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04 giugno 2021

Cantoni

Ore 20 circa, in bagno, tra il lavarsi i denti e l'impigiamarsi.

T.: Mamma, l'Italia è in ...?

Io: Europa?

T.: Ah sì, giusto, in Europa. Mentre l'Africa è in ...?

Io: Africa.

T.: Ah, sí, giusto perché l'Africa è un cantone a sé.

Io: Continente.

T.: Cantone.

La geografia dell'espatrio non è sempre facile, triangolata tra regioni di nonni differenti e un Paese che è casa tua, ma quando il tuo riferimento è la Svizzera, impariamo oggi, è una sfida senza pari.


26 marzo 2021

Relâches

Le vacanze scolastiche di fine febbraio, nel mondo, hanno dei bei nomi. Ricordo che in Olanda si chiamano krokusvakantie, le vacanze dei crous, primi fiori a spuntare tra le chiazze d'erba appena liberate dalla neve. Qui in Svizzera romanda si chiamano relâches, una settimana intera di riposo concessa dal rigido sistema scolastico, che appunto "rilascia" gli studenti a fare un po' quello che più gli pare, basta che si riposino e approfittino dell'ultima neve. E così, anche se il covid aveva ovviamente cancellato i nostri piani di rientro in patria, abbiamo deciso, nonostante tutto, di approfittare anche noi, per quest'anno, dei crochi e del riposo, e partire, seppur entro confini elvetici. Ed è stata una bella idea.

Il Gruyère, un pomeriggio assolato di febbraio.

Le nostre vicine.

Un negozio di vetro di Murano (!), a Château-d'Oex.

L'acqua sotto un ponte coperto del 1667.

Si studia il folclore locale. 

Particolare di porta, ma anche porta particolare, Château-d'Oex.

A sinistra, sabbia sahariana, a destra, azzurro alpino.

Azzurro, e bianco, alpino.

23 marzo 2021

Cartelli

Cartelli raccolti in questi giorni di riapertura dei negozi, dopo tanto tempo, e di conseguenti passeggiate in città. Ho pensato che ben rappresentassero l'idea di Svizzera che abbiamo tutti, con i suoi chalet arredati da mobili dipinti a mano e con la sua cioccolata. E poi c'è l'ultimo cartello, che invece ci rappresenta tutti, in questi anni senza fine, dall'Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, e, forse, anche più in là.

Dall'alto, in senso antiorario: Mobile + Specchio 650 (attenzione, gatto selvaggio all'interno!), il mio test covid consiste nel mangiare cioccolato ogni ora per essere sicuro di non aver perso il senso del gusto!, niente cultura niente futuro.

 

23 ottobre 2020

Vacanze d'Autunno

Quest'anno, il giorno prima che iniziassero le nostre prime vacanze scolastiche d'autunno, la Svizzera ci ha informati che non avremmo potuto passarle in patria, come programmato. Le vacanze però c'erano comunque, così ne abbiamo approfittato per una gita entro i confini, in canton Ticino. 

Di questa gita riporto qui di seguito le 6 scoperte (o riscoperte) più importanti che mi ha regalato:

  1. che l'acqua ha dei colori bellissimi, non solo quando è salata
  2. che viaggiare in fase "passeggino e pannolini" è faticoso, punto. Ma la certezza che passerà rende lieve il cammino.
  3. come son buoni la burrata e il Nero D'Avola (e un buon indirizzo a Lugano)
  4. che ci sono chiese inaspettatamente belle anche fuori dall'Italia
  5. che sul Lago dei quattro cantoni c'è uno scivolo magico incastonato in un percorso di vetro per biglie di vetro, che è ipnotico e fa una musica speciale
  6. laggiù in Ticino, ove comunque soffia aria di parenti, siamo stati bene, ma vedere la gioia dei bimbi quando anche solo dopo pochi giorni via si torna a casa, pure in quest'anno casalingo, non ha prezzo.

Dall'alto, nell'ordine: Il Ponte dei Salti, in Val Verzasca; il parco giochi di vetro; Ciao Beer - la birra del Ticino; il San Gottardo dall'auto; Ascona la bella; un'osteria a Lugano; Santa Maria degli Angioli, sempre a Lugano.

 

21 settembre 2020

La Foire aux Livres

Romainmôtier è uno di quei posti un po' magici, di quelli che  non si capisce bene se ci hanno messo un'abbazia perché era un posto già magico, o magico lo è diventato perché ci hanno messo un'abbazia. Ad ogni modo, ci si torna sempre volentieri. E finalmente, quest'anno, ci siamo tornati giusti giusti per la Foire aux Livres, una cantina sociale riempita di libri nuovi, usati, odore di carta. Bellissimo.

