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18 dicembre 2017

Orfana d'Accademia

Orfana d'Accademia, a volte mi ritrovo a pensare - com'è ovvio - di aver fatto la scelta sbagliata. Orfana d'Accademia, alla mia scrivania, ascolto gli altri schiacciare sui tasti dita d'impiegato. Ascolto la mia autonomia scivolare via.
Ascolto l'apparato di conoscenza che avevo costruito sgretolarsi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, cadere nel vuoto, nel buio, tanto: non serve più.
Mi ascolto cercare di convincermi che in questi anni passati ho imparato anche un metodo, un approccio, un'attitudine, e queste cose le porterò sempre con me.
Mi affanno a pensare a cosa mi serva, quest'approccio, in questo nuovo lavoro.
 
Mi ascolto cercare di elencare quale sia, poi, questo sapere che si sta sgretolando.
Mi ascolto esitare, e, per la vergogna, sudare.
In fondo, è un conforto sapere che non mi verrà più richiesto di sapere nulla di quell'insieme di cose che avrei dovuto sapere.
Tutto è sparito in un lampo, alla firma del primo contratto fuori dall'Accademia.
Cercavo tutto questo, ma ora mi ritrovo orfana di quel sentimento di inadeguatezza che è stato mio fedele compagno per lunghi anni.

A volte, invece, penso che non è l'autonomia, a scivolare via, ma la solitudine, l'isolamento.
Che le persone mi vengono a cercare, perché so l'Oceanografia, e mi chiedono cose a riguardo alle quali so rispondere. 
Che va bene cercare di dimenticare i dettagli, ma la logica e il mare ormai fanno parte di me, e li porto ovunque, spando acqua salata e  rigore, e alcuni - non tutti, e guai se non fosse così! - lo apprezzano.
Penso che lavoro in una lingua straniera, tutti i giorni, scrivo, parlo, e non faccio più fatica.
Che lavoro con delle persone, lavoriamo insieme, e facciamo delle cose insieme, più grandi di noi.
Penso che prima, quello che facevo, l'hanno letto forse in 20, capito in 10, apprezzato in 4. 
Adesso è diverso, e mi fa respirare meglio.
E nessuno può giudicarmi per quello che io giudico importante, nessuno.

Penso che alle 17 esco dall'ufficio contenta, con la voglia di continuare l'indomani quello che ho interrotto, e l'ho interrotto perché nessuno si aspetta che io faccia più delle mie 8 ore fatte bene.
Penso che non mi è mai capitato di tornare a casa piangendo, da quando sono fuori dall'Accademia.

Esco dall'ufficio, spengo il computer e il lavoro, e accendo la "mamma", vado a prendere T. all'asilo, e sono con lui e basta, senza equazioni irrisolte, senza cose di cui dovrei avere il controllo fuori controllo.
E sono con Subirotamic, senza drammi e paturnie, ma con quattro risate.
Ho il tempo e le energie e la voglia di coltivare il mio nuovo villaggio, che è fatto incredibilmente di persone che pensano di restare dove sono. Poi la vita - chissà, ma qui ho trovato persone che non vivono nel mito di dover, in qualche modo, un giorno, tornare a "casa". Non vivono con la valigia in mano, perché dopo un discreto girovagare, hanno accettato che a questo punto della vita, "casa" è dove si è adesso, e può quindi essere anche qua, ovunque qua sia, e han messo su figli, famiglia, messo giù radici.
E questo aiuta anche me a trovare un equilibrio.
Ma richiede tempo, energie, appunto, e voglia.
E l'essere fuori dall'Accademia mi dà il lusso di avere tutto questo.
Di non essere sempre in gara con l'infinito.
Di aver tempo per giocare anche ad altro.

E oggi, in questo momento della vita, in questo luogo del Mondo, in questa situazione astrale di minuscola famiglia per lo più solitaria, penso non ci potrebbe essere soluzione migliore.

E sorrido, a bordo lago.
Orfana d'Accademia, non posso scrollarmi di dosso la mia vecchia pelle, e non voglio neanche farlo.
Magari un giorno ci ritorno, chissà.
Non me ne sono poi mica andata così lontana.
Ma per il momento, va bene così.

