Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Italia. Mostra tutti i post

15 gennaio 2020

Minuscoli drammi/59: Atto I (ovvero, di nascita)

Siamo in Svizzera da ormai quasi 4 anni, tenutari di permesso B, grande, grigetto, bruttino, che rompe il portafoglio. Ci siamo sentiti così bene qui che abbiamo deciso di farvici nascere la nostra secondogenita, non prevedendo però, che la burocrazia per questo genere di cose fosse così ... così ... così. 
E niente, per alcune cose qui in Svizzera è più facile, per altre, effettivamente, no. Ma andiamo con ordine, anzi, cominciamo ancora prima che inizi tutta la storia, quando ancora mi aggiravo agile con il pancione e andavo a visitare ospedali in vista del parto. È in una di queste occasioni infatti che gentilmente mi favoriscono un foglio giallino con la lista dei documenti necessari per produrre un certificato di nascita, qualora se ne presentasse l'occasione. La lista è lunga e in certi punti contraddittoria, è diversa per i cittadini portoghesi (??? - ah, gli accordi bilaterali!), e insomma genera più domande che risposte. Colto da fervore, Subirotamic chiama allora il centralino dello Stato Civile del canton Vaud per avere informazioni dettagliate. Al telefono, viene però liquidato frettolosamente dall'addetto che dice di non preoccuparsi, che non sa esattamente, che dipende, che di solito non ci sono problemi, che mandiamo le carte che abbiamo e poi vedremo quando nasce il bambino. Insomma, un "no se pol, no gavemo, volentieri" triestino in salsa svizzera, e che vuoi che sia, siamo abituati, noi, ai metodi asburgici.
Siamo più o meno in maggio credo. Due o tre mesi dopo, nasce A. Evviva!
Il fiero papà va subito al banco dell'ospedale per fare le carte per la dichiarazione di nascita, con certificati di nascita nostri, di matrimonio, passaporti, cose così. Tanto di solito vanno bene le carte che abbiamo, e poi, vedremo, no?
Passa un mese, A. cresce, ma nessuna carta me la certifica.
Passano telefonate allora Stato Civile con risposte vaghe, siamo in ritardo, sa com'è, l'estate.
All'improvviso, una missiva dallo Stato Civile.
I certificati non vanno bene, alcuni, servono certificati di nascita più recenti, anche quello di nascita del fratello (dall'Olanda, facile), serve recente, servono i nomi dei nonni, tutto da rifare. Intanto è Ferragosto, il periodo migliore per la burocrazia italiana e non solo, e parenti vengono spediti in fretta nei vari comuni italiani a ottenere nuovi certificati.
Una manciata di telefonate dopo,  qualche cambio di addetto al nostro dossier dopo a complicare le cose, colpo di scena, pare che il comune dove è stato celebrato il nostro matrimonio non abbia mai comunicato il fatto al comune di nascita dello sposo, e questo infici la produzione del suo certificato di nascita. Interpellato, il comune del matrimonio, dà la colpa all'ambasciata olandese, che di mezzo c'era, è vero, ma chissà. Si decide comunque di non coinvolgere in tutto questo anche l'ambasciata olandese e tiriamo avanti, il comune del matrimonio viene redarguito da un Subirotamic particolarmente agguerrito, che in due giorni ottiene la sistemazione del suo status e il suo certificato di nascita aggiornato. Che però deve arrivare poi con la posta fino in Svizzera. Il mio arriverà direttamente con i parenti coinvolti nelle operazioni nei vari uffici italiani, che ormai era ora che ci venissero a trovare, tanto questa storia era andata avanti.
E così, dopo esattamente 3 mesi dalla sua nascita, A. ha finalmente un documento che ci informa che, se vogliamo, possiamo richiedere un grazioso certificato di nascita svizzero, con tanto di angolino argentato, per la modica cifra di 30 CHF a copia. Ne richiediamo 3, nell'ebbrezza della conquista non si bada a spese.
Poi sappiamo già che uno servirà per il consolato italiano, perché sì, confermando l'evidenza inconfutabile della sua esistenza, la Svizzera ha finalmente accettato la nascita di A., ma l'Italia? Per l'Italia A. c'è?
Non ancora.
Contatto lo Stato Civile del Consolato di Ginevra per sapere i tempi tecnici della registrazione della nascita di un neonato allo Stato Civile italiano (passo indispensabile per ottenere un qualsiasi documento di identità). A parte che una risposta automatica mi informa che a causa di un'inondazione del palazzo il consolato non lavora a pieno regime, mi si dice che la registrazione avviene: subito se ci si presenta di persona, dopo 3 mesi se si invia il certificato per posta.
Eccoci quindi in treno, io e la neonata, a fine Ottobre, per andare di persona al Consolato di mercoledì senza appuntamento (come consigliato per email dal gentile collega del Console). Sulla porta del Consolato, a Ginevra, c'è scritto che a causa dell'inondazione il mercoledì non ricevono più senza appuntamento.
Faccio finta di non aver letto il cartello, e entro nell'elegante palazzina puntando tutto sulla tenerezza suscitata dalla neonata negli astanti.
Incredibilmente non ci sono scale tra me e l'ufficio dello stato civile, evvai!, ma a fermarmi c'è un cartello che impedisce l'entrata nell'ufficio dei passeggini.
Non vorrete mica che la lasci fuori? Chiedo quando è il mio turno. Ma no signora si figuri entri pure.
Evito la mia solita pedanteria e non chiedo nulla sulla funzione del cartello affisso fuori dalla porta.
A. è ora registrata anche in Italia, tutti hanno finalmente ammesso che è nata,  possiamo quindi valicare il confine di Stato e passare il Natale in famiglia?
Orrore! Eresia! Il certificato di nascita e la registrazione non sono assolutamente documenti validi per l'espatrio, come tragicamente mi informa l'impiegata consolare, e non si ascolti la gggente che dice di aver  viaggiato con questi documenti, che ti rimandano indietro alla frontiera, che ti prendono il bambino, che a Genova una coppia è dovuta tornare in Svizzera (ora che ci penso, non so cosa intendesse riportando le disavventure di questa giovane famigliola, ma non volevo certo interrompere la serie di drammi snocciolati dall'improvvisata Cassandra consolare), che insomma, anche in questo frangente, "no se pol, no gavemo, volentieri" triestino, in questo caso però in salsa emigrato italiano in Svizzera.
E va bene, signora, mi ha convinto, faremo il passaporto anche a questa bimba, come avevamo fatto con T. all'ambasciata olandese, con prezzo maggiorato e validità ridotta. Si può fare ora?
No perché ci vuole l'appuntamento.