Abbiamo fatto "qualche" acquisto: da un libro di fotografie francesi in bianco e nero a un libro di leggende delle montagne del Jura. Un romanzo di un autore di Losanna, così per vederne il punto di vista, un Topolino del '78 perché anche T. poteva scegliere qualcosa da portare a casa, passando per qualche classico per adulti, qualche racconto per bambini, qualche tentazione dell'ultimo minuto.

Dentro a queste enormi stanze, tutto quello che si può pensare di mettere su un pezzo di carta; fuori dalle grandi finestre, i colori e le nuvole dell'autunno. 

Ve l'ho detto che Romainmôtier  è un posto magico.



11 settembre 2020

Il primo giorno di scuola

In questa fine agosto, T. ha cominciato la scuola dell'obbligo, qui in Svizzera. Un passo naturale, naturalissimo, per lui, un cambiamento epocale per una mamma italiana che inizia un percorso scolastico in territorio straniero, e che vede aprirsi davanti a sé il baratro della sua inadeguatezza linguistica e genitoriale sommata all'inserimento in svariati gruppi whatsapp di cui si faceva volentieri a meno. 

E sia, la scuola pubblica ci farà crescere tutti, anche in Svizzera.

Già peraltro ci ha dato le prime soddisfazioni. Per esempio, per la serie "facciamoci riconoscere subito dalla maestra con domande imbarazzanti", ho scoperto, domandandolo, cosa sono le scarpe da ritmica. Per chi fosse curioso, queste, per l'occasione decorate a mano dalla sottoscritta, su preciso ordine del giovane scolaro.

E poi, signore e signori, sono diventata con l'occasione conduttrice ufficiale del Pedibus, linea gialla.

La macchina non avrò ancora imparato a guidarla, ma un gruppetto di cinquenni a scuola li so ben condurre, anche in lingua straniera.

 

 


01 maggio 2020

#iorestoacasa : settimana 7


Il social distancing, ovvero, quel che resta dopo la fase 1, qui in Svizzera.

23 aprile 2020

#iorestoacasa : settimana 6


Una minuscola torta alle pere, per festeggiare un non compleanno, il chinotto svizzero, che esiste, sapevatelo, gli gnocchi, le verdure che si vanno a comprare nelle fattorie giusto fuori città, visto che il mercato settimanale è chiuso, e le fattorie hanno porte bellissime, la macchina da cucire, che uscita dall'armadio per fare un lavoretto per la vicina, ha cucito su richiesta un coccodrillo morbido morbido, una mucca che ci sorride dalla finestra della sua fattoria di cartone nuova di pacca.

15 gennaio 2020

Minuscoli drammi/59: Atto I (ovvero, di nascita)

