23 febbraio 2017

Microrecensione #123: "Versi del senso perso" di Toti Scialoja

01/02/2017 -  19/02/2017 "Versi del senso perso" di Toti Scialoja.

Dopo aver letto di un fiato, e  a voce alta, ovvio!, tutte le poesie di questa raccolta, mi son letta volentieri, cosa strana per me, anche postfazione e prefazione. E ora sto pensando di rileggerle daccapo.
Direi quindi che mi sono piaciute, alcune più, alcune meno, queste poesiole nate da una parola melagrana, come dice l'autore, le cui sillabe hanno fatto germinare altre sillabe, altre parole, in un girotondo di senso, nonsense, e gusto dell'inatteso.
Fra un po', come dicevo, le rileggo. 
Intanto però, viene spontaneo guardarsi intorno e ragionare solo e soltanto per parole melagrane, ritmo, e magia.
Credo in fondo sia anche questo, la poesia.
Per esempio, oggi va così:

Un piatto invernale

Aprile, apri le primule
Nel vento tremule
Come le cannule
in un lago aprico.
A me il frico
Piace anche ad aprile.

20 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/46: Uotzapp

Vabbè, alla fine ho ceduto. 
Sul fronte Facebook ancora resisto, ma alla fine, dopo più di 7 anni di espatrio, ho scaricato questa benedetta WhatsApp, complice l'isolamento elvetico, la mia condizione di genitrice a tempo pieno e il mio bisogno di conoscere gli appuntamenti più imperdibili del momento (al parco). 
Non so se lo sapete, ma questa simpatica app, dopo aver sbirciato tra i vostri contatti e avervi mostrato tutti gli amici whatsapp-muniti, ha poi l'ardire di suggerire quali, tra le persone da voi contattate più di frequente, non sono ancora parte del club e dovrebbero quindi sollecitamente essere invitati.

Ecco le prime tre persone con cui ho contatti frequenti e che non hanno ancora WhatsApp:
- mio fratello
- mia mamma
- il tizio del negozio dove abbiamo ordinato il divano

Santa polenta, dobbiamo smetterla di cambiare casa e comprare mobili.

16 febbraio 2017

Microrecensione #122: "Viaggio alle Incoronate" di H. Kitzmüller

21/01/2017 - 14/02/2017 "Viaggio alle Incoronate" di H. Kitzmüller. Una volta superato lo shock iniziale, e cioè che il suddetto viaggio del'autore non è in barca a vela, ma a motore - mon Dieu! -, e il libro non parla solo di mare e di isole, mi è piaciuto leggere questi appunti un po' sparpagliati di un viaggio che è più nella storia di una famiglia e della sua terra Friulana, che alle Incoronate. Che le Incoronate sono solo una parentesi nella vita travagliata del nonno, un'idea di libertà, di felicità, in una vita che sembra condannata a non essere felice mai. Di mezzo ci sono gli Austriaci, gli Italiani, i Tedeschi, i codici d'onore, la famiglia, nel bene e nel male.
Il viaggio alle Incoronate dell'autore non è che un tributo al passato, a quella natura superba e quegli attimi di felicità, dai quali, anche se brevissimi, si può imparare ad attingere lentamente, isola dopo isola, baia dopo baia, per continuare ad assaporarne il ricordo.

13 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/45: Le mutande.

Più in un ottica di riuso e riciclo che di risparmio, in questo periodo sto raccattando in giro per la città molta mobilia di seconda mano, figlia raminga di traslochi e divorzi.
È una scusa, anche, per continuare a esplorare la città, di vederne le viscera, gli interni, in periferia, in alto dove nevica mentre a casa nostra piove, in basso a bordo lago, in centro, tra un tram, un parco giochi che non conoscevo o un nuovo scorcio sui monti intorno.

Così, l'ultimo arrivo è un bizzarro mobiletto piramidale. Come si direbbe qui: très original.
Un pezzo di mobilia tanto amato dal gatto della giovane e simpatica proprietaria losannese, quanto odiato dal fidanzato e presto convivente della suddetta. Detto fatto, il mobile è arrivato a casa nostra, ancora semivuota, e quindi aperta a oggetti straordinari e di dubbia utilità come quest'ultimo.
Bizzarro sarà anche il mobiletto, ma ancora più bizzarro - diciamo così - è stato il momento in cui, togliendo ad uno ad uno i cassetti piramidali per pulirli per bene, mi sono vista comparire, negli oscuri meandri piramidali, 4 paia di mutande di pizzo nero.
Pulite, per fortuna.
E per fortuna pure che la precedente proprietaria - qui a momenti per riprendersi le sue mutande - era simpatica, e alla notizia del ritrovamento, sforzandosi di sfoderare il suo italiano migliore imparato ai tempi dell'Erasmus a Firenze, ha risposto con un bellissimo ODDIO VOGLIO SPARIRE. Pas de soucis, ma chérie, pas de soucis...