E finisce così, questa storia, tre giorni tre prima del nostro treno per l'Italia, questa volta anche con Subirotamic che per i passaporti dei minori ci vuole tutto il parentado, di nuovo in gita a Ginevra.
Per fortuna un amico siriano-tedesco, attualmente residente nella zona, mi aveva consigliato il miglior ristorante libanese della città e a Ginevra, oltre a ottenere finalmente dei documenti validi per l'espatrio per A. (4 mesi e mezzo dopo la sua nascita), abbiamo pure pranzato bene.

23 dicembre 2017

Caro Babbo Natale...

   
Caro Babbo Natale,

In questi anni di spostamenti natalizi per raggiungere casa, mi sono resa conto di quanto difficile sia spostarsi d'inverno: mi hanno rallentato la nebbia e l'acqua alta veneziana, mi ha quasi fermato l'acqua bassa di Texel. Mi hanno stupito i ritardi dei treni nordici per le foglie cadute sui binari, mi ha intontito la neve fina fina sulle autostrade tedesche. Mi ha steso l'influenza presa all'asilo e quella presa da quello che l'ha presa all'asilo. Vedremo quest'anno, con un passo e relativo tunnel chiusi da mesi, e l'altro già sepolto di neve.

Ma tu, a fare il giro del mondo in una notte, a Dicembre, come fai?

Buon Natale a tutti, ci vediamo l'anno prossimo!

12 luglio 2017

Sardegna, o di un'estate regalata.

C'è chi vuole la Luna, e chi riesce a prendersela (come quel tizio a Castelsardo, in mezzo alle foto).
E c'è anche qualcuno, fortunato, a cui la Luna viene regalata, inaspettatamente, in una settimana qualsiasi di inizio giugno.
Così, d'un tratto, mi son stati regalati: un lavoro (temporaneo, eh, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare) con inizio a metà agosto, un posto all'asilo per l'erede, e, di conseguenza, due mesi di non-ricerca del lavoro.
Mi hanno regalato un'estate!

Così, per festeggiare, si è presa una nave e, a distanza di due anni, eccoci di nuovo in Sardegna! Questa volta in tre, ufficialmente.
Qui a bordo lago, mi mancavano il sale del mare, i fondali da esplorare con la maschera e le pinne, l'ozio pomeridiano delle pinete ombrose a bordo spiaggia, i tramonti tragici e scoscesi sulle onde.
Mi mancava quest'isola blu e ocra, con ancora qualche punto di verde, perché è ancora giugno e il Sole non ha ancora bruciato tutto.

Ma anche, come tutte le volte che si torna in un posto, quante cose nuove!
Un bimbo a cui mostrare come si nuota, un bimbo a cui mostrare come si gioca con la sabbia, come si cammina sulle conchiglie (in braccio), come si condivide un gioco, come si distingue l'acqua dalla terra.
Un'amica da andare a trovare a Cagliari, da ritrovare su una spiaggia di farina bianca, e da ritrovare ancora, ancora, e ancora, ogni volta che un po' di quella  sabbia finissima compare tra le pieghe della mia borsa, o fra i giochi di T..
Il Nord, che due anni fa non avevamo esplorato, che sembra una prua affilata, abituata a fendere il mare, odore di sale fin su sulle roccaforti, vento tagliente.

Così è passata la nostra settimana al mare, ci ha colorato la pelle, ci ha ricordato un po' la nostra vita sull'Isola, non per il clima, ma per le dimensioni del nostro bungalow. Ci ha presentato persone nuove, posti nuovi.
Ora, davanti a me, non più decine di email al giorno di improbabili annunci di lavoro, non più lettere di motivazione, non più letture sulle giuste risposte da dare ai colloqui.
Solo lago, monti, piscine ... e un neanche dueenne a casa per la pausa estiva.
Oops, volevo dire, e relax.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: autoritratto su roccia e mare; Basilica di San Gavino a Porto Torres, dettaglio dello stemma del Giudicato; Subirotamic e T. in visita al villaggio nuragico di Palmavera; una delle Torri di Porto Ferro; uno che ha preso la Luna, a Castelsardo; spiaggia di Putzu Idu; San Gavino a cavallo, sempre nella Basilica a lui dedicata; la Torre del Porticciolo; la Torre  della Pelosa.



12 giugno 2017

Meno dieci, silenzio, e me.

Per chi ha pezzi di famiglia sparsi in giro per l'Europa, non è facile avere del tempo per sé. C'è un piccolo da accudire, e il famoso villaggio che dovrebbe crescere il bambino è lontano un viaggio intero. Vivere in Svizzera e essere disoccupate, se per caso ve lo state chiedendo, non aiuta a sentirsi particolarmente motivate ad assumere una baby sitter, sia anche per poche ore. Ne consegue che quando capita di passare un po' di tempo dall'altra parte di quel viaggio, le possibilità aperte da alcune ore di libertà spalancate dalla presenza dei nonni sono a dir poco vertiginose.
Così ne ho approfittato, e ho preso la mia mezza giornata.
Di silenzio, di profondità, e per me.
Sono stata a 10 m di profondità, distesa su una delle piattaforme della piscina più profonda del mondo, dopo aver scoperto che si trova a pochi chilometri da Venezia.
Insieme al mio istruttore, G., ho passato due ore ad andare a fondo, io, il mio costume, la maschera e le pinne. E basta.
L'acqua termale rende la muta superflua. 
L'aria che non c'è rende la maggior parte dei movimenti superflui.
Anche i pensieri, non c'è aria per loro. 
C'è solo per scendere.
Starsene sul fondo di un mare artificiale, ma schiacciata da una pressione reale che mi tiene insieme.
Ascoltare fuori, ascoltare dentro.
Bello.
Poi c'è la confusione italiana del treno per tornare a Venezia, e T. con le sue prime chiacchiere, e i nonni con le chiacchiere accumulate per via di questi viaggi che ci separano.
Anche questo, bello.
È come respirare a pieni polmoni.

