Visualizzazione post con etichetta propositi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta propositi. Mostra tutti i post

02 febbraio 2023

Microrecensione #208: "Bandito" di S. Lagerlöf

Carissimi, potrei addurre scuse di tutti i tipi: bambini che crescono, traslochi che si prolungano e si moltiplicano, i viaggi e le avventure che ricominciano dopo gli anni a corto raggio, corsi desiderati e seguiti la sera, nel buio delle sere invernali, e ancora bambini che si ammalano nei momenti meno opportuni. Ma la verità è che non ci sono scuse per aver abbandonato la buona abistudine delle mie recensioni. Vi sarete chiesti se ho smesso di leggere? No, non ho smesso di leggere, ma vero è che ho diradato i momenti in cui scrivo, cosa malsana, forse addirittura cosa pericolosa, sicuramente, cosa triste. Allora eccomi qua, siamo ancora a inizio anno e in tempo per i buoni propositi, e sempre in tempo per le cose che fanno bene. Forse anche un ritorno alle origini, con recensioni che sono davvero un po' più micro, come ai vecchi tempi. Pronti? Via.

01/07/2022 - 15/07/2022 "Bandito" di S. Lagerlöf. 

Saga nordica di guerra, d'amore, di freddo, ghiacci, mare e traversate di foreste di betulle, e villaggi che accolgono e villaggi da cui si fugge. Peasaggi delicati e diafani, e, personaggi scolpiti magistralmente, come sempre al limite fra il realismo e la fiaba. Ho amato "La saga di Gösta Berling", e con questo "Bandito", diciamo, andavo sul sicuro. E mi sento di dire, che fra i tanti Nobel per la Letteratura, forse non ne ho mai capito uno così tanto come quello della Lagerlöf.

24 gennaio 2018

Microrecensione #134: "Lessico famigliare" di N. Ginzburg

08/01/2018 - 17/01/2018 "Lessico famigliare" di N. Ginzburg.
Il mio regalo di compleanno da parte di Subirotamic, e l'ho già finito! 

Non mi pareva di averlo letto a scuola, o perlomeno non me lo ricordo. Meglio, non credo all'epoca l'avrei apprezzato così tanto.
È la storia di una famiglia ebrea, attraverso due guerre mondiali, ma soprattutto attraverso le parole e il linguaggio e le immagini condivise che nel tempo vengono a consolidarsi in una cerchia di persone, siano famiglia, amici, o entrambi.
È un libro bellissimo, e ancora prima di leggerlo pensavo di scriverlo io, un libro così, tanto mi è caro e chiaro il concetto di "lessico famigliare".
In realtà, ancora penso di scriverlo, questo libro, un giorno.
Anzi, a volte mi pare addirittura di avere già abbastanza materiale per cominciare, con una mamma che ha sempre amato giocare con le parole, e un figlio che ha appena cominciato ad usarle.
 
Ora lo inizio.
O forse no, dai.
Forse, lo inizio domani.

11 giugno 2015

Progetti di progetti


Finalmente ho usato il buono che ci era stato donato in occasione delle allegre nozze Subirotamic-Ittibar, e in casa, dopo la pausa fisiologica post-bomboniere/vestito/cintura/velo/nastrini/etc/aaargh, sono tornate stoffe nuove, croccanti di negozio.
E adesso, che si fa?

29 gennaio 2014

Riflessioni sul bidet (e sui cachi, sul pesto e su Ken il Guerriero)

ovvero 
Sul Dialogo

Vivo qui sull'Isola, e in Neerlandia, ormai da quattro anni, ma negli ultimi mesi, tra le chiacchiere con i colleghi davanti a un caffè, sono emersi alcuni nuovi, piccoli, inquietanti, particolari che vanno a incidere sempre più profondamento il solco cultural esperienziale che divide una giovane cittadina italiana, sperduta nel Nord Europa, da un giovane cittadino olandese.
Particolari che hanno risvegliato in me un antico pensiero.

In questi quattro anni, dopo il sincero stupore iniziale di quanto fosse grande, questo baratro cultural esperienziale, tra me e i miei coetanei di qui, ho cercato piano piano di trovare alcuni punti di dialogo, qualche argomento sul quale fosse possibile davvero confrontarsi, riguardo al quale non parlassimo solo attraverso il nostro bagaglio di educazione, di cultura - nel senso più lato del termine -, e di famiglia, di cui siamo figli, qualche argomento in cui quindi la distanza fra noi non si facesse così grande da impedirci quasi di sentirci, l'un l'altro, tanto lontani i nostri pensieri.

