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23 dicembre 2022

Minuscoli drammi /64: Il pensionamento di Monsieur Rumo

Monsieur Rumo è alto, magro, segaligno, con le mani e i piedi grandi, due grandi baffoni grigi, e le tasche pesanti, piene di cose utili. Ha lo sguardo profondo di chi ne ha viste tante, è di poche parole, e adora fare puzzle da migliaia e migliaia di pezzi. A sentirlo così, sembra un personaggio disegnato da Quentin Blake, invece, Monsieur Rumo esiste davvero, ed è il bidello della scuola di T. 

E bene, oggi, ultimo giorno di scuola prima di queste vacanze di Natale, dopo non ho idea quanti anni di onorato servizio, Monsieur Rumo andrà in pensione, lasciando dietro di sé numerosi puzzle completati ad adornare le scale e l'androne della scuola, ma anche un piccolo vuoto, alto e magro come lui.

Per celebrare l'avvenimento, la giornata prevede: in mattinata, canti natalizi eseguiti da tutte le classi della scuola, quindi dai 4 ai 10 anni circa, in suo onore. A seguire, Monsieur Rumo pranzerà all'ultimo piano della scuola insieme a tutto il corpo docenti. Per la ripresa delle lezioni, alle ore 14, Monsieur Rumo sfilerà un'ultima volta dall'ultimo piano all'uscita della scuola, e lungo le scale i bambini del primo anno gli offriranno in dono una grande fotografia della scuola e dei suoi scolari sotto forma, ça va sans dire, di puzzle di migliaia di pezzi. Come ultima cosa, verrà presentata agli scolari la persona che lo sostituirà.

Io penso sia un programma bellissimo, e che nonostante il minuscolo dramma, Monsieur Rumo sarà davvero molto contento di questo ultimo giorno di lavoro. 

A volte, qui, si vive anche noi come in una storia di Roald Dahl, e allora non rompo questa magia, ma invece ne approfitto per augurare a tutti un buonissimo Natale e un ancor migliore anno nuovo.

13 novembre 2020

Minuscoli drammi /62: Cracker

Quando dopo 10 mesi in cui chiunque (me compresa), in qualsiasi occasione, si prodiga a raccomandarti come lavarti le mani, soffiarti il naso, tossire, tua figlia, vedendo suo fratello soffiarsi il naso con un fazzoletto, decide di non essere da meno, nonostante la giovane età, e comincia a soffiarsi il naso con un cracker.


15 aprile 2020

Minuscoli drammi/61: La scompagnia

"Mamma, per piacere sposti mia sorella che mi sta facendo scompagnia?" E niente, non c'è bisogno di spiegazioni, si capisce benissimo cosa sia la scompagnia e perché io debba spostare sua sorella. Ovviamente lo faccio, senza fare domande e senza disturbare, perché non sarò certo io a dire che la scompagnia non esiste. Esiste eccome, e davvero non credo ci sia miglior modo di battezzarla, soprattutto alla quinta settimana di quarantena casalinga.

12 febbraio 2020

Minuscoli drammi/60: La Carbonara

Premessa: a mio figlio T. non piacciono le uova. Non è un capriccio, è che proprio non gli sono mai piaciute, e continuano a non piacergli seppur periodicamente riproposte. Il che, con una mamma quasi vegetariana e un papà avverso ai latticini, è un minuscolo dramma culinario di per sé, ma oggi, amici, parliamo d'altro.

All'uscita dall'asilo, l'altro giorno, la maestra è impegnata nel resoconto della giornata del giovane T., completo di che cosa avesse mangiato e cosa no.
Traduco simultaneamente dal francese:
"... e poi ha mangiato tantissimi spaghetti alla carbonara"
"Davvero?"
"Davvero sì, tantissimi"
"Che bello! Ma mi fa strano, ma siamo sicuri fossero alla carbonara?"
"Sì sì alla carbonara, e che di gusto che li ha mangiati"
"Ma alla carbonara carbonara? Con l'uovo?"
"Uovo?"
"..."
"No, niente uovo, c'era la pancetta e la panna, alla carbonara, no?"
 