A volte, però, è bello anche trattenere il fiato.

13 aprile 2017

Minuscoli drammi/48: Le tasse.

Chiamare il periodo delle dichiarazioni dei redditi un "minuscolo dramma", quest'anno, è a dir poco un eufemismo. Infatti a breve batterò il mio record personale e riuscirò a pagare le tasse relative al 2016 in ben tre Paesi più o meno europei contemporaneamente.
Che sappiate voi, si vince qualche cosa?
L'aspetto più bizzarro della faccenda è che ho delegato a un mio carissimo amico commercialista l'affare Italia, ma mi ostino, in queste prime lunghe notti di primavera, insieme a Subirotamic mio consorte anche in questo dramma, ad affrontare spavalda le dichiarazioni relative ai miei due Paesi adottivi, entrambe in lingue che non conosco.
Cominciamo dal formulario M. Che cos'è il formulario M? Il formulario M non è altro che il formulario con il quale si può fare la dichiarazione dei redditi olandese relativa ad un anno in cui si è vissuto solo parzialmente in Olanda. 
Di solito, dato il Paese burocraticamente evoluto, la dichiarazione dei redditi si fa sul pc di casa, usando un pratico programmino messo a disposizione dal Ministero, anche in versione Linux. Che comodità!
Peccato non sia possibile per gli anni in cui si è vissuto solo parzialmente nel Paese. Per quegli anni, c'è il formulario M. Cartaceo. Approssimativamente 100 pagine per esattamente 114 pagine di istruzioni. Ovviamente in olandese. Scadenza in luglio, e sento già i minuti gocciolare via inesorabili.

Unica consolazione: una volta compilato il formulario M, la dichiarazione dei redditi per il canton Vaud, online e nel più orecchiabile francese, non potrà che sembrarci una passeggiata.
Spero.

21 ottobre 2016

Minuscoli drammi quotidiani/43: Il codice fiscale.

Scusate se di questi tempi si accumulano minuscoli drammi, ma che ci posso fare, mi vengono addosso da tutte le parti, li trovo dappertutto, anche nella cassetta della posta.
L'ultimo, infatti, è arrivato sotto forma di lettera nientepopodimeno che da parte del Consolato Generale d'Italia a Ginevra.
Mi si comunicava, in data circa metà ottobre, che la domanda di attribuzione del codice fiscale per il mio figlioletto (inviata in data circa metà LUGLIO) era andata a buon fine (e menomale!), il codice era attribuito, e la tesserina sarebbe arrivata veloce veloce (fra tre mesi), a Ginevra (vabbè, si farà una gita a Ginevra...).
Perfetto, do giusto un'occhiata ai dati anagrafici e ... NooOOOoooOOoOO.
Nato in: Svizzera.
Ma come? Dopo tutta la fatica sull'Isola, con il pancione, il ferry preso alle 6 del mattino per andare in ospedale, con le acque rotte e un bimbo pronto per venire al mondo, un parto in Olandese/Inglese/Italiano, dopo i pasti indonesiani in ospedale, e i celeberrimi paninetti olandesi a colazione e a pranzo (ma uguali uguali, eh), dopo il ritorno sull'Isola con un pacchettino di bambino di neanche 24 ore, un trasloco internazionale con il medesimo pacchettino avente soli 3 mesi, e mi venite a dire, nato in Svizzera??

Precipitatami al telefono, per una congiunzione astrale favorevole, al consolato mi hanno risposto subito, e allarmati mi hanno passato chi di dovere. E niente, effettivamente nella domanda è tutto corretto, ma c'è stato un errore da parte loro, e si affretteranno subito a chiamare Roma, sperando che non sia "troppo tardi".
"Troppo tardi" per cosa? penso io, mica esplode, il codice fiscale, se c'è un errore...spero.

Immagino che alla fine, un codice fiscale mi arriverà (o meglio, andrò probabilmente a prenderlo io a Ginevra), e da quell'accozzaglia di lettere e codici sarà difficile decifrare se è stato registrato come nato in Svizzera, o nei Paesi Bassi.
Però voi sappiatelo, che quasi un anno fa, lui è nato a due passi dal mare, a due passi da un faro, con un cappellino da marinaio blu, pronto per salpare a vele spiegate.

10 ottobre 2016

Minuscoli drammi quotidiani/41: L'equipollenza.

Nonostante la bellissima parola, "equipollenza", il concetto mi ha fatto letteralmente andare fuori dai gangheri, altro che minuscolo dramma.
Capita che io sia in cerca di un lavoro, e che sia di "larghe vedute" - o disperata, fate voi -, e che cerchi un po' ovunque, anche in patria.
Ed ecco aprirsi una buona possibilità, addirittura all'Università di Venezia!, per un posto da coordinatore/coordinatrice di progetti internazionali su tematiche ambientali/clima: perfetto. È fatta, farò domanda, penso ingenuamente. Vogliono un dottorato in materie inerenti, conoscenza inglese, cose così, ci siamo.
Comincio la domanda online sul sito dell'Università, e sembra tutto così facile, finché non mi imbatto nell'equipollenza.
Equipollenza del dottorato.
Mmmm.
"Se avete conseguito un dottorato all'estero, ci vuole l'equipollenza."
Boh, ma io ho conseguito il dottorato in Europa, in seno alla grande famiglia Europea in uno dei paesi più acclamati e invidiati - L'Ollandia!, vuoi che mi chiedano l'equipollenza, per di più per un posto da coordinatore internazionale? forse sarà per le Università extra-europee, penso ingenuamente. Scrivo alla segretaria che ci deve essere un errore, mi si risponde assolutamente no, si deve fare l'equipollenza.
E va bene, penso ingenuamente, faremo l'equipollenza. Dopo tutto, al mio congedo, la magnifica e prestigiosa e la "facciamo come" Università di Utrecht mi ha spedito a casa con tre bei documenti attestanti il mio dottorato: in Olandese, in Inglese, e pure in Latino. Non sarà difficile dimostrare il mio dottorato a una commissione italiana, mal che vada posso passare per il Vaticano e il suo amore per le lingue morte, no?
No.
Vi risparmio i dettagli, sottolineando solo alcuni fra i certificati più bizzarri, oltre alla solita modulistica varia e banali copie di documenti di identità, richiesti per la procedura di equipollenza (fonte ministeriale qui):

