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23 aprile 2025

Microrecensione #248 : "Capodanno in giallo" di Aykol, Camilleri, Costa, Malvaldi, Manzini, Recami.

 04/03/2025 - 08/03/2025 "Capodanno in giallo" di Aykol, Camilleri, Costa, Malvaldi, Manzini, Recami.

Un libro leggero in tutti i sensi, formato piccino, comprato usato in una bancarella a Venezia per 3 euro, mi ha accompagnata in un viaggio di lavoro tra Losanna e Londra. Cominciato nei ritagli di tempo in aeroporto, e finito in treno la sera del ritorno, è un libretto senza troppe pretese, un esercizio di scrittura degli autori costruito a tavolino, in cui ciascuno ha fatto vivere al suo protagonista un piccolo giallo ambientato, appunto, a Capodanno. Perfetto per una lettura spezzettata e poco impegnata come può essere quella durante un viaggio di pochi giorni tra un ufficio e l'altro. Alcuni racconti mi sono piaciuti di più, per i personaggi che già conoscevo e che mi stavano già simpatici, alcuni di meno, quello dell'Aykol non mi è piaciuto per nulla!, ma questo è il bello dei racconti brevi: finiscono presto, nel bene e nel male. Lo stesso forse si può dire anche dei viaggi di lavoro, che nel bene e nel male, grazie a Dio, sono brevi anche quelli. 



11 dicembre 2024

Microrecensione #239 : "Marco Polo - La vita è viaggio" di F. Jori

 21/10/2024 - 03/11/2024 "Marco Polo - La vita è viaggio" di F. Jori.

Un librino che è una chiacchierata sui viaggi dei Polo in Cina, e come una chiacchierata, è un po' disorganizzata, salta avanti e indietro nel tempo senza un vero perché, ripete alcuni concetti, ha qualche refuso nel testo. Ma anche, come in una chiacchierata, la sua storia alla fine la racconta: i fatti, i personaggi, il periodo storico e politico che i viaggi di Marco Polo ha permesso e poi celebrato. Mi è sembrata un'ottima introduzione all'argomento, in quest'anno in cui i miei pensieri sono andati alla Cina forse per la prima volta davvero: alla sua lontananza fisica, al suo essere mondo a sé, e contemporaneamente parte del mio e io del suo. 

Erano anni che non visitavo un paese cosi "lontano", e forse il fatto di averlo fatto da sola, in silenzio, mi ha dato il tempo di riflettere sui triti e ritriti concetti dell'andata, del ritorno, di un prima, un dopo, un durante, e mi ha portato a riscoprire chi altri ha viaggiato nella stessa direzione, in un altro tempo e in un altro spazio, quando giorni, mesi, chilometri e culture e pensieri si misuravano diversamente.

Dopo questa introduzione, non mi resta che affrontare "Il Milione" vero e proprio, e mi sa che pure a una lettura de "Le città invisibili" di Calvino non si scampa, che forse sì, magari l'ho letto all'età in cui devotamente si legge Calvino in Italia, ma sono curiosa di cosa mi potrebbe raccontare oggi, che qualche partenza ho accumulato nello zaino.

25 giugno 2024

In Cina

A volte, un viaggio, lo si sogna per mesi, per anni, si programma, ci si prepara, si aspetta, lo si desidera, di settimana in settimana. A volte, invece, un viaggio ti succede,  perché capita di dover andare, capita di dover fare. Un viaggio, in effetti, ti può anche capitare. Così mi è capitato di dover andare a Pechino, agli inizi del mese. Senza preavviso, giusto il tempo di prenotare un aereo, preparare una presentazione (e finirla sul suddetto aereo), e partire. 

Da quanto un viaggio così non mi capitava? Da molto. Per molte, e buone, ragioni, ma da molto. 

Così sono partita, non avendo mai sognato di andare in Cina, mai neanche troppo pensato a questo smisurato paese, sapendo poco o nulla di dove andavo. 5 giorni in Cina, che volete che siano, per imparare o capire qualcosa? Niente, torno non sapendo uguale, ma con gli occhi pieni di Oriente, di colori sui palazzi che a noi non sono proprio venuti in mente, di religioni diverse, di odore di incenso nei templi, e di statue d'oro. Di cibi lontani, di edifici smisurati, di tante tante persone, in tanti tanti appartamenti, di tante tante vite così lontane dalla mia e al tempo stesso vicinissime, che la prima cosa di cui si parla con i colleghi sono gli asili e i parchi giochi, come si fa qui, come si fa, mi sembra di capire, dappertutto, tra mamme. 

