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18 novembre 2021

Microrecensione #192: "Verde brillante" di S. Mancuso e A. Viola

 03/10/2021 - 20/10/2021 "Verde brillante" di S. Mancuso e A. Viola.

In questi ultimi due mesi sono successe molte cose, di cui un giorno, forse, renderò conto pure qui. Una di queste cose, e non certo la più notevole, è che ho cambiato lavoro. Non ho cambiato azienda, ma nel mio quotidiano, ho cambiato tutto. Come quando si faceva il dottorato, e chi non era del settore pensava che io e Subirotamic facessimo le stesse cose, e invece assolutamente no. Ecco, ho fatto una di quelle mosse lì, che a spiegarla agli altri sembra niente, e invece.

Ad ogni modo, oltre ad aver cambiato i problemi che ogni giorno cerco di risolvere, ho cambiato pure il settore scientifico di cui mi occupo, ed ho così dovuto salutare, dopo 4 anni di onorato servizio, la mia amata rivista di botanica, credo si dica così, in italiano.

Forse perché mi sentivo in colpa di questo abbandono, forse perché nonostante la mia totale incapacità di gestirle, in fondo, le piante, il verde, mi piacciono molto, ho subito ceduto alla proposta di mia suocera quando mi ha offerto il prestito di questo libro.

E come me lo sono goduto! Un libro sull'intelligenza, e sulla sensibilità delle piante, ben raccontato, capace di intrattenere anche un pubblico non esperto (me medesima).

Non guarderete più nessuna radice con gli stessi occhi, e un bosco, o la vostra pianta sul balcone, vi farà perdere la testa per la sua bellezza, complessità, e attitudine. Sì, attitudine. 

Un libro che mi ha pure fatto rivalutare Darwin, dopo un momento di sconforto dettato da un'altra lettura che sto avendo in parallelo, quella di Russo. Insomma, consigliato a tutti quelli che vogliono aprirsi un nuovo, o esplorare un vecchio, orizzonte vegetale.

29 dicembre 2020

Un arbre, un enfant, 4 anni dopo.

A 4 anni dal nostro primo albero piantato nel demanio del comune di Losanna, piantato per festeggiare il nostro bimbo nato in realtà su di un Isola lontana, ma losannese d'adozione, eravamo prontissimi, questo ottobre, a cimentarci nuovamente nell'impresa, per celebrare questa volta la nostra bimba, che a Losanna ci è nata davvero, e che quindi questa quercia se la meritava proprio tutta. 

Ma ahimè, il 2020 ha visto anche questo evento pubblico saltare per via delle restrizioni sanitarie vigenti. Per fortuna i forestali losannesi non si son persi d'animo, e le querce le hanno piantate comunque, mandandoci pure la mappa del nuovo appezzamento, le foto, e un video dell'evento svoltosi in forma privata.

Approfitteremo sicuramente di queste vacanze stanziali per rendere degna visita all'appezzamento e a tutte le 1592 nuove quercine che affronteranno l'inverno al freddo del bosco per la prima volta. 

Tra l'altro 1592 querce per 1592 bimbi per cui il 2020 è stato un anno perfettamente normale, visto che sostanzialmente non ne hanno mai visti altri. Speriamo proprio di stupirvi tutti e 1592, bimbi del 2019, speriamo proprio che il 2021 vi lasci a bocca aperta.




 


13 ottobre 2016

Un arbre, un enfant.

Anche se T. non è nato qui in Svizzera, il Comune di Losanna non fa discriminazioni, e ci ha invitato, un po' di giorni fa, a partecipare alla simpatica iniziativa "Un arbre, un enfant".
Per ogni nato nel 2015 e attualmente residente nel Comune, sabato scorso si è piantata una piccola, minuscola, quercia. 

La nostra quercina.
Ogni coppia di genitori, provvista di zappa, piantina, e martellone, ha potuto piantare la sua, in un viavai e zappettio di orgogliosissimi mamme e papà, e di fratellini e sorelline vocianti (e anch'essi, immagino, albero-muniti, seppur in appezzamenti relativi ad altri anni di nascita).
A seguire, degustazione di vini prodotti nei vitigni del Comune nel 2015, formaggi, frutta e caffè.