- copia autentica del titolo di studio estero tradotto e legalizzato, con allegata dichiarazione di valore;

Dove per "tradotto" si intende "tradotto in Italiano" da un traduttore ufficiale (a pagamento), o dall'ambasciata olandese in Italia, o dall'ambasciata italiana in Olanda. 
Facile, per uno che vive in Svizzera.

Ah, e dove "legalizzato" si intende, boh, credo sia un timbro,  ma in ogni caso bisogna farlo "prima che venga richiesto alla competente autorità diplomatica italiana di emettere, sul titolo stesso, la Dichiarazione di valore in loco".  
Mah.
Ma tranquilli, non si deve legalizzare, ma solo "apporre una postilla" (= semplicemente un altro tipo di timbro, ma si capisce solo alcuni paragrafi più tardi) in caso il paese rilasciante abbia firmato la mitica "Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961". 
Ottimo, penso io. La convenzione dell'Aia, l'avrà firmata l'Olanda, no?
Almeno questa sì, l'ha firmata, ma non avendo firmato la Convenzione Europea di Bruxelles del 1965, tutta la procedura è comunque a pagamento.
Resto basita.
La dichiarazione di valore, invece, è "comodamente" rilasciata dall'ambasciata italiana in Olanda. Sempre facilissima da ottenere, per chi come me abita in un terzo paese.

- copia autentica tradotta e legalizzata, con allegata dichiarazione di valore, del piano degli studi compiuti, esami superati e relativa votazione; tale certificazione deve essere rilasciata dall'Università.

Mi fa piacere, ma non so se si sono accorti che non in tutti i paesi, anzi, nella stragrande maggioranza dei paesi, europei e non, durante il dottorato NON si fanno esami, NON si ha un piano di studi, ma si fa SOLO ricerca.
E a volte, udite udite, non c'è nemmeno un'Università di mezzo, ma solo un istituto di ricerca.
Idem come sopra, poi, per traduzioni e legalizzazioni. 

Ecco. 
Come potete ben immaginare, la domanda per quel posto non sono riuscita a farla, e, come me, immagino molti altri, che ormai vivono altrove, scappando di contratto in contratto da un paese all'altro.
Penso ai vantaggi dell'Europa, che almeno - almeno - avrebbe dovuto facilitare questo tipo di cose.
Penso al mio portafoglio grande e pesante, perché qui in Svizzera, fuori dall'Europa, devo portarmi in giro un vistoso permesso di soggiorno.
Ma l'equipollenza del mio dottorato non me l'ha chiesta nessuno, e si rivolgono a me come "dottoressa".

E allora oggi, purtroppo, preferisco la mia borsetta un po' più pesante all'equipollenza, nonostante il suo suono melodioso e un po' fiabesco.

09 settembre 2016

Intanto.

Non scrivo molto qui, di questi tempi, e me ne scuso, con voi, sì, un pochino, ma soprattutto con me, che scrivere mi fa bene e farei meglio a ritagliarmi un po' più di tempo per questa sana attività.
Ho la scusa pronta: ultimamente c'è sempre qualcos'altro da fare!
Un diecimesenne che si è messo a gattonare per la casa, e a ridere e a ballare e a farmi divertire.
Un lavoro da trovare, un appartamento da cercare, un posto, anche un'ora, in un asilo, che in questa città sembra più raro dell'oro (miglior riposta finora: signora, ci chiami di nuovo ad AGOSTO 2017, ma non credo avremo posto neanche il prossimo anno...???).
Una lingua nuova da imparare, dei lavori vecchi, da scienziata, da finire.
Dovrei imparare a  sfruttare meglio il mio tempo, tra un pisolino del diecimesenne e l'altro, le pappe da preparare, le spese da fare. 
Credo però di star migliorando, e voglio migliorare, su questo frangente. Promesso.

Intanto, per non rimanere con la penna ferma, mi sono improvvisata traduttrice dall'inglese all'italiano di alcuni articoletti scientifici per ragazzi.
Per chi fosse interessato, gli articoletti, che trovate qui, parlano delle ultime novità nel campo delle Scienze della Terra, Oceanografia e Meteorologia. 
Ideali, a mio parere, per tutti i ragazzi curiosi, o per insegnanti e genitori che vogliono proporre qualcosa di attuale e interessante.
Pian pianino tutti gli articoli vengono tradotti dall'inglese nelle svariate lingue europee, in modo da raggiungere un pubblico sempre più vasto.
Io mi fregio di fare la mia parte, imparo, e mi diverto.

Intanto, per la Scienza, va bene così. 
Per attività più impegnative e postdottorali varie, sarò venale, ma preferirei essere pagata.

26 maggio 2016

Ipotesi di complotto (cit.)