Ed ecco che i miei occhi devono aver trasmesso quel baratro che si crea nello stomaco dell'espatriato che no, non vuole essere scortese, né atteggiarsi a grande chef, né nient'altro, è solo che la carbonara con panna e pancetta, senza uovo, non si chiama carbonara, mi dispiace, al limite si chiama pasta con  panna e pancetta, e allora per questo non ci siamo capite, non son mica qui a giudicare nessuno, ognuno è libero, per carità, di mangiare la pasta come più gli aggrada, solo, la terminologia è importante, e mi ha confusa.
Così lei si è sentita in dovere di aggiungere "sì forse non è proprio la carbonara originale, come la fate voi in Italia, ma è buona".
E io mi sono fatta piccola piccola, dispiaciuta che la maestra si fosse sentita guardata dall'alto della cucina italiana in basso, ma io giuro non volevo, era solo per capire, perché il giorno che T. mangerà la carbonara (quella vera) farò i salti di gioia e allora, ecco, volevo solo essere sicura, prima di prendere lo slancio.

26 marzo 2019

Minuscoli drammi/57: La mensa.

- Com'è andata oggi all'asilo? cosa avete mangiato?
- Ho mangiato patate e carne con una specie di polvere.
- Di che colore?
- Verde.

Lo so, sono una pavida, ma non ho avuto avuto coraggio di investigare ulteriormente, né di andare a controllare il menù dell'asilo. 
Stiamo tutti bene, quindi a posto, e alla polvere verde non ci pensiamo più.

22 febbraio 2019

Minuscoli drammi/56: Tisane trilingui

E dopo una giornata di lavoro, asilo, autobus, metropolitane e tramonti arancio sul lago, quando T. è a letto, e anche l'orologio smette di fare tic tac, è bello accovacciarsi sul divano con una tazza fumante fra le mani, una tazza che profuma di lavanda, tiglio, e ... lascia verbi limone (e ben il 10%, ce n'è).

Riesce a sorprendermi ancora, dopo ormai 3 anni in terra neutrale, il fantomatico trilinguismo svizzero.


03 ottobre 2018

Minuscoli drammi/55: Veicoli.

Cena a due, io e T.:
- Mamma
- Sì
- ... mietitrebbia...
- Sì ..?
- Mietitrebbia, mamma!
- Occhei.

Altra cena:
- Cosa hai fatto oggi all'asilo di bello?
- Io... io, ho fatto una macchina bellissima
- E come l'hai fatta? L'hai disegnata? O l'hai fatta con il didò?
- No mamma, io l'ho fatta, con le ruote PEWWWW, con le ruote che si aprono SPLAFFF e va in acqua
- Occhei.

In bus:
- Mamma, sai che c'è un autobus che sale su un ferry, e poi il ferry sale sul treno e il treno va nel garage e quindi c'è un autobus che va nel garage?
- Come sillogismo non fa una piega.
- Sì ma sai mamma che poi l'autobus cade in acqua e c'è una nave gru che VRUUUUUUU lo tira su
- Onestamente, questo non lo sapevo
- Sì ma sai mamma che poi c'è questa nave gru che tira su TANTI TANTI TANTI autobus dall'acqua e li parcheggia tutti in fila sulla nave, e poi il ferry sale sul treno e ...
(Sguardo tra il divertito e il perplesso del vicino passeggero, che forse capisce l'italiano. Io, basita, precipito in un vortice di veicoli) 

E niente, io non so cosa ho fatto, ma sono sicura, da brava veneziana, di non aver mai e poi mai e in nessun modo trasmesso al mio erede neppure una briciola di questa passione sfrenata per ogni tipo di veicolo (che non sia una barca). Lo giuro.
Eppure.

Però sto imparando un sacco di cose, tipo sul trattore aeroportuale (che, sapevatelo, è un veicolo che esiste per davvero). Aiuto.

21 settembre 2018

Minuscoli drammi/54: Così vicini, così lontani

Capita, a volte, qui in Svizzera, di sentirmi così a casa da dimenticare, per un attimo, di non esserlo affatto (o non ancora).
Una serata al lago, che alle luci del tramonto non ha voglia di finire e si trasforma in cena fuori, improvvisata, in un ristorante/baracchino del piccolo porticciolo locale: cose che succedono solo in Italia!

Poi leggi il menù, e vedi che il carpaccio qui, lo condiscono così.




E no, non siamo in Italia.
Poi paghi il conto, 90 Franchi in due e mezzo, e no, non siamo in Italia.

Però la sera al lago è bellissima lo stesso (ma prendo le crepes, grazie, che vi vengono meglio del carpaccio).

