bordo lago.
Orfana d'Accademia, non posso scrollarmi di dosso la mia vecchia pelle, e non voglio neanche farlo.
Magari un giorno ci ritorno, chissà.
Non me ne sono poi mica andata così lontana.
Ma per il momento, va bene così.

11 dicembre 2017

Un giro ad anello in bicicletta da Alkmaar a Texel e ritorno passando per Amsterdam

Per distrarmi da questo inverno bianco e grigio, dalla pioggia sopra la neve, dalle strade salate e da un lago sciapo, rispolvero questo inaspettato scambio di email avvenuto lo scorso Agosto, mese di sole, viaggi ed esplorazioni.
Dovete sapere che avere un blog che parla(va) d'Olanda e dell'Isola richiama un pubblico d'eccezione, e, tra questo, a volte, spunta qualche vecchio amico, che mi ritrova al Bar Itti, nel cercare in rete notizie su di un'Olanda ciclabile.
In un Agosto che adesso sembra così lontano ho risposto alla mia amica, ma in questo Dicembre ho invece pensato di condividere con tutti voi la mia risposta.

Magari così fate in tempo ad organizzarvi, per il prossimo Agosto.

Dunque la vacanza mi è stata descritta così: un giro ad anello in bicicletta da Alkmaar a Texel e ritorno passando per Amsterdam.

Avresti qualche dritta per me?

Fammi  pensare, Alkmaar, Texel e Amsterdam...
Comincio da Texel, che ci ho vissuto quasi 7 anni (e a scriverlo non mi sembra neanche possibile!). 
Se hai tempo, il giro dell'Isola è d'obbligo e comprende più o meno tutto quel che c'è da vedere. Si può fare benissimo in un giorno, una cosa come 10-17, ma dipende molto dal vento.
Sembra uno scherzo, ma no, davvero.
Se c'è vento con forza maggiore di 5 bft, conta che quando pedali controvento vai circa alla metà della velocità a cui vai quando il vento è a favore, quindi puoi decidere da che parte fare il giro a seconda tu voglia faticare la mattina o il pomeriggio. Consiglio di controllare il vento qui, è il sito più affidabile.

Itinerario consigliato dal porto a cui arriva il ferry, in senso orario: ferry, Den Hoorn (c'è un piccolo supermercato, se interessa), foresta, De Koog (centro turistico orrendo, ma con supermercati e servizi), dune, faro, lato nord, poi piegare verso sud, Oudeschild (carino il porto dei pescherecci, possibilità di supermercato e di ristoranti pesce fritto), ferry.
A questo giro mi sento di aggiungere come cosa da fare/vedere:
-  la spiaggia (tutto il lato ovest dell'Isola, più o meno ad ogni accesso c'è anche un bar ristorante, e sono più o meno tutti uguali. Forse consigliato questo, ma, onestamente, sono davvero tutti uguali)
- tratto di strada tra Den Hoorn e spiaggia (Paal 9) con laghi e mucche highlander
- Den Burg, ovvero il villaggio principale
Ovunque si mangia mediamente male (come in tutta l'Olanda, d'altra parte, ma non si va in Olanda per la cucina, no?), comunque per cena e pub consiglio a Den Burg il "De 12 Balcken" (che, nota a posteriori, si è recentemente classificato #9 nella classifica dei 100 migliori bar d'Olanda - d'Olanda, ripeto, quindi non aspettatevi la Luna).
Per informazioni sui orari ferry vedi qui.

Su Alkmaar non so dire molto, la cittadina è carina, molto tipica, io ci sono andata sempre e solo il sabato, che c'è un bel mercato. Se non sbaglio il venerdì fanno una rievocazione del mercato del formaggio in piazza ma non ci sono mai stata. Immagino che le informazioni (se interessano) siano facilmente reperibili su un qualsiasi sito per turisti.
Amsterdam....questa è difficile, perché non so se ci sei mai stata o meno. Diciamo che le cose classiche le trovi su qualsiasi guida, quindi le salto, tipo museo Van Gogh, Rijksmuesem, etc (metti però in conto mooooolta coda, se decidi di visitare questi musei. Se  puoi, acquista i biglietti online che almeno ne salti un po').
Tra queste cose classiche, dico solo che a me è piaciuto molto il Museo Stedelijk, che magari non è proprio il classico museo di Amsterdam, ma se piace l'arte moderna vale la pena.
Molto interessante anche il Tropen Museum (il museo delle colonie), sia la collezione permanente che le cose temporanee (di solito).
Cose che ti consiglio non "classiche" sono:
-prendere il ferry (gratis) dietro la stazione e andare a fare un passeggiata a amsterdam nord. caffè /baretto consigliato in quella zona è questo. Lì intorno è carino, genere post-industrial. Altro bar carino d'estate in quella zona è questo.

Tornando invece ad Amsterdam consiglio:
- passeggiata nel quartiere di Jordaan (se hai voglia di pizza: Pizzeria Perla, riferimento per la comunità italiana ad Amsterdam e circondario)
- come pub/cibo consiglio sicuramente questa birreria, De Prael, comoda, vicino alla stazione e aperta fino a tardi
- più tipica, questa, 't Ij,ma  se ben ricordo chiude alle 20. In quest'ultima, ricordati di accompagnare la birra a un piatto di formaggio con sale e sedano (è il loro stuzzichino classico), sorprendentemente buono

Ed ora, il capitolo più difficile. Il cibo. Direi che la cosa più saggia è mangiare Indonesiano (che è considerato il cibo tradizionale olandese, per loro non è "esotico" come lo è per noi, visto il loro passato coloniale).
Altrimenti Thai, e, nel caso, consiglio il ristorante Siriphon, abbastanza centrale. Se invece sei alla ricerca di qualcosa di più veloce e economico, la catena Burgermeester non è male, anche per i vegetariani, e ad Amsterdam ne conosco almeno due.
Per la sera, e i concerti puoi guardare cosa c'è al Paradiso, di solito fanno cose interessanti, ma attenzione che spesso gli eventi sono sold out molto presto e/o molto cari.

Due altri consigli (non specificatamente richiesti, ma si sa mai):
1) se vuoi girare per Amsterdam, non farlo in bici, a meno che tu non sia una super esperta ciclista del traffico di Amsterdam. I turisti in bici nel cuore della città sono solo una pena, per loro stessi, che si devono barcamenare tra strade che non sanno e un codice stradale che non conoscono, e ancor di più per i locali. Conta per esempio che nelle ciclabili olandesi circolano anche i motorini, ecco, quindi fatti un favore e gira a piedi. La città è veramente piccola e ben servita dai mezzi pubblici.
2) in Olanda si cena presto! tipo dalle 17.30 è già OK. Se andate in un ristorante e volete avere scelta e non gli avanzi, non entrate dopo le 19, mi raccomando. Se la cucina chiude dopo le 21, il ristorante è una trappola per turisti garantito.

Ecco, mi sembra tutto quello che ci sia da dire a riguardo.

Con il senno di poi, quattro mesi dopo, penso a un milione di altre cose che si potrebbero aggiungere, passeggiate, scorci, cose in generale per cui valeva la pena essere in Olanda, ma mi fermo qui. 
Sono forte del fatto che questi consigli abbiano funzionato, e che la mia amica, anche lei espatriata, non solo si sia divertita in vacanza (che è la cosa più importante), ma che abbia avuto anche il tempo e la voglia di fermarsi sulla spiaggia dell'Isola, a respirare il mare e il sale, e a cogliere lo stesso sapore di casa che si sente in tutti i porti del Mondo.