Da un po' di tempo circola in famiglia un'idea sovversiva sul fatto che al mondo, in realtà, esista un'unica, grande fabbrica di pannolini, che alla fine del processo di produzione, a seconda della marca, ci stampa sopra il disegnino prescelto, frutto dei più recenti studi in fatto di design per pannolini, ci spruzza un po' di colore violablu o verdeazzurro, in tonalità rigorosamente neutre, sempre a seconda della marca, et voilà, ecco pronti pannolini diversi, dai prezzi più disparati, da spedire ai vari scaffali dei supermercati di tutto il globo terracqueo.
Fino all'altro giorno era solo un'ipotesi vaga, supportata dal fatto che ormai qui si sono già acquistati pannolini in quattro diversi paesi europei (Olanda, Francia, Svizzera e Italia), in un arcobaleno di diverse marche per ciascun paese, e sostanzialmente, la fattura dei pannoletti mica cambiava. O erano del tipo "cartonato", o del tipo "sofficini", rispettivamente, nella nostra ricostruzione complottistica, prodotti di generazione N, o generazione N+1, indipendentemente dalla marca (vedi i pannolini della Lidl, che in identica confezione sono di tipo "sofficini" in Francia, di tipo "cartonato" in Svizzera, e misti in Olanda, a seconda della partita nello specifico supermercato).
Ora però c'è di più. E la cosa comincia a puzzare. E non lo dico per fare facile umorismo allusivo allo scopo di questi benedetti pannolini.
Eccovi due fatti, apparentemente indipendenti.
Primo fatto.
Un po' di settimane fa, qui a casa, si è approfittato di una buona offerta di pannolini alla Coop (Svizzera), e se ne è fatta una scorta. Sulla confezione, i pannolini presentavano un motivo decorativo a tema "occhi di ranocchio che adocchia diversi tipi di insetti". 
Aperto il pacco, in realtà i pannolini presentavano un motivo decorativo a tema "Raperonzolo e i suoi capelli". Poco male. 
Secondo fatto.
Qualche giorno fa, in Italia, si è acquistato un pacco di pannolini, giusto per non trovarsi senza, al Centro commerciale Discount di un noto paese del pordenonese. E indovinate qual'era il motivo decorativo (questa volta sia sulla confezione che sui pannolini!)? L'appetitoso "occhi di ranocchio che adocchia diversi tipi di insetti"!

Non ci sono più dubbi, la storia della fabbrica unificata di pannolini e una realtà.
Ed ecco svelato il suo segreto anche a voi, fortunati lettori!
Sentitevi ora liberi di affluire in un qualsiasi supermercato e comprare una qualsiasi marca di pannolini a vostra scelta (economica, etica, estetica, et cetera).
Vi auguro di trovarvi il ranocchio affamato, o l'ippopotamo felice che sguazza nel suo stagno. Che anche quest'ultimo tema, come "facile umorismo allusivo" su di un pannolino, non è niente male.

11 gennaio 2016

L'ultima idrolitina.

Non son tanto gli scatoloni che si accumulano negli angoli del salotto, i mobili che spariscono a colpi d'avvitatore, i sacchetti di vestiti da portare al cassonetto apposito, il calendario che è dell'anno scorso e nessuno se ne cura, la mia intera collezione di magneti da frigo imballata e insacchettata in vista di frighi migliori.
Non è tutto questo, che mi ricorda che stiamo lasciando l'Isola, e questa casa.

È l'idrolitina che finisce. I funghi secchi che diminuiscono a vista d'occhio, il riso buono pure, l'olio quasi agli sgoccioli, le riserve di zafferano e di bicarbonato ai minimi storici, e io così, a cuor leggero, ad affrontare tutto questo, pensando che non importa, che bisogna finire tutto, che non devo organizzare al più presto la spedizione di nuove scorte.

È una sensazione strana, la casa che si svuota, il Brioschi che schiumeggia, e poi, più nulla.
Ma quando anche il sale grosso finirà, quello sì sarà il segnale che stiamo davvero per andare, lasciare tutto ed espatriare dall'espatrio, per iniziare altrove.



17 dicembre 2015

Minuscoli drammi quotidiani/31: Menù Natalizi.

Cominciano a comparire, sul giornale locale dell'Isola, ornate di lustrini, neve finta, ricchi premi e cotillon, le pubblicità di cenoni natalizi e di capodanno con relativi menù dei vari ristoranti.
Tenetevi forte: l'immancabile ristorante finto-italiano offre, come primo piatto nel sontuoso menù di Natale, nientepopodimeno che: una pasta aglio, olio e peperoncino.
Per carità, può esser buona, eh.
È che accompagnata da un bicchiere di champagne, io proprio non ce la vedo.

20 agosto 2015

Due o tre cose che mi hanno raccontato della Svezia

In questi tempi d'estate e di ferie, amici da tutto il mondo piovono sull'Isola, chi per omaggiare la pancia che cresce, chi per spezzare un viaggio altrimenti troppo lungo, chi per curiosare sull'Isola, e magari trovarci un tesoro.

B&L, Italiani espatriati nel nord della Svezia, sono passati di qui in piena migrazione agostana di rientro in patria.
Così mi sono fatta raccontare un pochino di questa Svezia, in cui non sono mai stata, ma i cui paesaggi di ghiaccio, i boschi, le aurore boreali, e il buio croccante d'Inverno, devo dire, mi affascinano, nonostante a volte io viva già troppo a Nord per i miei gusti.

Dunque, paesaggi invernali eterei e silenzi innevati: confermato.
Freddo di un freddo che non ci si immagina: confermato.
Aurore boreali viste dalla finestra di casa: confermato.

Però.
In Svezia adorano una torta salata, la Smörgåstårta, ornata di gamberetti, che contiene tutto. E quando si dice tutto, è proprio TUTTO, a quanto pare.
Gli Svedesi, poi, annuiscono con un fischio aspirato. Il che perplime parecchio: se l'aria da aspirare è a venti gradi sotto zero, meglio dire di no.
Inoltre, sono ghiotti di mayonese all'aglio (cosa che li accomuna non poco con gli Olandesi), e la mettono ovunque.
A Natale fanno i biscotti con lo zafferano, perché le altre spezie da biscotti le usano tutto il resto dell'anno.
Si nutrono prevalentemente di pane secco, tipo cracker, e il pane fresco è una rarità.
Considerando quel che si paga e quel che si mangia, andare al ristorante in Svezia è una mezza tragedia, sempre (e anche qui vedo dei vertiginosi punti di incontro con l'Olanda).
Uno dei motivi di questa mezza tragedia, è l'esistenza della pizza con pomodoro, mozzarella, BANANE e CURRY.
Ecco io, dopo questa, mi fermerei a riflettere un poco, così, in silenzio, sulla tanto proclamata civiltà dei popoli nordici.