Così, forse non ho imparato proprio tutto sulla Cina, ma sono tornata comunque con molte idee nuove. Tra le tante, la più semplice e forse scontata, è quell'idea di viaggio, di chilometri, di distanze smisurate, che passano sotto le ali, e che ti fanno atterrare in un mondo che è davvero diverso. Straordinariamente diverso. Forse non mi ero neanche resa conto mi mancasse, quell'idea. Ma è stato bellissimo ritrovarla.  

Altre idee confuse, ma raccolte all'altro capo del mondo, ve le lascio qui sotto. Viaggiare per lavoro ha sempre una sua dimensione particolare, il taxi pagato, il computer e gli adattatori nello zaino come generi di prima necessità. È decisamente un viaggiare diverso da quello che è il mio, ma si cresce e si matura, ci si arrangia, e si impara anche a ritagliare coriandoli di sé in un viaggio di lavoro, così, ecco i miei.

In senso orario, varie: ceramiche fuori di un negozietto negli hutong intorno al lago Houhai - una nuvola sofficissima sulle scale del Tempio del Paradiso - arrivando al Tempio del Paradiso (probabilmente dalla strada sbagliata) - ombrelli sul ponte Wanning, sempre tra gli hutong vicino al lago Houhai - il drago all'entrata della passeggiata turistica lungo il lago Houhai.

In senso orario, il cibo, importante fulcro di quasi tutto, tanto quanto, se non più che in Italia: il reparto delle salse di soja al supermercato più vicino all'hotel - un pranzo di lavoro a base di funghi - una cena con l'hotpot pechinese - una cena sociale improvvisata di oca e  pesce - una cena da sola (ma molto colorata) - un'anatra laccata in compagnia.

In senso orario, le architetture: il Tempio del Paradiso - i palazzi del quartiere Sanlitun la notte - la biblioteca scientifica nazionale (se era un viaggio di lavoro, bisognava pur lavorare, almeno un pochino) - sempre hutong intorno al lago Houhai - l'entrata del Palazzo dell'Astinenza - particolare del corridoio per i sacrifici, a fianco del Tempio del Paradiso.


In senso orario, la città: Arrivo particolarmente impressionante, soprattutto per chi parte dalla Svizzera verde e sceglie di vedere per l'ennesima volta "Matrix" durante il volo - particolare della mappa della metro visto dalla metro - la città vista dal silenzio del tempio taosita Dongyue - un draghetto simpatico - un pranzo di lavoro come da manuale, nella sala della conferenza - ancora la metro, la quale, gentilmente, ti dice in quale vagone stai per salire (se in uno dall'aria condizionata normale, o in uno dall'aria condizionata in modalità polare).

02 maggio 2019

In Sicilia

Era da tanto che non lasciavo la terraferma per un'isola che non fosse la Gran Bretagna. Un'isola che sa di isola, di mare, di pescherecci e di catene arrugginite dal sale. Un'isola di coste alte sul mare, dorate, ma anche sabbiose e battute dal vento, come fossimo ancora a Texel, o quasi.

Invece ora viviamo in mezzo, sul bordo di un lago che a volte quasi ci si dimentica che non è salato, ma non lo è, e un po' di mare ci voleva.
Un po' di mare, di cannoli, di pistacchi, e di insalate di arance.

Ed è il nostro primo viaggio in quattro, o in tre e mezzo, diciamo, e anche quello ci voleva.

Eccovi quindi un po' di foto, perché dai viaggi si portano a casa quelle, oltre alle avventure, che poi, in tre e mezzo, cominciano davvero a moltiplicarsi, e se poi ci si mette di mezzo un vulcano...

Attesa aeroportuale.

Aci Trezza

Etna, passeggiata dal Rifugio Citelli.

La Norma, a Acireale.

Il mare di Aci Castello.

Saracinesca di Siracusa.

Il mare di Marzamemi.

Verso Ragusa Ibla.

Ragusa Ibla, la piazza.

L'Orecchio di Dionisio, Siracusa.

 



Etna, a spasso fra i crateri del 2002.

19 marzo 2019

Gita a Londra.

Da brava espatriata con bimbo, le cui ferie sono principalmente l'occasione di tornare "a casa, dai nonni", con la famiglia al seguito, mi sono recentemente fatta un regalo: un weekend a Londra, solo per me.