L'Isola, con occhi altrui (fotocredits IF):

Abitanti dell'Isola

Oudeschild e il cielo d'Olanda.

Il faro dell'Isola. Nord.



23 novembre 2017

Celebrazioni d'Autunno.

Da quando abbiamo lasciato il mare per il lago, abbiamo perso il sale, ma abbiamo guadagnato in sassi.
E in monti, e in colline, e in Natura che fa il suo corso, in passi che chiudono per neve, in boschi non pettinati a strisce dagli agronomi.
In lamponi tra i cespugli, in muschio sulla roccia.

È incredibile quanto ti possano mancare i sassi. Non lo si può immaginare fino a quando non si lascia l'Isola sabbiosa, e, più in generale, l'Olanda, e si torna a vivere su un suolo vero, non strappato al mare, non pianificato dagli ingegneri.

Così, per festeggiare questa corona di monti che ci circonda, e l'Autunno che dove ci sono gli alberi è semplicemente bellissimo, siamo stati in gita all'Arboretum di Aubonne, luogo spettacolare in tutte le stagioni, ma in questa, se si può, di più.
Consigliato a tutti, grandi e piccini, mini-bici-muniti o appiedati.
Perché non è mai troppo tardi per scoprire una nuova sfumatura di rosso corteccia, verde foglia, o argento stagno.

Orlo di stagno

Mini-cicloturista.

L'importanza delle basi. Di lì, poi, si può andare lontano.

Altro orlo di stagno.

16 novembre 2017

Buon San Martino (un poco in ritardo).

È con spettacolare grazia che anche quest'anno, nonostante T. e i suoi due anni e i suoi amichetti vestiti da scheletrini e il mondo che ci è intorno, sono riuscita ad evitare qualsiasi festeggiamento per Halloween. 
Ma una festa con gli amici, la cioccolata, i dolci e l'allegria di una casa calda mentre fuori infuria la bufera sono riuscita ad organizzarla lo stesso, per celebrare quest'autunno inoltrato.

Perché noi Veneziani abbiamo San Martino, e non ce lo toglie nessuno, neppure l'espatrio.

Le fasi del San Martino.
E l'immancabile, attesissimo, esercito di ritagli.

23 ottobre 2017

Microrecensione #132: "La piena" di A. Cisi

14/10/2017 - 18/10/2017 "La piena" di A. Cisi.
Era da molto che non mi scendevano le lacrime a leggere un libro, lacrime grandi, indifferenti a dove fossi, sul mio letto la sera tardi, su un autobus affollato il mattino presto. Di Cisi mi ero già appassionata anni fa, quando una mia carissima amica - sua concittadina - me l'ha fatto conoscere con "Cronache dalla ditta", ma trovare i suoi libri non è la cosa più facile al mondo, soprattutto vivendo fuori dall'Italia. Ma ce l'ho fatta, e nell'ultimo ordine di libri online sono riuscita a infilare questo, e ne è valsa la pena.
Una storia semplice: una famiglia, la pianura Padana, la vita in fabbrica, gli amici, il sogno di altro. Ma.
C'è anche un gatto che forse parla o forse no, dei dialoghi da far ridere forte anche nel silenzio della notte, da disturbare il vicino. Dei personaggi così perfetti nella loro imperfezione, dei pensieri così fitti da sembrare i propri.
Bello, insomma, di quei libri che ti dispiace finire.
Ora eccomi di nuovo a caccia, ancora più motivata a cercare tutti i suoi fratelli.


16 ottobre 2017

Microrecensione #131: "Regni Dimenticati - Viaggio nelle religioni minacciate del Medio Oriente" di G. Russel

22/09/2017 - 13/10/17 "Regni Dimenticati - Viaggio nelle religioni minacciate del Medio Oriente" di G. Russel.
Un saggio che è un viaggio, nel tempo, nella geografia, e nella spiritualità delle minoranze religiose in Medio Oriente. Religioni di cui avevo sentito solo vagamente parlare (come i Mandei), altre di cui ignoravo totalmente l'esistenza (come i Kalasha, gli ultimi pagani del Pakistan): l'autore le racconta tutte con grazia, intrecciando appunti di viaggio con la Storia, vecchia di secoli o attuale che sia, la politica e i rapporti tra ciascuna di queste religioni di minoranza e più o meno tutte le altre. Ho imparato molto, leggendo questo libro, e forse, lo scrivo qui per non dimenticarlo, una delle religioni che mi ha più affascinato è una a cui l'autore fa solo un breve accenno: quella nata e sviluppatasi ad Harran, almeno sei secoli prima di Cristo, oggi sparita - da quel che ho capito - e avvolta gran parte nel mistero.
Parte della teologia Harraniana era così descritta dallo studioso islamico dell'XI secolo Shahratani: "...Dio moltiplica se stesso in persone visibili all'occhio umano ..." .

Bello. Vedremo di farne studi più approfonditi. 

22 settembre 2017

Microrecensione #130: "Il club dei filosofi dilettanti" di A. McCall Smith,

12/09/2017 - 21/09/2017 "Il club dei filosofi dilettanti" di A. McCall Smith. 
Un giallo ambientato nell'Edimburgo bene, non molto appassionante e chiaramente scritto per un pubblico femminile. L'ho letto per sbaglio, perché un altro libro dello stesso autore mi aveva divertito, e per carità, l'ho pure finito. Ma solo perché mi è venuta la febbre e improvvisamente ho avuto una smisurata quantità di tempo da far passare con il cervello al minimo, sotto le coperte.

13 settembre 2017

Microrecensione #129: "Limonov" di E. Carrère

15/08/2017 - 10/09/2017 "Limonov" di E. Carrère.
Letto di un fiato perché ne valeva la pena, un ritratto fatto con cuore e testa di un personaggio a dir poco complesso. Un uomo buono, un uomo cattivo, un uomo da una vita invidiabile, o magari no, uno da cui stare alla larga, un maestro, un perdente, un soldato, un caritatevole o tutte queste cose insieme, e per questo, uno che si vuole conoscere, anche se solo da lontano, per la paura di far parte del suo mondo. Da leggere se non si ha paura del politicamente scorretto, e delle persone che fanno del politicamente scorretto uno stile di vita, nel bene, ma anche, cosa rara da leggersi in libri di così raffinata fattura, nel male più buio.

24 agosto 2017

Nostalgie

Da una settimana a questa parte, ho cominciato a lavorare a tempo pieno. È un cambiamento notevole, dopo quasi due anni da mamma a tempo pieno: T. Mi manca molto, a volte un dolore fisico, tra lo stomaco e il cuore, a pensarlo indaffarato con i compagni e le maestre, senza di me. Ma mi hanno assicurato che si diverte, e mi hanno detto che va bene così, che fa bene a tutti, e io, almeno per questo primo periodo, non posso che fidarmi.
Per riequilibrare l'universo, al secondo giorno di lavoro, ho scoperto di avere una collega originaria dell'Isola, della mia Isola precedente.
Così, se proprio ne ho bisogno, so che posso fare due chiacchiere di vento e di mare, per curare almeno una delle mie nostalgie.