Siamo in Svizzera da ormai quasi 4 anni, tenutari di permesso B, grande, grigetto, bruttino, che rompe il portafoglio. Ci siamo sentiti così bene qui che abbiamo deciso di farvici nascere la nostra secondogenita, non prevedendo però, che la burocrazia per questo genere di cose fosse così ... così ... così. 
E niente, per alcune cose qui in Svizzera è più facile, per altre, effettivamente, no. Ma andiamo con ordine, anzi, cominciamo ancora prima che inizi tutta la storia, quando ancora mi aggiravo agile con il pancione e andavo a visitare ospedali in vista del parto. È in una di queste occasioni infatti che gentilmente mi favoriscono un foglio giallino con la lista dei documenti necessari per produrre un certificato di nascita, qualora se ne presentasse l'occasione. La lista è lunga e in certi punti contraddittoria, è diversa per i cittadini portoghesi (??? - ah, gli accordi bilaterali!), e insomma genera più domande che risposte. Colto da fervore, Subirotamic chiama allora il centralino dello Stato Civile del canton Vaud per avere informazioni dettagliate. Al telefono, viene però liquidato frettolosamente dall'addetto che dice di non preoccuparsi, che non sa esattamente, che dipende, che di solito non ci sono problemi, che mandiamo le carte che abbiamo e poi vedremo quando nasce il bambino. Insomma, un "no se pol, no gavemo, volentieri" triestino in salsa svizzera, e che vuoi che sia, siamo abituati, noi, ai metodi asburgici.
Siamo più o meno in maggio credo. Due o tre mesi dopo, nasce A. Evviva!
Il fiero papà va subito al banco dell'ospedale per fare le carte per la dichiarazione di nascita, con certificati di nascita nostri, di matrimonio, passaporti, cose così. Tanto di solito vanno bene le carte che abbiamo, e poi, vedremo, no?
Passa un mese, A. cresce, ma nessuna carta me la certifica.
Passano telefonate allora Stato Civile con risposte vaghe, siamo in ritardo, sa com'è, l'estate.
All'improvviso, una missiva dallo Stato Civile.
I certificati non vanno bene, alcuni, servono certificati di nascita più recenti, anche quello di nascita del fratello (dall'Olanda, facile), serve recente, servono i nomi dei nonni, tutto da rifare. Intanto è Ferragosto, il periodo migliore per la burocrazia italiana e non solo, e parenti vengono spediti in fretta nei vari comuni italiani a ottenere nuovi certificati.
Una manciata di telefonate dopo,  qualche cambio di addetto al nostro dossier dopo a complicare le cose, colpo di scena, pare che il comune dove è stato celebrato il nostro matrimonio non abbia mai comunicato il fatto al comune di nascita dello sposo, e questo infici la produzione del suo certificato di nascita. Interpellato, il comune del matrimonio, dà la colpa all'ambasciata olandese, che di mezzo c'era, è vero, ma chissà. Si decide comunque di non coinvolgere in tutto questo anche l'ambasciata olandese e tiriamo avanti, il comune del matrimonio viene redarguito da un Subirotamic particolarmente agguerrito, che in due giorni ottiene la sistemazione del suo status e il suo certificato di nascita aggiornato. Che però deve arrivare poi con la posta fino in Svizzera. Il mio arriverà direttamente con i parenti coinvolti nelle operazioni nei vari uffici italiani, che ormai era ora che ci venissero a trovare, tanto questa storia era andata avanti.
E così, dopo esattamente 3 mesi dalla sua nascita, A. ha finalmente un documento che ci informa che, se vogliamo, possiamo richiedere un grazioso certificato di nascita svizzero, con tanto di angolino argentato, per la modica cifra di 30 CHF a copia. Ne richiediamo 3, nell'ebbrezza della conquista non si bada a spese.
Poi sappiamo già che uno servirà per il consolato italiano, perché sì, confermando l'evidenza inconfutabile della sua esistenza, la Svizzera ha finalmente accettato la nascita di A., ma l'Italia? Per l'Italia A. c'è?
Non ancora.
Contatto lo Stato Civile del Consolato di Ginevra per sapere i tempi tecnici della registrazione della nascita di un neonato allo Stato Civile italiano (passo indispensabile per ottenere un qualsiasi documento di identità). A parte che una risposta automatica mi informa che a causa di un'inondazione del palazzo il consolato non lavora a pieno regime, mi si dice che la registrazione avviene: subito se ci si presenta di persona, dopo 3 mesi se si invia il certificato per posta.
Eccoci quindi in treno, io e la neonata, a fine Ottobre, per andare di persona al Consolato di mercoledì senza appuntamento (come consigliato per email dal gentile collega del Console). Sulla porta del Consolato, a Ginevra, c'è scritto che a causa dell'inondazione il mercoledì non ricevono più senza appuntamento.
Faccio finta di non aver letto il cartello, e entro nell'elegante palazzina puntando tutto sulla tenerezza suscitata dalla neonata negli astanti.
Incredibilmente non ci sono scale tra me e l'ufficio dello stato civile, evvai!, ma a fermarmi c'è un cartello che impedisce l'entrata nell'ufficio dei passeggini.
Non vorrete mica che la lasci fuori? Chiedo quando è il mio turno. Ma no signora si figuri entri pure.
Evito la mia solita pedanteria e non chiedo nulla sulla funzione del cartello affisso fuori dalla porta.
A. è ora registrata anche in Italia, tutti hanno finalmente ammesso che è nata,  possiamo quindi valicare il confine di Stato e passare il Natale in famiglia?
Orrore! Eresia! Il certificato di nascita e la registrazione non sono assolutamente documenti validi per l'espatrio, come tragicamente mi informa l'impiegata consolare, e non si ascolti la gggente che dice di aver  viaggiato con questi documenti, che ti rimandano indietro alla frontiera, che ti prendono il bambino, che a Genova una coppia è dovuta tornare in Svizzera (ora che ci penso, non so cosa intendesse riportando le disavventure di questa giovane famigliola, ma non volevo certo interrompere la serie di drammi snocciolati dall'improvvisata Cassandra consolare), che insomma, anche in questo frangente, "no se pol, no gavemo, volentieri" triestino, in questo caso però in salsa emigrato italiano in Svizzera.
E va bene, signora, mi ha convinto, faremo il passaporto anche a questa bimba, come avevamo fatto con T. all'ambasciata olandese, con prezzo maggiorato e validità ridotta. Si può fare ora?
No perché ci vuole l'appuntamento.