Ma è possibile, dunque, questo dialogo giovane Italia - giovane Olanda?
A volte, sì.
Forse quando ci si confronta sui progetti per il futuro, che sono tanto personali quanto imperscrutabili, e lì quindi, non si azzarda a dire niente nessuno, siamo solo orecchie attente per chi ha voglia di raccontarsi. Forse quando si parla di film (ma solo recenti, per carità), e un pochino di viaggi, con questo popolo di viaggiatori folli. E di lavoro, e di tutto quello che ci ruota intorno, sicuro, che in fondo la mia esperienzia lavorativa è legata solo a questo Paese, quindi su quest'argomento partiamo dalle stesse basi.

Ecco, si può effettivamente parlare di questo, perché poi, più ci penso, più non non me ne viene in mente nessun altro, di questi argomenti, in cui parliamo noi, soltanto noi, senza la nostra Storia sulle spalle.

Di Cibo e Bevande non si può parlare: in quanto Italiano sei avvolto da un'aura di infallibilità e superiorità che impedisce totalmente una qualsiasi conversazione alla pari.

Letteratura, Storia, Storia dell'Arte, Religione, Politica e Linguistica sono invece ottimi argomenti di conversazione, ma solo con persone oltre i quarantacinque anni.
Interessante, deve essere successo qualcosa, al sistema educativo olandese e alla sua società in toto, fra quella generazione e quella successiva, perché le differenze sono incolmabili, e ce ne accorgiamo subito pure noi stranieri, che una sensibilità molto più latina e vicina alla nostra anima le vite degli oltrequarantacinquenni, mentre una mentalità più americana, per noi incocepibile e indecifrabile, ci allontana dai nostri coetanei.

Come mai, questa distanza? La scuola, la società, la Storia del Paese, la famiglia particolare e l'idea di Famiglia in generale, questi e sicuramente altri tasselli rendono Anna fondamentalmente diversa da una qualsiasi sua analoga olandese. Poi certo, c'è il singolo individuo e la singola volontà, ma qui non stiamo parlando di questo.
Stiamo parlando di due esponenti delle giovani élite culturali e sociali di due Paesi europei, che, posti davanti l'uno all'altro, senza ormai più barriere linguistiche, sono in ogni caso così tanto lontani per sensibilità e interessi, che il dialogo risulta non solo difficile, superficiale e vacuo, ma a volte sconfortante e triste, da parte mia, e probabilmente chissà in che modo altrettanto terribile da parte loro.
Io me ne accorgo perché a volte, quando parlo o chiedo consigli o pareri su di un libro o di un autore olandese, i miei coetanei semplicemente si alzano dal tavolo dove stiamo prendendo il caffè e vanno via, in silenzio, senza dire niente, come se non volessero neppure sentire il parere o il consiglio di chi, oltrequarantacinquenne, il libro l'ha letto, o magari anche no, ma ti sa consigliare qualcos'altro, o in ogni caso ha qualcosa da dire a riguardo, e reputa la Letteratura contemporanea del proprio Paese un valido argomento di conversazione.

Sarà un esempio sciocco, e limitato, come son io e come lo sono questi ultimi particolari emersi recentemente da cui tutto questo mio sproloquiare è scaturito, nell'ordine: 1. i giovani olandesi non sanno cosa sono i cachi (anche se al mercato, a anche al supermercato, vengono venduti normalissimamente in fianco alle mele e pere); 2. i giovani olandesi sanno a malapena cosa sia un bidet, e non credono all'esistenza di popoli che ne posseggono uno in ogni bagno; 3. i giovani olandesi, da piccoli, non guardavano i tragici, tristi e violenti cartoni animati giapponesi, che tutti ci hanno iniziato alla malinconia, all'eroismo e alle scene lente, forse anche alla noia; 4. i giovani olandesi non sanno cosa è successo nel Sessantotto, e si chiedono perché sia un anno degno di nota; 5. i giovani olandesi pensano che "pesto" sia un singolo ingrediente e che si possa scrivere sulle etichette.

