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07 febbraio 2012

2011 Cuba/3: L'Habana, Parque Morro-Cabaña e primo impatto con il Che.

All'inizio siamo solo noi, a gironzolare per la fortezza, salendo scale senza ringhiere che portano forse proprio là, dove poco prima finiva questo arcobaleno tropicale.
All'inizio siamo solo noi, il vento, una musica chiassosa che stona un po'.
Poi, col calare del sole, pian piano il parco-forte si popola di umanità, le porte e le finestre si aprono e scopriamo esserci, tra i vari ristoranti e mostre ed esposizioni, alcune stanze con reliquie varie del Che, il fucile, la borsa, il rasoio, che bisognerà rifletterci ancora un po', su questo Che che sembra un santo, un eroe, e non se ne capisce la misura, ed è difficile ritrovarlo nei lamenti ormai stanchi, nelle restrizioni alla libertà personale, nella monotonia e nella poca prospettiva che affliggono tante vite e tanti lati della vita, qui.
Apollaiati su un merlo, allora, nella luce di un quasi tramonto, sul mare,  iniziamo a capire lui e insieme questo Paese, che, come la sua bandiera, ci danza davanti.

13 settembre 2011

Sorrisi

Appena ritornata nei ranghi di questa normalità settembrina, domenica che fu sono riuscita in ogni caso a fare una piacevole scoperta.
La vita di città, come è noto, comporta alcuni svantaggi rispetto alla più semplice, ma più comunitaria, vita sull'Isola. A volte l'isolamento (!) dettato dal cemento cittadino raggiunge livelli preoccupanti.
Ad esempio, la mia Famiglia di città, pur avendo salvato l'anziana vicina caduta dal letto, chiamando polizia e ambulanza alle prime luci dell'alba, non solo non ha ricevuto nessun ringraziamento dal parentado accorso, ma neppure una richiesta di informazioni su come si siano svolti i fatti.
Il muro fra i due appartamenti adiacenti sembra allora molto più spesso della semplice distanza che divide i salotti.
Stessa distanza che, dall'altra parte, separa la Famiglia da una coppia di neogenitori, che ha risposto a un allegro messaggio d'auguri per il nuovissimo pargolo con un biglietto listato praticamente a lutto, viola e nero, impreziosito da un primo piano in bianco e nero del neonato. Bello.
Ma che sorridano mai, in città?
Ebbene, signori, ne ho le prove: sorridono, anche agli sconosciuti.
Basta far passare un giorno intero di pioggia torrenziale, condito con raffiche di vento polare e nuvole di foglie ingiallite dall'autunno.
A questo punto, quando il cielo non ha più lacrime per piangere, voi uscite sul marciapiede, in pigiama, alle sette di sera, come un funghetto boschivo, a fotografare l'arcobaleno che finisce giusto nella casa di fronte alla vostra.
Pensate alla pentola e agli zecchini, e intanto tutti i passanti spuntati rapidamente dai loro ripari seguono il vostro obiettivo fino a notarlo anche loro, questo scroscio di colori sulle loro teste.
E sorridono. Tutti. Guardano te, la macchina fotografica, poi l'arcobaleno, e quindi di nuovo te, come a ringraziarti , sorridendo, della rivelazione.
Ho raccolto parecchi sorrisi, alla fine, o all'inizio, di questo arcobaleno domenicale.
Son soddisfazioni, in città.

07 luglio 2011

Giovedì e l'Estate.

Oggi l'acquazzone mi ha sorpresa durante il mio allenamento del giovedì in piscina. All'aperto, la piscina.
Mi ha sorpresa così, quindi, acqua nell'acqua, che non si capiva quando si era fuori o dentro, e quando si poteva respirare.
Goccioloni freddi e pesanti, interrotti di botto da un arcobaleno superbo, grande, grande, e grande, e luminoso.
Me ne sono tornata a casa pedalando sotto il sole ancora alto delle otto, e da quest'episodio non ho tratto morali nè insegnamenti.
Era solo l'Estate, e nullapiù, che può travolgerti in ogni momento.
Un giovedì sera qualunque, ad esempio.
E' bastato non chiudere gli occhi.