Come da manuale, alla partenza del mio lungamente atteso weekend londinese senza T. né Subirotamic, lascio il primo con febbre alta e tosse, e il secondo, malaticcio, a prendersi cura del primo. Ma dalle leggi universali non si scampa, quindi, accettato unanimamente che diversamente da così non poteva andare, prendo finalmente quell'aereo e mi ritrovo a Londra.

E si vede che me lo meritavo, perché ci ho trovato pure il sole, cosa che lì non avevo mai visto.


Ad ogni modo riesco ancora per una volta ad andare a Londra evitando quasi tutte le cose che un turista dovrebbe fare a Londra, ma standoci molto bene, quindi tutto a posto, no?
In fondo verrà un giorno, mi dico, che andrò a visitare il British Museum, o quelle cose lì da vedere, verrà.

Questa volta invece si è visitati un bel numero di ristoranti, indiani, cinesi, e pub. Si è passeggiato chiacchierando tra quartiere residenziali, il parco di Hampstead Heath, e poi lungo il canale, fino a Little Venice, Nottinghill, Portobello Road, si è andati al teatro Criterion a vedere una commedia, e a morire dal ridere.

Eccone un breve resoconto fotografico, come da gentile tradizione per i miei viaggi nelle grandi capitali.

Casa londinese, uno dei molteplici caminetti. Si vede che ha sempre fatto freddo, qui.


Casa londinese, scale.

Il teatro Criterion, il sabato sera.











Chinatown, il sabato sera.


Piante grasse alle Clifton Nurseries, un posto bellissimo!
Che poi, alla fine, sola sola non ero, altrimenti non avrei preso una birra analcolica. Buona però. 




20 marzo 2018

Microrecensione #139: "Sabbie bianche" di G. Dyer

22/02/2018 - 10/03/2018 "Sabbie bianche" di G. Dyer.
A metà fra un diario di viaggio e un diario personale, un libro piacevole e ben scritto per esplorare nuovi luoghi sconosciuti, in questo periodo di pochi viaggi (ma molte avventure).
Ho così fatto un salto in Cina, poi in Polinesia, poi guidato per ore sulle autostrade americane, per sentirmi raccontare per la prima volta di luoghi che mi hanno davvero incuriosito, tanto da passare un'intera sera a leggerne la storia e a cercarne foto e documentari su internet per saperne di più.
In mezzo a tutto questo peregrinare, mi è piaciuto sentire accennato un concetto a cui sono da un po' affezionata, e che in questo libro viene chiamato quello dei luoghi "nodali".
Luoghi con una forza propria, una forza che si sente solo quando si è lì, e che è difficile spiegare a parole, ma che improvvisamente, dal momento in cui si mette piede in questi luoghi nodali, dona un senso al nostro esserci, un senso che se vogliamo culmina e allo stesso tempo si esaurisce semplicemente con la nostra presenza, con i nostri piedi a calpestare quella polvere, con i nostri polmoni a respirare quell'aria, con la nostra mente vuota, piena soltanto del nostro essere lì. 
Mi è capitato di andare in alcuni di questi luoghi: sicuramente Machu Picchu, e Lourdes. 
Forse anche altri, ci penserò.

Mi conforta sapere di non essere l'unica vittima di questa esperienza dei luoghi nodali, e, francamente, a questo punto mi incuriosisce sapere se questi luoghi sono percepiti come tali universalmente, o se la loro forza dipende dalla storia e dalle esperienze di ognuno.
Motivo in più per visitare lo Spiral Jetty la prossima volta che mi troverò dall'altro lato dell'Atlantico.
 
E voi, quali luoghi nodali avete visitato?

23 dicembre 2017

Caro Babbo Natale...

   
Caro Babbo Natale,

In questi anni di spostamenti natalizi per raggiungere casa, mi sono resa conto di quanto difficile sia spostarsi d'inverno: mi hanno rallentato la nebbia e l'acqua alta veneziana, mi ha quasi fermato l'acqua bassa di Texel. Mi hanno stupito i ritardi dei treni nordici per le foglie cadute sui binari, mi ha intontito la neve fina fina sulle autostrade tedesche. Mi ha steso l'influenza presa all'asilo e quella presa da quello che l'ha presa all'asilo. Vedremo quest'anno, con un passo e relativo tunnel chiusi da mesi, e l'altro già sepolto di neve.

Ma tu, a fare il giro del mondo in una notte, a Dicembre, come fai?

