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11 settembre 2020

Il primo giorno di scuola

In questa fine agosto, T. ha cominciato la scuola dell'obbligo, qui in Svizzera. Un passo naturale, naturalissimo, per lui, un cambiamento epocale per una mamma italiana che inizia un percorso scolastico in territorio straniero, e che vede aprirsi davanti a sé il baratro della sua inadeguatezza linguistica e genitoriale sommata all'inserimento in svariati gruppi whatsapp di cui si faceva volentieri a meno. 

E sia, la scuola pubblica ci farà crescere tutti, anche in Svizzera.

Già peraltro ci ha dato le prime soddisfazioni. Per esempio, per la serie "facciamoci riconoscere subito dalla maestra con domande imbarazzanti", ho scoperto, domandandolo, cosa sono le scarpe da ritmica. Per chi fosse curioso, queste, per l'occasione decorate a mano dalla sottoscritta, su preciso ordine del giovane scolaro.

E poi, signore e signori, sono diventata con l'occasione conduttrice ufficiale del Pedibus, linea gialla.

La macchina non avrò ancora imparato a guidarla, ma un gruppetto di cinquenni a scuola li so ben condurre, anche in lingua straniera.

 

 


01 giugno 2020

Una descrizione

L'altro giorno T., non ricordo più perché, si è lanciato in una breve, ma efficace descrizione familiare. È fatta da un quattrenne, è buffa, è limitata, è limitante, è semplicemente perfetta:
Il papà si interessa di macchine, tu mamma ti interessi di scatole, io di Playmobil, e A., beh a A. interessa demolire tutto quello che costruisco.

Non avrei saputo fare una fotografia migliore di questo nostro periodo post quarantena: periodo di cambio dell'auto, di lavoretti, macchina da cucire, colla, forbici, periodo di primi giochi insieme, prime arrabbiature, prime deambulazioni casuali il cui unico intento non può essere che distruttivo. E allora mi segno qui questa descrizione, che ci dipinge uno a uno proprio adesso, per ricordarmi come siamo, poco prima dell'estate.

23 aprile 2020

#iorestoacasa : settimana 6


Una minuscola torta alle pere, per festeggiare un non compleanno, il chinotto svizzero, che esiste, sapevatelo, gli gnocchi, le verdure che si vanno a comprare nelle fattorie giusto fuori città, visto che il mercato settimanale è chiuso, e le fattorie hanno porte bellissime, la macchina da cucire, che uscita dall'armadio per fare un lavoretto per la vicina, ha cucito su richiesta un coccodrillo morbido morbido, una mucca che ci sorride dalla finestra della sua fattoria di cartone nuova di pacca.

17 giugno 2019

Un'attesa a metà, un'attesa doppia.

È sgranando i giorni sul calendario, e i chili sulla bilancia, che siamo arrivati a giugno. Ultimo mese di attesa prima di conoscere questa nuova bimba, lei che è già parte della nostra quotidianità, che ha già ricevuto tanti baci da suo fratello, che arriverà di qui a poco, come inesorabilmente sta arrivando l'estate anche fra i monti, il cielo più azzurro, il sole più caldo.
Se penso all'ottobre quando doveva arrivare T., ne ricordo solo dei dettagli. Essere a casa dal lavoro un mese prima del termine, le passeggiate sulle dune, il tempo che passava piano, il tempo da riempire di libri, ricette, e ago e filo. Il vento, e il silenzio dell'Isola.

Cappello per T.
Questo giugno, invece, è una specie di attesa a metà. A metà perché ancora lavoro al metà, e secondo la legge svizzera continuerò a farlo fino al giorno del parto, e a metà perché la bimba già c'è, T. la porta in altalena con lui, la porta a vedere il parco in cui va a giocare con i suoi compagni di asilo, le chiede se vuole mangiare questo o quello (e risponde al suo posto), e, come già detto, la riempie di baci e coccole. C'è il chiasso dei bimbi al parco, le voci dei passanti e dei vicini che mi chiedono come va?, il rumore di fondo della città, matrimoni al lago, corse a casa a fuggire il temporale in arrivo.

