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11 dicembre 2017

Un giro ad anello in bicicletta da Alkmaar a Texel e ritorno passando per Amsterdam

Per distrarmi da questo inverno bianco e grigio, dalla pioggia sopra la neve, dalle strade salate e da un lago sciapo, rispolvero questo inaspettato scambio di email avvenuto lo scorso Agosto, mese di sole, viaggi ed esplorazioni.
Dovete sapere che avere un blog che parla(va) d'Olanda e dell'Isola richiama un pubblico d'eccezione, e, tra questo, a volte, spunta qualche vecchio amico, che mi ritrova al Bar Itti, nel cercare in rete notizie su di un'Olanda ciclabile.
In un Agosto che adesso sembra così lontano ho risposto alla mia amica, ma in questo Dicembre ho invece pensato di condividere con tutti voi la mia risposta.

Magari così fate in tempo ad organizzarvi, per il prossimo Agosto.

Dunque la vacanza mi è stata descritta così: un giro ad anello in bicicletta da Alkmaar a Texel e ritorno passando per Amsterdam.

Avresti qualche dritta per me?

Fammi  pensare, Alkmaar, Texel e Amsterdam...
Comincio da Texel, che ci ho vissuto quasi 7 anni (e a scriverlo non mi sembra neanche possibile!). 
Se hai tempo, il giro dell'Isola è d'obbligo e comprende più o meno tutto quel che c'è da vedere. Si può fare benissimo in un giorno, una cosa come 10-17, ma dipende molto dal vento.
Sembra uno scherzo, ma no, davvero.
Se c'è vento con forza maggiore di 5 bft, conta che quando pedali controvento vai circa alla metà della velocità a cui vai quando il vento è a favore, quindi puoi decidere da che parte fare il giro a seconda tu voglia faticare la mattina o il pomeriggio. Consiglio di controllare il vento qui, è il sito più affidabile.

Itinerario consigliato dal porto a cui arriva il ferry, in senso orario: ferry, Den Hoorn (c'è un piccolo supermercato, se interessa), foresta, De Koog (centro turistico orrendo, ma con supermercati e servizi), dune, faro, lato nord, poi piegare verso sud, Oudeschild (carino il porto dei pescherecci, possibilità di supermercato e di ristoranti pesce fritto), ferry.
A questo giro mi sento di aggiungere come cosa da fare/vedere:
-  la spiaggia (tutto il lato ovest dell'Isola, più o meno ad ogni accesso c'è anche un bar ristorante, e sono più o meno tutti uguali. Forse consigliato questo, ma, onestamente, sono davvero tutti uguali)
- tratto di strada tra Den Hoorn e spiaggia (Paal 9) con laghi e mucche highlander
- Den Burg, ovvero il villaggio principale
Ovunque si mangia mediamente male (come in tutta l'Olanda, d'altra parte, ma non si va in Olanda per la cucina, no?), comunque per cena e pub consiglio a Den Burg il "De 12 Balcken" (che, nota a posteriori, si è recentemente classificato #9 nella classifica dei 100 migliori bar d'Olanda - d'Olanda, ripeto, quindi non aspettatevi la Luna).
Per informazioni sui orari ferry vedi qui.

Su Alkmaar non so dire molto, la cittadina è carina, molto tipica, io ci sono andata sempre e solo il sabato, che c'è un bel mercato. Se non sbaglio il venerdì fanno una rievocazione del mercato del formaggio in piazza ma non ci sono mai stata. Immagino che le informazioni (se interessano) siano facilmente reperibili su un qualsiasi sito per turisti.
Amsterdam....questa è difficile, perché non so se ci sei mai stata o meno. Diciamo che le cose classiche le trovi su qualsiasi guida, quindi le salto, tipo museo Van Gogh, Rijksmuesem, etc (metti però in conto mooooolta coda, se decidi di visitare questi musei. Se  puoi, acquista i biglietti online che almeno ne salti un po').
Tra queste cose classiche, dico solo che a me è piaciuto molto il Museo Stedelijk, che magari non è proprio il classico museo di Amsterdam, ma se piace l'arte moderna vale la pena.
Molto interessante anche il Tropen Museum (il museo delle colonie), sia la collezione permanente che le cose temporanee (di solito).
Cose che ti consiglio non "classiche" sono:
-prendere il ferry (gratis) dietro la stazione e andare a fare un passeggiata a amsterdam nord. caffè /baretto consigliato in quella zona è questo. Lì intorno è carino, genere post-industrial. Altro bar carino d'estate in quella zona è questo.