Buon Natale a tutti, ci vediamo l'anno prossimo!

26 luglio 2017

Acqua, acque.

Ho fatto un bimbo la cui prima parola a piene sillabe è stata AC-QUA.
Ho fatto un bimbo a cui piace contemplarla, l'acqua, ma anche tuffarvici, toccarla, berla, chiamarla per nome.
Da qualcuno deve pur aver preso questa voglia di riempirsi di blu, di onde, di sale.
Da in alto a sinistra, in senso orario: il lago Lemano; il Mar di Sardegna; il Golfo di Genova; la Rada di Alghero; e il Mare Adriatico.


19 luglio 2017

Cronistoria di una giornata a Berna, due adulti e uno no.

Dopo ben un anno e mezzo di permanenza in Svizzera, è giunto finalmente anche per noi il momento di una visita alla nostra nuova capitale (federale).
8:50 Stazione di Losanna. Entusiasmo incontenibile del ventimesenne per i treni, tutti i treni, figuriamoci il nostro treno, sul quale tosti saliamo, scompartimento biciclette: il nostro passeggino, un cane, un bagno in finto legno in stile chalet svizzero con finto panorama alpino.
10:00 Arrivo a Berna. 
10:05 Sosta alle pulitissime toilette della stazione, con fasciatoio e amenità varie, a portata di ascensore. Facile, andare in giro in Svizzera, anche in caso di emergenza cacca livello 5 (su 3).
10:15 (Beh, prende tempo bonificare una cacca di livello così elevato) Passeggiata per la città vecchia. Nell'ordine: il parco di Kleine Schanze, la sede del governo federale, la piazza annessa (e la fontana a spruzzi casuali), i portici del centro, il Münster, ovvero la cattedrale, con un simpatico Giudizio Universale a sovrastare il portale principale, centinaia di figurine in altorilievo ad affaccendarsi al Giudizio. Il ponte di Nydeggbrücke, con affaccio pittoresco sui tetti della città lungofiume, e, per concludere, un saluto ai tre orsi che abitano il Bärengraben, la fossa, appunto, degli orsi, simboli della città viventi, ma pure un po' accaldati, in questa giornata torrida di giugno.
12:00 Di nuovo verso Ovest per le vie centrali e la salvifica ombra dei portici, passando ovviamente per la Kindlifresserbrunnen, la fontana del mangiatore di bambini, che sovrasta allegramente una piazza del centro. Bisogna ammettere che hanno stile, questi perfidi bernesi (citazione da una qualsiasi lapide commemorativa di qualche battaglia presente nel canton Vaud).
12:30 Pranzo da Tibits, consigliatissimo self service vegetariano, con anche ampia scelta vegana, angolo bimbi, giochi, libri... sempre per la serie, facile, viaggiare in Svizzera.
13:00 Pausa. Marito a cercare di ottenere dei soldi per le sue ricerche dal governo federale, figlio a dormire in passeggino all'ombra di un albero dell'Europapromenade. Io mi godo la medesima ombra su una panchina, bandiere svizzere garriscono al vento sullo sfondo, un campanile tardogotico un po' più in là, e tutto intorno il gorgoglio di questa lingua bizzarra che è lo svizzero-tedesco.
15:00 Io e figlio sulla cremagliera di Marzili (entusiasmo!), che collega la città al lungofiume, con una spettacolare quanto brevissima discesa (o salita).
15:15 Ai bagni lungofiume pubblici (e gratuiti!) di Marzili. Piscinette per bimbi di tutte le età (e pure all'ombra, geni!), piscine per grandi, medi, piccoli, prati, bagni e spogliatoi. Bello. Ma sopratutto, accesso all'Aar, il fiume cittadino, e al suo carosello. Sì perché dovete sapere che il pezzo forte di ogni gita estiva a Berna è la discesa a favor di corrente del fiume, che scorre placido, ma veloce e inesorabile, per la città, davanti al parlamento, e via giù a immettersi nel Reno. Io e Subitoramic, a turno, abbiamo dunque partecipato alla giostra bernese: si fiancheggia il fiume a piedi, risalendone il corso, in costume e nient'altro, si trova un accesso all'acqua, e ci si lascia andare, per poi aggrapparsi, qualche centinaio di metri più a valle, a dei corrimani rossi, e risalire tra gli statici spettatori. E se non si riesce ad afferrare i corrimani? Cosa succede? Non lo so, non me lo sono chiesta, mi sono aggrappata, e sono tornata a riva.
17:00 Panaché refrigerante al bar in una viuzza laterale del centro. Scoperta del fatto che si chiama panaché anche in svizzera tedesca, e non radler, come ingenuamente avevo supposto.
18.20 Stazione di Berna. Grandissima, affollatissima e multipiano. Un po' ricorda la stazione di Utrecht, e quindi ci abbiamo comprato delle patatine fritte, così, per nostalgia.
19.30 Arrivo a Losanna.
20.00 Riposo del piccolo guerriero, e pure nostro.