07 febbraio 2017

Invece.

T. ha iniziato l'asilo. 
Per poco a settimana, per carità, ma questo minuscolo fatto ha sancito inesorabilmente il momento in cui ho potuto rimettere la mia testa sulle mie spalle, e ricominciare, anche se per alcune ore a settimana, a pensare anche a me.
Così, riprendendo le fila di un pensiero iniziato anni fa, in un altro Paese, in un'altra vita, ho deciso che era finalmente arrivato il momento di passare all'azione.
Anni passati a studiare le onde del mare non passano senza lasciare un segno: onda su onda, l'acqua scava, deforma, forma, e scolpisce un desiderio di andarci dentro, a questo mare, e magari restarci, farci un nido ovattato di suoni deformi, luci aberrate, silenzi, scoprirne le viscere calde di madre e le correnti gelide, appuntite, ingranaggi di un sistema perfetto, in equilibrio con tutte le altre gocce d'acqua della Terra.

Così ho cominciato, dopo averlo tanto sognato, il corso per il brevetto da sub. 
Che combino, tra l'altro, con un crash course di francese, essendo il corso da sub tenuto in questa lingua a me sconosciuta. 
Dato che è questione di sopravvivenza, mi conviene capire cosa dice il mio istruttore e fare domande pertinenti in caso contrario, e indovinate? Funziona!
Prova ne è il fatto che sono qui a raccontarvelo.

In una piovosissima domenica di Febbraio, dunque, me ne sono stata sott'acqua, in piscina, emozionatissima come il primo giorno di scuola, con tanta paura di sbagliare sì, ma con in corpo una felicità che gorgogliava in superficie come l'ossigeno dalle mie bombole. 
Sono finalmente sott'acqua! Mi muovo con le pinne come un pesce, seguo il mio istruttore come un delfino attaccato a una prua.
Penso "ma non torniamo in superficie a respirare?" mentre sono sott'acqua da 15 minuti a fare esercizi.
Sono sott'acqua!
Sono io!

Le prime lezioni si svolgeranno in piscina, come da manuale, ma presto arriverà l'agognata escursione in Natura.
Mai e poi mai avrei pensato che la mia prima immersione in Natura sarebbe stata nell'acqua sciapa del Lago Lemano, ma questo dettaglio non fa altro che aumentare il senso di meraviglia che permea ogni aspetto di questa mia nuova avventura. Mai e poi mai avrei pensato di realizzare davvero questo sogno (e lo faccio anche grazie al mio regalo di dottorato, grazie, amici tutti!), e mai avrei potuto prevedere di farlo vivendo in Svizzera! Tanto meno avrei mai immaginato di immergermi serena sott'acqua, sapendo T. beatamente addormentato insieme al suo papà.  
Invece.

Io sono il pesce a pinne bianche.

10 novembre 2016

Dettagli (e trasloco)

Sono i piccoli dettagli quotidiani che a oggi, dopo un anno passato insieme, ancora mi distraggono dall'inarrestabilità data dallo status di mamma, da quello che sto facendo, mi interrompono, mentre passo per l'entrata tra uno scatolone e l'altro di questo nuovo trasloco, e mi fanno sorridere.
Sono le sue minuscole scarpe sul pavimento, insieme alle mie - buttate in disordine come solo mamma sa fare - che mi riempiono la testa di pensieri felici, il cuore di tutto quello che un cuore può contenere.
Sono solo scarpe, è solo disordine in un'entrata qualsiasi, che a breve, poi, cambierà. 
Ma sono le nostre scarpe, ed è il nostro disordine, ora grazie a lui rinnovato e migliorato. E questo, non cambierà mai.



15 dicembre 2015

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus tesi!

Ecco, dopo un incalcolabile numero di anni su quest'Isola, di mare, di onde, di Scienza infusa e profusa, finalmente la mia tesi di dottorato non solo è finita, ma è pure arrivata, fresca di stampa, ed è pronta per i migliori scaffali di tutta Europa.
In stile squisitamente olandese: stampa professionale, grafica di copertina elegante (questo, ovviamente, non in stile olandese), cento copie da appioppare in giro, a amici, parenti, e possibili futuri datori di lavoro, che non si sa mai.
 