E finisce così, questa storia, tre giorni tre prima del nostro treno per l'Italia, questa volta anche con Subirotamic che per i passaporti dei minori ci vuole tutto il parentado, di nuovo in gita a Ginevra.
Per fortuna un amico siriano-tedesco, attualmente residente nella zona, mi aveva consigliato il miglior ristorante libanese della città e a Ginevra, oltre a ottenere finalmente dei documenti validi per l'espatrio per A. (4 mesi e mezzo dopo la sua nascita), abbiamo pure pranzato bene.

22 febbraio 2019

Minuscoli drammi/56: Tisane trilingui

E dopo una giornata di lavoro, asilo, autobus, metropolitane e tramonti arancio sul lago, quando T. è a letto, e anche l'orologio smette di fare tic tac, è bello accovacciarsi sul divano con una tazza fumante fra le mani, una tazza che profuma di lavanda, tiglio, e ... lascia verbi limone (e ben il 10%, ce n'è).

Riesce a sorprendermi ancora, dopo ormai 3 anni in terra neutrale, il fantomatico trilinguismo svizzero.


21 settembre 2018

Minuscoli drammi/54: Così vicini, così lontani

Capita, a volte, qui in Svizzera, di sentirmi così a casa da dimenticare, per un attimo, di non esserlo affatto (o non ancora).
Una serata al lago, che alle luci del tramonto non ha voglia di finire e si trasforma in cena fuori, improvvisata, in un ristorante/baracchino del piccolo porticciolo locale: cose che succedono solo in Italia!

Poi leggi il menù, e vedi che il carpaccio qui, lo condiscono così.




E no, non siamo in Italia.
Poi paghi il conto, 90 Franchi in due e mezzo, e no, non siamo in Italia.

Però la sera al lago è bellissima lo stesso (ma prendo le crepes, grazie, che vi vengono meglio del carpaccio).

19 settembre 2018

Rue perdtemps

Anche se in francese non vuol dire esattamente quello...mi piace pensare che la via dei perditempo si chiami così perché, parallela al lago, non vi ci porta.


In giornate di settembre così, con un cielo così blu che solo a Trieste, se non vai al lago, a navigarlo o a buttarci qualche sassolino, stai sicuramente perdendo tempo.

02 agosto 2018

Microrecensione #144: "Macerie prime - Sei mesi dopo" di Zerocalcare

15/07/2018"Macerie prime - Sei mesi dopo" di Zerocalcare.
Sei mesi dopo, il secondo volume tira le fila delle storie iniziate nel primo, e finisce - sospiro di sollievo per tutti - bene, o più precisamente, finisce il meglio possibile, ed è divertente, e commovente, e non delude, no, neanche stavolta, e ci sono tutte le cose che ci si aspetta di trovarci dentro, a un libro di Zerocalcare. Leggetelo!

Ma in questo ritratto della mia generazione (che consiglio soprattutto, come d'altronde il primo tomo, ai non appartenenti alla suddetta generazione), io chi sono? Perché viene da chiederselo alla fine: io, da che parte sto?

Io sono una di quelli che ha lasciato il raccordo, traditrice del popolo fino alla morte - secondo la definizione di pagina 182. Sono una di quelli che sono spariti, inghiottiti da un internazionalismo forzato, non ci sono più per nessuno dei miei amici rimasti a casa, alleanze rotte. 
Lotto per esserci, con i dolci-amari mezzi moderni, che ti illudono di poter compensare l'assenza, ma sostanzialmente no, sei altrove. Sapeste quanto lotto per esserci, prendendo più aerei e treni di tutti, ma sostanzialmente no, ci sono solo nelle sporadiche e eccezionali occasioni in cui ci sono, in una realtà alterata, e per la maggior parte del tempo, non raccontiamo balle, sono altrove.
Non faccio parte, quindi, dell'esercito dei buoni, che solo insieme sarà in grado di scatenare la rivolta e cambiare la sorti dell'intera squadra.

Vero è, però, che ci sono, a mio modo, per gli amici recenti, incontrati per strada, persi, ritrovati. Ci sono per il mio nuovo villaggio, per raccogliere i cocci di altri reduci dell'espatrio come me, miei simili.
Perché in questo nostro lungo espatrio, checché ne dicano gli opinionisti in voga, non è che siamo qui ad allargare i nostri orizzonti, diventare cittadini globali e/o migliori, non ci arricchiamo in ogni momento della cultura emanata dai nostri fratelli provenienti da nazioni o mondi diversi dal nostro.
Non c'abbiamo tempo per queste cose, che dobbiamo capire come si pagano le tasse nel nostro nuovo paese, dobbiamo capire come funziona il sistema sanitario, e scolastico, come si pagano le bollette, le cose importanti, le cose noiose. Tutte le cose che diamo per scontate, in Italia, dobbiamo riconquistarcele a una a una altrove, e non c'è tempo, e non c'è energia, per fare altro. È così che ci tengono buoni, per sfinimento.