Risultato: si è passata una bella giornata in campagna, si è scoperto che per poter raccogliere funghi non serve la licenza (ma attenzione, la normativa varia da cantone a cantone, quindi, occhio!), si è ovviamente incontrato qualche amico con rampollo del 2015 al seguito. Integrazione Svizzera - Olanda: 1-0.

L'aver piantato un albero, han tenuto a dirci, è un gesto simbolico. Non tutti gli alberi sopravviveranno all'inverno, e, nonostante le recinzioni, qualche cerbiatto entrerà, e non saprà resistere a questi teneri germogli di quercia. Inoltre, col passare del tempo, gli alberelli più esili e meno promettenti saranno tagliati, per lasciare spazio, luce e terreno a quelli che han già fatto un po' più di strada. 
Non si tragga alcuna metafora, dunque, tra l'arbre e l'enfant, ma l'aver contribuito a un bosco, in ogni caso,  riempie i polmoni di aria buona, e di futuro.

Sia mai che però un giorno vorremo controllare proprio la nostra quercina, eccola georeferenziata.   

25 febbraio 2013

Giustificazione

Lo so, lo so, che è tantissimo che non scrivo, che non racconto di come l'Isola si sia involuta in un Inverno grigiastro, dei preparativi in corso per affrontare a breve quindicidicoquindici giorni di Mare del Nord a bordo della Pelagia, del nuovo inquilino, della torta di cioccolato e pere invisibili di questo passato fine settimana, dei semi di basilico, piccoli Nicolini in fieri (tutte le mie piante di basilico, da che mondo è mondo, si chiamano Nicola, ndr), che abbiamo appena piantato e che già stiamo ingannando con una Primavera artificiale, sotto una lampada accesa, insomma, mille cose ho taciuto, ma ho una giustificazione, almeno per gli ultimi giorni.
Stavo facendo una Stella, che più si è, più si mangia, e più si mangia, più pentole s'hanno d'appoggiare. 

Per ora, come vedete, è appesa al frigo. Attende paziente che si scaldi la zuppa, ed io con lei.



12 febbraio 2013

Sopravvissuti

Oggi ho saltato da una piattaforma alta 7 metri in un Mare del Nord a 3 gradi. 
"Once in a life time", mi ha detto l'istruttore prima che mi lasciassi cadere. 
"I hope so", e ho fatto il passo.
Avevo una muta stagna, sì, ma senza guanti né cappuccio.
Le mani smettono di avere sensibilità in circa 15 secondi, forse è la cosa più impressionante di tutte.
Nonostante questo, ho nuotato e galleggiato 50 metri, fino ad una scaletta incrostata di mare, e mi son tirata su, non so con che forza, non so con che presa.

me medesima, muta nella mia muta (small)

Me la devo ricordare, questa mia piccola impresa, quando dico che non ce la faccio: sia questione di sopravvivenza, o di piccoli, minuscoli, drammi quotidiani, ora so che ce la farò.

Tornando a casa poi, tra l'arancio e il rosa del tramonto, e il verde della diga, e il bianco delle chiazze di neve, eccoli, i veri sopravvissuti.
Un piccolo ciuffo d'erba di una sfumatura più scura, pennellato sulle punte da dei boccioli chiari, pronti a lasciarsi invadere di Sole.

Sia questione di sopravvivenza, o di come passare anche quest'Inverno che va e viene, che soffia e scalcia, che gela: ora so che ce la farò.


27 agosto 2012

Bartolomeo, e pensieri sui guanti.

Torno ora dal lavoro sotto un cielo viola, greve di pioggia e trafitto da raggi obliqui, da una luce di un tramonto che no, così presto non me lo ricordavo proprio, potesse esserci.
Come è facile dimenticare l'inverno, impara Anna sull'Isola.

Tutto questo mi ricorda di appuntare qui due cose, due intuizioni di fine estate.