Tesi, tesi, tesi.

Uno dei migliori scaffali di tutta Europa (il mio), la tesi, e Rossella.

È buffo pensare che il mio primo libro, il mio primo ISBN, sia scritto in una lingua che conosco appena, e tratti di un argomento che, in questi anni, ho imparato a sapere di non sapere. C'est la vie!
Magari con il prossimo andrà meglio.

11 dicembre 2015

Ingressi, pannolini e sorrisi

Da poche settimane siamo in tre, in famiglia, e siamo già riusciti a finire in una vignetta umoristica, grazie alla nostra ostetrica e fumettista Theda, e ai nostri amici co-isolani urbin-brianzoli.
Ma le minuscole chiappette dell'appena arrivato si arrossavano, ahimè, usando i pannolini alla moda, e così abbiamo provato quelli del Lidl, che fortunatamente avevamo in casa perché appunto gli amici co-isolani urbin-brianzoli li avevano comprati per farli indossare al loro cane, di tanto in tanto, si sa, ma, fallito il tentativo, e constatato una volta per tutte che l'anatomia canina è decisamente differente da quella umana, ci hanno regalato, in vista di chi doveva arrivare.
E l'arrivato ha apprezzato, anzi, le sue minuscole chiappette hanno apprezzato molto il salto di qualità, da un pannolino comprato per moda, a un pannolino comprato per cani.
Lui, abbiamo capito, preferisce i cani, e a noi va bene così.
L'aneddoto però non è passato inosservato all'ostetrica, che oltre a farci un fumetto, pare lo abbia raccontato a mezza Isola, condendolo, l'ha confessato, via via, di particolari sempre più colorati.
E così eccoci, noi tre, gli Italiani dell'Isola, con un sorriso, sulla porta di casa, a recuperare pannolini da chi ce li regala un po' deluso. Prego, perfetto pannolini! - e non c'è altro da aggiungere.
Facciamo il nostro ingresso nel mondo in tre con un sorriso, e un sorriso lo regaliamo. 
Non c'è migliore inizio, né miglior augurio.

Vignetta by Theda





Approfitto poi di questa bellissima copertina per inaugurare anche la nuova rubrica del blog, "De Genitoribus", ove raccoglierò  faccende genitoriali e familiari, in cui verrò allegramente trascinata, d'ora in poi. 

07 ottobre 2013

De Vasto

ovvero 
Due (quasi) limerick, un matrimonio, e noi

I Gennaio lì giurati sposo e sposa
ragion di una riunione sì gloriosa,
ma il ritrovarsi è in sé
motivo del perché
di feste, risa, canti e danze a iosa.

S'auguran alla famiglia anni di feste,
si celebra l'amor, e il vin n'è teste
e anche dal di là del mare
gli amici giù a cantare
come se i fusse ancor lì de Trieste.

Vasto, città dell'amore e della poesia:
"Lascio qui il mio cuore, palpitante d'amore, grande come questo mare. Ti amo rasoio"


02 agosto 2013

La fidelizzazione.

Capisco che oggi c'è il Sole e poco vento, e qui sull'Isola questa combinazione di eventi atmosferici comporta celebrazioni in pompa magna, possibilmente in spiaggia e lontano da una qualsiasi scrivania o laboratorio, ma qui in Istituto se le stanno inventando proprio tutte, per tenerci a lavorare...

Vandaag worden er in de kantine om één uur ijsjes uitgereikt. 

Today ice creams will be distributed in the cantine at one o`clock.

Mitici! Speriamo in un Calippo. Speriamosperiamosperiamo. Ah che bel mestiere, l'Oceanografo.

31 luglio 2013

Lui detiene il Dottorato.

Il soggetto in via di dottoramento.
photocredits: Subirotamic sr.