Una bella gita, una capitale a cui ritornare volentieri.
D'altronde non abbiamo neanche mai trascurato la nostra capitale precedente, Amsterdam o L'Aia che fosse, non l'ho ancora ben capito.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: la cremagliera di Marzili; il Bärengraben e gli orsi accaldati; una porta; bira e limonata aka panaché; l'Orco divora bambini; me in gita, e la mia bellissima gonna comprata a 5 franchi al mercatino dell'usato; una casa; il fiume Aar punteggiato di umani che si fanno trasportare (anche se dalla foto non si vedono); la Svizzera vista dallo scompartimento biciclette.

12 luglio 2017

Sardegna, o di un'estate regalata.

C'è chi vuole la Luna, e chi riesce a prendersela (come quel tizio a Castelsardo, in mezzo alle foto).
E c'è anche qualcuno, fortunato, a cui la Luna viene regalata, inaspettatamente, in una settimana qualsiasi di inizio giugno.
Così, d'un tratto, mi son stati regalati: un lavoro (temporaneo, eh, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare) con inizio a metà agosto, un posto all'asilo per l'erede, e, di conseguenza, due mesi di non-ricerca del lavoro.
Mi hanno regalato un'estate!

Così, per festeggiare, si è presa una nave e, a distanza di due anni, eccoci di nuovo in Sardegna! Questa volta in tre, ufficialmente.
Qui a bordo lago, mi mancavano il sale del mare, i fondali da esplorare con la maschera e le pinne, l'ozio pomeridiano delle pinete ombrose a bordo spiaggia, i tramonti tragici e scoscesi sulle onde.
Mi mancava quest'isola blu e ocra, con ancora qualche punto di verde, perché è ancora giugno e il Sole non ha ancora bruciato tutto.

Ma anche, come tutte le volte che si torna in un posto, quante cose nuove!
Un bimbo a cui mostrare come si nuota, un bimbo a cui mostrare come si gioca con la sabbia, come si cammina sulle conchiglie (in braccio), come si condivide un gioco, come si distingue l'acqua dalla terra.
Un'amica da andare a trovare a Cagliari, da ritrovare su una spiaggia di farina bianca, e da ritrovare ancora, ancora, e ancora, ogni volta che un po' di quella  sabbia finissima compare tra le pieghe della mia borsa, o fra i giochi di T..
Il Nord, che due anni fa non avevamo esplorato, che sembra una prua affilata, abituata a fendere il mare, odore di sale fin su sulle roccaforti, vento tagliente.

Così è passata la nostra settimana al mare, ci ha colorato la pelle, ci ha ricordato un po' la nostra vita sull'Isola, non per il clima, ma per le dimensioni del nostro bungalow. Ci ha presentato persone nuove, posti nuovi.
Ora, davanti a me, non più decine di email al giorno di improbabili annunci di lavoro, non più lettere di motivazione, non più letture sulle giuste risposte da dare ai colloqui.
Solo lago, monti, piscine ... e un neanche dueenne a casa per la pausa estiva.
Oops, volevo dire, e relax.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: autoritratto su roccia e mare; Basilica di San Gavino a Porto Torres, dettaglio dello stemma del Giudicato; Subirotamic e T. in visita al villaggio nuragico di Palmavera; una delle Torri di Porto Ferro; uno che ha preso la Luna, a Castelsardo; spiaggia di Putzu Idu; San Gavino a cavallo, sempre nella Basilica a lui dedicata; la Torre del Porticciolo; la Torre  della Pelosa.



06 aprile 2017

Un weekend a Lione

Dopo ben 17 mesi dalla nascita di T., è finalmente arrivato anche per noi il momento della nostra prima, vera, vacanzina a tre. 
E con questo intendo un intero viaggio, completo di alcune notti in giro per il mondo, senza dover fare né un trasloco né una visita a dei nonni: suona davvero incredibile, per chi come noi vive sempre altrove.