E in questo nostro lungo espatrio, con una squadra in continua evoluzione, si parla del lavoro che non c'è, o paga male (sì, anche in Svizzera), si parla della frustrazione della disoccupazione (sì, anche in Svizzera), si parla di zero assistenza alla famiglia (sì, anche, e soprattutto, in Svizzera).
Si parla dell'organizzazione familiare (con pregi e difetti) nell'assenza non solo dei nonni, ma anche di zii, cugini, parenti di ogni ordine e grado, ma soprattutto nell'assenza più totale di una comunità di riferimento, che sia geografica, o spirituale, o di qualsiasi tipo vogliate una comunità.
Si parla di incertezza, cercando di ricostruire una vita, e di costruire da zero un futuro, all'interno di una struttura sociale e in una lingua che semplicemente non conosciamo.
Si parla di isolamento, e della difficoltà di mantenere un rapporto sano con le famiglie lontane, qualsiasi cosa voglia dire famiglia una volta privata del concetto di quotidianità.
Si parla della prossima tappa, del filo sul quale si cammina, del prossimo viaggio a casa per continuare a marcare un territorio, per non farsi espellere per sempre, per cercare di appartenere ancora a qualche luogo.
A ben pensarci, quindi, i grandi temi di uno Zerocalcare, che è rimasto a Roma, sono straordinariamente simili ai miei, che ho lasciato il raccordo.
Lavoro, famiglia (in tutte le sue declinazioni), solitudine, inadeguatezza, incertezza, impotenza: non sono partita poi così lontano!
L'unica cosa che cambia, tra me e uno Zerocalcare, è il tipo di squadra: non più gli stessi giocatori dalle elementari, non più giocatori di cui conosci il contesto.
A differenza di chi è rimasto, cerco di portare avanti le mie piccole alleanze, battaglie, e conversazioni con una squadra in continua evoluzione, gente che si unisce, poi cambia paese, ma poi torna, magari, chissà. Gente di cui ignoro il contesto, la famiglia, la storia, e viceversa, ma che cerco di conoscere nella condivisione.
È un gioco sostanzialmente diverso da quello che si gioca con la squadra di sempre, ma non è poi così male. 
In fin dei conti poi, visto che i grandi temi, a questo punto, sono così trasversali, da Roma a Losanna, mi rallegra la speranza di poter sempre riprendere con disinvoltura le fila di quelle alleanze e conversazioni intraprese tempo fa con la squadra di sempre, interrotte dall'ultimo treno, dall'ultimo aereo, dall'ultimo "ciao".

16 luglio 2018

Microrecensione #141: "Miló" di A. Nessi

05/04/2018 - 30/04/2018 "Miló" di A. Nessi.
Un altro scrittore svizzero, o meglio ticinese, un altro libro per cercare di immergermi nel sentire di questo mio nuovo Paese. Una raccolta di racconti sulla resistenza, recita la quarta di copertina, ma solo ora, a libro finito, capisco cosa si intende. Il primo racconto, che titola il libro, Miló, parla anche degli anni della Resistenza, tra le fabbriche di Losanna, i sindacalisti di Ginevra, i gruppi di guerriglieri nascosti tra i monti della Svizzera e della Valle d'Aosta. Gli altri racconti parlano di resistenza, ma più in generale, al degrado della montagna, alla sua solitudine, al degrado della città, al suo razzismo, al degrado dell'essere umano, alla sua fragilità. Di certo non un libro leggero, ma scritto con quella poesia del quotidiano e il realismo che nella mia mente è della gente di montagna.
Una dettaglio, una frase che mi è interessato leggere: la consapevolezza, di essere, in Svizzera, ai margini della Storia, sfiorati dagli eventi, spettatori del Mondo e mai protagonisti, nel bene, e nel male.

Imparo così a capire, pian piano, i miei nuovi compatrioti, vicini di casa, passanti. Anche se a dir la verità, di svizzeri in Svizzera, e il libro lo conferma, ce ne sono assai pochi.