Abbiamo dovuto tutti pagare il prezzo di una Primavera, ma alla fine, Subirotamic, ha portato a termine l'Impresa, e con abile mossa, in un solo giorno, ha ottenuto un dottorato per sé, e un'Estate per un Paese intero.
Questo succedeva agli inizi del mese, quando eravamo tutti un po' più giovani, ma soprattutto, meno abbronzati e meno riposati.
E la moda in voga era ancora quella pre rivoluzione francese e le foto erano ancora in bianco e nero, come potete vedere qui in parte.
 
Ora, di tutte quelle fatiche, neanche si ricorda più, tante vacanze son passate, tanta acqua sotto i ponti veneziani, tanto è preso dalle novità dell'Isola, dal nuovo lavoro, e dalla sua bella coinquilina.

Adesso che però lui detiene il dottorato, l'imparità di rango accademico in casa potrebbe comportare squilibri di potere e onniscienza, e noiosissime discusissioni serali su cosa esattamente sia l'enstrofia o su come sia meglio misurarla, sta temperatura, nel mare.
Però invece niente, a casa va ancora tutto bene, nonostante un rientro shock dai 35, estivissimi, gradi veneziani ai 17, piovossissimi e grigi, isolani.
A cena si parla d'altro, e per ora io sfrutto il suo nuovo titolo solo per l'acquisto al supermercato della linea costosa di prodotti.

Bene, dunque, questo dottorato in casa. 
Quasi quasi mi metto d'impegno per detenerne uno anche io, magari piccolino.

A lui poi non glielo si può dire, che è stato bravo, con la tesi, la discussione, e tutti quei bei discorsi, quelle strette di mano tra professoroni in maschera da cerimonia, se le è meritate, se no si offende.
Ma io lo dico a voi e voi, son sicura, non lo direte a nessuno. 

24 dicembre 2012

Natale 2012 e i miei auguri a tutti

Utrecht, una casa.
Oudegracht, Utrecht, Dicembre, un sabato pomeriggio



Ed eccoci a Natale, di nuovo, senza preavviso, ci piomba addosso con tutte le sue lucine e i suoi rossi e i suoi verdi muschio, il suo bianco candor.

La notte, fanno male i polmoni a respirare, è Dicembre anche sull'Isola.
Isola d'Inverno, spruzzata di neve, dal mio salotto.





Da quando vivo in Olanda, il Natale  è strano. Qui non si festeggia più che tanto: i regali ce li si è già scambiati il 5, in occasione di Sinterklaas, l'Avvento non esiste, famiglie da riunire, non si usa più, dolci tipici, per carità; rimangono solo le decorazioni per le strade e sulle case,  a sbriluciccare nella notte prematura delle quattro e mezza di pomeriggio, e la neve.
Così, non diventa che un'altra occasione per tornare a casa, che poi, appena giunti in patria, si fa presto a ricordarsi il perché: il panettone, la veglia, le cene con stuoli di parenti, l'albero pieno di regali, il Presepio, la frenesia da doni tra calli e  campielli, la cioccolata calda con la panna.
Basta un volo di poco meno di due ore, per ritornare Italiani.
A casa.
A Natale.

Sono contenta che fra poco si parte, che si ritorna al nido, tappezzato di fette di pandoro e crema al mascarpone, ma soprattutto son contenta perché quest'anno, per la prima volta da quando vivo qui, non mi peserà, poi, ripartire.

Auguri allora a tutti, per un Natale sincero, e un duemilatredici pieno di cose belle, di cose da vivere, di cose da fare, e di tutta la voglia per farle!
E se non vi incontro di persona, e se non faccio in tempo ad offrirvi uno spritz natalizio, provate a sentirvi ugualmente un pochino contagiati dal mio entusiasmo per l'anno che viene, credo faccia bene, in generale, ora ve lo comunico...bzzz...ecco!