La meta è stata Lione, meno di tre ore di auto da Losanna, ospiti da amici che ci hanno messo a disposizione un appartamentino nel cuore del quartiere della Croix Rousse: il più animato, e chic, e interessante, e carino (e caro) della città. Quelle chance!
Così abbiamo passato tre giorni lassù, appollaiati non solo in cima a una delle due colline che dominano la città, ma anche in cima ad uno dei palazzi storici del quartiere. Un appartamento improvvisato in un ambiente nato per ospitare i grandi macchinari tessili per l'industria della seta, ragion d'essere del quartiere dal '400 ai primi del '900. Un soppalco traballante, un bagno a vista, incastonato tra una vecchia cucina, una libreria, e una collezione di pietre dure, il pavimento in cotto originale del secolo scorso, o di quello precedente - non si sa - calpestato da migliaia di piedi, e una vista privilegiata sulla città e su di un'ansa della Saona.

Della città abbiamo visto cose strane, scompagnate: il museo Gallo-Romano in un pomeriggio grigio, un parco giochi dietro alla cattedrale di Saint-Jean-Baptiste-et-Saint-Étienne, ma non la cattedrale, il mercato del nostro quartiere e le giraffe dello zoo del Parc de la Tête d'Or, non abbiamo mai mangiato in ristorante, come si dovrebbe invece fare nella "capitale gastronomica di Francia", ma abbiamo pranzato ospiti in un circolo di biliardo, il Cercle des Chefs d’Atelier, insieme al vice-presidente Hervé, assaggiando un formaggio buonissimo, la Fourme de Montbrison, che è quasi uguale alla Fourme d'Ambert, ma più raffinata, e imparando che il circolo è una delle associazioni più antiche di Francia, fondata addirittura nel lontano 1844, e che forse presto ci sarà, nel loro cortile, una dimostrazione di danza del Leone

Un po' di turismo convenzionale, un po' di cose che capitano, come è giusto che sia, per dare il buon esempio a T., per seminare quella voglia di partire, e di tornare, e di vedere il mondo al di là di questi monti che abbracciano la sua - almeno per il momento - città.


Da sinistra verso destra, dall'alto in basso:
Sì, nell'appartamento c'era un contrabbasso. Il Mur des Canuts, di cui abbiamo salutato tutti i cani e tutti i gatti ivi rappresentati. Lione e la Saona sotto le nuvole. Mosaico Gallo-Romano. Lione e la Saona abbagliati dal sole. Il pavimento in cotto originale e dei piedi piccoli a calpestarlo. Dal quartiere, al crepuscolo. Giraffe al Parc de la Tête d'Or. La Saona, sulla quale, un giorno, navigai.

12 febbraio 2016

Un nuovo espatrio

Ed ecco che il motivo primo per cui mi trasferii sull'Isola, anni e anni fa, viene meno, così, d'un tratto. Prima dovevo finire un dottorato, poi, l'ho finito.
Non faccio neanche in tempo ad accorgermene, mi fregio del titolo di dottore per pochi minuti, giusto il tempo prima della poppata successiva, giusto il tempo prima di finire lo scatolone successivo.
Che la vita sull'Isola va inscatolata e consegnata alla ditta dei traslochi, che si parte, presto, prestissimo, verso Sud.
Si torna a casa? No, non è ancora il momento. Per adesso gironzoliamo per l'Europa ancora un po'.
E quindi si parte, in auto, con la culla ripiegata nel bagagliaio, il passeggino pure, il mio certificato di dottorato arrotolato fra i calzini, nello zaino, il sale e il pepe e l'olio della casa sull'Isola, che una certa continuità ci vuole, e via, Texel (NL), Echt (NL), Houffalize (BE) e Pont-à-Mousson (FR), e poi Pontalier (FR) e infine, la nostra nuova casa, questa volta sul lago: Losanna.
Ci accoglie al tramonto, dipinta di rosa dalla neve e dall'acqua che l'incoronano.
Niente diga, niente vento.
È una città, con la metro, gli uffici, i bar.
Che ne sarà del Bar Itti?
Ci son salite, discese, montagne, ponti di strade ad attraversare altre strade, scale e ascensori.
E la mia bici?
Le barche ormeggiate a due passi dalla strada, la spiaggia dietro la pineta, una specie di Barcola Alpina.
Ma dove sono le dune sconfinate? La sabbia fina che punge nel vento?
C'è un cielo di città, son sparite le stellate maestose dell'Isola. Sparita la via lattea, sparito il cielo a tuttotondo. 
Soprattutto, sparite le pecore.
Niente belati, solo il cinguettio mattiniero di uccelli cittadini, in sosta tra un albero e un palazzo. Mi mancava, e non me ne ero neppure resa conto, finché non li ho sentiti, dopo tanti anni, con la poppata delle 5.
C'è un lago, qui.
Ma dov'è il mare?