22 agosto 2017

Microrecensione #128: "Ferito a morte" di R. La Capria

01/08/2017 - 18/082017 "Ferito a morte" di R. La Capria.
In una pausa tra le mie stentate letture in francese, un romanzo così ci voleva proprio. Un lungo monologo di voci diverse, ma tutte a raccontare la stessa vita, la stessa compagnia di amici nelle estati napoletane del dopoguerra. I cambiamenti della società, della città, di loro stessi e dello scintillio del mare sotto il sole, sullo stesso piano, come avessero la stessa importanza, come è giusto che sia. 
Un monologo non sempre facile da seguire, un flusso di coscienza intimo e universale, che più che da capire è da ascoltare, come la risacca del mare, come il ronzio che si sente sott'acqua, come il brusio della folla, che culla, ipnotizza. 
Tra le righe poi, e caro a me, anche il racconto di un espatrio, da Napoli a Roma (e a Milano), perché i chilometri non valgono niente, vale solo essere altrove.

15 agosto 2017

Ferragosto, o Festa dell'Assunzione

Ed eccoci arrivati a Ferragosto, ultimo giorno delle mie lunghe vacanze, o della mia lunga maternità, o della mia lunga disoccupazione, o del come si voglia chiamare questo periodo passato fuori dal mercato del lavoro, ma decisamente dentro alla mia vita.
Rientro nel mercato con entusiasmo, è innegabile, ma anche sospetto, per il mio primo lavoro "vero", come chiamiamo noi scienziati i lavori fuori dal mondo accademico - come se un phd o un postdoc succhianima non fosse da considerare lavoro, strani scherzi della lingua.
Dicevo, rientro nel mercato con entusiasmo, emozionata come al primo giorno di scuola, ma anche con i classici, terribili sensi di colpa, condivisi da quanto capisco da tutte le mamme lavoratrici. 
Ma T. cresce, ha voglia di parlare il Francese, cosa che non sono in grado di insegnargli, ha voglia di stare e giocare con i bibbi (bimbi), cosa che io - ahimè - non sono, e allora così mi giustifico, che sia arrivato anche per lui il momento di entrare in società a tempo pieno, con le sue maestre svizzero-brasiliane, il suo compagno d'asilo andorrano e quello giapponese, in quel crogiolo che è l'asilo dell'Università.
Gli ho fatto uno zainetto per andare a scuola, allora, per attutire un po' i sensi di colpa, e per portare da casa a scuola (e viceversa, per carità!) Tintin, compagno di mille avventure e di mille pisolini.
Non è molto, uno zainetto, in cambio di 45 ore a settimana. 
Però dai, è a forma di pesce!


 Buona scuola a T., buon lavoro a me, e buon Ferragosto a tutti!

02 agosto 2017

26 luglio 2017

Acqua, acque.

Ho fatto un bimbo la cui prima parola a piene sillabe è stata AC-QUA.
Ho fatto un bimbo a cui piace contemplarla, l'acqua, ma anche tuffarvici, toccarla, berla, chiamarla per nome.
Da qualcuno deve pur aver preso questa voglia di riempirsi di blu, di onde, di sale.
Da in alto a sinistra, in senso orario: il lago Lemano; il Mar di Sardegna; il Golfo di Genova; la Rada di Alghero; e il Mare Adriatico.


19 luglio 2017

Cronistoria di una giornata a Berna, due adulti e uno no.

Dopo ben un anno e mezzo di permanenza in Svizzera, è giunto finalmente anche per noi il momento di una visita alla nostra nuova capitale (federale).
8:50 Stazione di Losanna. Entusiasmo incontenibile del ventimesenne per i treni, tutti i treni, figuriamoci il nostro treno, sul quale tosti saliamo, scompartimento biciclette: il nostro passeggino, un cane, un bagno in finto legno in stile chalet svizzero con finto panorama alpino.
10:00 Arrivo a Berna. 
10:05 Sosta alle pulitissime toilette della stazione, con fasciatoio e amenità varie, a portata di ascensore. Facile, andare in giro in Svizzera, anche in caso di emergenza cacca livello 5 (su 3).
10:15 (Beh, prende tempo bonificare una cacca di livello così elevato) Passeggiata per la città vecchia. Nell'ordine: il parco di Kleine Schanze, la sede del governo federale, la piazza annessa (e la fontana a spruzzi casuali), i portici del centro, il Münster, ovvero la cattedrale, con un simpatico Giudizio Universale a sovrastare il portale principale, centinaia di figurine in altorilievo ad affaccendarsi al Giudizio. Il ponte di Nydeggbrücke, con affaccio pittoresco sui tetti della città lungofiume, e, per concludere, un saluto ai tre orsi che abitano il Bärengraben, la fossa, appunto, degli orsi, simboli della città viventi, ma pure un po' accaldati, in questa giornata torrida di giugno.
12:00 Di nuovo verso Ovest per le vie centrali e la salvifica ombra dei portici, passando ovviamente per la Kindlifresserbrunnen, la fontana del mangiatore di bambini, che sovrasta allegramente una piazza del centro. Bisogna ammettere che hanno stile, questi perfidi bernesi (citazione da una qualsiasi lapide commemorativa di qualche battaglia presente nel canton Vaud).
12:30 Pranzo da Tibits, consigliatissimo self service vegetariano, con anche ampia scelta vegana, angolo bimbi, giochi, libri... sempre per la serie, facile, viaggiare in Svizzera.
13:00 Pausa. Marito a cercare di ottenere dei soldi per le sue ricerche dal governo federale, figlio a dormire in passeggino all'ombra di un albero dell'Europapromenade. Io mi godo la medesima ombra su una panchina, bandiere svizzere garriscono al vento sullo sfondo, un campanile tardogotico un po' più in là, e tutto intorno il gorgoglio di questa lingua bizzarra che è lo svizzero-tedesco.
15:00 Io e figlio sulla cremagliera di Marzili (entusiasmo!), che collega la città al lungofiume, con una spettacolare quanto brevissima discesa (o salita).
15:15 Ai bagni lungofiume pubblici (e gratuiti!) di Marzili. Piscinette per bimbi di tutte le età (e pure all'ombra, geni!), piscine per grandi, medi, piccoli, prati, bagni e spogliatoi. Bello. Ma sopratutto, accesso all'Aar, il fiume cittadino, e al suo carosello. Sì perché dovete sapere che il pezzo forte di ogni gita estiva a Berna è la discesa a favor di corrente del fiume, che scorre placido, ma veloce e inesorabile, per la città, davanti al parlamento, e via giù a immettersi nel Reno. Io e Subitoramic, a turno, abbiamo dunque partecipato alla giostra bernese: si fiancheggia il fiume a piedi, risalendone il corso, in costume e nient'altro, si trova un accesso all'acqua, e ci si lascia andare, per poi aggrapparsi, qualche centinaio di metri più a valle, a dei corrimani rossi, e risalire tra gli statici spettatori. E se non si riesce ad afferrare i corrimani? Cosa succede? Non lo so, non me lo sono chiesta, mi sono aggrappata, e sono tornata a riva.
17:00 Panaché refrigerante al bar in una viuzza laterale del centro. Scoperta del fatto che si chiama panaché anche in svizzera tedesca, e non radler, come ingenuamente avevo supposto.
18.20 Stazione di Berna. Grandissima, affollatissima e multipiano. Un po' ricorda la stazione di Utrecht, e quindi ci abbiamo comprato delle patatine fritte, così, per nostalgia.
19.30 Arrivo a Losanna.
20.00 Riposo del piccolo guerriero, e pure nostro.