Poi però.
Ci hanno portato un miele, da lassù, così bianco e soffice da sembrare neve, e la neve vera, invece, a quanto pare, nel mezzo dell'inverno, è così leggera che si può, semplicemente, soffiare via, dalla strada, dall'auto, dal manto di un alce di passaggio.

Insomma, la voglia di camminare imbacuccata di lana tra abeti e betulle non me l'hanno fatta passare del tutto, nonostante la pizza banane e curry, anzi.
Mi è venuta una specie di curiosità, che magari quando ci vado, in Svezia, quasi quasi la provo.
Non mancherò di farvi sapere come va.

05 agosto 2015

Minuscoli drammi quotidiani/29: I Calzini, e il sogno europeo.

Un minuscolo dramma, questo, che viene dalla vicina e ridente Germania, segnalatomi da Luca Turpi, amico e collega (cit.), e dallo stesso definita "una manifestazione del sogno europeo": i Calzini.

Grazie per tutto questo, ditta Boboli!
Mi prendo la libertà di interpretarli come calzoni di pizza ripieni di kebab di pollo e una non meglio specificata salsa, che per le loro ridotte dimensioni sono stati ribattezzati, ahimè, calzini.
La chicca, e il sogno europeo, sta nel fatto che questo è un prodotto "italiano", fatto in Olanda (!), e venduto in Germania come cibo da veri e propri gourmet, a fianco, udite udite, dei mitici tortelli Giovanni Rana.
Se vi è venuta l'acquolina in bocca, il supermercato dove si possono trovare si chiama Perfetto.
Che dire: touché.

07 luglio 2015

Di Isola in Isola...

Si è andati, di Isola in Isola, in vacanza, dal Mare del Nord al Mediterraneo, in Sardegna, che il primo giorno, quasi, la differenza non si notava, vento forte da Ovest, la sabbia bagnata, le onde arrabbiate a rompersi a riva, schiumando.

Spiaggia di Piscinas.
Ma in vacanza, si sa, è tutto diverso. Sarà stato il sale nell'aria, a cui qui al Nord non siamo più abituati, il sale del Mediterraneo, cristallino e prepotente, che tira sulla pelle, che pizzica la lingua. O sarà stato perché in vacanza basta un'ora, e tutto cambia. Non ci sono mesi di grigio, ci sono solo attimi di tempesta, e attimi di Sole, di verde, di blu.
 
Belvedere a Nebida.
Cala Domestica, indecisa tra la tempesta e il Sole.
Poi l'Estate ha preso il sopravvento, e non ci sono stati più dubbi. Solo spiagge di quarzi scolpiti dal mare, arrotondati, resi quasi soffici dalle onde, e pomeriggi a guardarne i chicchi, anche solo una manciata è sufficiente.
 
Paleospiaggia di Is Aruttas.
Che poi, ti volti un attimo dall'orizzonte marino, e ci son spighe che già abbagliano,
 
Alle spalle della spiaggia di Mari Ermi.
o villaggetti votivi, che son votivi da tremila anni, passando via via da una divinità all'altra, dall'Acqua, la Madre Terra, fino ad arrivare a San Salvatore. Che in fondo a una scala ripida la cripta con il pozzo sacro ancora c'è, e chissà fra mille anni, quale dio ci berrà.
 
Villaggio di San Salvatore.
Ho anche imparato che in questa Sardegna si può viaggiare nel tempo, e quando fuori c'è un Sole rovente, che solo gli ulivi riescono a tenere un po' in là, si può entrare in un nuraghe, e guardare il mondo proprio come lo vedevano tremila anni fa, da dentro le stesse pietre, sotto lo stesso Sole rovente, e pensare che l'Estate, in tutto questo tempo, non è poi cambiata così tanto.

 
Nuraghe a S. Cristina, da dentro a fuori.
Oppure si può volare, in cima a una scogliera sul mare, e respirare così forte che il sale brucia in gola.

 
Me medesima, su scogliera nei pressi di Argentiera.

Ci son poi i colori, d'Estate, che d'Inverno non ho mai capito dove vadano, o chi se li porti via.
 
Bosa, porta numero 43.
E la frescura delle grotte sul mare, con quel loro mistero, quell'odore, quei loro disegni, sculture, rumorini di gocce.

 
Ingresso della Grotta di Nettuno.

E il Mare, che abbraccia la Terra, sempre, e la accarezza, e le fa compagnia, anche quando è difficile, anche quando il Sole tramonta, anche quando il Sole gocciola fatica e caldo, lui la rinfresca con il suo blu smeraldo.
 
Veduta di Capo Caccia dalla cima del Monte Timidone.
 
Vicino alla spiaggia di Cala del Porticciolo, tramonto.
 

Arrivo alla spiaggia di Cala Luna, dal sentiero.
Tutto per quella riga di costa dove si incontrano, Mare e Terra, dove si baciano, dove stanno insieme e passano un'Estate così, a rincorrersi, quasi banale, anche loro sotto un ombrellone, di una banalità così semplice e pulita, bellissima.
 
Spiaggia di Cala Luna.
Un posto speciale, insomma, quest'Isola di Sardegna.
E il nostro primo Mare in tre.
Non poteva che essere straordinariamente azzurro.
 
Spiaggia nel Parco Naturale di Biderosa.
 

02 marzo 2015

Minuscoli drammi quotidiani/27: Pizza Quattro Stagioni.