La prima, in bici, tornando a casa nella notte, dopo una cena da amici.
Pedalo sotto un'inconsueta valanga di stelle. E' buio pesto ed è solo mezzanotte, devo accendere le luci, non lo facevo da giugno, ed un pensiero mi accompagna lungo la strada di casa: se avessi i guanti! se avessi i guanti li indosserei volentieri. Che sia legale, a fine Agosto?

La seconda invece più che un'intuizione  è un'infatuazione, che spero si prolunghi fino a tardo inverno, e poi chissà. Si chiama Bartolomeo, ed eccolo qui: è un piantotto grasso e coloratissimo, che non ho potuto lasciare sullo scaffale del fioraio.


Ho pensato che avrebbe portato in salotto un po' di quell'allegria che mi instillano le piante grasse, riscaldando un po' l'atmosfera vegetale della casa, per il momento costituita solamente da Franca, la pianta spettinata, e Nicola, il mio basilico palma.
In più, la metafora di vitalità a tutti i costi che ogni pianta grassa porta con sé, è di certo un buon augurio che mi faccio, e vi faccio, all'inizio in quest'ultimo, lungo inverno isolano.

Per adesso funziona,  Bartolomeo mi accoglie paffuto e curioso quando torno a casa un po' stanca, sotto un cielo viola e greve di pioggia e trafitto di tramonto, e mi fa sorridere, proprio come oggi.

22 maggio 2012

Seminare l'altrove.


Sperando nel tepore nordico di questi giorni, al riparo dal vento e (parzialmente) dalle intemperie, ho seminato quassù un pochino di Cuba.
Mi spiego: ho seminato questa pianta, a quanto pare. 
Io l'ho conosciuta a Cuba, questa bizzarra pianta timidina, ma i semi me li ha spediti qui in Olanda un amico di vicino-a-Treviso, che ho conosciuto a Padova, ma al momento vive a Milano, il quale a sua volta se li e' procurati da un conoscente siciliano.

Vedremo cosa ne verrà fuori, in tutta questa confusione di luoghi.
Io, infatti, ho seminato qui sull'Isola, ma se non spunta niente, non mi preoccupo: magari i semi, dopo tanto viaggiare, si sbaglieranno, e germineranno altrove.

Sono sicura sarà una pianta bellissima.

08 febbraio 2012

2011 Cuba/4: Autogrill botanico.

In un autogrill, lungo la Caretera Central in direzione Viñales, un omino ci mostra la pianta che dorme, che se la tocchi, si rannicchia.
Prima, e dopo. Straordinario!

01 febbraio 2012

Buon Anno!

Buon inizio 2012 a tutti, signore e signori. 
Con un mesetto di ritardo, ma ce l'ho fatta anche io a riprendere (quasi) tutte le fila della mia vita olandese.
Un mese di ritardo, sì, ma son giustificata!
Aspettavo, per un buon post inaugural-celebrativo, una sera d'inverno. Non potevo scrivere di buoni propositi, di futuri, senza il rumore del vento, il freddo cristallo che  ti ghiaccia la punta del naso. Non potevo proprio scrivere nulla senza aver prima pedalato nella neve croccante, quella che fa quel rumore, sotto le ruote, quel rumore che è come il rumore del silenzio, di un'isola tutta raccolta intorno alle luci calde dei salotti, al di là del vetro. 
Un'isola sulla quale hai la netta sensazione che tu sia l'unico essere ciclante ad andarsene a zonzo, ed è buio, e c'è il vento, e alla fine te lo chiedi pure tu perché mai tu sia da questa parte, di quei vetri.
Ieri è  stato tutto questo.
Quindi oggi, che son dalla parte giusta, da quella calda, posso finalmente inaugurare il mio personale anno bloggeristico: via!
Stagione strana nel suo complesso, in ogni caso, questa: a dicembre me ne sono migrata a Sud, in un altro Stato, ed è stato l'estate che non è stata. 
Poi il ritorno in Patria, senza neve, dove il Natale era l'unica traccia d'Inverno. Qui in Isola, fino a ieri, era così caldo che la mia salvia e il mio prezzemolo, che usualmente razzolano all'aperto davanti alla porta, ancora avevano foglie rigogliose e non accennavano a nessun letargo stagionale.
Insomma, questo gelo stordisce, ma rincuora.
Magari metterà in ordine le troppe idee che si son accumulate  fino ad ora: una Cuba che è ormai distante, ma che non dimentico, viaggi, persone nuove, vecchi amici e colleghi ipotetici, mari blu a sovrapporsi a sciate  sulla neve finta e sull'asfalto. 
Finalmente è arrivato il tempo di poltrona e coperta, per far sedimentare il caos, per raccogliere storie e per raccontarle.

