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17 ottobre 2019

Dieci anni altrove

A settembre di dieci anni fa ho spostato la mia residenza fuori dall'Italia: pensieri.

Dieci anni altrove,
uno più di nove.
Tra la meraviglia dell'esser andata via,
e la nostalgia.

Su quel filo sottile tra la bella avventura,
l'isolamento, il dubbio, e la paura.
Aerei e treni presi piangendo,
valigie fatte ridendo.

Ho perso tempo a casa, e quello è andato
perduto il quotidiano, il troppo, lo sbagliato.
Rimane solo il tempo voluto e organizzato,
rimane quel che leggo, e un ricordo patinato.

Amici ognuno nel o dal suo altrove,
si è imparato a forza tante cose nuove.
Alcune interessanti, altre meno,
ché c'è la pioggia prima dell'arcobaleno.

Due bimbi partoriti in Paesi differenti,
con un concetto strano dei parenti.
La loro casa è qui, per loro è rovesciato,
per lor son nonni e zii che son nel posto sbagliato.

Così vivendo altrove è facile pensare,
che tutto no, ma tanto, è relativo
che se son qui c'è almeno un buon motivo,
ma un giorno, se si vuole, si possa ben cambiare.

Radici fragili e sottili,
mi lasciano le strade tutte aperte.
Quella di casa pure, altre più incerte
ma che sappiamo poi non così ostili.

Per cui per il momento mi godo i monti e il lago,
che oggi qui c'è il sole, e il futuro, oltr'a esser prodigo, è vago.

Dieci anni altrove,
uno più di nove.
I prossimi, davvero, chi lo sa?
e questa è una magia
dell'esser andata via. 

01 febbraio 2017

Sul finire di un pranzo qualsiasi

Tu cachi
mangiando caco,
mio macaco.
 
Io non caco
da quando fui a Macao
e non ti portai meco.


Piccola poesiola nonsense ispirata da alcuni fatti, storici e non. 
E magari anche da questo libro, che aspetta timido sullo scaffale di essere letto.
"Nel nonsense la parola è alla prova del nulla", ne dice l'autore. 
Bello, bellissimo, giochiamo!

25 gennaio 2017

La lunga filastrocca invernale della disoccupazione

Lago di ghiaccio, lago d'argento
Monti baciati da neve e da vento
Nuvole d'oro al tramonto del sole
Cieli dipinti di rose e di viole

Lago di neve, lago d'inverno
Onde appuntite, fermate in eterno
O almeno fin quando sarà sotto zero 
Freddo tagliente che ghiaccia il pensiero.

Chiudo finestre, il freddo è fuori
Insieme al vento, la neve, i dolori
Dentro è calduccio, si bevon tisane
Si balla la musica, si mangia del pane.

C'è chi comincia a camminare,
Chi cerca un modo di lavorare
Chi di lavorar per oggi ha finito
Ma è il suo mestiere, in fondo è un marito.

Lago di ghiaccio, lago di argento
In questo gelo tu sembri contento
Splendi, rifulgi di luce dorata
Ogni fiocco di neve è cipria di fata

Io guardo fuori e gioisco con te
Mi sento a casa anche senza il bidet
Devo soltanto trovare che fare
Ora che vivo a miglia dal mare

Gli annunci ricercano sol l'eccellente
Io sono brava, ma in tutto e in niente
Qui mi ritrovo senza contatti
Senza conoscere, soltanto i fatti

Ed in Elvezia, in Olanda, in Italia
Non è il curriculum che ammalia,
Non è la lettera di motivazioni
A crederlo sono soltanto i coglioni.

Vedremo se Inverno porterà novità
Se il vento di bise le idee chiarirà
Se una startup, un'azienda o un negozio
Mi impedirà di cadere nell'ozio.

Che sia forse meglio sedersi un istante
Sceglier che fare, una cosa fra tante:
Che sia fermarsi a raccogliere un fiore?
Sì, ma col titolo di gran dottore.

Ma per il fiore è troppo presto,
Può esser questo un buon pretesto:
In questo inverno col lago che ghiaccia
Trovare un lavoro che mi piaccia.

Per ora fa freddo, il lago è bianco
E allora son qui china sul banco
Tra annunci, civvì, e pugni sui denti
A mimetizzarmi tra gli studenti.

Ma il tempo è scaduto! devo scappare
L'erede al nido a prelevare.
Quest'ora è l'impiego delle mie ore
Difficile averne uno migliore,

Vedremo se il prossimo regge il confronto
ricerca sul mondo, o far di conto?
Vedremo se il prossimo regge il duello
che crescere insieme è proprio bello.

03 dicembre 2014

Poesiola alle belle giornate invernali


Quassù
le poche ore di Luce
si vestono a festa,
di verde smeraldo
e di blu.
C'è come
una patina d'oro
su tutto,
profumo di legna,
e il rumore croccante
d'Inverno,
e il silenzio
di chi non ha fretta,
ma incalza.