Ci vorrà tempo, pazienza e entusiasmo, per far di questo espatrio nuovo una nuova casa, incastonata fra i monti, sulle rive di un lago grande, o di un mare piccolissimo, se vogliamo.
Ma dall'Isola ormai siamo salpati, e questo è il porto da cui vi scrivo, per il momento.

20 agosto 2015

Due o tre cose che mi hanno raccontato della Svezia

In questi tempi d'estate e di ferie, amici da tutto il mondo piovono sull'Isola, chi per omaggiare la pancia che cresce, chi per spezzare un viaggio altrimenti troppo lungo, chi per curiosare sull'Isola, e magari trovarci un tesoro.

B&L, Italiani espatriati nel nord della Svezia, sono passati di qui in piena migrazione agostana di rientro in patria.
Così mi sono fatta raccontare un pochino di questa Svezia, in cui non sono mai stata, ma i cui paesaggi di ghiaccio, i boschi, le aurore boreali, e il buio croccante d'Inverno, devo dire, mi affascinano, nonostante a volte io viva già troppo a Nord per i miei gusti.

Dunque, paesaggi invernali eterei e silenzi innevati: confermato.
Freddo di un freddo che non ci si immagina: confermato.
Aurore boreali viste dalla finestra di casa: confermato.

Però.
In Svezia adorano una torta salata, la Smörgåstårta, ornata di gamberetti, che contiene tutto. E quando si dice tutto, è proprio TUTTO, a quanto pare.
Gli Svedesi, poi, annuiscono con un fischio aspirato. Il che perplime parecchio: se l'aria da aspirare è a venti gradi sotto zero, meglio dire di no.
Inoltre, sono ghiotti di mayonese all'aglio (cosa che li accomuna non poco con gli Olandesi), e la mettono ovunque.
A Natale fanno i biscotti con lo zafferano, perché le altre spezie da biscotti le usano tutto il resto dell'anno.
Si nutrono prevalentemente di pane secco, tipo cracker, e il pane fresco è una rarità.
Considerando quel che si paga e quel che si mangia, andare al ristorante in Svezia è una mezza tragedia, sempre (e anche qui vedo dei vertiginosi punti di incontro con l'Olanda).
Uno dei motivi di questa mezza tragedia, è l'esistenza della pizza con pomodoro, mozzarella, BANANE e CURRY.
Ecco io, dopo questa, mi fermerei a riflettere un poco, così, in silenzio, sulla tanto proclamata civiltà dei popoli nordici.

Poi però.
Ci hanno portato un miele, da lassù, così bianco e soffice da sembrare neve, e la neve vera, invece, a quanto pare, nel mezzo dell'inverno, è così leggera che si può, semplicemente, soffiare via, dalla strada, dall'auto, dal manto di un alce di passaggio.

Insomma, la voglia di camminare imbacuccata di lana tra abeti e betulle non me l'hanno fatta passare del tutto, nonostante la pizza banane e curry, anzi.
Mi è venuta una specie di curiosità, che magari quando ci vado, in Svezia, quasi quasi la provo.
Non mancherò di farvi sapere come va.

22 luglio 2015

Nelle lunghe sere d'estate...

In questo periodo in cui ho altro da scrivere, nelle ancora lunghe e luminose sere isolane, allora, faccio.
Faccio un umano piccolo piccolo, che sembra una cosa difficile, invece non lo è affatto, basta mettersi lì, sul divano o su una sedia, o camminare, nuotare, andare in bici, e lui si fa da se', senza pretese.
Pezzettino per pezzettino cresce, e tu neanche te ne accorgi.
È molto comodo.

Così, per ringraziarlo del suo gran daffare, anche io mi metto a produrre qualcosa.
Per ora, ho riciclato una coperta della Delta, rubata dall'aereo tornando da New York.
In fondo, ci siamo andati insieme laggiù, quindi è una specie di suvenir d'oltreoceano da uno dei suoi primi viaggi.
L'ho piegata, tagliata, foderata e decorata a piacere: a qualcosa, immagino, verrà utile.