Tornando invece ad Amsterdam consiglio:
- passeggiata nel quartiere di Jordaan (se hai voglia di pizza: Pizzeria Perla, riferimento per la comunità italiana ad Amsterdam e circondario)
- come pub/cibo consiglio sicuramente questa birreria, De Prael, comoda, vicino alla stazione e aperta fino a tardi
- più tipica, questa, 't Ij,ma  se ben ricordo chiude alle 20. In quest'ultima, ricordati di accompagnare la birra a un piatto di formaggio con sale e sedano (è il loro stuzzichino classico), sorprendentemente buono

Ed ora, il capitolo più difficile. Il cibo. Direi che la cosa più saggia è mangiare Indonesiano (che è considerato il cibo tradizionale olandese, per loro non è "esotico" come lo è per noi, visto il loro passato coloniale).
Altrimenti Thai, e, nel caso, consiglio il ristorante Siriphon, abbastanza centrale. Se invece sei alla ricerca di qualcosa di più veloce e economico, la catena Burgermeester non è male, anche per i vegetariani, e ad Amsterdam ne conosco almeno due.
Per la sera, e i concerti puoi guardare cosa c'è al Paradiso, di solito fanno cose interessanti, ma attenzione che spesso gli eventi sono sold out molto presto e/o molto cari.

Due altri consigli (non specificatamente richiesti, ma si sa mai):
1) se vuoi girare per Amsterdam, non farlo in bici, a meno che tu non sia una super esperta ciclista del traffico di Amsterdam. I turisti in bici nel cuore della città sono solo una pena, per loro stessi, che si devono barcamenare tra strade che non sanno e un codice stradale che non conoscono, e ancor di più per i locali. Conta per esempio che nelle ciclabili olandesi circolano anche i motorini, ecco, quindi fatti un favore e gira a piedi. La città è veramente piccola e ben servita dai mezzi pubblici.
2) in Olanda si cena presto! tipo dalle 17.30 è già OK. Se andate in un ristorante e volete avere scelta e non gli avanzi, non entrate dopo le 19, mi raccomando. Se la cucina chiude dopo le 21, il ristorante è una trappola per turisti garantito.

Ecco, mi sembra tutto quello che ci sia da dire a riguardo.

Con il senno di poi, quattro mesi dopo, penso a un milione di altre cose che si potrebbero aggiungere, passeggiate, scorci, cose in generale per cui valeva la pena essere in Olanda, ma mi fermo qui. 
Sono forte del fatto che questi consigli abbiano funzionato, e che la mia amica, anche lei espatriata, non solo si sia divertita in vacanza (che è la cosa più importante), ma che abbia avuto anche il tempo e la voglia di fermarsi sulla spiaggia dell'Isola, a respirare il mare e il sale, e a cogliere lo stesso sapore di casa che si sente in tutti i porti del Mondo.

L'Isola, con occhi altrui (fotocredits IF):

Abitanti dell'Isola

Oudeschild e il cielo d'Olanda.

Il faro dell'Isola. Nord.



24 agosto 2017

Nostalgie

Da una settimana a questa parte, ho cominciato a lavorare a tempo pieno. È un cambiamento notevole, dopo quasi due anni da mamma a tempo pieno: T. Mi manca molto, a volte un dolore fisico, tra lo stomaco e il cuore, a pensarlo indaffarato con i compagni e le maestre, senza di me. Ma mi hanno assicurato che si diverte, e mi hanno detto che va bene così, che fa bene a tutti, e io, almeno per questo primo periodo, non posso che fidarmi.
Per riequilibrare l'universo, al secondo giorno di lavoro, ho scoperto di avere una collega originaria dell'Isola, della mia Isola precedente.
Così, se proprio ne ho bisogno, so che posso fare due chiacchiere di vento e di mare, per curare almeno una delle mie nostalgie.