03 dicembre 2012

Invece sì: Heidelberg 2012

Molti chilometri e molte genti separano Heidelberg da Utrecht.
Eppure, anche quest'anno, ce l'abbiamo fatta, e alla grandissima!, e la festa di Heidelberg ha avuto luogo, a Utrecht. 
Ma tanto questo è un dettaglio minore, diciamocelo, perché la cosa più importante per la festa di Heidelberg a Utrecht, ma anche per la festa di Heidelberg a Heidelberg, non è certo Heidelberg; forse la cosa più importante è Trieste, che ancora più chilometri e genti separano da Utrecht (e da Heidelberg).
O forse, la cosa più importante, è semplicemente che si riesca a farla, in un'Heidelberg qualsiasi, che si riesca ad organizzare ogni anno, nonostante i chilometri e le genti, nonostante l'Europa sia grande, e il Mondo lo sia ancora di più. Che si abbia la voglia di ballare, nonostante la pioggia, la neve, il buon senso. 
Heidelberg è una metafesta per festeggiare la festa, e noi con lei, in barba alla Segreteria dell'Università degli Studi di Trieste, che, quando ho interpellata, anni fa, per capire come fare a trasferirmi lì, mi ha risposto, senza esitazioni, no se pol.
Invece sì.

Grazie a tutti! E' stato meraviglioso, e saggio.
Chissà dove cadrà Heidelberg, l'anno prossimo...

11 luglio 2012

Savana stagionale

intorno alle 20.30, intorno alle  22.
C'è un po' di malinconia, sull'Isola. 
Con l'estate qualcuno parte, qualcuno arriva, qualcuno resta. In generale, qui, si migra. Non sempre però con l'eleganza di uno stormo numeroso, anzi, più spesso si migra da soli, con un passo un po' stanco, appesantito da troppi bagagli, verso non si sa bene cosa.

C'è chi questo lo chiama fuga dei cervelli, chi lo chiamo precariato internazionale, chi lo definisce una splendida esperienza di ricerca all'estero.

Io non lo so ancora, come chiamarlo, ma mi son resa conto che a volte, con tutta questa gente in giro, uno finisce per sentirsi un pochino a casa dovunque, in certi periodi, con certe persone, temporaneamente, ecco.

In questi giorni si spezza uno di questi momenti, così, dicevo, c'è un po' di malinconia, sull'Isola.

Cerco di non farla diventare troppa, però.
In fondo, è estate anche qui: tempo di prossime allegre partenze per me, tempo della tranquillità data da giornate lunghissime, da tramonti dorati, aranciati, rosati, tempo della mia savana satagionale, proprio qui, dietro casa.





20 giugno 2012

Poesiola delle Mani Abili

A Berlino,
in un mercatino
ha acquistato la stoffa.
Notare la luce crepuscolare delle 22.30











 
Poi in un mese,
senza pretese,
ha maturato la stoffa.

E questa sera,
più chiara che nera,
con fuori la luce,
ma Anna è che cuce,
in sole due ore tra il dire e il fare
quei buffi maiali li può indossare.

Domani è deciso, domani li sfoggia,
anche se ornati da gocce di pioggia.





29 febbraio 2012

Ventinò.

Se penso a quattro anni fa, oggi, mi sembra quasi sia passato appena un anno...
Il tempo vola, davvero, e io, volo con lui.
Buon Ventinove Febbraio, ce lo siamo meritato, tutti.

06 febbraio 2012

Una delle più belle cose d'Olanda

Post fotografico questo, perché non può davvero essere altrimenti.

Questo pomeriggio ho lasciato l'ufficio presto e l'Isola, l'Olanda, invece, mi ha lasciato senza fiato, e non per il freddo pungente, per il cielo azzurrissimo e per il Sole che picchiava nonostante la stagione.

Con un paio di pattini ai piedi, una lingua di ghiaccio mi ha portato tra le dune, dietro la spiaggia dell'Isola. Ed era semplicemente bellissimo, come solo la neve e il ghiaccio sanno dipingere il mondo.

Vorrei essere in grado di ricrearlo per voi a parole, il rumore di questo ghiaccio così scuro, a tratti, che sembra nascondere un abisso. Un abisso centimetrico è certo inoffensivo, ma la sensazione è quella di volare sull'acqua, di scivolarci sopra, e di suonare con le lame questa superficie come fosse uno strumento a percussione.
Rumore del ghiaccio quindi, delle lame, qualche oca scura a sorprendersi del tuo passaggio, la luce rosa di un tramonto lunghissimo, e lo scintillio di una giornata serena come sa esserlo solo qui. 
E' stato un bel pomeriggio, bisogna pur ammetterlo.