11 gennaio 2014

L'Undici Gennaio

Del Natale ormai non rimangono
che l'ultima colazione
al Pandoro
e schegge
appiccicose
di dolce mandorlato,
a imbiancar
quel che la neve
quest'anno
ha lasciato,
fin ora,
Autunno.

07 ottobre 2013

De Vasto

ovvero 
Due (quasi) limerick, un matrimonio, e noi

I Gennaio lì giurati sposo e sposa
ragion di una riunione sì gloriosa,
ma il ritrovarsi è in sé
motivo del perché
di feste, risa, canti e danze a iosa.

S'auguran alla famiglia anni di feste,
si celebra l'amor, e il vin n'è teste
e anche dal di là del mare
gli amici giù a cantare
come se i fusse ancor lì de Trieste.

Vasto, città dell'amore e della poesia:
"Lascio qui il mio cuore, palpitante d'amore, grande come questo mare. Ti amo rasoio"


12 agosto 2013

Poesiola di San Lorenzo

Me ne sto su una diga a vedere
stelle cadere.
Una, due, tante
in un cielo frizzante
 da non saper più che chiedere.

Allora domando perché
dalla diga non vidi ancora
una stella marina
cadere all'insù
sporcando il mare con la sua effimera
scia di bollicine blu.

Ah, eccola.
 

15 marzo 2013

giorno 10 - Casa.

Stamattina, con la marea, siamo tornati in porto, siamo tornati a casa.
Concludo con una poesiola scritta durante i primi giorni difficili, ormai lontani.
A seguire, giusto due foto, per chi avesse voglia di un po' di mare.

L'oblò (l'altro)

Pensavo,
che se fossi piccina,
più piccina
di come
sono
me ne starei comoda,
su di un maglione,
nel cestello
della lavatrice
che si muove gentile,
a compensar per l'onda,
e guarderei per ore
l'orizzonte orizzontale
dall'oblò.

Mare forza 7 dal ponte di comando
Neve, prima dell'alba.

Un'alba.


Neve pomeridiana.

Quiete.

05 novembre 2012

Poesiola alla mia Luna del Lunedì (o "del mio Lampione")

La mia Luna del Lunedì
è un lampione
fuori
dalla finestra,
fuori
dall'officina meccanica,
un lampione
che oscilla
ed illumina
il fuori.

Quando è chiaro,
scompare.

Quando è buio
il mio ufficio
e la mia Luna
risplendono,
uniche luci dell'edificio,
costellazione del Tardi,
e non son neanche le sei.

Quando è giorno,
scompare.
Quando è notte,
lavora con me.

Quest'estate non c'era.
O forse,
non so.
Quest'estate
non è stato mai buio.

30 ottobre 2012

Paesi Bassi, acqua alta.

Dopo aver provato "nog een keertje" ad atterrare, come ci ha comunicato il comandante (letteralmente: ancora una voltina), avendo fallito il primo, di tentativino di atterraggino, abbiamo finalmente toccato il suolo neerlandese, bucando la spessa coltre di nuvole irrequiete che ci impediva la discesa.
La cabina è silenziosa, dopo quest'arrivo turbolento, sobbalzante, spiacevole, ancora spaesata dal miracolo aereo.
Forse è per questo che il commento di un passeggero risuona indisturbato per il corridoio:

- Ghe sboro, so 'ndà via da Venessia, ma ghe xe acqua alta anca qua.

Fuori dal finestrino, la pista d'atterraggio lucida di pioggia. 
Quasi uno specchio d'acqua, in effetti.
Quanta poesia.

27 ottobre 2012

Poesiola della pioggia d'Ottobre


Piove anche a casa, piove salmastro, sapore di sale,
odore di laguna, strade lucide
di pozzanghere,
acqua da sopra, acqua da sotto.
Piove diverso, da Isola a Isola,
sto imparando a distinguere
le gocce
dalle gocce.

File di ombrelli, archi di ponti,
barche che suonano,
tamburellate
da schizzi di cielo.

20 giugno 2012

Poesiola delle Mani Abili

A Berlino,
in un mercatino
ha acquistato la stoffa.
Notare la luce crepuscolare delle 22.30











 
Poi in un mese,
senza pretese,
ha maturato la stoffa.

E questa sera,
più chiara che nera,
con fuori la luce,
ma Anna è che cuce,
in sole due ore tra il dire e il fare
quei buffi maiali li può indossare.

Domani è deciso, domani li sfoggia,
anche se ornati da gocce di pioggia.





30 novembre 2010

Un sonetto per Aidelbergo

Mille chilometri di lì e ritorno
ma per noi questi non sono abbastanza
per una birra ed un pretzel al forno
veder vecchi amici e goder della danza

un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
di Belgio in Olanda, sì, Aidelbergo cara,
magari un nuovo loco proponendo,
di orrendo gusto ancor vedrai la gara

balli scatenati e pianti e risa
saran di nuovo al fin i benvenuti
e Las vestito, evvai, in cotal guisa

aspergerà sudore sui canuti
e su chi una chioma indossa come assisa.
non resta che contare in drè i minuti...