16 giugno 2016

Di scarpe e abitudini

Sono fortunata: per ora non mi è stato dato di vivere in posti normali, città come tutte le altre, posti senza qualcosa di, letteralmente, straordinario. Vengo dalla città più bella del mondo, palazzi di merletto avorio sui canali verdi, mosaici d'oro e silenzio. Ho abitato sei anni su di un'isola del Mare del Nord, vento, dune di sabbia, e Mare del Nord, appunto. E ora me ne sto qui, sulle rive di un lago, in bilico in questa città pendente, tra pascoli, cioccolato e cattedrali.
In ognuno di questi posti mi piace notare come, per la peculiarità del luogo, ci siano degli abiti, o meglio, delle calzature che altrove risulterebbero quantomeno bizzarre, e che invece sono sdoganate o addirittura ben viste non solo per l'uso quotidiano, ma anche per qualche occasione che magari richiederebbe una calzatura più classica, un pranzo di lavoro, chessò, un'occasione, ecco.
Nella città lagunare, parlo ovviamente degli stivali di gomma al ginocchio, che per via dell'acqua alta, passano assolutamente inosservati tra le botteghe eleganti del centro, le chiese, e in un raggio di una trentina di chilometri in treno o in autobus da e per Venezia.
Sull'Isola, parlo degli stivali antinfortunistica da pescatore. Utilissimi su ogni terreno difficile, dalla sabbia al fango, alla neve e al ghiaccio, sono accettati al bar, al ristorante, in ufficio, dal parrucchiere, in spiaggia o in bicicletta. Disponibili in due colori, marrone scuro o marrone tendente al giallo, dividono la popolazione dell'Isola in due, a seconda della scelta cromatica. Perché tutti ne hanno un paio, senza eccezione. Io, per dire, sono della fazione dei gialli.
Qui, nell'opulenta cittadina svizzera, la calzatura sdoganata è senza dubbio lo scarponcino da montagna, che ho visto arrampicarsi nelle stradine centrali, tra una banca e l'altra, entrare in cioccolateria o prendere un caffè di lavoro nei sofisticati bar Nespresso.
Durante i mesi invernali, anche aggirarsi in centro con un paio di sci in spalla è normale. Ho visto gente al supermercato fare la spesa con gli sci sotto braccio. E ovviamente, scarponi da sci ai piedi.
Non proprio la calzatura più comoda per una passeggiata in città, ma tant'è, a volte qui si incontrano eteree donzelle in tacco 12 scalare, o peggio ancora, discendere, i viottoli e le scale di questa città obliqua.
E se la scelta è tra scarponi da sci e tacchi alti, datemi gli stivali da pescatore, vi prego.

30 marzo 2016

Composizione.

Composizione di foresta e tulipani, per armadio svizzero:


Questo per dire che più o meno qui si è finito di traslocare, si è ricominciato a dormire (grazie principalmente a questo libro che, se anche poi l'autore ha ritrattato alcuni punti, se anche magari bisogna prenderlo con le pinze, se anche si può dire tutto e il contrario di tutto, se anche, il fatto è che con T. ha funzionato dal primo giorno, e siamo tutti più contenti, lui e noi), si stanno concludendo le ultime pratiche burocratiche (era ora, dopo due mesi!), e insomma, qui si è, a tutti gli effetti, arrivati.
Così arrivati che nel week end pasquale, oltre alle canoniche pulizie, e alla canonica gita fuori porta all'Isola-ora-non-isola di Ogoz, si ha pure avuto tempo di attaccare foto, in giro per gli armadi e per le pareti. 
Foto di mare, ovviamente, che qui manca il suo sapore salato, e foto di Venezia, che T. non c'è mai stato, e deve abituarsi a una certa idea di bellezza.
Foto di viaggi, perché fra poco si dovrà ripartire, in tre, e sarà tutto diverso.
Foto di pance, perché c'è stato anche un prima, foto di nuvole, per sognare forme volanti, e foto di sogni, per conciliare la nanna.
 
E foto dell'Isola, di sabbia, di schiuma di onde, di foresta e di tulipani, perché è da lì che siamo partiti, e lì abbiamo lasciato il vento forte, la pioggia, la solitudine e il vuoto, ma tutte le cose belle, le abbiamo portate con noi.

12 febbraio 2016

Un nuovo espatrio

Ed ecco che il motivo primo per cui mi trasferii sull'Isola, anni e anni fa, viene meno, così, d'un tratto. Prima dovevo finire un dottorato, poi, l'ho finito.
Non faccio neanche in tempo ad accorgermene, mi fregio del titolo di dottore per pochi minuti, giusto il tempo prima della poppata successiva, giusto il tempo prima di finire lo scatolone successivo.
Che la vita sull'Isola va inscatolata e consegnata alla ditta dei traslochi, che si parte, presto, prestissimo, verso Sud.
Si torna a casa? No, non è ancora il momento. Per adesso gironzoliamo per l'Europa ancora un po'.
E quindi si parte, in auto, con la culla ripiegata nel bagagliaio, il passeggino pure, il mio certificato di dottorato arrotolato fra i calzini, nello zaino, il sale e il pepe e l'olio della casa sull'Isola, che una certa continuità ci vuole, e via, Texel (NL), Echt (NL), Houffalize (BE) e Pont-à-Mousson (FR), e poi Pontalier (FR) e infine, la nostra nuova casa, questa volta sul lago: Losanna.
Ci accoglie al tramonto, dipinta di rosa dalla neve e dall'acqua che l'incoronano.
Niente diga, niente vento.
È una città, con la metro, gli uffici, i bar.
Che ne sarà del Bar Itti?
Ci son salite, discese, montagne, ponti di strade ad attraversare altre strade, scale e ascensori.
E la mia bici?
Le barche ormeggiate a due passi dalla strada, la spiaggia dietro la pineta, una specie di Barcola Alpina.
Ma dove sono le dune sconfinate? La sabbia fina che punge nel vento?
C'è un cielo di città, son sparite le stellate maestose dell'Isola. Sparita la via lattea, sparito il cielo a tuttotondo. 
Soprattutto, sparite le pecore.
Niente belati, solo il cinguettio mattiniero di uccelli cittadini, in sosta tra un albero e un palazzo. Mi mancava, e non me ne ero neppure resa conto, finché non li ho sentiti, dopo tanti anni, con la poppata delle 5.
C'è un lago, qui.
Ma dov'è il mare?