Cappello per bimba.
È un'attesa a metà, o forse, invece, un'attesa doppia, perché se uso ago e filo lo faccio per due, un cappello per T., un cappello per la bimba. Perché adesso io e Subirotamic pensiamo per due, dalla logistica della casa, a quante braccia servono e serviranno per abbracciare una famiglia che cresce.

O forse, a dirla tutta, è un'attesa tripla, perché questa volta ad aspettare siamo in tre, tutti con le proprie paure, i pensieri diversi, aspettative, indecisioni, meraviglie che si preparano a nascere proprio quando, finalmente, quest'attesa finirà.




12 marzo 2019

Una collana

Ultimamente T. torna a casa dall'asilo con sempre più disegni o cosiddetti "lavoretti", fatti di pasta cruda, pon pon e ritagli di giornale appiccicati precariamente ad un foglio. In questa circostanza i genitori, colti nel vivo della loro genitorialità, falliscono miseramente nello stimare in modo ragionevole il valore artistico e affettivo di questi manufatti, il che risulta in un accumulo spropositato di fogli e materiale di riciclo vario sopra ad un mobile in camera del suddetto artista - chiamiamolo così. A dir la verità non è questo di cui volevo parlare oggi, ma una soluzione a tutto questo bisognerà trovarla, prima o poi.
Quello di cui volevo parlare, invece, è di quando, l'altro giorno, il giovane è tornato a casa tutto contento perché aveva fatto non uno, ma ben due lavoretti, nella fattispecie non una, ma due collane, "questa per la mia mamma, e questa per la mia bimba".

La sua bimba nascerà a fine giugno, e lei ancora non lo sa, ma ha un fratello dolcissimo che già le costruisce collane di cannucce tagliate, e che le insegnerà tutto quello che sa.
La sua bimba è molto fortunata, lei ancora non lo sa. O forse sì?
Quella pila di fogli, pasta, ritagli di stoffa e materiale non identificato, a dir la verità, non so che fine farà, ma non credo rimarrà ancora per lungo su quel mobile. 
La collana di cannucce, invece, l'ho messa tra i miei gioielli, perché credo poche cose siano più preziose di lei.
A momento debito, la consegnerò alla legittima proprietaria.

15 agosto 2017

Ferragosto, o Festa dell'Assunzione

Ed eccoci arrivati a Ferragosto, ultimo giorno delle mie lunghe vacanze, o della mia lunga maternità, o della mia lunga disoccupazione, o del come si voglia chiamare questo periodo passato fuori dal mercato del lavoro, ma decisamente dentro alla mia vita.
Rientro nel mercato con entusiasmo, è innegabile, ma anche sospetto, per il mio primo lavoro "vero", come chiamiamo noi scienziati i lavori fuori dal mondo accademico - come se un phd o un postdoc succhianima non fosse da considerare lavoro, strani scherzi della lingua.
Dicevo, rientro nel mercato con entusiasmo, emozionata come al primo giorno di scuola, ma anche con i classici, terribili sensi di colpa, condivisi da quanto capisco da tutte le mamme lavoratrici. 
Ma T. cresce, ha voglia di parlare il Francese, cosa che non sono in grado di insegnargli, ha voglia di stare e giocare con i bibbi (bimbi), cosa che io - ahimè - non sono, e allora così mi giustifico, che sia arrivato anche per lui il momento di entrare in società a tempo pieno, con le sue maestre svizzero-brasiliane, il suo compagno d'asilo andorrano e quello giapponese, in quel crogiolo che è l'asilo dell'Università.
Gli ho fatto uno zainetto per andare a scuola, allora, per attutire un po' i sensi di colpa, e per portare da casa a scuola (e viceversa, per carità!) Tintin, compagno di mille avventure e di mille pisolini.
Non è molto, uno zainetto, in cambio di 45 ore a settimana. 
Però dai, è a forma di pesce!