Proposito uno, quindi, per quest'anno ancora giovanissimo: scrivere di più, scrivere meglio. Stavolta gli altri li mantengo in forma privata, che a non tutti interessano le mie personali paturnie. 
A tutti auguro invece un buonissimo anno bisestile, gentile pubblico, che poi, gli auguri di buon anno fatti il primo di Febbraio son più preziosi, e chissà, magari valgono di più.


08 novembre 2011

Il mio Novembre e i suoi fiori


In questi giorni pieni di addii a colleghe, di esperimenti ipnotici, di nebbia e faro sonoro, di cambi di scrivanie e di fusi orari, di notte quando si va e quando si torna, pieni di preparativi per il viaggio, assicurazioni e sogni, pieni di amici che tornano, di chiacchiere notturne, e di rhum, con il pandemonio in patria, in Europa, e non solo, insomma, in questi giorni pieni di tutto, nell'aria quieta della sera, mi è spuntato un fiore, qui in salotto.
Piccolissimo, ma è pure sempre un fiore novembrino.
Un regalo fuori stagione, per me e per chi, con me, si ferma un attimo e si lascia stupire.

13 giugno 2011

Anna di campagna e Anna di città (+ imperdibile quiz!)

Non vi avevo ancora detto che durante il lungo, assolato, ozioso e satollo pomeriggio pasquale J., la mia collega svedese, era passata per la mia magione ad approfittare di una fetta di colomba, un frammento d'uovo di cioccolato e, soprattutto, di un caffè.
Gentilissima, non si era presentata a mani vuote, ma aveva bussato alla porta portando con sè un cucciolo di pomodoro (stando alle sue parole), tenero e fragile.
Io l'ho accolto fiduciosa, l'ho chiamato Giò, come ogni Pomodoro che si rispetti, e ho iniziato ad allevarlo, speranzosa e inesperta, come chiunque sappia di non avere il benchè minimo pollice verde, ma si senta investito da una chiamata che non può rifutare.
L'altro ieri Giò era cresciuto abbastanza da meritarsi un vaso più importante, e un po' di attenzioni extra che negli ultimi mesi, per ragioni variegate, gli avevo fatto mancare.
Armata di paletta improvvisata con cucchiaione da cucina ho effettuato, sotto l'esperta supervisione dell'agreste Subirotamic, il trasloco di Giò, ma ... il dubbio che aveva cominciato a instillarsi nella mia mente seppur cittadina si è fatto più concreto.
Ahimè, caro Giò, a me tu non sembri proprio un cucciolo di pomodoro!
Voi cosa ne dite?
Allego foto dell'esemplare, nella speranza che qualche "topo di campagna" riesca a illuminare questo mio baratro di ignoranza in fatto di piantuzze, tipico da "topo di città".
Metto in palio, per la risposta migliore, una cartolina dell'Isola, sperando di invogliare il mio amato pubblico ad aiutare me, il mio pollice verde, e il futuro di quest' ortaggio misterioso.
Fatelo per Giò!