Ci vorrà tempo, pazienza e entusiasmo, per far di questo espatrio nuovo una nuova casa, incastonata fra i monti, sulle rive di un lago grande, o di un mare piccolissimo, se vogliamo.
Ma dall'Isola ormai siamo salpati, e questo è il porto da cui vi scrivo, per il momento.

09 febbraio 2016

Famiglia

Un po' di giorni fa il postino suona alla porta. Deve recapitare qualcosa, l'ho visto avvicinarsi dalla finestra con in mano un pacco, e già sobbalzo di curiosità. 
Apro la porta a vetri e lui con un sorriso mi guarda, mi porge la penna per firmare la ricevuta, e nel suo Olandese più cordiale mi chiede: è lei Famiglia?

Sbircio il pacco, giustamente indirizzato a  "famiglia Subirotamic, via etc etc", e intuisco.
Sì, sono io, sono io Famiglia.  
Olanda, terra della flessibilità e dell'elasticità linguistica, ove "famiglia" si dice "familie", insomma, non era poi così difficile, ma niente, anche stavolta, non ti smentisci.

E allora sulla ricevuta firmo così, Famiglia, che in fondo, è pure un bel nome.


15 gennaio 2016

Le luci della bici

A noi non bastano i milioni di modelli di passeggini in commercio, no, noi vogliamo di più. Cioè, non è che proprio proprio vogliamo, è che ci tocca.
E così al passeggino sono state aggiunte pure delle luci da bici. Bianca davanti, rossa dietro.
La strada sulla quale abitiamo, sull'Isola, non è illuminata.
Ed è bellissimo passeggiare al buio, travolti dalla Via Lattea o dal chiarore della Luna. Meno bello, però, incappare con il passeggino su di un passante oscuro, una bici senza luci, una pecora ribelle, che la notte ci sorprende ancora così presto, il pomeriggio, quassù.

11 gennaio 2016

L'ultima idrolitina.

Non son tanto gli scatoloni che si accumulano negli angoli del salotto, i mobili che spariscono a colpi d'avvitatore, i sacchetti di vestiti da portare al cassonetto apposito, il calendario che è dell'anno scorso e nessuno se ne cura, la mia intera collezione di magneti da frigo imballata e insacchettata in vista di frighi migliori.
Non è tutto questo, che mi ricorda che stiamo lasciando l'Isola, e questa casa.

È l'idrolitina che finisce. I funghi secchi che diminuiscono a vista d'occhio, il riso buono pure, l'olio quasi agli sgoccioli, le riserve di zafferano e di bicarbonato ai minimi storici, e io così, a cuor leggero, ad affrontare tutto questo, pensando che non importa, che bisogna finire tutto, che non devo organizzare al più presto la spedizione di nuove scorte.

È una sensazione strana, la casa che si svuota, il Brioschi che schiumeggia, e poi, più nulla.
Ma quando anche il sale grosso finirà, quello sì sarà il segnale che stiamo davvero per andare, lasciare tutto ed espatriare dall'espatrio, per iniziare altrove.



06 gennaio 2016

Viva Viva la Befana!

È magnifico, la Befana riesce a raggiungerti davvero ovunque: anche se non hai un camino, anche se vivi su di un'Isola sperduta, e se non hai lasciato né mandarini, né pane, né vino, né altri generi di conforto sulla tavola apparecchiata. 
Lei arriva lo stesso, e una calza piena di doni spunta sempre, il 6 gennaio, in un modo o nell'altro.

Io comunque un sospetto ce l'ho. 
A Natale, Moka, il cane di cui si è già parlato qui, ha conosciuto il nuovo Subirotamic, che chiameremo NS, per brevità, e per sottile analogia tra la sua puntualità, e le ferrovie olandesi.
Qui sotto, prova fotografica dell'incontro fra le due bestioline.