Per un piccolo marinaio, ancora lontano, ma con una rotta ben precisa.





07 luglio 2015

Di Isola in Isola...

Si è andati, di Isola in Isola, in vacanza, dal Mare del Nord al Mediterraneo, in Sardegna, che il primo giorno, quasi, la differenza non si notava, vento forte da Ovest, la sabbia bagnata, le onde arrabbiate a rompersi a riva, schiumando.

Spiaggia di Piscinas.
Ma in vacanza, si sa, è tutto diverso. Sarà stato il sale nell'aria, a cui qui al Nord non siamo più abituati, il sale del Mediterraneo, cristallino e prepotente, che tira sulla pelle, che pizzica la lingua. O sarà stato perché in vacanza basta un'ora, e tutto cambia. Non ci sono mesi di grigio, ci sono solo attimi di tempesta, e attimi di Sole, di verde, di blu.
 
Belvedere a Nebida.
Cala Domestica, indecisa tra la tempesta e il Sole.
Poi l'Estate ha preso il sopravvento, e non ci sono stati più dubbi. Solo spiagge di quarzi scolpiti dal mare, arrotondati, resi quasi soffici dalle onde, e pomeriggi a guardarne i chicchi, anche solo una manciata è sufficiente.
 
Paleospiaggia di Is Aruttas.
Che poi, ti volti un attimo dall'orizzonte marino, e ci son spighe che già abbagliano,
 
Alle spalle della spiaggia di Mari Ermi.
o villaggetti votivi, che son votivi da tremila anni, passando via via da una divinità all'altra, dall'Acqua, la Madre Terra, fino ad arrivare a San Salvatore. Che in fondo a una scala ripida la cripta con il pozzo sacro ancora c'è, e chissà fra mille anni, quale dio ci berrà.
 
Villaggio di San Salvatore.
Ho anche imparato che in questa Sardegna si può viaggiare nel tempo, e quando fuori c'è un Sole rovente, che solo gli ulivi riescono a tenere un po' in là, si può entrare in un nuraghe, e guardare il mondo proprio come lo vedevano tremila anni fa, da dentro le stesse pietre, sotto lo stesso Sole rovente, e pensare che l'Estate, in tutto questo tempo, non è poi cambiata così tanto.

 
Nuraghe a S. Cristina, da dentro a fuori.
Oppure si può volare, in cima a una scogliera sul mare, e respirare così forte che il sale brucia in gola.

 
Me medesima, su scogliera nei pressi di Argentiera.

Ci son poi i colori, d'Estate, che d'Inverno non ho mai capito dove vadano, o chi se li porti via.
 
Bosa, porta numero 43.
E la frescura delle grotte sul mare, con quel loro mistero, quell'odore, quei loro disegni, sculture, rumorini di gocce.

 
Ingresso della Grotta di Nettuno.

E il Mare, che abbraccia la Terra, sempre, e la accarezza, e le fa compagnia, anche quando è difficile, anche quando il Sole tramonta, anche quando il Sole gocciola fatica e caldo, lui la rinfresca con il suo blu smeraldo.
 
Veduta di Capo Caccia dalla cima del Monte Timidone.
 
Vicino alla spiaggia di Cala del Porticciolo, tramonto.
 

Arrivo alla spiaggia di Cala Luna, dal sentiero.
Tutto per quella riga di costa dove si incontrano, Mare e Terra, dove si baciano, dove stanno insieme e passano un'Estate così, a rincorrersi, quasi banale, anche loro sotto un ombrellone, di una banalità così semplice e pulita, bellissima.
 
Spiaggia di Cala Luna.
Un posto speciale, insomma, quest'Isola di Sardegna.
E il nostro primo Mare in tre.
Non poteva che essere straordinariamente azzurro.
 
Spiaggia nel Parco Naturale di Biderosa.
 

10 maggio 2015

Diario fotografico di una gita a New York

Domenica pomeriggio a Central Park.

Downtown Manhattan, dall'acqua.

Lady Liberty e il tramonto.







Downtown Manhattan, dall'acqua, la sera.

Sul pianerottolo.

Memoriale dell 11 Settembre 2001, una torre.

Il ponte di Brooklyn e i suoi fili.

Lucine di Downtown Manhattan dall'86esimo piano.

La grande mela?

Exit, Chelsea.

Chelsea.

A passeggio per Broadway dopo uno spettacolo.

New York Public Library.