 Buona scuola a T., buon lavoro a me, e buon Ferragosto a tutti!

18 aprile 2016

Inaugurazione.

Da quando è nato T. non avevo ancora tirato fuori la macchina da cucire, se non per imballarla, inscatolarla, stivarla sul camion del trasloco sull'Isola, riceverla qui in Svizzera, disimballarla e punto.
Avrebbe funzionato ancora? Mi sarei ricordata di come usarla?
Così l'altro giorno, tanto per inaugurare l'attività sartoriale losannese, mi sono lanciata in un piccolo progetto, ricco di cose che NON so fare. 
Tipo: i vestiti in generale, le asole dei bottoni, gli orli ben fatti, le cuciture elastiche, etc.
Giusto per cominciare con slancio, ecco.
La scusa era di finire il pile e il materiale avanzati da questa coperta
Colori autunnali, riccetti simpatici, ritagli di stoffa.

Il pattern per il maglioncino l'ho scaricato qui, l'ho un po' rimpicciolito, ma non troppo, dato che comunque il prossimo inverno è ancora lontano (e meno male).
Ho aggiunto la tasca davanti, e improvvisato un po' con la stoffa a mia disposizione et voilà, anche le cose che non si sanno fare, alla fine si fanno.
Magari non perfette, magari bisogna farle due, o tre, o quattro volte, ma alla fine la felpina si è fatta, e da lontano, pare pure mettibile.
Il modello è ancora troppo piccino per indossarlo, la prova del nove la rimandiamo a temperature più rigide. Per il momento, si è limitato ad apprezzare la fattura dei tessuti e il pratico design.


Così ecco il riusultato finale, con una manica rattoppata per mancanza di stoffa elastica nella direzione voluta. Ma a chi è mai piaciuta la simmetria nei vestiti?
Arrivederci a Ottobre prossimo, quando qui a Losanna si darà prova di stile ed eleganza senza pari.



17 ottobre 2015

Cose che si fanno quando si ha tempo di fare le cose

Mi dicono che poi non avrò più tanto tempo per fare le cose, come in questi giorni di attesa, sospesa dal lavoro, sospesa dalla mia vita di prima, ma non ancora dentro quella successiva, sospesa che non può essere altro che Autunno, grigio lento e diffuso, gocciole di pioggia e di umido a cadere una ad una dalle foglie rimaste, perle preziose di cui non ci si cura, e che anzi, ci scrolliamo di dosso e asciughiamo al calore e all'odore dei primi termosifoni accesi.
Così, se dopo non ci sarà tempo, allora un po' di cose le faccio ora.


Delle tasche colorate per organizzare il bagno, che di contenitori e di posto in questa casa non ce n'è mai abbastanza, ed è bene cominciare ad utilizzare anche le aree verticali.



Già pieno.  
Dei biscotti morbidi alla zucca e cioccolato fondente (ricetta qui). L'Isola in questo periodo è tinta di arancioverdegiallo, e ad ogni casa si vendono zucche, lisce e sode da mangiare, o verdi, colorate e bitorzolute da esporre come decorazione non si sa bene dove. Io preferisco l'arancio pieno da mangiare, in tutte le sue sfumature, e, da quanto velocemente finiscono questi biscotti, pare non sia l'unica.


Una coperta grossa e morbida per chi dovrà arrivare, che ce ne sarà bisogno, di un pile caldo in cui stare comodi comodi, e di alcuni simpatici ricci con cui fare amicizia.


L'aquilone come marchio di fabbrica made in Isola

E passeggiate e incontri con compari abitanti dell'Isola, per imparare da loro le arti nordiche di scrutrare l'orizzonte sconfinato di quassù, e dell'attesa.