Una bella gita, una capitale a cui ritornare volentieri.
D'altronde non abbiamo neanche mai trascurato la nostra capitale precedente, Amsterdam o L'Aia che fosse, non l'ho ancora ben capito.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: la cremagliera di Marzili; il Bärengraben e gli orsi accaldati; una porta; bira e limonata aka panaché; l'Orco divora bambini; me in gita, e la mia bellissima gonna comprata a 5 franchi al mercatino dell'usato; una casa; il fiume Aar punteggiato di umani che si fanno trasportare (anche se dalla foto non si vedono); la Svizzera vista dallo scompartimento biciclette.

12 luglio 2017

Sardegna, o di un'estate regalata.

C'è chi vuole la Luna, e chi riesce a prendersela (come quel tizio a Castelsardo, in mezzo alle foto).
E c'è anche qualcuno, fortunato, a cui la Luna viene regalata, inaspettatamente, in una settimana qualsiasi di inizio giugno.
Così, d'un tratto, mi son stati regalati: un lavoro (temporaneo, eh, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare) con inizio a metà agosto, un posto all'asilo per l'erede, e, di conseguenza, due mesi di non-ricerca del lavoro.
Mi hanno regalato un'estate!

Così, per festeggiare, si è presa una nave e, a distanza di due anni, eccoci di nuovo in Sardegna! Questa volta in tre, ufficialmente.
Qui a bordo lago, mi mancavano il sale del mare, i fondali da esplorare con la maschera e le pinne, l'ozio pomeridiano delle pinete ombrose a bordo spiaggia, i tramonti tragici e scoscesi sulle onde.
Mi mancava quest'isola blu e ocra, con ancora qualche punto di verde, perché è ancora giugno e il Sole non ha ancora bruciato tutto.

Ma anche, come tutte le volte che si torna in un posto, quante cose nuove!
Un bimbo a cui mostrare come si nuota, un bimbo a cui mostrare come si gioca con la sabbia, come si cammina sulle conchiglie (in braccio), come si condivide un gioco, come si distingue l'acqua dalla terra.
Un'amica da andare a trovare a Cagliari, da ritrovare su una spiaggia di farina bianca, e da ritrovare ancora, ancora, e ancora, ogni volta che un po' di quella  sabbia finissima compare tra le pieghe della mia borsa, o fra i giochi di T..
Il Nord, che due anni fa non avevamo esplorato, che sembra una prua affilata, abituata a fendere il mare, odore di sale fin su sulle roccaforti, vento tagliente.

Così è passata la nostra settimana al mare, ci ha colorato la pelle, ci ha ricordato un po' la nostra vita sull'Isola, non per il clima, ma per le dimensioni del nostro bungalow. Ci ha presentato persone nuove, posti nuovi.
Ora, davanti a me, non più decine di email al giorno di improbabili annunci di lavoro, non più lettere di motivazione, non più letture sulle giuste risposte da dare ai colloqui.
Solo lago, monti, piscine ... e un neanche dueenne a casa per la pausa estiva.
Oops, volevo dire, e relax.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: autoritratto su roccia e mare; Basilica di San Gavino a Porto Torres, dettaglio dello stemma del Giudicato; Subirotamic e T. in visita al villaggio nuragico di Palmavera; una delle Torri di Porto Ferro; uno che ha preso la Luna, a Castelsardo; spiaggia di Putzu Idu; San Gavino a cavallo, sempre nella Basilica a lui dedicata; la Torre del Porticciolo; la Torre  della Pelosa.



05 luglio 2017

Memorandum economico dell'abitante di confine

Da bravi svizzeri del Vaud sud occidentale quali cerchiamo di essere, siamo già stati un paio di volte a fare la nostra spesa nella "Francia vicina", come si dice qui. Pupo appresso, spesso la cosa si traduce in una gita di mezza giornata o più, con tutti i pro e i contro di una gita di mezza giornata o più con un neanche duenne.
Di qui, la domanda: ma a conti fatti, ne vale davvero a pena?
Risposta concisa, per una me futura e pigra, e per il lettore interessato: sì.
Risposta articolata di conti fatti: sì, anche se non si è consumatori di carne (cosa che in Francia costa davvero meno che qui). 
Nel dettaglio, l'ultima volta le nostre spese si articolavano in un carrello pieno di spesa di generi alimentari non freschi, e un carrellino misura bimbo pieno di alcolici (vini e liquori entro il limite imposto dalla dogana e entro il limite di manovrabilità del neanche duenne, assistito), del valore totale di 267.19 euro, a cui si devono sommare circa 20 euro di benzina (ché la benzina era ancora quella fatta in Italia in Maggio, quindi era già in euro), e 20 euro di crepes mangiate a pranzo nella graziosa cittadina di Pontarlier, per un totale di 307.19 euro, equivalenti a 333.58 franchi svizzeri, per spesona, viaggio e pranzo al ristorante.
Un carrello della spesa equivalente in tutto e per tutto a quello da noi acquistato (grazie, cataloghi dei supermercati online!) qui a Losanna ci sarebbe costato 490.40 franchi, senza gita e senza pranzo.

Direi che ne vale la pena, futura me titubante, e lettore incerto, che non ti sai decidere a varcar la frontiera.

In più, durante il viaggio di ritorno, reso panoramico per favorire la siesta di chi doveva fare la siesta, abbiamo pure adocchiato questo posto, felice meta della gita domenicale successiva, e, così a spanne, di molte altre future.
E trovare un laghetto dalle acque caraibiche, corredato da spiaggia, prati, paperette e parco giochi, non troppo affollato neanche in una domenica di giugno, e a meno di un'oretta di auto da casa, beh, questo non ha proprio prezzo, né in euro, né in franchi.
Buona estate a tutti!

Lac de Remoray, foto presa dal sito ufficiale del turismo della zona. Quando ci siamo stati noi era più blu, tutto.

14 giugno 2017

Minuscoli drammi/51: Occo bamba.

Al momento, qui da noi, "occo" può voler dire: biscotto (facile), moto (ok, suona abbastanza simile, dopotutto) o trattore (perché??).
Non sempre è facilissimo evincere dal contesto a quale "occo" il nostro piccolo oratore si sta riferendo, con evidente frustrazione crescente da entrambe le parti, e una ripetizione infinita di "occo". 
I vicini provano a indovinare (in francese), la madre si strappa le vesti, il padre propone di fare cavalluccio, per cambiare discorso.
Finalmente, un indizio: "occo bamba".
Siamo salvi, ora è tutto chiaro: si sta parlando del trattore, che è finito irrecuperabilmente sotto il divano.
Sì, perché qui da noi, per qualche strano motivo che non ci è dato sapere, il trattore è di un bel fucsia acceso, ed è guidato da una volitiva, e biondissima, bimba.

 

12 giugno 2017

Meno dieci, silenzio, e me.