Io credo che lei ne sappia qualcosa, di questa storia della Befana. Come spiegare altrimenti il ritrovamento, nel calzino pasciuto, di un'esatta copia del giocattolo preferito di Moka?

Vi chiedete poi quale sia, questo gioco incriminato? 
Che domande, siamo sull'Isola: una pecorella morbida morbida, da sgranocchiare o tenere stretta stretta, a seconda della dentatura di cui si è muniti.

Quest'anno, è ovvio, la Befana si è concentrata sul nuovo, nuovissimo membro della famiglia, ma anche a me qualcosina è arrivato.
E poi c'è chi non ci crede...

24 dicembre 2015

Auguri!

Dopo un anno così denso di tutto, viaggi, città d'oltremare, oceani così grandi da cullare me e chi mi stava nella pancia, mari così azzurri da dipingere, cambiamenti, alcuni inizi, alcune fini, giornate lunghissime d'attesa, e piene zeppe di cose da fare, attenzioni date, ricevute, un anno lungo, insomma, è venuto finalmente il tempo di sedersi, con un po' di torrone in mano, provvidenzialmente spedito e arrivato fin quassù, a godersi il Natale e le feste limitrofe sull'Isola, nella pigrizia di stare a casa solo noi, noi tre, e nella frenesia di quest'aria di partenza che già si respira.
Ma questa è un'altra storia, e per ora, è solo Natale, che per fortuna, nonostante manchino neve, freddo, e pure la brina a ricamare gli alberi, ha saputo arrivare anche qui, con il suo albero, e i suoi doni.
Ed ora a voi risolvere il quesito: ma quassù, nella nostra minuscola capanna dietro la diga, abbiamo un albero piccolissimo, oppure Babbo Natale ci ha portato dei regali davvero giganti? 
In ogni caso, Auguri a tutti!



17 dicembre 2015

Minuscoli drammi quotidiani/31: Menù Natalizi.

Cominciano a comparire, sul giornale locale dell'Isola, ornate di lustrini, neve finta, ricchi premi e cotillon, le pubblicità di cenoni natalizi e di capodanno con relativi menù dei vari ristoranti.
Tenetevi forte: l'immancabile ristorante finto-italiano offre, come primo piatto nel sontuoso menù di Natale, nientepopodimeno che: una pasta aglio, olio e peperoncino.
Per carità, può esser buona, eh.
È che accompagnata da un bicchiere di champagne, io proprio non ce la vedo.

15 dicembre 2015

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus tesi!

Ecco, dopo un incalcolabile numero di anni su quest'Isola, di mare, di onde, di Scienza infusa e profusa, finalmente la mia tesi di dottorato non solo è finita, ma è pure arrivata, fresca di stampa, ed è pronta per i migliori scaffali di tutta Europa.
In stile squisitamente olandese: stampa professionale, grafica di copertina elegante (questo, ovviamente, non in stile olandese), cento copie da appioppare in giro, a amici, parenti, e possibili futuri datori di lavoro, che non si sa mai.
 
Tesi, tesi, tesi.

Uno dei migliori scaffali di tutta Europa (il mio), la tesi, e Rossella.

È buffo pensare che il mio primo libro, il mio primo ISBN, sia scritto in una lingua che conosco appena, e tratti di un argomento che, in questi anni, ho imparato a sapere di non sapere. C'est la vie!
Magari con il prossimo andrà meglio.

11 dicembre 2015

Ingressi, pannolini e sorrisi

Da poche settimane siamo in tre, in famiglia, e siamo già riusciti a finire in una vignetta umoristica, grazie alla nostra ostetrica e fumettista Theda, e ai nostri amici co-isolani urbin-brianzoli.
Ma le minuscole chiappette dell'appena arrivato si arrossavano, ahimè, usando i pannolini alla moda, e così abbiamo provato quelli del Lidl, che fortunatamente avevamo in casa perché appunto gli amici co-isolani urbin-brianzoli li avevano comprati per farli indossare al loro cane, di tanto in tanto, si sa, ma, fallito il tentativo, e constatato una volta per tutte che l'anatomia canina è decisamente differente da quella umana, ci hanno regalato, in vista di chi doveva arrivare.
E l'arrivato ha apprezzato, anzi, le sue minuscole chiappette hanno apprezzato molto il salto di qualità, da un pannolino comprato per moda, a un pannolino comprato per cani.
Lui, abbiamo capito, preferisce i cani, e a noi va bene così.
L'aneddoto però non è passato inosservato all'ostetrica, che oltre a farci un fumetto, pare lo abbia raccontato a mezza Isola, condendolo, l'ha confessato, via via, di particolari sempre più colorati.
E così eccoci, noi tre, gli Italiani dell'Isola, con un sorriso, sulla porta di casa, a recuperare pannolini da chi ce li regala un po' deluso. Prego, perfetto pannolini! - e non c'è altro da aggiungere.
Facciamo il nostro ingresso nel mondo in tre con un sorriso, e un sorriso lo regaliamo. 
Non c'è migliore inizio, né miglior augurio.