23 luglio 2018

Minuscoli drammi/53: Tonno.

Ho lasciato l'Olanda frettolosamente più di due anni fa, con un bimbo infagottato da una parte e un diploma di dottorato dall'altra, senza voltarmi indietro, tanto ero indaffarata, senza piangere d'addio.
Sono tornata per la prima volta in Olanda un paio di settimane fa, per tre giorni e una buona scusa.
La prima notte lontana da T. da quando è nato, il primo viaggio da sola, di nuovo, sono contenta che la mia meta sia l'Olanda. 
Che non delude mai, mai, mai
E nonostante Utrecht si sia tirata a lucido, si sia rifatta la stazione e il centro commerciale, si sia fatta un canale nuovo, i locali hipster pieni di donnone tatuate e omini barbuti, nonostante il suo sforzo immane per cambiare e diventare, non so bene quale sia il suo ideale, ma penso che aspiri a diventare una città sofisticata? o forse multietnica? o forse, chissà, forse aspiri a diventare una città alla moda? o forse solo una grande città, con dentro di tutto? Invece no, rimane sempre e solo la vecchia Utrecht di campagna, che fa pure un po' di tenerezza nel suo abitino nuovo, tutta tirata a lucido, con la fronte imperlata di sudore dallo sforzo di essere quella "grande città" che vorrebbe essere.
La prova? 
Nella trendyssima stazione centrale, nuova di pacca, impazza il concetto del negozio monomarca di alta gamma. Solo che tra tutte le marche del mondo, hanno scelto questa:


02 agosto 2017

14 giugno 2017

Minuscoli drammi/51: Occo bamba.

Al momento, qui da noi, "occo" può voler dire: biscotto (facile), moto (ok, suona abbastanza simile, dopotutto) o trattore (perché??).
Non sempre è facilissimo evincere dal contesto a quale "occo" il nostro piccolo oratore si sta riferendo, con evidente frustrazione crescente da entrambe le parti, e una ripetizione infinita di "occo". 
I vicini provano a indovinare (in francese), la madre si strappa le vesti, il padre propone di fare cavalluccio, per cambiare discorso.
Finalmente, un indizio: "occo bamba".
Siamo salvi, ora è tutto chiaro: si sta parlando del trattore, che è finito irrecuperabilmente sotto il divano.
Sì, perché qui da noi, per qualche strano motivo che non ci è dato sapere, il trattore è di un bel fucsia acceso, ed è guidato da una volitiva, e biondissima, bimba.

 

02 maggio 2017

Minuscoli drammi/50: Le velleità artistiche, ovvero, Del realismo.

Perché una ci rimane anche un po' male quando, appena finito di disegnare un grazioso fiorellino primaverile, ultimo baluardo della bella stagione di fronte a questa pioggia grigia d'aprile, suo figlio unannoemezzenne comincia ad abbaiare contento e a ringraziarla per aver disegnato un simpatico cagnolino.

A questa sua età, forse dovrei rallegrarmi per la sua fantasia sconfinata, invece non faccio che perdermi ad ammirare il suo realismo crudele.

26 aprile 2017

Minuscoli drammi/49: Le tasse, ancora, ovvero, Se niente importa (cit.).