Per chi ha pezzi di famiglia sparsi in giro per l'Europa, non è facile avere del tempo per sé. C'è un piccolo da accudire, e il famoso villaggio che dovrebbe crescere il bambino è lontano un viaggio intero. Vivere in Svizzera e essere disoccupate, se per caso ve lo state chiedendo, non aiuta a sentirsi particolarmente motivate ad assumere una baby sitter, sia anche per poche ore. Ne consegue che quando capita di passare un po' di tempo dall'altra parte di quel viaggio, le possibilità aperte da alcune ore di libertà spalancate dalla presenza dei nonni sono a dir poco vertiginose.
Così ne ho approfittato, e ho preso la mia mezza giornata.
Di silenzio, di profondità, e per me.
Sono stata a 10 m di profondità, distesa su una delle piattaforme della piscina più profonda del mondo, dopo aver scoperto che si trova a pochi chilometri da Venezia.
Insieme al mio istruttore, G., ho passato due ore ad andare a fondo, io, il mio costume, la maschera e le pinne. E basta.
L'acqua termale rende la muta superflua. 
L'aria che non c'è rende la maggior parte dei movimenti superflui.
Anche i pensieri, non c'è aria per loro. 
C'è solo per scendere.
Starsene sul fondo di un mare artificiale, ma schiacciata da una pressione reale che mi tiene insieme.
Ascoltare fuori, ascoltare dentro.
Bello.
Poi c'è la confusione italiana del treno per tornare a Venezia, e T. con le sue prime chiacchiere, e i nonni con le chiacchiere accumulate per via di questi viaggi che ci separano.
Anche questo, bello.
È come respirare a pieni polmoni.

A volte, però, è bello anche trattenere il fiato.

09 giugno 2017

Microrecensione #127: "Il burocrate e il marinaio" di C. M. Cipolla

27/05/2017 - 07/06/2017 "Il burocrate e il marinaio" di C. M. Cipolla. Da buona e fedele figlia della Serenissima, raramente ho letto libelli su pratiche marinaresche, portuali o sanitarie che non riguardassero la Repubblica di Venezia, o per lo meno l'alto Adriatico. Ed ecco, dopo quasi 10 anni di espatrio, mi sono decisa, ho aperto la mia mente, e mi sono lanciata nella lettura di questo breve saggio, che, come spiega il sottotitolo, tratta de la "Sanità" toscana e le tribolazioni degli inglesi a Livorno nel XVII secolo.
E me lo sono proprio goduto. Fulcro del libro è appunto lo scontro tra due civiltà: quella netta, per usare il linguaggio del tempo, tipica del Nord Italia, e quella, semplicemente, non netta, degli inglesi (e olandesi) del tempo. Diciamo "del tempo" così, dai, per correttezza.
Spassosi i botta e risposta tra i vari capitani inglesi, consoli inglesi a Livorno, e il Magistrato della Sanità Livornese di turno, interessanti, anche se forse un po' di nicchia, le liste dei carichi di ciascuna nave arrivata al porto di Livorno nell'intorno della Grande Peste di Londra del 1665. 
Per intenditori e curiosi. 
Il prof. Cipolla si riconferma insomma un grande autore.

02 maggio 2017

Minuscoli drammi/50: Le velleità artistiche, ovvero, Del realismo.

Perché una ci rimane anche un po' male quando, appena finito di disegnare un grazioso fiorellino primaverile, ultimo baluardo della bella stagione di fronte a questa pioggia grigia d'aprile, suo figlio unannoemezzenne comincia ad abbaiare contento e a ringraziarla per aver disegnato un simpatico cagnolino.

A questa sua età, forse dovrei rallegrarmi per la sua fantasia sconfinata, invece non faccio che perdermi ad ammirare il suo realismo crudele.

28 aprile 2017

Microrecensione #126: "Elephants on acid" di A. Boese

11/04/2017 - 26/04/2017 "Elephants on acid" di A. Boese. La storia degli elefanti (sì, plurale) ai quali è stata somministrata LSD è solo uno degli esperimenti scientifici raccontati in questo libro, e neanche il più bizzarro, a pensarci bene! Qui ci è presentata infatti una collezione esemplare, meticolosamente divisa per argomento, degli esperimenti più assurdi mai concepiti e realizzati dalle menti degli scienziati.
Ci sono quelli che coinvolgono animali, appunto, ma anche quelli che coinvolgono neonati, il sonno, la memoria, o la morte. O l'accoppiamento. O i sensi. Insomma, qualsiasi campo dell'indagabile, soprattutto se legato alla nostra esperienza umana, studiato con metodi a volte rigorosissimi, a volte meno, e risultati a volte inaspettati, a volte meno.
Alcuni esperimenti mi erano già noti, altri sono davvero strabilianti, ma le dettagliate note finali non lasciano dubbi sull'autenticità degli studi, tutti pubblicati su autorevoli riviste scientifiche.
In tempi un po' bui di Science March, ma anche, per fortuna, di dibattiti più seri sul ruolo della scienza al giorno d'oggi (per chi avesse tempo e voglia, un consiglio di lettura), un libro davvero, ma davvero divertente.

26 aprile 2017

Minuscoli drammi/49: Le tasse, ancora, ovvero, Se niente importa (cit.).

Da pochissimo, vi ho parlato della gioia di pagare le tasse in tre Paesi diversi. Alle sere passate davanti a fogli da compilare e schermate di traduzioni improbabili fornite da Google Translate, ora si aggiungono anche delle piccole perle di vita vera, vissuta alla luce del sole, o perlomeno in pubblico, a coronare questa sfida che per il momento era rimasta domestica.
Ad esempio ieri pomeriggio, quando in mutande, nello spogliatoio della piscina, mi ha raggiunto una chiamata da un numero sconosciuto olandese.
Rispondo. È uno degli uffici che mi deve fornire una carta con un'indispensabile informazione da inserire nel modulo della dichiarazione.
Faccio un passo indietro e mi guardo da fuori: seminuda, in uno spogliatoio affollato di una piscina comunale Svizzera, a conversare al telefono di problemi finanziar-burocratici in Inglese frammezzato da espressioni e termini olandesi. 
Spero mi facciano entrare ancora.
Esco di piscina, e dopo un'attesa di un'ora e quaranta, neanche fossimo alle Poste, riesco a entrare in un ufficio di consulenza finanziaria per espatriati italiani, e scoprire che no, sì, cioè, c'è scritto fuori che fanno assistenza alle dichiarazione dei redditi e simili, ma in realtà si occupano solo di pensioni e invalidità. Per le dichiarazioni dei redditi svizzere, prego rivolgersi a una nostra commercialista di fiducia, ecco qui il biglietto da visita.
Lo guardo, e come immagine decorativa ci sono delle banconote di Euro.
Andiamo bene, mi dico, pensando ai Franchi che mi chiederà nella sua parcella.
Per concludere, una volta a casa e contornata da quelle che credo tutte le carte necessarie per concludere la mia dichiarazione olandese, chiamo un'ultima volta l'efficientissimo servizio informazioni per la compilazione della dichiarazione olandese, per capire, in una delle domande, quale delle tre opzioni devo barrare: E, W o P?
Nelle cento e passa pagine di istruzioni, non vi è nessun indizio.
Un amico che aveva fatto la dichiarazione l'anno scorso aveva messo W.
Alla mia prima telefonata di informazioni a riguardo, la zelante olandesina, dopo avermi fatto attendere vista la complessità della domanda, era tornata dicendo che dipendeva dal Paese di emigrazione, e quindi, nel mio caso, con la Svizzera, si doveva mettere o W o P a seconda del valore inserito in un'altra casella del formulario (e seguendo queste istruzioni, a me risultava P). Mio marito aveva poi un'altra teoria, che andasse messo W, teoria basata sulle iniziali delle parole descriventi il nostro caso, e sulle fasi lunari, credo.
Confusa, senza accennare alle precedenti risposte e teorie esistenti, ho proceduto a domandare a questa nuova olandesina quale lettera andasse messa nel mio caso.
- E, senza dubbio.
- Ah, va bene...
- Sì comunque se mette anche W o P, non è che cambi qualcosa.
- ???