Vignetta by Theda





Approfitto poi di questa bellissima copertina per inaugurare anche la nuova rubrica del blog, "De Genitoribus", ove raccoglierò  faccende genitoriali e familiari, in cui verrò allegramente trascinata, d'ora in poi. 

17 ottobre 2015

Cose che si fanno quando si ha tempo di fare le cose

Mi dicono che poi non avrò più tanto tempo per fare le cose, come in questi giorni di attesa, sospesa dal lavoro, sospesa dalla mia vita di prima, ma non ancora dentro quella successiva, sospesa che non può essere altro che Autunno, grigio lento e diffuso, gocciole di pioggia e di umido a cadere una ad una dalle foglie rimaste, perle preziose di cui non ci si cura, e che anzi, ci scrolliamo di dosso e asciughiamo al calore e all'odore dei primi termosifoni accesi.
Così, se dopo non ci sarà tempo, allora un po' di cose le faccio ora.


Delle tasche colorate per organizzare il bagno, che di contenitori e di posto in questa casa non ce n'è mai abbastanza, ed è bene cominciare ad utilizzare anche le aree verticali.



Già pieno.  
Dei biscotti morbidi alla zucca e cioccolato fondente (ricetta qui). L'Isola in questo periodo è tinta di arancioverdegiallo, e ad ogni casa si vendono zucche, lisce e sode da mangiare, o verdi, colorate e bitorzolute da esporre come decorazione non si sa bene dove. Io preferisco l'arancio pieno da mangiare, in tutte le sue sfumature, e, da quanto velocemente finiscono questi biscotti, pare non sia l'unica.


Una coperta grossa e morbida per chi dovrà arrivare, che ce ne sarà bisogno, di un pile caldo in cui stare comodi comodi, e di alcuni simpatici ricci con cui fare amicizia.


L'aquilone come marchio di fabbrica made in Isola

E passeggiate e incontri con compari abitanti dell'Isola, per imparare da loro le arti nordiche di scrutrare l'orizzonte sconfinato di quassù, e dell'attesa.


07 ottobre 2015

Ik ben niet een echte Texelaar*

Un po' di anni fa, sul giornale dell'Isola, al primo di Aprile, comparve un interessante trafiletto.
Poche righe, ma d'effetto.

Uno dei più grandi problemi dell'isolano, allora come oggi, pare infatti sia il suo luogo di nascita.
Il punto è, che se non sei nato sull'Isola, non sarai mai e poi mai considerato un isolano a tutti gli effetti. Con l'onta e il disprezzo che ne conseguono.
Va bene che ci vivi, sull'Isola, che ci soffri tutti gli inverni da quando sei neonato, che ti tuffi nelle acque gelide del Mare del Nord tutte le sante estati, ostentando benessere nonostante i 5 gradi al Sole, va bene che ne conosci tutte le fattorie, se non addirittura tutte le pecore, una ad una, che ne fiuti i cambi di vento con giorni di anticipo, ma se non ci sei nato, se tua madre non ti ha partorito al di qua del Marsdiep, niente: non sei e non sarai mai un "echte Texelaar" (vero e proprio abitante di Texel).
E visto che sull'Isola non ci sono ospedali o cliniche, basta che la madre, per un motivo o per l'altro, preferisca andare in ospedale in terraferma piuttosto che tentare la sorte in casa, come è usanza e ben visto qui, che il gioco è fatto, e il passaporto diventa per te una condanna perpetua all'inferiorità.

Si fatica a crederlo, ma anche l'altra sera, al pub, chiacchieravo con un ragazzo di qui, sui trent'anni, figlio di gente di qui, che vive qui, etc etc, e gli chiedo: sei di Texel? E lui, con gli occhi bassi: ma, veramente sono nato a Den Helder..seguito da un silenzio imbarazzato, quasi in cerca di una degna giustificazione.
Io allibisco, e procedo con la mia birra analcolica, nascondendo al mio interlocutore  il mio crudele piano di condannare il viaggiatore in arrivo alla stessa, deprecabile sorte.