Da pochissimo, vi ho parlato della gioia di pagare le tasse in tre Paesi diversi. Alle sere passate davanti a fogli da compilare e schermate di traduzioni improbabili fornite da Google Translate, ora si aggiungono anche delle piccole perle di vita vera, vissuta alla luce del sole, o perlomeno in pubblico, a coronare questa sfida che per il momento era rimasta domestica.
Ad esempio ieri pomeriggio, quando in mutande, nello spogliatoio della piscina, mi ha raggiunto una chiamata da un numero sconosciuto olandese.
Rispondo. È uno degli uffici che mi deve fornire una carta con un'indispensabile informazione da inserire nel modulo della dichiarazione.
Faccio un passo indietro e mi guardo da fuori: seminuda, in uno spogliatoio affollato di una piscina comunale Svizzera, a conversare al telefono di problemi finanziar-burocratici in Inglese frammezzato da espressioni e termini olandesi. 
Spero mi facciano entrare ancora.
Esco di piscina, e dopo un'attesa di un'ora e quaranta, neanche fossimo alle Poste, riesco a entrare in un ufficio di consulenza finanziaria per espatriati italiani, e scoprire che no, sì, cioè, c'è scritto fuori che fanno assistenza alle dichiarazione dei redditi e simili, ma in realtà si occupano solo di pensioni e invalidità. Per le dichiarazioni dei redditi svizzere, prego rivolgersi a una nostra commercialista di fiducia, ecco qui il biglietto da visita.
Lo guardo, e come immagine decorativa ci sono delle banconote di Euro.
Andiamo bene, mi dico, pensando ai Franchi che mi chiederà nella sua parcella.
Per concludere, una volta a casa e contornata da quelle che credo tutte le carte necessarie per concludere la mia dichiarazione olandese, chiamo un'ultima volta l'efficientissimo servizio informazioni per la compilazione della dichiarazione olandese, per capire, in una delle domande, quale delle tre opzioni devo barrare: E, W o P?
Nelle cento e passa pagine di istruzioni, non vi è nessun indizio.
Un amico che aveva fatto la dichiarazione l'anno scorso aveva messo W.
Alla mia prima telefonata di informazioni a riguardo, la zelante olandesina, dopo avermi fatto attendere vista la complessità della domanda, era tornata dicendo che dipendeva dal Paese di emigrazione, e quindi, nel mio caso, con la Svizzera, si doveva mettere o W o P a seconda del valore inserito in un'altra casella del formulario (e seguendo queste istruzioni, a me risultava P). Mio marito aveva poi un'altra teoria, che andasse messo W, teoria basata sulle iniziali delle parole descriventi il nostro caso, e sulle fasi lunari, credo.
Confusa, senza accennare alle precedenti risposte e teorie esistenti, ho proceduto a domandare a questa nuova olandesina quale lettera andasse messa nel mio caso.
- E, senza dubbio.
- Ah, va bene...
- Sì comunque se mette anche W o P, non è che cambi qualcosa.
- ???

Vabbè, Se niente importa (cit.), potevate pure dirmelo prima.
Tra quelle 100 e passa pagine di istruzioni, giuro, lo spazio c'era.

13 aprile 2017

Minuscoli drammi/48: Le tasse.

Chiamare il periodo delle dichiarazioni dei redditi un "minuscolo dramma", quest'anno, è a dir poco un eufemismo. Infatti a breve batterò il mio record personale e riuscirò a pagare le tasse relative al 2016 in ben tre Paesi più o meno europei contemporaneamente.
Che sappiate voi, si vince qualche cosa?
L'aspetto più bizzarro della faccenda è che ho delegato a un mio carissimo amico commercialista l'affare Italia, ma mi ostino, in queste prime lunghe notti di primavera, insieme a Subirotamic mio consorte anche in questo dramma, ad affrontare spavalda le dichiarazioni relative ai miei due Paesi adottivi, entrambe in lingue che non conosco.
Cominciamo dal formulario M. Che cos'è il formulario M? Il formulario M non è altro che il formulario con il quale si può fare la dichiarazione dei redditi olandese relativa ad un anno in cui si è vissuto solo parzialmente in Olanda. 
Di solito, dato il Paese burocraticamente evoluto, la dichiarazione dei redditi si fa sul pc di casa, usando un pratico programmino messo a disposizione dal Ministero, anche in versione Linux. Che comodità!
Peccato non sia possibile per gli anni in cui si è vissuto solo parzialmente nel Paese. Per quegli anni, c'è il formulario M. Cartaceo. Approssimativamente 100 pagine per esattamente 114 pagine di istruzioni. Ovviamente in olandese. Scadenza in luglio, e sento già i minuti gocciolare via inesorabili.

Unica consolazione: una volta compilato il formulario M, la dichiarazione dei redditi per il canton Vaud, online e nel più orecchiabile francese, non potrà che sembrarci una passeggiata.
Spero.

30 marzo 2017

Minuscolo dramma/47: L'ascensore

Dopo questo, onestamente, pensavo di aver visto tutto, in fatto di moquette.
Invece no, con l'occasione di una visita ad un altro palazzo losannese, apprendo con stupore che la mente umana non ha davvero confini, e spazia senza pudori nel multiforme universo dei "se" e dei "proviamo", spalancando le porte alle infinite combinazioni possibili di tutto quello che è.

Perché qui qualcuno ha detto: "Perché non rivestiamo le pareti interne di questo minuscolo ascensore di moquette marrone?" e qualcuno ha risposto "Bella idea!".