16 aprile 2018

Microrecensione #140: "Rossa è la neve – Delia Fischer indaga" di M. Piffaretti

11/03/2018 - 04/04/2018 "Rossa è la neve – Delia Fischer indaga" di M. Piffaretti.
Quest'anno,  per il compleanno, mio marito mi ha regalato due libri di autori svizzeri, per cominciare a calarmi nella cultura del nostro attuale Paese di adozione, che male non fa. Svizzeri ticinesi, per la precisione, così da poterli leggere in originale, senza la mediazione della traduzione, e pure goderseli un po'.  "Rossa è la neve" è il primo dei due libri, ed è un giallo, classicissimo, ambientato a Bellinzona e dintorni.
La storia cattura, i personaggi sono potenzialmente interessanti, l'ambientazione, geografica e storica, mi ha se non altro incuriosito e informato su delle cose della Svizzera che non sapevo (vedi la voce wikipedia sui Verdingkinder). 
Purtroppo però la scrittura è pedante, ecco, questa è la parola, come frutto di un esercizio del tipo: Bene ragazzi, ora che avete imparato che cos'è un libro giallo, scrivete un libro giallo. 
Alle medie.
Tutte le frasi, i pensieri, iniziano e finiscono come da manuale, coronati da una scelta di aggettivi classici, situazioni classiche, azioni e reazioni classiche.
Sono onesta, la trama del giallo mi è davvero piaciuta, ma seguirla attraverso queste righe di frasi fatte e pensieri e logica ritriti è stato un po' difficoltoso, a tratti davvero imbarazzante.

23 dicembre 2017

Caro Babbo Natale...

   
Caro Babbo Natale,

In questi anni di spostamenti natalizi per raggiungere casa, mi sono resa conto di quanto difficile sia spostarsi d'inverno: mi hanno rallentato la nebbia e l'acqua alta veneziana, mi ha quasi fermato l'acqua bassa di Texel. Mi hanno stupito i ritardi dei treni nordici per le foglie cadute sui binari, mi ha intontito la neve fina fina sulle autostrade tedesche. Mi ha steso l'influenza presa all'asilo e quella presa da quello che l'ha presa all'asilo. Vedremo quest'anno, con un passo e relativo tunnel chiusi da mesi, e l'altro già sepolto di neve.

Ma tu, a fare il giro del mondo in una notte, a Dicembre, come fai?

Buon Natale a tutti, ci vediamo l'anno prossimo!

19 dicembre 2017

L'espatrio, a due anni.

L'esperienza di espatriato di un duenne italiano, nato in Olanda ma attualmente residente in Svizzera, deve essere, credo, ché io la vedo solo dal di fuori, assai peculiare.
Per esempio, un fatto banale come quello di avere l'influenza, in Inverno, si può trasformare in un attimo in una catena di eventi straordinari.
Poniamo, per esempio, che il duenne si ammali e che non possa quindi andare all'asilo. Poniamo che, proprio quel giorno, la madre abbia un colloquio di lavoro, e anche il padre non possa assentarsi dall'ufficio, per ragioni che vado tosto a spiegare.
Infatti, il mentore di dottorato della madre (olandese, il mentore, non la madre) è al momento ospite d'onore al dipartimento dove lavora il padre, in una prestigiosa università Svizzera.
Il mentore olandese non è però venuto da solo, ma accompagnato dalla moglie, anch'essa olandese, curiosa di visitare la Svizzera, la madre, il padre, ma soprattutto il duenne.
Ed così che la tediosa situazione del duenne ammalato, tediosa per noi ma soprattutto per lui, che è pure ammalato, viene salvata da un generoso colpo di mano della moglie del mentore, che si offre volontaria per restarsene a casa (nostra) invece di gironzolare per la città e per occuparsi del povero duenne, oltre che ammalato, a questo punto, probabilmente anche confuso dal via vai di persone, nazionalità e lingue che si avvicendano al suo capezzale.
Un lusso, sì, avere questa rete internazionale di nonni d'emergenza, ma quanta fatica!

Che poi, in questa fase di evoluzione linguistica del duenne in cui l'italiano e il francese sono un'unica grande lingua intercambiabile e confusa, un po' di olandese a movimentare le cose proprio ci voleva!
Da notare che in più il pargolo ha sempre sentito parlare tra di loro madre, padre, mentore e moglie, in inglese.
E così non ci siamo stupiti se alla partenza del mentore e della moglie, eroica babysitter d'emergenza, il duenne li ha salutati così: bye bye, nonno L. e nonna C.!

Piccolo dizionario T -> resto del mondo, utile in caso di babysitter. Scritto in inglese, qualsiasi cosa questo possa voler dire.

Disclaimer e nota per il futuro: raccontata così intuisco che l'avventura dell'internazionalità possa sembrare bellissima e istruttiva e capace di formare i giovani dinamici che popoleranno il mondo del futuro, ma vista dal punto di vista del genitore, e del povero duenne ammalato, vi assicuro che i nonni a portata di mano sono di gran lunga la soluzione migliore.