10 febbraio 2017

Microrecensione #121: "Ghost in the shell" di Masamune Shirow

24/01/2017 - 31/01/2017 "Ghost in the shell" di Masamune Shirow. All'inizio, lo ammetto, ho fatto un po' fatica a capire cosa stavo leggendo, forse per lo slang un po' ostico, forse per essermi trovata catapultata in un futuro che, seppur non lontano, è  a dir poco, ecco, complesso. Robot, umani, anime belle e anime simulate, anime corrotte e anime buone, e anime spiritose con l'esotica ironia e comicità degli anime (scusate il giuoco di parole, voluto, ma davvero inevitabile).
Diciamo che per le prime tre sere ho appoggiato il tomo sul mio comodino un po' perplessa, ma incuriosita.
Alla quarta sera, però, il tomo non volevo più appoggiarlo, e l'ho finito di un fiato, tra sparatorie, rapimenti, fusioni di anime, e futuri incerti.
Bello.

Ora non mi resta che vedere anche il film, che mi hanno detto meritevole.
Cade a fagiuolo il fatto che nel nostro salotto sia piombato, contro ogni aspettativa, un divano nuovo di zecca.

07 febbraio 2017

Invece.

T. ha iniziato l'asilo. 
Per poco a settimana, per carità, ma questo minuscolo fatto ha sancito inesorabilmente il momento in cui ho potuto rimettere la mia testa sulle mie spalle, e ricominciare, anche se per alcune ore a settimana, a pensare anche a me.
Così, riprendendo le fila di un pensiero iniziato anni fa, in un altro Paese, in un'altra vita, ho deciso che era finalmente arrivato il momento di passare all'azione.
Anni passati a studiare le onde del mare non passano senza lasciare un segno: onda su onda, l'acqua scava, deforma, forma, e scolpisce un desiderio di andarci dentro, a questo mare, e magari restarci, farci un nido ovattato di suoni deformi, luci aberrate, silenzi, scoprirne le viscere calde di madre e le correnti gelide, appuntite, ingranaggi di un sistema perfetto, in equilibrio con tutte le altre gocce d'acqua della Terra.

Così ho cominciato, dopo averlo tanto sognato, il corso per il brevetto da sub. 
Che combino, tra l'altro, con un crash course di francese, essendo il corso da sub tenuto in questa lingua a me sconosciuta. 
Dato che è questione di sopravvivenza, mi conviene capire cosa dice il mio istruttore e fare domande pertinenti in caso contrario, e indovinate? Funziona!
Prova ne è il fatto che sono qui a raccontarvelo.

In una piovosissima domenica di Febbraio, dunque, me ne sono stata sott'acqua, in piscina, emozionatissima come il primo giorno di scuola, con tanta paura di sbagliare sì, ma con in corpo una felicità che gorgogliava in superficie come l'ossigeno dalle mie bombole. 
Sono finalmente sott'acqua! Mi muovo con le pinne come un pesce, seguo il mio istruttore come un delfino attaccato a una prua.
Penso "ma non torniamo in superficie a respirare?" mentre sono sott'acqua da 15 minuti a fare esercizi.
Sono sott'acqua!
Sono io!

Le prime lezioni si svolgeranno in piscina, come da manuale, ma presto arriverà l'agognata escursione in Natura.
Mai e poi mai avrei pensato che la mia prima immersione in Natura sarebbe stata nell'acqua sciapa del Lago Lemano, ma questo dettaglio non fa altro che aumentare il senso di meraviglia che permea ogni aspetto di questa mia nuova avventura. Mai e poi mai avrei pensato di realizzare davvero questo sogno (e lo faccio anche grazie al mio regalo di dottorato, grazie, amici tutti!), e mai avrei potuto prevedere di farlo vivendo in Svizzera! Tanto meno avrei mai immaginato di immergermi serena sott'acqua, sapendo T. beatamente addormentato insieme al suo papà.  
Invece.

Io sono il pesce a pinne bianche.

03 febbraio 2017

Il Santo Graal

T. ha ricevuto per il compleanno una simpatica valigetta azzurra contente dei classici blocchi da costruzione a tema. Il tema, anch'esso classico, è "Gli animali della fattoria" - e fin qui tutto bene.
Ciascun animale è accompagnato da un blocco singolo, che rappresenta un "accessorio", un oggetto o simili, a completare l'idea platonica che si ha dell'animale in questione. 
Ad esempio, la chioccia è accompagnata da un pulcino che ha appena rotto l'uovo, il coniglio ha una carota.
Perfetto.
La pecora ha un gomitolo di lana, la mucca, un bidone del latte. 
Ottimo.
Il maiale, una pannocchia, e anche qui niente da ridire.
Il cavallo porta con sé il Santo Graal.


OK.
OK?
Voi ve lo aspettavate?
È forse addirittura banale, come il coniglio con la sua carota?

No perché io ho la netta sensazione che mi stia sfuggendo qualcosa..
A volte ripenso a questo cavallo ipnotico e al suo calice, e mi chiedo cosa non ho capito, ancora, del classico tema "Gli animali della fattoria". 
Eppure pensavo di saperlo! 
Sarà la storia della maternità, dei dubbi, delle insicurezze, del non essere all'altezza...
Sarà per colpa di questo cavallo che non dormo la notte?

01 febbraio 2017

Sul finire di un pranzo qualsiasi

Tu cachi
mangiando caco,
mio macaco.
 
Io non caco
da quando fui a Macao
e non ti portai meco.


Piccola poesiola nonsense ispirata da alcuni fatti, storici e non. 
E magari anche da questo libro, che aspetta timido sullo scaffale di essere letto.
"Nel nonsense la parola è alla prova del nulla", ne dice l'autore. 
Bello, bellissimo, giochiamo!