28 settembre 2015

Di avanzi, fasciatoi venuti così così, immaginazione, attesa, e futuri.


I tre strati.

Con gli avanzi di quello del nipote, ecco fatto il fasciatoio da viaggio per il piccolo viaggiatore in arrivo. A dire la verità, è venuto un po' stortignaccolo, e i rattoppi, tra stoffa, parte impermeabile, e fettuccia, gridano un forte e chiaro "disfa tutto", "butta via", però.
Però va bene così, ha dei rattoppi, dei buchini, ma la sua funzione (tra l'altro, diciamocelo, deve solo isolare morbidamente il bimbo e la sua cacca dal mondo), almeno per un po', dovrebbe farla.
E nel compleasso è pure bellino, con la sua pratica custodia in jeans, recuperata da dei pantaloni che non mi ricordo neanche più, e il suo insieme di stoffe e materiali dai colori e fantasie etnochic, et voilà:


Fettuccia.
Pratica custodia in blueggins.
Dentro e fuori.

Io avevo bisogno di riprendere un po' la mano dopo una lunga pausa sartoriale, e cucire con gli avanzi, è innegabile, dà sempre grande soddisfazione.

Insomma, è fatto. Che le cose bisogna prenderle come sono, non vanno sempre come le si è immaginate per mesi..
Questo l'ho cercato di imparare da tutti i manuali di neonati letti ultimamente, e invece l'ho imparato in queste settimane, così, semplicemente stando al mondo.
L'importante è essere sempre pronti a immaginare nuovi progetti, a rivedere e adattare i vecchi, a sognare nuovi futuri, quando, in fondo, ogni futuro dovrebbe essere nuovo, immune alle nostre architettazioni.
Facile a scriverlo, ma per saperlo fare, credo ci sia bisogno di un'arte che chissá, di un'attitudine che solo l'esperienza può far maturare, e che auguro con tutto il cuore a chi deve reinventarsi daccapo, ad un certo punto.

Questo, infatti, è solo un fasciatoio venuto così così, che se ho ben capito come deve essere usato, dovrebbe pure funzionare.
Per le cose più importanti, si vedrà.
Nel frattempo, due o tre progetti in cantiere li ho, che è già un buon inizio, o meglio, una buona prospettiva.
Niente di meglio di una lista di cose da fare, e il sapere di poter benissimo non farle, o farle diversamente, per ingannare questi giorni sospesi, d'attesa di futuri inimmaginabili.

22 luglio 2015

Nelle lunghe sere d'estate...

In questo periodo in cui ho altro da scrivere, nelle ancora lunghe e luminose sere isolane, allora, faccio.
Faccio un umano piccolo piccolo, che sembra una cosa difficile, invece non lo è affatto, basta mettersi lì, sul divano o su una sedia, o camminare, nuotare, andare in bici, e lui si fa da se', senza pretese.
Pezzettino per pezzettino cresce, e tu neanche te ne accorgi.
È molto comodo.

Così, per ringraziarlo del suo gran daffare, anche io mi metto a produrre qualcosa.
Per ora, ho riciclato una coperta della Delta, rubata dall'aereo tornando da New York.
In fondo, ci siamo andati insieme laggiù, quindi è una specie di suvenir d'oltreoceano da uno dei suoi primi viaggi.
L'ho piegata, tagliata, foderata e decorata a piacere: a qualcosa, immagino, verrà utile.


Per un piccolo marinaio, ancora lontano, ma con una rotta ben precisa.





11 giugno 2015

Progetti di progetti


Finalmente ho usato il buono che ci era stato donato in occasione delle allegre nozze Subirotamic-Ittibar, e in casa, dopo la pausa fisiologica post-bomboniere/vestito/cintura/velo/nastrini/etc/aaargh, sono tornate stoffe nuove, croccanti di negozio.
E adesso, che si fa?