 




24 agosto 2011

Naturale processo di vacanzizzazione.

Gentile pubblico, come da tradizione scolastica: ci rivediamo a Settembre!

Infiniti buoni propositi per quando tornerò: magari scriverò un pochino di più e rivelerò l'identità segreta di Mr. Oviglio...e magari questo e magari quello.
Intanto cercherò di fare del mio meglio nella settimana che viene.
Il fatto di vedere i risultati del proprio lavoro masticati, deglutiti e consumati nel giro di poche ore sarà un contrasto non da poco con questi mesi di inafferrabile "ricerca scientifica", dove la meta è sempre stata un pochino piu' in là. Ancora un pochino. Ancora un pochino...

Mi dicono che laggiù la canicola è insopportabile e opprimente, ma costoro non sanno quanto possa essere pesante una piccola goccia di pioggia in Agosto.

Arrivo, Estate!




07 luglio 2011

Giovedì e l'Estate.

Oggi l'acquazzone mi ha sorpresa durante il mio allenamento del giovedì in piscina. All'aperto, la piscina.
Mi ha sorpresa così, quindi, acqua nell'acqua, che non si capiva quando si era fuori o dentro, e quando si poteva respirare.
Goccioloni freddi e pesanti, interrotti di botto da un arcobaleno superbo, grande, grande, e grande, e luminoso.
Me ne sono tornata a casa pedalando sotto il sole ancora alto delle otto, e da quest'episodio non ho tratto morali nè insegnamenti.
Era solo l'Estate, e nullapiù, che può travolgerti in ogni momento.
Un giovedì sera qualunque, ad esempio.
E' bastato non chiudere gli occhi.

23 maggio 2011

La mia nuova Libreria.


E' con grande orgoglio e un pizzico di soddisfazione che è giunta l'ora di presentare al mio amato pubblico la mia nuovissima, personalissima, già utilizzatissima, Libreria!
Et voilà, da un'esigenza a un'idea, da un'idea a un progetto pratico, da un progetto alla minuziosa realizzazione, frutto di collaborazioni internazionali, e fantasia.
Ed ora eccola qui davanti a me, nel mio salotto.
E' fatta, finita e mi piace.
Che sia di buon auspicio per i miei progetti, che qualcuno riesco pur a portarlo in porto, per i miei libri, che comodi e valorizzati si moltiplichino presto a riempirla, e infine che sia di buon auspicio per il mio bel Paese rovinato. Rossa, è rossa.

22 aprile 2011

Goede Vrijdag e i buoni pastori.