23 novembre 2017

Celebrazioni d'Autunno.

Da quando abbiamo lasciato il mare per il lago, abbiamo perso il sale, ma abbiamo guadagnato in sassi.
E in monti, e in colline, e in Natura che fa il suo corso, in passi che chiudono per neve, in boschi non pettinati a strisce dagli agronomi.
In lamponi tra i cespugli, in muschio sulla roccia.

È incredibile quanto ti possano mancare i sassi. Non lo si può immaginare fino a quando non si lascia l'Isola sabbiosa, e, più in generale, l'Olanda, e si torna a vivere su un suolo vero, non strappato al mare, non pianificato dagli ingegneri.

Così, per festeggiare questa corona di monti che ci circonda, e l'Autunno che dove ci sono gli alberi è semplicemente bellissimo, siamo stati in gita all'Arboretum di Aubonne, luogo spettacolare in tutte le stagioni, ma in questa, se si può, di più.
Consigliato a tutti, grandi e piccini, mini-bici-muniti o appiedati.
Perché non è mai troppo tardi per scoprire una nuova sfumatura di rosso corteccia, verde foglia, o argento stagno.

Orlo di stagno

Mini-cicloturista.

L'importanza delle basi. Di lì, poi, si può andare lontano.

Altro orlo di stagno.

19 luglio 2017

Cronistoria di una giornata a Berna, due adulti e uno no.

Dopo ben un anno e mezzo di permanenza in Svizzera, è giunto finalmente anche per noi il momento di una visita alla nostra nuova capitale (federale).
8:50 Stazione di Losanna. Entusiasmo incontenibile del ventimesenne per i treni, tutti i treni, figuriamoci il nostro treno, sul quale tosti saliamo, scompartimento biciclette: il nostro passeggino, un cane, un bagno in finto legno in stile chalet svizzero con finto panorama alpino.
10:00 Arrivo a Berna. 
10:05 Sosta alle pulitissime toilette della stazione, con fasciatoio e amenità varie, a portata di ascensore. Facile, andare in giro in Svizzera, anche in caso di emergenza cacca livello 5 (su 3).
10:15 (Beh, prende tempo bonificare una cacca di livello così elevato) Passeggiata per la città vecchia. Nell'ordine: il parco di Kleine Schanze, la sede del governo federale, la piazza annessa (e la fontana a spruzzi casuali), i portici del centro, il Münster, ovvero la cattedrale, con un simpatico Giudizio Universale a sovrastare il portale principale, centinaia di figurine in altorilievo ad affaccendarsi al Giudizio. Il ponte di Nydeggbrücke, con affaccio pittoresco sui tetti della città lungofiume, e, per concludere, un saluto ai tre orsi che abitano il Bärengraben, la fossa, appunto, degli orsi, simboli della città viventi, ma pure un po' accaldati, in questa giornata torrida di giugno.
12:00 Di nuovo verso Ovest per le vie centrali e la salvifica ombra dei portici, passando ovviamente per la Kindlifresserbrunnen, la fontana del mangiatore di bambini, che sovrasta allegramente una piazza del centro. Bisogna ammettere che hanno stile, questi perfidi bernesi (citazione da una qualsiasi lapide commemorativa di qualche battaglia presente nel canton Vaud).
12:30 Pranzo da Tibits, consigliatissimo self service vegetariano, con anche ampia scelta vegana, angolo bimbi, giochi, libri... sempre per la serie, facile, viaggiare in Svizzera.
13:00 Pausa. Marito a cercare di ottenere dei soldi per le sue ricerche dal governo federale, figlio a dormire in passeggino all'ombra di un albero dell'Europapromenade. Io mi godo la medesima ombra su una panchina, bandiere svizzere garriscono al vento sullo sfondo, un campanile tardogotico un po' più in là, e tutto intorno il gorgoglio di questa lingua bizzarra che è lo svizzero-tedesco.
15:00 Io e figlio sulla cremagliera di Marzili (entusiasmo!), che collega la città al lungofiume, con una spettacolare quanto brevissima discesa (o salita).
15:15 Ai bagni lungofiume pubblici (e gratuiti!) di Marzili. Piscinette per bimbi di tutte le età (e pure all'ombra, geni!), piscine per grandi, medi, piccoli, prati, bagni e spogliatoi. Bello. Ma sopratutto, accesso all'Aar, il fiume cittadino, e al suo carosello. Sì perché dovete sapere che il pezzo forte di ogni gita estiva a Berna è la discesa a favor di corrente del fiume, che scorre placido, ma veloce e inesorabile, per la città, davanti al parlamento, e via giù a immettersi nel Reno. Io e Subitoramic, a turno, abbiamo dunque partecipato alla giostra bernese: si fiancheggia il fiume a piedi, risalendone il corso, in costume e nient'altro, si trova un accesso all'acqua, e ci si lascia andare, per poi aggrapparsi, qualche centinaio di metri più a valle, a dei corrimani rossi, e risalire tra gli statici spettatori. E se non si riesce ad afferrare i corrimani? Cosa succede? Non lo so, non me lo sono chiesta, mi sono aggrappata, e sono tornata a riva.
17:00 Panaché refrigerante al bar in una viuzza laterale del centro. Scoperta del fatto che si chiama panaché anche in svizzera tedesca, e non radler, come ingenuamente avevo supposto.
18.20 Stazione di Berna. Grandissima, affollatissima e multipiano. Un po' ricorda la stazione di Utrecht, e quindi ci abbiamo comprato delle patatine fritte, così, per nostalgia.
19.30 Arrivo a Losanna.
20.00 Riposo del piccolo guerriero, e pure nostro.