Questa foto, scattata al supermercato l'altro giorno, è di per sé un capolavoro di microdrammaticità quotidiana, tanto che pensavo di non aggiungere altro.
Ho poi realizzato, però, che non tutti sono ugualmente familiari con il concetto di "Cup a Soup" (e beati voi!), quindi spiego.
Trattasi di buste monoporzione di zuppa liofilizzata (Soup) da sciogliere in acqua bollente in una tazza (Cup) da tè, come suggerito dalla graziosa immagine sulla confezione.
Una sorta di tisana solubile.
Al gusto "Pizza Quattro Stagioni".
Affrettatevi ad accaparrarvela: è in edizione limitata!

15 gennaio 2015

Dicembre 2014 - Gennaio 2015


Essenziale e immaturo riassunto fotografico di dettagli irrilevanti raccolti in questo mese appena passato, e straordinario.
Davvero straordinario: nel bene e nel male, son cose che si fanno una volta nella vita, e per fortuna!
Un riassunto fotografico, questa volta, perché a parole, vi assicuro, sbrodolerei troppo, ma un compendio andava pur fatto, se non altro per dovere di cronaca.
E allora, mi dilungo sui dettagli, che sono quelli che sfuggono, ma che poi, a volte, sono anche quelli a costruire l'importante.

Come mi ha augurato Subirotamic all'inizio della nostra avventura, non lasciamoci distrarre, rimaniamo attenti, a noi, a tutto.
All'insieme, ma anche ai dettagli, che il rumore del vento non sia mai per noi uguale, nel Mare del Nord, o tra i tracciati Etruschi.
Un agurio a me, quindi, per il nuovo anno e la nuova vita che inizia, e a tutti, per il futuro, di notare, i dettagli, e le differenze, e scegliere da che parte stare; di godere delle differenze, e di sorprenderci delle somiglianze.
Di imparare dalle differenze, e di farla, ogni tanto, questa differenza.
In fondo, basta un dettaglio.

Un'idea di abito. E di futuro.
Tutto pronto per salpare (quasi).
Partiti! Utrecht.
Prima tappa: un tubo. Bravo K.! Un giorno s'io non andrò sempre fuggendo...
La Felicità è fatta (anche) di bottoni colorati.

D'Inverno, bastano una giornata di sole e un giro in gondola a cambiarti la vita. fotocredits: T.V, L.d.S, E.E.
Noi, e voi. fotocredits: E.E.
Pompei, le terme maschili.

Napoli, Certosa di S. Martino.
Abbazia Monte Oliveto Maggiore.

Sorano, il primo dell'anno, il sole e la neve.
Vitozza, Chiesaccia e oro di tramonto.
Fuori.
Verso casa. Il cielo (e anche la mappa, per carità) suggerisce che siamo quasi arrivati.
Home sweet home. Vento con raffiche forza 10/11, questa mattina, sull'Isola.
Buon 2015!

16 luglio 2014

Minuscoli drammi quotidiani/21: Il tar Tufu


Ho lasciato pure il numero di telefono, in caso vogliate prenotare.
Io non aggiungo altro e me ne vado a casa, nella Romantica.
Buonissime vacanze a tutti!

28 febbraio 2014

Minuscoli drammi quotidiani/19: Il burrolio.

E' da poco finita, in uno dei supermercati neerlandesi, la settimana della cucina invernale italiana "Di mama" (e qui non commenterò sull'uso delle doppie, che questo non vuol essere un post pignoletto).
Chi fosse interessato a come viene rappresentata l'Italia nelle pubblicità olandesi, si guardi pure questa, agli altri basti sapere che uno è il principale sentimento che il nostro paese suscita: pura venerazione.
Almeno un po' d'orgoglio, su questo fronte, sia lecito.
Così, nella rivista del supermercato troviamo mille e una ricette "d'ispirazione italiana", vien da dire a me, per loro, invece, "italiane, ma proprio originali e autentiche": son le ricette del vero ragù alla bolognese (con i peperoni?), o del tiramisù (con la panna?), ma così è, e non ha senso più meravigliarsene: il vero ragù, o una sempre ottima pasta al sugo, a loro semplicemente non piacerebbero fino in fondo, troppi pochi sapori, troppe poche contaminazioni, troppo poco, insomma. E va bene, per carità, de gustibus eccetera eccetera. 
E' tutto lecito. 
Tutto, le tagliatelle tacchino-asparagi-piselli-menta-porro, le lasagne zucca e mela, i macaroni (?) con broccoli-formaggio-prosciutto-funghi, tutto lecito.
Ma questo, mi dispiace, no:


Traduco a braccio dall'olandese: un gustoso mix di burro e olio d'oliva. Perché? E perché dovrei volerlo spalmare sul pane?
Ai posteri, e alla loro sentenza, speriamo questo prodotto non arrivi mai.

29 gennaio 2014

Riflessioni sul bidet (e sui cachi, sul pesto e su Ken il Guerriero)

ovvero 
Sul Dialogo

Vivo qui sull'Isola, e in Neerlandia, ormai da quattro anni, ma negli ultimi mesi, tra le chiacchiere con i colleghi davanti a un caffè, sono emersi alcuni nuovi, piccoli, inquietanti, particolari che vanno a incidere sempre più profondamento il solco cultural esperienziale che divide una giovane cittadina italiana, sperduta nel Nord Europa, da un giovane cittadino olandese.
Particolari che hanno risvegliato in me un antico pensiero.

In questi quattro anni, dopo il sincero stupore iniziale di quanto fosse grande, questo baratro cultural esperienziale, tra me e i miei coetanei di qui, ho cercato piano piano di trovare alcuni punti di dialogo, qualche argomento sul quale fosse possibile davvero confrontarsi, riguardo al quale non parlassimo solo attraverso il nostro bagaglio di educazione, di cultura - nel senso più lato del termine -, e di famiglia, di cui siamo figli, qualche argomento in cui quindi la distanza fra noi non si facesse così grande da impedirci quasi di sentirci, l'un l'altro, tanto lontani i nostri pensieri.

