27 marzo 2018

Pronomi

Scena: Sera, poco prima della nanna, durante il riordino della camera da letto del duenne.

Mamma: Lo prendo io o lo prendi tu?
T.: Lo prendo io, mamma.

Mamma che si emoziona quasi fino alle lacrime per il primo uso corretto di un pronome personale da parte del duenne.

Sipario, applausi.



23 marzo 2018

A teatro!

Era da tantissimo, millenni, che non andavo a teatro. 
E pensare che per tutti gli anni del liceo ho avuto l'abbonamento, a teatro, e pensare che una volta, pure, lo facevo io, il teatro.
O una sua approssimazione.
 
Invece adesso erano proprio anni che non ci andavo, e così, una di queste domeniche grigie e bagnate, abbiamo rimediato.
E siamo andati a vedere questo, tutti insieme, e dico tutti, che qui a Losanna c'è un Teatro bellissimo che fa solo cose per bimbi, un Teatro piccolo piccolo, dietro la Cattedrale.

Non sapevo proprio cosa aspettarmi, da uno spettacolo per duenni. Soprattutto, non sapevo cosa aspettarmi da un folto pubblico costituito per lo più da duenni. La cosa si prefigurava rischiosissima, lo ammetto.

Invece, sapevatelo, la magia del teatro funziona anche per i duenni. Saranno le luci, la musica, la poesia di una valanga di schiuma su palcoscenico, ma il pubblico di duenni, nonostante un chiacchiericcio di fondo, se n'è rimasto incollato, rapito, da una storia che in realtà storia non era, erano soltanto movimenti, luci, musica, insomma, se n'è rimasto incollato alla sedia, con gli occhi spalancati e le piccole dita a indicare, per tutta la durata dello spettacolo, dei buoni 35 minuti.

E non son bazzecole.

Ora, visto che la cosa si può fare, non resta altro che riprovarci, al prossimo spettacolo per minipubblico, in questo Teatro piccolo piccolo.


20 marzo 2018

Microrecensione #139: "Sabbie bianche" di G. Dyer

22/02/2018 - 10/03/2018 "Sabbie bianche" di G. Dyer.
A metà fra un diario di viaggio e un diario personale, un libro piacevole e ben scritto per esplorare nuovi luoghi sconosciuti, in questo periodo di pochi viaggi (ma molte avventure).
Ho così fatto un salto in Cina, poi in Polinesia, poi guidato per ore sulle autostrade americane, per sentirmi raccontare per la prima volta di luoghi che mi hanno davvero incuriosito, tanto da passare un'intera sera a leggerne la storia e a cercarne foto e documentari su internet per saperne di più.
In mezzo a tutto questo peregrinare, mi è piaciuto sentire accennato un concetto a cui sono da un po' affezionata, e che in questo libro viene chiamato quello dei luoghi "nodali".
Luoghi con una forza propria, una forza che si sente solo quando si è lì, e che è difficile spiegare a parole, ma che improvvisamente, dal momento in cui si mette piede in questi luoghi nodali, dona un senso al nostro esserci, un senso che se vogliamo culmina e allo stesso tempo si esaurisce semplicemente con la nostra presenza, con i nostri piedi a calpestare quella polvere, con i nostri polmoni a respirare quell'aria, con la nostra mente vuota, piena soltanto del nostro essere lì. 
Mi è capitato di andare in alcuni di questi luoghi: sicuramente Machu Picchu, e Lourdes. 
Forse anche altri, ci penserò.

Mi conforta sapere di non essere l'unica vittima di questa esperienza dei luoghi nodali, e, francamente, a questo punto mi incuriosisce sapere se questi luoghi sono percepiti come tali universalmente, o se la loro forza dipende dalla storia e dalle esperienze di ognuno.
Motivo in più per visitare lo Spiral Jetty la prossima volta che mi troverò dall'altro lato dell'Atlantico.
 
E voi, quali luoghi nodali avete visitato?

08 marzo 2018

Microrecensione #138: "Oblivion: Stories" di D. F. Wallace

20/10/2017 - 21/02/2018 "Oblivion: Stories" di D. F. Wallace
Mi son detta, perché no? Un libro di racconti di lunghezza media, che non li leggo mai.
Mi son detta, perché no? Un libro in inglese difficle, che vuoi che sia, meglio leggere gli originali di questi autori visionari e cervellotici.
E dopo il primo racconto mi son detta, perché no? Dei racconti che non finiscono e ti lasciano in sospeso senza capirne né capo né coda, perché no? Li ho sempre evitati, magari per una volta me li faccio piacere, no?

Ecco, uno arriva a una certa età che non dovrebbe più cadere in questi tranelli. Ci sono motivazioni ben consolidate che rispondono perfettamente a tutti questi "perché no?".
Rispettivamente: perché preferisco i romanzi lunghi o le storie molto brevi, perché se uno scrive cervellotico in inglese io semplicemente non lo riesco a seguire, e perché mi fa arrabbiare. Punto.
 
Mettere le proprie certezze in discussione è segno di maturità, mi pare di aver capito. 
C'ho provato, le ho riconfermate, le mie certezze, e almeno per un po' adesso ho il diritto di non discuterle più e di leggere solo libri che non mi infastidiscono.
Poi voi magari ne avete di diverse, di certezze, e allora questo libro vi piacerà tantissimo e io ve lo auguro con tutto il cuore.

01 marzo 2018

Microrecensione #137: "Il liberatore dei popoli oppressi" di A. Paasilinna

24/01/2018 - 05/02/2018 "Il liberatore dei popoli oppressi" di A. Paasilinna.
Cade a fagiolo, in tempo d'elezioni, il sempreverde argomento delle labili differenze tra destra e sinistra rivisitato in chiave Paasilinniana.
Un libro spassoso come sempre, seppur nella tragicità dello sforzo del nostro volenteroso eroe, solo e votato alla salvezza di tutti i popoli oppressi.

Ce la farà? La risposta è ovvia, se vogliamo banale. 
Invece, le mille situazioni in cui il nostro protagonista incapperà e i personaggi stravaganti che incontrerà, quelli, banali, mai.
 
Andiamo dal giornalista statunitense alcolizzato e relegato a inviato in un fantomatico Paese dell'America Latina, in cui sventa colpi di stato a colpi di inedia, all'esperto russo di pinguini in crisi coniugale, ad una sventurata aquila d'appartamento propensa al bicchierino.
Dicevo, banali, i personaggi, quello mai.