Una bella gita, una capitale a cui ritornare volentieri.
D'altronde non abbiamo neanche mai trascurato la nostra capitale precedente, Amsterdam o L'Aia che fosse, non l'ho ancora ben capito.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: la cremagliera di Marzili; il Bärengraben e gli orsi accaldati; una porta; bira e limonata aka panaché; l'Orco divora bambini; me in gita, e la mia bellissima gonna comprata a 5 franchi al mercatino dell'usato; una casa; il fiume Aar punteggiato di umani che si fanno trasportare (anche se dalla foto non si vedono); la Svizzera vista dallo scompartimento biciclette.

12 luglio 2017

Sardegna, o di un'estate regalata.

C'è chi vuole la Luna, e chi riesce a prendersela (come quel tizio a Castelsardo, in mezzo alle foto).
E c'è anche qualcuno, fortunato, a cui la Luna viene regalata, inaspettatamente, in una settimana qualsiasi di inizio giugno.
Così, d'un tratto, mi son stati regalati: un lavoro (temporaneo, eh, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare) con inizio a metà agosto, un posto all'asilo per l'erede, e, di conseguenza, due mesi di non-ricerca del lavoro.
Mi hanno regalato un'estate!

Così, per festeggiare, si è presa una nave e, a distanza di due anni, eccoci di nuovo in Sardegna! Questa volta in tre, ufficialmente.
Qui a bordo lago, mi mancavano il sale del mare, i fondali da esplorare con la maschera e le pinne, l'ozio pomeridiano delle pinete ombrose a bordo spiaggia, i tramonti tragici e scoscesi sulle onde.
Mi mancava quest'isola blu e ocra, con ancora qualche punto di verde, perché è ancora giugno e il Sole non ha ancora bruciato tutto.

Ma anche, come tutte le volte che si torna in un posto, quante cose nuove!
Un bimbo a cui mostrare come si nuota, un bimbo a cui mostrare come si gioca con la sabbia, come si cammina sulle conchiglie (in braccio), come si condivide un gioco, come si distingue l'acqua dalla terra.
Un'amica da andare a trovare a Cagliari, da ritrovare su una spiaggia di farina bianca, e da ritrovare ancora, ancora, e ancora, ogni volta che un po' di quella  sabbia finissima compare tra le pieghe della mia borsa, o fra i giochi di T..
Il Nord, che due anni fa non avevamo esplorato, che sembra una prua affilata, abituata a fendere il mare, odore di sale fin su sulle roccaforti, vento tagliente.

Così è passata la nostra settimana al mare, ci ha colorato la pelle, ci ha ricordato un po' la nostra vita sull'Isola, non per il clima, ma per le dimensioni del nostro bungalow. Ci ha presentato persone nuove, posti nuovi.
Ora, davanti a me, non più decine di email al giorno di improbabili annunci di lavoro, non più lettere di motivazione, non più letture sulle giuste risposte da dare ai colloqui.
Solo lago, monti, piscine ... e un neanche dueenne a casa per la pausa estiva.
Oops, volevo dire, e relax.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: autoritratto su roccia e mare; Basilica di San Gavino a Porto Torres, dettaglio dello stemma del Giudicato; Subirotamic e T. in visita al villaggio nuragico di Palmavera; una delle Torri di Porto Ferro; uno che ha preso la Luna, a Castelsardo; spiaggia di Putzu Idu; San Gavino a cavallo, sempre nella Basilica a lui dedicata; la Torre del Porticciolo; la Torre  della Pelosa.