Ma arriviamo al primo Aprile di una manciata di anni fa, dove sul giornale locale compare l'esaltante notizia che sì, finalmente il Comune di Texel è riuscito a conquistare alcuni metri quadri sulla terraferma, e per di più corrispondenti ad alcune stanze dell'ospedale di Den Helder, nel reparto maternità.
Udite udite, le pavide madri che durante il travaglio si fossero prese la briga di salire sul ferry per poi andare a partorire tra gli agi in ospedale anziché tra le amate pecore, avrebbero potuto in ogni caso assicurare un futuro radioso ai figlioletti, scrivendo sul passaporto, come luogo di nascita, orgogliosamente, Texel.
Ma non solo, questi metri quadrati in terraferma avevano pure valore retroattivo, quindi tutti i solerti genitori di bimbi di età inferiore a due anni avrebbero potuto, recandosi prontamente al comune (di Texel), cambiare il luogo ufficiale di nascita del piccolo erede, dall'abominevole Den Helder, alla gloriosa Texel.

Buffo no?
Non si sono divertite  molto però le numerose coppie, con pupetti al seguito, che in data due Aprile si sono presentate alle porte del comune a reclamare, ahimè invano, il cambio di luogo di nascita sul passaporto.
E quando dico numerose, intendo numerose, non una o due.

Con questo si conclude l'aneddoto isolano, ma non la frustrazione di tutti quelli che sul loro passaporto hanno scritto Den Helder, e non Texel.
Da buona Veneziana, un po' li capisco, sarebbe come vedere scritto Mestre sul passaporto, sarebbe dura. Quasi quasi, meglio Den Helder.


* traduzione: Io non sono una vera e propria abitante di Texel

02 ottobre 2015

Un oggi di questi

Ecco le giornate in cui speravo, in questi tempi a casa dal lavoro.
Tempi di pancia a palla, ma con ancora voglia di pedalare un po', di sgranchirsi all'aperto, di vagabondare per l'Isola, di arrivare al mare.





Prima che questa luce d'oro della sera arrivi troppo presto di pomeriggio, prima che ci siano cose più importanti da fare che arrivare in cima alle dune, e vedere il tramonto, il sole arancio tuffarsi nel mare argento, e bianco, le nuvole dipinte, la spiaggia ormai vuota, di sabbia fredda, nuda.

Sembra impossibile che presto ci saranno cose più importanti e più belle di queste a tenerci occupati, ma se diamo retta alle cose che si dicono, pare proprio che sarà così.
E allora, al mare, meglio andarci oggi.

20 agosto 2015

Due o tre cose che mi hanno raccontato della Svezia

In questi tempi d'estate e di ferie, amici da tutto il mondo piovono sull'Isola, chi per omaggiare la pancia che cresce, chi per spezzare un viaggio altrimenti troppo lungo, chi per curiosare sull'Isola, e magari trovarci un tesoro.

B&L, Italiani espatriati nel nord della Svezia, sono passati di qui in piena migrazione agostana di rientro in patria.
Così mi sono fatta raccontare un pochino di questa Svezia, in cui non sono mai stata, ma i cui paesaggi di ghiaccio, i boschi, le aurore boreali, e il buio croccante d'Inverno, devo dire, mi affascinano, nonostante a volte io viva già troppo a Nord per i miei gusti.

Dunque, paesaggi invernali eterei e silenzi innevati: confermato.
Freddo di un freddo che non ci si immagina: confermato.
Aurore boreali viste dalla finestra di casa: confermato.

Però.
In Svezia adorano una torta salata, la Smörgåstårta, ornata di gamberetti, che contiene tutto. E quando si dice tutto, è proprio TUTTO, a quanto pare.
Gli Svedesi, poi, annuiscono con un fischio aspirato. Il che perplime parecchio: se l'aria da aspirare è a venti gradi sotto zero, meglio dire di no.
Inoltre, sono ghiotti di mayonese all'aglio (cosa che li accomuna non poco con gli Olandesi), e la mettono ovunque.
A Natale fanno i biscotti con lo zafferano, perché le altre spezie da biscotti le usano tutto il resto dell'anno.
Si nutrono prevalentemente di pane secco, tipo cracker, e il pane fresco è una rarità.
Considerando quel che si paga e quel che si mangia, andare al ristorante in Svezia è una mezza tragedia, sempre (e anche qui vedo dei vertiginosi punti di incontro con l'Olanda).
Uno dei motivi di questa mezza tragedia, è l'esistenza della pizza con pomodoro, mozzarella, BANANE e CURRY.
Ecco io, dopo questa, mi fermerei a riflettere un poco, così, in silenzio, sulla tanto proclamata civiltà dei popoli nordici.

Poi però.
Ci hanno portato un miele, da lassù, così bianco e soffice da sembrare neve, e la neve vera, invece, a quanto pare, nel mezzo dell'inverno, è così leggera che si può, semplicemente, soffiare via, dalla strada, dall'auto, dal manto di un alce di passaggio.