04 maggio 2010

Koninginnedag, e altri colori


"RossoAranciatoGialloVerdeAzzurroIndacoVioletto"
Così me li hanno insegnati e così ricordo i sette colori dell'Arcobaleno. Più l'oro della pentola che ai suoi piedi a volte riusciamo a trovare. Così, alla fine, abbiamo tutto.
Cominciamo dal Rosso.
Di questa stagione l'Olanda non è solo punteggiata di bianco, come il manto degli agnelli che popolano i prati. Da un po' di settimane a questa parte l'Olanda è spennellata di fiori.
Righe orizzontali, precise, senza sfumature, come i contorni di questo Paese.
File di fiori fantasticamente freschi, fingono felicità fremendo per un futuro sì frettoloso, ma fulgido. Fiori fieri di formare una frangia fitta fatalmente flettono sotto un flebile filo di vento. Fragile.
Aranciato è il colore nazionale, il colore della Regina, della festa che si celebra per il suo compleanno. Il 30 aprile tutto si tinge di arancio: parrucche, boa di piume di struzzo, trombe, trombette, maglie, magliette, corone, stellette, barche e barchette.
I canali, insieme ai treni e a tutte le strade, riversano una folla arancione nelle vie di città arancioni. Un'immensa, chiassosa, dis-organizzazione arancione investe il Paese, ancora stordito dall'Inverno appena passsato. Inaspettato!
Giallo. E' e rimarrà sempre il colore del Sole, che in questi giorni si è fatto vedere. Anche se adesso indugia sotto una spessa coltre di nuvole scure, ora so che può baciare anche la rospa Olanda, trasformandola così in uno splendido principe. Manca solo un po' di coraggio. Timido.
Verde. Nicola, il mio basilico, dovrebbe essere di questo tanto amato colore. Ma perchè si lascia tentare così tanto da un'orrenda sfumatura di marrone che sale dalle radici a soffocargli lo slancio? E questa lanugine muffita che ti ricopre gli steli? Questo bianchiccio soffice che ti ovatta? Come fare a debellarlo? Quanti misteri ancora riserva per me l'arcana Arte del Giardinaggio. Cercherò di salvare il salvabile, tra Nicola, la mia pianta Tasmana, e il mio desiderio agricolo di farcela, in qualche modo. Un verde speranzoso, dopo tutto.
Azzurro come il mare che circonda la mia Isola. Che riflette il cielo che la sovrasta. Che sfiora me, che ci sono sopra. Io non circondo, non sovrasto e non sfioro. Nessuno di questi verbi mi rappresenta, al momento. Al momento accolgo, analizzo, apprezzo, ammetto, assetto, aspetto, amo. Ammicco a un azzurro ampio, attendendo altri amici, e un amore antico. Più che altro presto e pretendo attenzione. Al momento, un azzurro accorto.
Indaco. Nessuno ha mai capito cosa diavolo fosse, esattamente, l'indaco. Una domanda come un'altra, come quella che mi ha posto oggi qualcuno: Ma si può sapere quale cazzo è lo scopo di questa cosa? Una bella domanda. Volgare certo, banale, dite? Non credo: presuppone conoscenza del passato, consapevolezza del presente e proiezione al futuro. Cerco di darmi delle risposte a questo tipo di domande, e non credo di essere la sola. Ma la risposta, per ora, è come l'Indaco. Sconosciuta.
Violetto. Come l'auto immaginaria di una donna che conosco. Con i pois gialli. L'auto, non la donna! Lei ha invece addosso un sorriso sincero. Era da un po' che non la vedevo così nuda, senza muri di circostanza eretti per scappare dagli altri e da se stessa, senza paura di ridere, e di baciare. Serena.
Oro. E' il pretesto per un'avventura su una nave di Pirati, per un duello all'ultimo sangue, per una partenza, per un ritorno, per un addio o per una stretta di mani.
E' un pretesto per fingere, e per cercare la verità. Per ammazzare e per costruire.
Perché no, l'oro è un pretesto anche per scrivere. O per pensare.
Dicono che vicino a una pentola piena d'oro cominci l'Arcobaleno. o finisca, di preciso, non si sa.
In ogni caso, io mi metterò a cercare i lingotti, sperando, un giorno, di trovarvi accanto anche gli altri colori.