Ma è possibile, dunque, questo dialogo giovane Italia - giovane Olanda?
A volte, sì.
Forse quando ci si confronta sui progetti per il futuro, che sono tanto personali quanto imperscrutabili, e lì quindi, non si azzarda a dire niente nessuno, siamo solo orecchie attente per chi ha voglia di raccontarsi. Forse quando si parla di film (ma solo recenti, per carità), e un pochino di viaggi, con questo popolo di viaggiatori folli. E di lavoro, e di tutto quello che ci ruota intorno, sicuro, che in fondo la mia esperienzia lavorativa è legata solo a questo Paese, quindi su quest'argomento partiamo dalle stesse basi.

Ecco, si può effettivamente parlare di questo, perché poi, più ci penso, più non non me ne viene in mente nessun altro, di questi argomenti, in cui parliamo noi, soltanto noi, senza la nostra Storia sulle spalle.

Di Cibo e Bevande non si può parlare: in quanto Italiano sei avvolto da un'aura di infallibilità e superiorità che impedisce totalmente una qualsiasi conversazione alla pari.

Letteratura, Storia, Storia dell'Arte, Religione, Politica e Linguistica sono invece ottimi argomenti di conversazione, ma solo con persone oltre i quarantacinque anni.
Interessante, deve essere successo qualcosa, al sistema educativo olandese e alla sua società in toto, fra quella generazione e quella successiva, perché le differenze sono incolmabili, e ce ne accorgiamo subito pure noi stranieri, che una sensibilità molto più latina e vicina alla nostra anima le vite degli oltrequarantacinquenni, mentre una mentalità più americana, per noi incocepibile e indecifrabile, ci allontana dai nostri coetanei.

Come mai, questa distanza? La scuola, la società, la Storia del Paese, la famiglia particolare e l'idea di Famiglia in generale, questi e sicuramente altri tasselli rendono Anna fondamentalmente diversa da una qualsiasi sua analoga olandese. Poi certo, c'è il singolo individuo e la singola volontà, ma qui non stiamo parlando di questo.
Stiamo parlando di due esponenti delle giovani élite culturali e sociali di due Paesi europei, che, posti davanti l'uno all'altro, senza ormai più barriere linguistiche, sono in ogni caso così tanto lontani per sensibilità e interessi, che il dialogo risulta non solo difficile, superficiale e vacuo, ma a volte sconfortante e triste, da parte mia, e probabilmente chissà in che modo altrettanto terribile da parte loro.
Io me ne accorgo perché a volte, quando parlo o chiedo consigli o pareri su di un libro o di un autore olandese, i miei coetanei semplicemente si alzano dal tavolo dove stiamo prendendo il caffè e vanno via, in silenzio, senza dire niente, come se non volessero neppure sentire il parere o il consiglio di chi, oltrequarantacinquenne, il libro l'ha letto, o magari anche no, ma ti sa consigliare qualcos'altro, o in ogni caso ha qualcosa da dire a riguardo, e reputa la Letteratura contemporanea del proprio Paese un valido argomento di conversazione.

Sarà un esempio sciocco, e limitato, come son io e come lo sono questi ultimi particolari emersi recentemente da cui tutto questo mio sproloquiare è scaturito, nell'ordine: 1. i giovani olandesi non sanno cosa sono i cachi (anche se al mercato, a anche al supermercato, vengono venduti normalissimamente in fianco alle mele e pere); 2. i giovani olandesi sanno a malapena cosa sia un bidet, e non credono all'esistenza di popoli che ne posseggono uno in ogni bagno; 3. i giovani olandesi, da piccoli, non guardavano i tragici, tristi e violenti cartoni animati giapponesi, che tutti ci hanno iniziato alla malinconia, all'eroismo e alle scene lente, forse anche alla noia; 4. i giovani olandesi non sanno cosa è successo nel Sessantotto, e si chiedono perché sia un anno degno di nota; 5. i giovani olandesi pensano che "pesto" sia un singolo ingrediente e che si possa scrivere sulle etichette.

Tutti indizi di un baratro incolmabile, ne converrete. Una mancanza di curiosità disarmante.
Ma all'improvviso, un pensiero: chissà poi come lo vede, il mio coetaneo olandese, questo baratro tra di noi. Chissà se lo vede. E cosa ne pensa. Non gliel'ho mai chiesto, di cosa vorrebbe parlare lui, in effetti, se non di Letteratura né di Van Gogh, ci sarà pure qualcosa che gli sta a cuore, di cui si interessa e sul quale vorrebbe confrontarsi con l'Altro.
Non gliel'ho mai chiesto, ed è molto stupido, sicuramente in linea con la, o frutto della, mia italianità.
Ad essere sinceri, ne ho parlato solo con gli oltrequarantacinquenni, e questo, come ho detto prima, chiaramente, non vale.
Allora ecco, un giorno, quando avrò raccolto i pensieri, domanderò loro del baratro, e sentiremo cos'hanno da dire.
Forse, per capirli, dovrò cambiare i miei metri di giudizio, i miei strumenti di valutazione del baratro, dovrò mettere in discussione la mia certezza calssica, latina, e un poco veneziana.
Dovrò ascoltare loro, creature de-bidetizzate, de-cachizzate, sarà terribilmente difficile!

La gloria di un'espatriata, però, passa anche di qui.
E se riuscirò a carpirlo, e a tradurlo, ve lo farò sapere, cosa vedono gli altri, quando si voltano e guardano me, noi, cosa si vede, insomma, dall'altra parte di questo buio baratro europeo che a volte, dopo quattro anni, ancora ci fa inciampare.

07 ottobre 2013

De Vasto

ovvero 
Due (quasi) limerick, un matrimonio, e noi

I Gennaio lì giurati sposo e sposa
ragion di una riunione sì gloriosa,
ma il ritrovarsi è in sé
motivo del perché
di feste, risa, canti e danze a iosa.

S'auguran alla famiglia anni di feste,
si celebra l'amor, e il vin n'è teste
e anche dal di là del mare
gli amici giù a cantare
come se i fusse ancor lì de Trieste.

Vasto, città dell'amore e della poesia:
"Lascio qui il mio cuore, palpitante d'amore, grande come questo mare. Ti amo rasoio"