Vabbè, Se niente importa (cit.), potevate pure dirmelo prima.
Tra quelle 100 e passa pagine di istruzioni, giuro, lo spazio c'era.

20 aprile 2017

Microrecensione #125: "A Venetian Reckoning" di D. Leon

30/03/2017 - 10/04/2017 "A Venetian Reckoning" di D. Leon. 
Dopo averne ripetutamente sentito parlare, ho finalmente letto uno di questi gialli di Donna Leon, ambientati in una Venezia così realistica da non essere neppure tradotti in italiano, onde evitare il più possibile il pubblico lagunare e le sue eventuali lamentele.
Da leggere se amate i gialli e se amate Venezia. 
Io i gialli li amo a momenti, perché poi faccio tardi la sera per leggere come vanno a finire, e la mattina dopo non voglio più alzarmi.
Venezia la amo a momenti pure lei, perché è bella, ma complicata.
Camminare per fondamenta e calli a caccia di assassini, quindi, può pericolosamente portare a una notte lunghissima, sia per il commissario in questione, sia per me.
Credo leggerò anche gli altri libri della serie, ma con calma, a piccole dosi.

13 aprile 2017

Minuscoli drammi/48: Le tasse.

Chiamare il periodo delle dichiarazioni dei redditi un "minuscolo dramma", quest'anno, è a dir poco un eufemismo. Infatti a breve batterò il mio record personale e riuscirò a pagare le tasse relative al 2016 in ben tre Paesi più o meno europei contemporaneamente.
Che sappiate voi, si vince qualche cosa?
L'aspetto più bizzarro della faccenda è che ho delegato a un mio carissimo amico commercialista l'affare Italia, ma mi ostino, in queste prime lunghe notti di primavera, insieme a Subirotamic mio consorte anche in questo dramma, ad affrontare spavalda le dichiarazioni relative ai miei due Paesi adottivi, entrambe in lingue che non conosco.
Cominciamo dal formulario M. Che cos'è il formulario M? Il formulario M non è altro che il formulario con il quale si può fare la dichiarazione dei redditi olandese relativa ad un anno in cui si è vissuto solo parzialmente in Olanda. 
Di solito, dato il Paese burocraticamente evoluto, la dichiarazione dei redditi si fa sul pc di casa, usando un pratico programmino messo a disposizione dal Ministero, anche in versione Linux. Che comodità!
Peccato non sia possibile per gli anni in cui si è vissuto solo parzialmente nel Paese. Per quegli anni, c'è il formulario M. Cartaceo. Approssimativamente 100 pagine per esattamente 114 pagine di istruzioni. Ovviamente in olandese. Scadenza in luglio, e sento già i minuti gocciolare via inesorabili.

Unica consolazione: una volta compilato il formulario M, la dichiarazione dei redditi per il canton Vaud, online e nel più orecchiabile francese, non potrà che sembrarci una passeggiata.
Spero.

11 aprile 2017

Brevettata

Dopo svariate immersioni in piscina, e due in un lago ostico, battuto dal vento e spazzato da onde e correnti (e io con lui), domenica scorsa mi sono immersa nuovamente nello stesso lago, questa volta placido di primavera inoltrata, piatto, cristallino, abbracciato dai monti e coccolato dal sole (e io con lui).
E ne sono uscita brevettata, pronta ad immergermi, alla prossima occasione, autonomamente.  

Emergo, con calma.
Ad accompagnarmi in quest'ultima immersione del corso, il mio grande e sapiente istruttore, S., con il suo controllo, e il suo aleggiare immobile, braccia semiconserte e sorriso dietro la maschera, a 10 centimetri dal fondo fangoso del lago, senza alzare un granello di sabbia.
Un pesce stanco, che dormiva sul fondo, appoggiato a un ciuffo di alghe morbide, cullato dalla leggera corrente, senza un pensiero.
Un banco di pesciolini guizzanti, scintille d'argento a 15 metri di profondità.
Un'aragosta dulciacquicola imponente, ma  quasi indistinguibile dal resto del fondale.
E naturalmente, il mio adorato pubblico.

Che mi son chiesta tutto il pomeriggio se finivano prima i sassi della spiaggia, o la sua voglia di tirarli nel lago. È finito prima il pomeriggio.

06 aprile 2017

Un weekend a Lione

Dopo ben 17 mesi dalla nascita di T., è finalmente arrivato anche per noi il momento della nostra prima, vera, vacanzina a tre. 
E con questo intendo un intero viaggio, completo di alcune notti in giro per il mondo, senza dover fare né un trasloco né una visita a dei nonni: suona davvero incredibile, per chi come noi vive sempre altrove.

La meta è stata Lione, meno di tre ore di auto da Losanna, ospiti da amici che ci hanno messo a disposizione un appartamentino nel cuore del quartiere della Croix Rousse: il più animato, e chic, e interessante, e carino (e caro) della città. Quelle chance!
Così abbiamo passato tre giorni lassù, appollaiati non solo in cima a una delle due colline che dominano la città, ma anche in cima ad uno dei palazzi storici del quartiere. Un appartamento improvvisato in un ambiente nato per ospitare i grandi macchinari tessili per l'industria della seta, ragion d'essere del quartiere dal '400 ai primi del '900. Un soppalco traballante, un bagno a vista, incastonato tra una vecchia cucina, una libreria, e una collezione di pietre dure, il pavimento in cotto originale del secolo scorso, o di quello precedente - non si sa - calpestato da migliaia di piedi, e una vista privilegiata sulla città e su di un'ansa della Saona.

Della città abbiamo visto cose strane, scompagnate: il museo Gallo-Romano in un pomeriggio grigio, un parco giochi dietro alla cattedrale di Saint-Jean-Baptiste-et-Saint-Étienne, ma non la cattedrale, il mercato del nostro quartiere e le giraffe dello zoo del Parc de la Tête d'Or, non abbiamo mai mangiato in ristorante, come si dovrebbe invece fare nella "capitale gastronomica di Francia", ma abbiamo pranzato ospiti in un circolo di biliardo, il Cercle des Chefs d’Atelier, insieme al vice-presidente Hervé, assaggiando un formaggio buonissimo, la Fourme de Montbrison, che è quasi uguale alla Fourme d'Ambert, ma più raffinata, e imparando che il circolo è una delle associazioni più antiche di Francia, fondata addirittura nel lontano 1844, e che forse presto ci sarà, nel loro cortile, una dimostrazione di danza del Leone

Un po' di turismo convenzionale, un po' di cose che capitano, come è giusto che sia, per dare il buon esempio a T., per seminare quella voglia di partire, e di tornare, e di vedere il mondo al di là di questi monti che abbracciano la sua - almeno per il momento - città.


Da sinistra verso destra, dall'alto in basso:
Sì, nell'appartamento c'era un contrabbasso. Il Mur des Canuts, di cui abbiamo salutato tutti i cani e tutti i gatti ivi rappresentati. Lione e la Saona sotto le nuvole. Mosaico Gallo-Romano. Lione e la Saona abbagliati dal sole. Il pavimento in cotto originale e dei piedi piccoli a calpestarlo. Dal quartiere, al crepuscolo. Giraffe al Parc de la Tête d'Or. La Saona, sulla quale, un giorno, navigai.