Oggi Venerdi' Santo.
E' due settimane che non piove, qui in terra d'Olanda: la gente chiama gia' il miracolo, e ancora non e' Domenica.
Un po' si cerca di continuare a lavorare, anche con i prati coperti di puntolini colorati, di erba verdissima e morbida, di agnellini salterini ancora nel pieno della giovinezza, anche con il mare blu fuori dalla finestra.
Lo scorso sabato poi, ho salvato per la seconda volta la vita ad una pecora (non credo alla stessa, ma va te a distinguerle...).
Si narra che le pecore isolane, pregiatissime per il volume di lana e la stazza notevole, soffrano pero' di una pesante tara genetica. Una volta cadute sulla schiena, non riescono piu' a rigirarsi, e la Morte sopraggiunge, inesorabile, dopo circa due ore, c'e' chi dice per soffocamento, c'e' chi dice per mancato sfiato dei gas dovuti alla complessa digestione del ruminante. Non una bella storia, in ogni caso.
E' per questo che e' dovere di ogni buon passante, sull'Isola, ridrizzare le pecore rovesciate, nel caso se ne incontrassero lungo la via.
Cosi' ho fatto, a buon rendere, e lo racconto non tanto per crogiolarmi sugli allori del mio eroico gesto, ma per mettere nero su bianco che le cose importanti sono, e possono davvero essere, diverse da quelle che ci vorrebbero far credere.
Qui, una cosa importante e' fare caso al paesaggio che scorre veloce quando pedali, prestare attenzione agli aironi che decollano al tuo passaggio, alle lepri spaventate che ti si lanciano addosso, ai narcisi che ti distraggono con il loro profumo dolce, agli agnelli candidi ai quali non interessi, e alle pecore stordite che pur avendo quattro zampe si inciampano e si rovesciano.
E' importante avere occhi, pazienza, e attenzione per tutto questo, per essere protagonisti della nostra vita. Per essere forti, e farci scivolare addosso tutte le schifezze che ci vengono imposte come "importanti", e non lo sono, cosi' forti da decidere da soli, o in compagnia, le nostre priorita', dargli voce, tempo, spazio.
Io vedo che per me non e' sempre cosi' facile e naturale come dovrebbe. Sia questo il mio augurio per tutti, per questa Pasqua di guerre mondiali e di persone addormentate e stanche, per questa Pasqua nella nostra Italia disastrata da chi non riesce a capirne le priorita', per questa Pasqua in Paesi che soffrono ore, giorni, mesi e anni nella prova della fame, della sete, dei terremoti e della radioattivita'.
Ognuno trovi il tempo per le proprie priorita', gli dia dighe d'erba verde sulle quali pascolare e crescere.
Alla fine, passera' pure un Buon Pastore a rimetterci in piedi, speriamo.


22 febbraio 2011

Oggi sposi!

Qui in Olanda ci si sposa così, di martedì mattina, che in comune di martedì è gratis!, e si fa festa nel pomeriggio, al pub, con gli amici.
Suona così lontano dalle nostre tradizioni, dai nostri pranzi fino a sera, dai nostri bouquet e dai nostri vestititini svolazzanti, eppure tutta la magia c'era.
I pianti delle amiche, la sposa raggiante, lo sposo emozionato e impacciato, come davanti a un altare qualsiasi. O era il bancone del bar?
Ad ogni modo è andata, si è brindato a una famiglia che nasce, alla mamma della sposa, al papà dello sposo e ai parenti tutti.
I nipotini hanno perfino strillato in lacrime, fra una croquette e l'altra. Non c'è bisogno di aggiungere nulla, mi pare, a una celebrazione come questa.
Ai due novelli sposi, in partenza per un'isola lontanissima, auguro semplicemente di mantenere il loro sorriso, non solo quando saranno, piedi per aria, nell'altro emisfero, ma anche quando faranno ritorno a questa, di Isola, e riabbracciando i loro orizzonti, si sentiranno di nuovo a casa.
Buon inizio, miei cari, buon inizio!

08 febbraio 2011

giorno 18 - Home.

Sveglia alle 8 e qualcosa, mezz'ora di piscina, sola.
Colazione a 5 stelle vista porticciolo e insenature e fortezze, leggendo un poco.
Passeggiata in centro, nel chiasso di Valletta che si prepara, in settimana, a celebrare la festa più importante dell'anno: S.Paolo, che qui si dice abbia trascorso tre mesi, tra un naufragio e l'altro.
Visita alla sfarzosissima chiesa dedicata al Santo, acquisto di Repubblica.
Una mattinata difficile, insomma.
Oggi si torna all'Isola, quella a Nord, e mi scivola dalla penna che sono addirittura contenta, di riprendere il lavoro normale.
Probabilmente mi pentirò di questo pensiero, ma stasera, tra le mie lenzuola, vado a letto con mille progetti e idee per quello che potrò fare poi, carica e motivata, da queste onde vere che ho vissuto, in questo mare vero che ho navigato.
Carica e motivata, sì, ma sopratutto: abbronzatissima.
E quando si è abbronzati, in Febbraio, in Olanda, sembra proprio che nulla possa mettersi contro il proprio tocco color brulée, contro la propria volontà dorata, mediterranea, e calda.
Una buona notte e un buon riposo a voi.