E mentre voi riflette sulla portata di tutto questo e sulle conseguenze che dei brevi dialoghi possono avere in termini di polvere trasportata, senso di oppressione, temperatura e disagio, mentre voi riflettete, ecco, io prendo le scale, grazie.

20 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/46: Uotzapp

Vabbè, alla fine ho ceduto. 
Sul fronte Facebook ancora resisto, ma alla fine, dopo più di 7 anni di espatrio, ho scaricato questa benedetta WhatsApp, complice l'isolamento elvetico, la mia condizione di genitrice a tempo pieno e il mio bisogno di conoscere gli appuntamenti più imperdibili del momento (al parco). 
Non so se lo sapete, ma questa simpatica app, dopo aver sbirciato tra i vostri contatti e avervi mostrato tutti gli amici whatsapp-muniti, ha poi l'ardire di suggerire quali, tra le persone da voi contattate più di frequente, non sono ancora parte del club e dovrebbero quindi sollecitamente essere invitati.

Ecco le prime tre persone con cui ho contatti frequenti e che non hanno ancora WhatsApp:
- mio fratello
- mia mamma
- il tizio del negozio dove abbiamo ordinato il divano

Santa polenta, dobbiamo smetterla di cambiare casa e comprare mobili.

13 febbraio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/45: Le mutande.

Più in un ottica di riuso e riciclo che di risparmio, in questo periodo sto raccattando in giro per la città molta mobilia di seconda mano, figlia raminga di traslochi e divorzi.
È una scusa, anche, per continuare a esplorare la città, di vederne le viscera, gli interni, in periferia, in alto dove nevica mentre a casa nostra piove, in basso a bordo lago, in centro, tra un tram, un parco giochi che non conoscevo o un nuovo scorcio sui monti intorno.

Così, l'ultimo arrivo è un bizzarro mobiletto piramidale. Come si direbbe qui: très original.
Un pezzo di mobilia tanto amato dal gatto della giovane e simpatica proprietaria losannese, quanto odiato dal fidanzato e presto convivente della suddetta. Detto fatto, il mobile è arrivato a casa nostra, ancora semivuota, e quindi aperta a oggetti straordinari e di dubbia utilità come quest'ultimo.
Bizzarro sarà anche il mobiletto, ma ancora più bizzarro - diciamo così - è stato il momento in cui, togliendo ad uno ad uno i cassetti piramidali per pulirli per bene, mi sono vista comparire, negli oscuri meandri piramidali, 4 paia di mutande di pizzo nero.
Pulite, per fortuna.
E per fortuna pure che la precedente proprietaria - qui a momenti per riprendersi le sue mutande - era simpatica, e alla notizia del ritrovamento, sforzandosi di sfoderare il suo italiano migliore imparato ai tempi dell'Erasmus a Firenze, ha risposto con un bellissimo ODDIO VOGLIO SPARIRE. Pas de soucis, ma chérie, pas de soucis...

16 gennaio 2017

Minuscoli drammi quotidiani/44: L'elicottero betoniera

Un lampadario a forma di elicottero betoniera?
Formidabile!


O no?

P.S. Arredare casa è un mestiere difficile per tutti. Evidentemente anche per chi vende le cianfrusaglie per arredare la detta casa.

18 ottobre 2016

Minuscoli drammi quotidiani/42: Cercar casa IV

Se vi siete stancati di cercare casa in affitto, un noto sito immobiliare svizzero suggerisce invece di comprarla, questa casa, in Svizzera, o all'estero. Benissimo, dove?
Qui le proposte:


E quasi non si legge, con quella scrittina pallida pallida, bianco su Torre di Galata, ma Google Translate non perdona.
Mai.

10 ottobre 2016

Minuscoli drammi quotidiani/41: L'equipollenza.