03 aprile 2017

Microrecensione #124: "Il regno" di E. Carrère

21/02/2017 - 30/03/2017 "Il regno" di E. Carrère. Con questo libro, a metà tra un saggio e un diario, nell'ultimo mese mi sono immersa nei primi 80 anni circa del Cristianesimo. E mi sono pure divertita molto. Carrère ripercorre la vita di Paolo, che poi fu fatto San, e soprattutto di Luca, suo seguace, che poi fu l'Evangelista. In apertura, la conversione al cristianesimo dell'autore, e la sua ri-conversione all'ateismo, raccontata con un tono personale e scanzonato, che si  inframmezzerà poi per tutta la durata del libro, senza mai disturbare, tra gli studi storici e biblici sugli anni della vita di Gesù, e di coloro che poi interpretarono quegli anni, quei discorsi, e misero nero su bianco i loro pensieri.
Un libro molto affascinante per il suo aspetto storico, ma anche per il suo lato umano, per quest'autore che ha con le Scritture un legame così profondo, e una curiosità e una delicatezza così - direi - devote per cercare di capire cos'è, in fondo, questo "regno" di cui parla Gesù nelle sue parabole e dove lo possiamo trovare su questa Terra, nonostante tutto il rumore che ci distrae.

30 marzo 2017

Minuscolo dramma/47: L'ascensore

Dopo questo, onestamente, pensavo di aver visto tutto, in fatto di moquette.
Invece no, con l'occasione di una visita ad un altro palazzo losannese, apprendo con stupore che la mente umana non ha davvero confini, e spazia senza pudori nel multiforme universo dei "se" e dei "proviamo", spalancando le porte alle infinite combinazioni possibili di tutto quello che è.

Perché qui qualcuno ha detto: "Perché non rivestiamo le pareti interne di questo minuscolo ascensore di moquette marrone?" e qualcuno ha risposto "Bella idea!".


E mentre voi riflette sulla portata di tutto questo e sulle conseguenze che dei brevi dialoghi possono avere in termini di polvere trasportata, senso di oppressione, temperatura e disagio, mentre voi riflettete, ecco, io prendo le scale, grazie.

28 marzo 2017

I super poteri

Prima di diventare mamma, ho sempre pensato che le mamme avessero dei super poteri: qualcosa che gli altri non hanno, e non avranno mai, e che non è solo l'onore di respirare per due, di sognare per due e poi d'un tratto, l'onere di imparare a lasciare sognare, ma qualcosa di molto più concreto.
Le mamme (o almeno, la mia) sanno fare tutto, hanno tempo per tutto, e soprattutto per tutti, sanno dove trovare tutto, e hanno buon gusto e buon senso su qualsiasi aspetto della vita umana. 
Le mamme, insomma, sono lì, irraggiungibili e perfette nella loro mammitudine, e per fortuna che a ciascuno gliene tocca una, che fa sempre veramente comodo.
Poi sono diventata mamma anche io, e un po' mi sono ricreduta. 
Avevo spesso sonno, e questo mi faceva pensare che da qualche parte mi ero persa questi super poteri, che a me, mannaggia, non erano arrivati, nonostante avessi partorito con dolore etc, etc.
Ci sono tante cose che non so fare, troppe cose che non so, il mondo è troppo grande per tenerlo nella mia borsa. 
Peccato, sarò una mamma senza super poteri - pensavo. 
Si vede che esistono anche queste - pensavo - anche se io non ne ho mai incontrate prima.
Poi, un martedì qualsiasi, io e T. andiamo al centro sociale di quartiere, giusto un attimo, perché, tra una cosa e l'altra ci andiamo veramente un attimo, però.
Però in quell'attimo mi assegnano un bolerino azzurrognolo e un piatto di plastica arancio e mi dicono, con garbo per carità, ma il senso è quello: bene, sabato prossimo attività di mezza quaresima, tema "i clown", presentarsi con bimbo vestito da clown alle ore X al posto X per sfilata, attività e merenda, arrivederci.
Panico.

Ma i super poteri sono arrivati, sotto forma di pezzi di stoffa vecchi, pulisci pipa, colla e un po' di fantasia, e il vestito da clown si è materializzato, proprio quando T. era all'asilo, e avevo giusto quei due minuti per tirare il fiato, e accoglierlo.
E gli stava benissimo!

Quel sabato, poi, ha piovuto, ma il corteo colorato di pagliaccetti e delle loro super mamme non lo ha fermato nessuno.



23 febbraio 2017

Microrecensione #123: "Versi del senso perso" di Toti Scialoja

01/02/2017 -  19/02/2017 "Versi del senso perso" di Toti Scialoja.

Dopo aver letto di un fiato, e  a voce alta, ovvio!, tutte le poesie di questa raccolta, mi son letta volentieri, cosa strana per me, anche postfazione e prefazione. E ora sto pensando di rileggerle daccapo.
Direi quindi che mi sono piaciute, alcune più, alcune meno, queste poesiole nate da una parola melagrana, come dice l'autore, le cui sillabe hanno fatto germinare altre sillabe, altre parole, in un girotondo di senso, nonsense, e gusto dell'inatteso.
Fra un po', come dicevo, le rileggo. 
Intanto però, viene spontaneo guardarsi intorno e ragionare solo e soltanto per parole melagrane, ritmo, e magia.
Credo in fondo sia anche questo, la poesia.
Per esempio, oggi va così:

Un piatto invernale

Aprile, apri le primule
Nel vento tremule
Come le cannule
in un lago aprico.
A me il frico
Piace anche ad aprile.

20 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/46: Uotzapp

Vabbè, alla fine ho ceduto. 
Sul fronte Facebook ancora resisto, ma alla fine, dopo più di 7 anni di espatrio, ho scaricato questa benedetta WhatsApp, complice l'isolamento elvetico, la mia condizione di genitrice a tempo pieno e il mio bisogno di conoscere gli appuntamenti più imperdibili del momento (al parco). 
Non so se lo sapete, ma questa simpatica app, dopo aver sbirciato tra i vostri contatti e avervi mostrato tutti gli amici whatsapp-muniti, ha poi l'ardire di suggerire quali, tra le persone da voi contattate più di frequente, non sono ancora parte del club e dovrebbero quindi sollecitamente essere invitati.

Ecco le prime tre persone con cui ho contatti frequenti e che non hanno ancora WhatsApp:
- mio fratello
- mia mamma
- il tizio del negozio dove abbiamo ordinato il divano

Santa polenta, dobbiamo smetterla di cambiare casa e comprare mobili.

16 febbraio 2017

Microrecensione #122: "Viaggio alle Incoronate" di H. Kitzmüller

21/01/2017 - 14/02/2017 "Viaggio alle Incoronate" di H. Kitzmüller. Una volta superato lo shock iniziale, e cioè che il suddetto viaggio del'autore non è in barca a vela, ma a motore - mon Dieu! -, e il libro non parla solo di mare e di isole, mi è piaciuto leggere questi appunti un po' sparpagliati di un viaggio che è più nella storia di una famiglia e della sua terra Friulana, che alle Incoronate. Che le Incoronate sono solo una parentesi nella vita travagliata del nonno, un'idea di libertà, di felicità, in una vita che sembra condannata a non essere felice mai. Di mezzo ci sono gli Austriaci, gli Italiani, i Tedeschi, i codici d'onore, la famiglia, nel bene e nel male.
Il viaggio alle Incoronate dell'autore non è che un tributo al passato, a quella natura superba e quegli attimi di felicità, dai quali, anche se brevissimi, si può imparare ad attingere lentamente, isola dopo isola, baia dopo baia, per continuare ad assaporarne il ricordo.