21 gennaio 2015

Giorgio

Vi volevo presentare Giorgio, il nuovo ritrovato tecnologico (a.k.a. Kindle) arrivato sull'Isola come inaspettato dono e subito accolto con entusiasmo, poltrona e coperte, come un libro qualsiasi, insomma.
Quante nuove e interessanti microrecensioni ci porterà, per questo volevo proprio presentarvelo!
Solo che poi è arrivato Porta, Porta Giorgio, eccolo:


e se l'è magnato.

 Burp. 

13 dicembre 2013

La giustificazione, le tentazioni.

Scrivo poco, ultimamente, lo so.

Ho pronte, prontissime, milleeuna giustificazioni, nessuna però interessante come l'ultima che mi è passata fra le dita, una di queste mie sere indaffarate, piene di fili e ritagli.

 
E' un micio portaporta: pesante di sassi, che d'ora in poi terrà la porta del salotto aperta.
Sempre che non venga distratto da qualche leprotto che passa per il giardino.
O da una pecora.
O da qualche ragno primordiale, nascosto in un angolo buio e remoto della casa.
O da Bellezzo, sinuoso gatto dei vicini.

Piuttosto di tenere una porta aperta ... piuttosto di scrivere quel che si dovrebbe scrivere ... l'Isola non è mai stata così piena di tentazioni.
Miao.



25 febbraio 2013

Giustificazione

Lo so, lo so, che è tantissimo che non scrivo, che non racconto di come l'Isola si sia involuta in un Inverno grigiastro, dei preparativi in corso per affrontare a breve quindicidicoquindici giorni di Mare del Nord a bordo della Pelagia, del nuovo inquilino, della torta di cioccolato e pere invisibili di questo passato fine settimana, dei semi di basilico, piccoli Nicolini in fieri (tutte le mie piante di basilico, da che mondo è mondo, si chiamano Nicola, ndr), che abbiamo appena piantato e che già stiamo ingannando con una Primavera artificiale, sotto una lampada accesa, insomma, mille cose ho taciuto, ma ho una giustificazione, almeno per gli ultimi giorni.
Stavo facendo una Stella, che più si è, più si mangia, e più si mangia, più pentole s'hanno d'appoggiare. 

Per ora, come vedete, è appesa al frigo. Attende paziente che si scaldi la zuppa, ed io con lei.



29 novembre 2012

L'aquilone da borsetta

Prima di trasferirmi sull'Isola, devo essere onesta, non mi era mai capitato.
Da quando son qui produco, e con una certa frequenza, un rifiuto che mi è nuovo: il filo d'aquilone sfibrato, spezzato, strappato, stanco dal vento.
Eh già, non siamo solo noi umani, quindi, a sentirlo!
Mi son allora data all'uncinetto estremo, addirittura volante, e ho raccolto tutti questi fili in un aquilone da borsetta, nuvola bizzosa e leggera, che volteggerà d'ora in poi nelle mie borse, zaini, e valigie.

Oh cielo, che stile la foderina azzurro cielo (che c'è, ma non si vede)!
Per il momento, i bottoni sono anch'essi un riciclìo, perline geometriche e spagnole, ma la caccia al vero bottone è aperta: dove posso trovare due piccoli Soli di legno?
E a proposito, se sapete, dove posso trovarne uno di grande, e caldo, e acceso?
Avevo intenzione di appuntarlo nel cielo, che qui è da un po' che non si vede.

03 settembre 2012

La fuga.


Nella mia testa, doveva custodire uno di quei quasi telefoni che si accarezzano, che dentro c'hanno internet, e tutto il resto. 
Non mio, sia mai, quello di Subirotamic. 

Avevo quasi finito, quando, giusto prima che le tagliassi gli ultimi fili, la mia nuova creaturina buffa è salterellata via così, ridacchiando, sulle sue zampine.

Strane cose, vengon fuori, all'uncinetto.