Insomma, la voglia di camminare imbacuccata di lana tra abeti e betulle non me l'hanno fatta passare del tutto, nonostante la pizza banane e curry, anzi.
Mi è venuta una specie di curiosità, che magari quando ci vado, in Svezia, quasi quasi la provo.
Non mancherò di farvi sapere come va.

17 agosto 2015

Agosto e le sue luci

Come ogni anno, Agosto è la stagione delle luci. 
È da fine Maggio che qui al Nord non le usiamo più, tanto tardi tramonta il Sole, che si è già sotto le coperte, e tanto presto si alza, che il buio lo si vede solo ogni tanto, se si va a fare pipì, tra un sogno e l'altro.
Invece ad Agosto il ritmo ritorna pian piano quello a cui siamo abituati, e la sera, intorno alle undici, ecco, è di nuovo buio. E si accendono le luci. 
Oppure si esce, che non pare vero, questo manto scuro su tutto, che quasi ci eravamo dimenticati, la diga, le pecore, l'erba nera.
E la spiaggia, e il mare. 
Ma ci son luci anche qui. Luci acquatiche, marine, a scintillare dove si rompe l'onda. All'inizio, quasi non ci si fa caso, poi un lampo verdastro si infrange su un molo, poi a riva, e d'improvviso, con la marea che si alza, sono dappertutto.
Sguazzare con i piedi  tra le schegge di luce dà sempre una grande soddisfazione, i piedi avvolti da scarpette di cristallo, che Cenerentola se le sognava.
Niente più buio, al mare, quindi, in queste sere di calma di vento. 
E se, per cercarlo, alzi la testa verso il cielo, sei sopraffatto da una miriade di stelle, luci anche lì, che era tanto che non le si vedeva.
E tante ce ne sono, di stelle, quante ne cadono, ad Agosto.
Con questi cieli nordici a tuttotondo, dove non c'è niente a fermare l'orizzonte, se ne vedono decine e decine, con le loro code morbide e pettinate, precipitarsi verso la Terra per non so quale appuntamento.

Ieri, a contarle, ho addirittura finito i desideri.
Non capita spesso, son sicura sia di buon auspicio.

13 agosto 2015

Di torte, e di altre lievitazioni

L'altro giorno il nostro padrone di casa ci ha regalato un intero scolapasta di ribes: l'orto va bene, pare, quest'estate, con questo misto di tempeste e di giornate innaffiate di sole. 
Così ho fatto una torta, ed è pure venuta bene, assemblando una pasta frolla che in realtà di solito uso per dei biscotti, una crema pasticcera la cui ricetta credo risalga al Giovane (ma fatta con lo zucchero scuro scuro e aromatico), degli amaretti morbidi che qui in Olanda chiamano "bitter koekjes" (biscotti amari, appunto) e i suddetti ribes.
Volevo fare delle foto artistiche a questo piccolo trionfo culinario, ma c'era sempre qualcuno in mezzo...


31 luglio 2015

Minuscoli drammi quotidiani/28: La conservazione del fastidio

Dopo anni di attente osservazioni scientifiche, misure meticolose del microclima locale, attese pazienti al di qua di un vetro sferzato da raffiche di vento, pioggia a secchi, o da chicchi di grandine, posso dire di essere finalmente giunta ad un teorema enunciabile, snello e completo, valido senza eccezioni su quest'Isola.

Enunciato: T + V + CN + P = K

Ossia, qui temperatura (T), vento (V), copertura nuvolosa (CN) e quantità di pioggia (P) si sommano sempre e comunque a una costante (K).
E a una costante che produce del fastidio.
Cosa vuol dire? In parole povere, significa che se c'è il sole, allora tira vento, se invece piove, c'è un caldo soffocante, o se c'è un freddo artico, allora c'è il sole e si vorrebbe quasi andare in spiaggia, o almeno mettere il naso fuori da quattro mura, quasi..., se solo..., etc. etc.
La costante fastidiosa K è difficile da quantificare, ma è pure irrilevante, il punto è che è fastidiosa. Tipo 347, oppure 1/√2, se è una costante normalizzata a 1, uno di quei numeri che non si capisce perché, che non ci si capacita.
Ma che intanto ti remano contro mentre tu pedali controvento, lungo queste strade diritte diritte, piatte piatte.

Non è che questo teorema sia di gran consolazione, in mezzo a tutto questo fastidio, ma almeno ogni giorno posso constatare con compiacimento il successo della teoria.
Che son piccole soddisfazioni da prendersi, in mezzo a tutta questa scienza in cui navigo.