Nonostante la bellissima parola, "equipollenza", il concetto mi ha fatto letteralmente andare fuori dai gangheri, altro che minuscolo dramma.
Capita che io sia in cerca di un lavoro, e che sia di "larghe vedute" - o disperata, fate voi -, e che cerchi un po' ovunque, anche in patria.
Ed ecco aprirsi una buona possibilità, addirittura all'Università di Venezia!, per un posto da coordinatore/coordinatrice di progetti internazionali su tematiche ambientali/clima: perfetto. È fatta, farò domanda, penso ingenuamente. Vogliono un dottorato in materie inerenti, conoscenza inglese, cose così, ci siamo.
Comincio la domanda online sul sito dell'Università, e sembra tutto così facile, finché non mi imbatto nell'equipollenza.
Equipollenza del dottorato.
Mmmm.
"Se avete conseguito un dottorato all'estero, ci vuole l'equipollenza."
Boh, ma io ho conseguito il dottorato in Europa, in seno alla grande famiglia Europea in uno dei paesi più acclamati e invidiati - L'Ollandia!, vuoi che mi chiedano l'equipollenza, per di più per un posto da coordinatore internazionale? forse sarà per le Università extra-europee, penso ingenuamente. Scrivo alla segretaria che ci deve essere un errore, mi si risponde assolutamente no, si deve fare l'equipollenza.
E va bene, penso ingenuamente, faremo l'equipollenza. Dopo tutto, al mio congedo, la magnifica e prestigiosa e la "facciamo come" Università di Utrecht mi ha spedito a casa con tre bei documenti attestanti il mio dottorato: in Olandese, in Inglese, e pure in Latino. Non sarà difficile dimostrare il mio dottorato a una commissione italiana, mal che vada posso passare per il Vaticano e il suo amore per le lingue morte, no?
No.
Vi risparmio i dettagli, sottolineando solo alcuni fra i certificati più bizzarri, oltre alla solita modulistica varia e banali copie di documenti di identità, richiesti per la procedura di equipollenza (fonte ministeriale qui):

- copia autentica del titolo di studio estero tradotto e legalizzato, con allegata dichiarazione di valore;

Dove per "tradotto" si intende "tradotto in Italiano" da un traduttore ufficiale (a pagamento), o dall'ambasciata olandese in Italia, o dall'ambasciata italiana in Olanda. 
Facile, per uno che vive in Svizzera.

Ah, e dove "legalizzato" si intende, boh, credo sia un timbro,  ma in ogni caso bisogna farlo "prima che venga richiesto alla competente autorità diplomatica italiana di emettere, sul titolo stesso, la Dichiarazione di valore in loco".  
Mah.
Ma tranquilli, non si deve legalizzare, ma solo "apporre una postilla" (= semplicemente un altro tipo di timbro, ma si capisce solo alcuni paragrafi più tardi) in caso il paese rilasciante abbia firmato la mitica "Convenzione dell'Aia del 5 ottobre 1961". 
Ottimo, penso io. La convenzione dell'Aia, l'avrà firmata l'Olanda, no?
Almeno questa sì, l'ha firmata, ma non avendo firmato la Convenzione Europea di Bruxelles del 1965, tutta la procedura è comunque a pagamento.
Resto basita.
La dichiarazione di valore, invece, è "comodamente" rilasciata dall'ambasciata italiana in Olanda. Sempre facilissima da ottenere, per chi come me abita in un terzo paese.

- copia autentica tradotta e legalizzata, con allegata dichiarazione di valore, del piano degli studi compiuti, esami superati e relativa votazione; tale certificazione deve essere rilasciata dall'Università.

Mi fa piacere, ma non so se si sono accorti che non in tutti i paesi, anzi, nella stragrande maggioranza dei paesi, europei e non, durante il dottorato NON si fanno esami, NON si ha un piano di studi, ma si fa SOLO ricerca.
E a volte, udite udite, non c'è nemmeno un'Università di mezzo, ma solo un istituto di ricerca.
Idem come sopra, poi, per traduzioni e legalizzazioni. 

Ecco. 
Come potete ben immaginare, la domanda per quel posto non sono riuscita a farla, e, come me, immagino molti altri, che ormai vivono altrove, scappando di contratto in contratto da un paese all'altro.
Penso ai vantaggi dell'Europa, che almeno - almeno - avrebbe dovuto facilitare questo tipo di cose.
Penso al mio portafoglio grande e pesante, perché qui in Svizzera, fuori dall'Europa, devo portarmi in giro un vistoso permesso di soggiorno.
Ma l'equipollenza del mio dottorato non me l'ha chiesta nessuno, e si rivolgono a me come "dottoressa".

E allora oggi, purtroppo, preferisco la mia borsetta un po' più pesante all'equipollenza, nonostante il suo suono melodioso e un po' fiabesco.