13 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/45: Le mutande.

Più in un ottica di riuso e riciclo che di risparmio, in questo periodo sto raccattando in giro per la città molta mobilia di seconda mano, figlia raminga di traslochi e divorzi.
È una scusa, anche, per continuare a esplorare la città, di vederne le viscera, gli interni, in periferia, in alto dove nevica mentre a casa nostra piove, in basso a bordo lago, in centro, tra un tram, un parco giochi che non conoscevo o un nuovo scorcio sui monti intorno.

Così, l'ultimo arrivo è un bizzarro mobiletto piramidale. Come si direbbe qui: très original.
Un pezzo di mobilia tanto amato dal gatto della giovane e simpatica proprietaria losannese, quanto odiato dal fidanzato e presto convivente della suddetta. Detto fatto, il mobile è arrivato a casa nostra, ancora semivuota, e quindi aperta a oggetti straordinari e di dubbia utilità come quest'ultimo.
Bizzarro sarà anche il mobiletto, ma ancora più bizzarro - diciamo così - è stato il momento in cui, togliendo ad uno ad uno i cassetti piramidali per pulirli per bene, mi sono vista comparire, negli oscuri meandri piramidali, 4 paia di mutande di pizzo nero.
Pulite, per fortuna.
E per fortuna pure che la precedente proprietaria - qui a momenti per riprendersi le sue mutande - era simpatica, e alla notizia del ritrovamento, sforzandosi di sfoderare il suo italiano migliore imparato ai tempi dell'Erasmus a Firenze, ha risposto con un bellissimo ODDIO VOGLIO SPARIRE. Pas de soucis, ma chérie, pas de soucis...

10 febbraio 2017

Microrecensione #121: "Ghost in the shell" di Masamune Shirow

24/01/2017 - 31/01/2017 "Ghost in the shell" di Masamune Shirow. All'inizio, lo ammetto, ho fatto un po' fatica a capire cosa stavo leggendo, forse per lo slang un po' ostico, forse per essermi trovata catapultata in un futuro che, seppur non lontano, è  a dir poco, ecco, complesso. Robot, umani, anime belle e anime simulate, anime corrotte e anime buone, e anime spiritose con l'esotica ironia e comicità degli anime (scusate il giuoco di parole, voluto, ma davvero inevitabile).
Diciamo che per le prime tre sere ho appoggiato il tomo sul mio comodino un po' perplessa, ma incuriosita.
Alla quarta sera, però, il tomo non volevo più appoggiarlo, e l'ho finito di un fiato, tra sparatorie, rapimenti, fusioni di anime, e futuri incerti.
Bello.

Ora non mi resta che vedere anche il film, che mi hanno detto meritevole.
Cade a fagiuolo il fatto che nel nostro salotto sia piombato, contro ogni aspettativa, un divano nuovo di zecca.

07 febbraio 2017

Invece.

T. ha iniziato l'asilo. 
Per poco a settimana, per carità, ma questo minuscolo fatto ha sancito inesorabilmente il momento in cui ho potuto rimettere la mia testa sulle mie spalle, e ricominciare, anche se per alcune ore a settimana, a pensare anche a me.
Così, riprendendo le fila di un pensiero iniziato anni fa, in un altro Paese, in un'altra vita, ho deciso che era finalmente arrivato il momento di passare all'azione.
Anni passati a studiare le onde del mare non passano senza lasciare un segno: onda su onda, l'acqua scava, deforma, forma, e scolpisce un desiderio di andarci dentro, a questo mare, e magari restarci, farci un nido ovattato di suoni deformi, luci aberrate, silenzi, scoprirne le viscere calde di madre e le correnti gelide, appuntite, ingranaggi di un sistema perfetto, in equilibrio con tutte le altre gocce d'acqua della Terra.

Così ho cominciato, dopo averlo tanto sognato, il corso per il brevetto da sub. 
Che combino, tra l'altro, con un crash course di francese, essendo il corso da sub tenuto in questa lingua a me sconosciuta. 
Dato che è questione di sopravvivenza, mi conviene capire cosa dice il mio istruttore e fare domande pertinenti in caso contrario, e indovinate? Funziona!
Prova ne è il fatto che sono qui a raccontarvelo.

In una piovosissima domenica di Febbraio, dunque, me ne sono stata sott'acqua, in piscina, emozionatissima come il primo giorno di scuola, con tanta paura di sbagliare sì, ma con in corpo una felicità che gorgogliava in superficie come l'ossigeno dalle mie bombole. 
Sono finalmente sott'acqua! Mi muovo con le pinne come un pesce, seguo il mio istruttore come un delfino attaccato a una prua.
Penso "ma non torniamo in superficie a respirare?" mentre sono sott'acqua da 15 minuti a fare esercizi.
Sono sott'acqua!
Sono io!

Le prime lezioni si svolgeranno in piscina, come da manuale, ma presto arriverà l'agognata escursione in Natura.
Mai e poi mai avrei pensato che la mia prima immersione in Natura sarebbe stata nell'acqua sciapa del Lago Lemano, ma questo dettaglio non fa altro che aumentare il senso di meraviglia che permea ogni aspetto di questa mia nuova avventura. Mai e poi mai avrei pensato di realizzare davvero questo sogno (e lo faccio anche grazie al mio regalo di dottorato, grazie, amici tutti!), e mai avrei potuto prevedere di farlo vivendo in Svizzera! Tanto meno avrei mai immaginato di immergermi serena sott'acqua, sapendo T. beatamente addormentato insieme al suo papà.  
Invece.

Io sono il pesce a pinne bianche.

03 febbraio 2017

Il Santo Graal

T. ha ricevuto per il compleanno una simpatica valigetta azzurra contente dei classici blocchi da costruzione a tema. Il tema, anch'esso classico, è "Gli animali della fattoria" - e fin qui tutto bene.
Ciascun animale è accompagnato da un blocco singolo, che rappresenta un "accessorio", un oggetto o simili, a completare l'idea platonica che si ha dell'animale in questione. 
Ad esempio, la chioccia è accompagnata da un pulcino che ha appena rotto l'uovo, il coniglio ha una carota.
Perfetto.
La pecora ha un gomitolo di lana, la mucca, un bidone del latte. 
Ottimo.
Il maiale, una pannocchia, e anche qui niente da ridire.
Il cavallo porta con sé il Santo Graal.


OK.
OK?
Voi ve lo aspettavate?
È forse addirittura banale, come il coniglio con la sua carota?

No perché io ho la netta sensazione che mi stia sfuggendo qualcosa..
A volte ripenso a questo cavallo ipnotico e al suo calice, e mi chiedo cosa non ho capito, ancora, del classico tema "Gli animali della fattoria". 
Eppure pensavo di saperlo! 
Sarà la storia della maternità, dei dubbi, delle insicurezze, del non essere all'altezza...
Sarà per colpa di questo cavallo che non dormo la notte?