04 maggio 2010

Koninginnedag, e altri colori


"RossoAranciatoGialloVerdeAzzurroIndacoVioletto"
Così me li hanno insegnati e così ricordo i sette colori dell'Arcobaleno. Più l'oro della pentola che ai suoi piedi a volte riusciamo a trovare. Così, alla fine, abbiamo tutto.
Cominciamo dal Rosso.
Di questa stagione l'Olanda non è solo punteggiata di bianco, come il manto degli agnelli che popolano i prati. Da un po' di settimane a questa parte l'Olanda è spennellata di fiori.
Righe orizzontali, precise, senza sfumature, come i contorni di questo Paese.
File di fiori fantasticamente freschi, fingono felicità fremendo per un futuro sì frettoloso, ma fulgido. Fiori fieri di formare una frangia fitta fatalmente flettono sotto un flebile filo di vento. Fragile.
Aranciato è il colore nazionale, il colore della Regina, della festa che si celebra per il suo compleanno. Il 30 aprile tutto si tinge di arancio: parrucche, boa di piume di struzzo, trombe, trombette, maglie, magliette, corone, stellette, barche e barchette.
I canali, insieme ai treni e a tutte le strade, riversano una folla arancione nelle vie di città arancioni. Un'immensa, chiassosa, dis-organizzazione arancione investe il Paese, ancora stordito dall'Inverno appena passsato. Inaspettato!
Giallo. E' e rimarrà sempre il colore del Sole, che in questi giorni si è fatto vedere. Anche se adesso indugia sotto una spessa coltre di nuvole scure, ora so che può baciare anche la rospa Olanda, trasformandola così in uno splendido principe. Manca solo un po' di coraggio. Timido.
Verde. Nicola, il mio basilico, dovrebbe essere di questo tanto amato colore. Ma perchè si lascia tentare così tanto da un'orrenda sfumatura di marrone che sale dalle radici a soffocargli lo slancio? E questa lanugine muffita che ti ricopre gli steli? Questo bianchiccio soffice che ti ovatta? Come fare a debellarlo? Quanti misteri ancora riserva per me l'arcana Arte del Giardinaggio. Cercherò di salvare il salvabile, tra Nicola, la mia pianta Tasmana, e il mio desiderio agricolo di farcela, in qualche modo. Un verde speranzoso, dopo tutto.
Azzurro come il mare che circonda la mia Isola. Che riflette il cielo che la sovrasta. Che sfiora me, che ci sono sopra. Io non circondo, non sovrasto e non sfioro. Nessuno di questi verbi mi rappresenta, al momento. Al momento accolgo, analizzo, apprezzo, ammetto, assetto, aspetto, amo. Ammicco a un azzurro ampio, attendendo altri amici, e un amore antico. Più che altro presto e pretendo attenzione. Al momento, un azzurro accorto.
Indaco. Nessuno ha mai capito cosa diavolo fosse, esattamente, l'indaco. Una domanda come un'altra, come quella che mi ha posto oggi qualcuno: Ma si può sapere quale cazzo è lo scopo di questa cosa? Una bella domanda. Volgare certo, banale, dite? Non credo: presuppone conoscenza del passato, consapevolezza del presente e proiezione al futuro. Cerco di darmi delle risposte a questo tipo di domande, e non credo di essere la sola. Ma la risposta, per ora, è come l'Indaco. Sconosciuta.
Violetto. Come l'auto immaginaria di una donna che conosco. Con i pois gialli. L'auto, non la donna! Lei ha invece addosso un sorriso sincero. Era da un po' che non la vedevo così nuda, senza muri di circostanza eretti per scappare dagli altri e da se stessa, senza paura di ridere, e di baciare. Serena.
Oro. E' il pretesto per un'avventura su una nave di Pirati, per un duello all'ultimo sangue, per una partenza, per un ritorno, per un addio o per una stretta di mani.
E' un pretesto per fingere, e per cercare la verità. Per ammazzare e per costruire.
Perché no, l'oro è un pretesto anche per scrivere. O per pensare.
Dicono che vicino a una pentola piena d'oro cominci l'Arcobaleno. o finisca, di preciso, non si sa.
In ogni caso, io mi metterò a cercare i lingotti, sperando, un giorno, di trovarvi accanto anche gli altri colori.