Tutti indizi di un baratro incolmabile, ne converrete. Una mancanza di curiosità disarmante.
Ma all'improvviso, un pensiero: chissà poi come lo vede, il mio coetaneo olandese, questo baratro tra di noi. Chissà se lo vede. E cosa ne pensa. Non gliel'ho mai chiesto, di cosa vorrebbe parlare lui, in effetti, se non di Letteratura né di Van Gogh, ci sarà pure qualcosa che gli sta a cuore, di cui si interessa e sul quale vorrebbe confrontarsi con l'Altro.
Non gliel'ho mai chiesto, ed è molto stupido, sicuramente in linea con la, o frutto della, mia italianità.
Ad essere sinceri, ne ho parlato solo con gli oltrequarantacinquenni, e questo, come ho detto prima, chiaramente, non vale.
Allora ecco, un giorno, quando avrò raccolto i pensieri, domanderò loro del baratro, e sentiremo cos'hanno da dire.
Forse, per capirli, dovrò cambiare i miei metri di giudizio, i miei strumenti di valutazione del baratro, dovrò mettere in discussione la mia certezza calssica, latina, e un poco veneziana.
Dovrò ascoltare loro, creature de-bidetizzate, de-cachizzate, sarà terribilmente difficile!

La gloria di un'espatriata, però, passa anche di qui.
E se riuscirò a carpirlo, e a tradurlo, ve lo farò sapere, cosa vedono gli altri, quando si voltano e guardano me, noi, cosa si vede, insomma, dall'altra parte di questo buio baratro europeo che a volte, dopo quattro anni, ancora ci fa inciampare.

23 dicembre 2013

Buon Natale e festività contigue!

La cometa Ison, prima (immagine a sinistra, cometa in basso a destra) e dopo (immagine a destra, pallida cometa in alto a sinistra) il passaggio vicino al Sole (marcherato per la sua troppa luminosità con il cerchio rosso; le dimensioni in scala e la posizione del Sole sono indicate dal cerchio bianco). Immagine modificata da quella disponibile qui
Ci abbiamo sperato in tanti - credo - in un Natale 2013 con cometa ad indicarci una grotta, una capannuccia, ci saremmo accontentati anche di un condominio in periferia, di una tenda, un bivacco, un barcone scassato in mezzo al mare, una sterminata prateria, un igloo, una villetta a schiera, a cui rivolgere tutte le nostre preghiere e le speranze per l'anno che verrà.
Invece niente, il Sole ce l'ha squagliata prima, e anche quest'anno il Natale arriverà e passerà come gli altri, senza cometa, con una spolverata di ipcrisia, qualche buon proposito per un vago futuro in cui saremo, nelle nostre intenzioni, più buoni o migliori.

Quest'anno il mio Natale cade un po' in mezzo a tutto quel che devo fare: finire un contratto di lavoro, una tesi, qualche articolo, concludere una parte della mia vita e iniziarne un'altra, cose così, insomma.
Mi arrovellavo quindi su come farlo passare in fretta, che non mi fosse d'intralcio, quando all'improvviso ho realizzato che in fondo il Natale è sempre caduto nel bel mezzo di tutto, ed è proprio questo il senso della festa.
Il Natale non è un evento isolato, a cui ci si prepara per anni, si pianifica, e si celebra con originalità: il Natale capita tra capo e collo nella vita reale, mentre stai facendo altro, così impegnata che non hai neanche posto, nella tua locanda, per ospitare qualcuno, tantomeno un bue, o un asino. O una Famiglia.
Si riempe di riti e tradizioni, perché le persone cercano qualcosa di caldo e accogliente in cui rifugiarsi, quando arriva così all'improvviso, con la sua carica di novità, di luce ad aumentare, di ventata di futuro e possibilità che è l'anno, fresco fresco di calendario, che porta con sé. 
E ti costringe a fermarti a pensare.

Così ecco, in mezzo alla Vita (e per fortuna!) anche quest'anno capiterà il  Natale, nelle mie giornate, piene di tutto quello che faccio sull'Isola, ma anche nelle vostre.
Starà a ciascuno di noi, quindi, decidere se prendersi del tempo per sé, per festeggiarlo, insieme ai propri affetti, o in meditazione solitaria, se regalarsi dei minuti, centinaia, per vedere un po' che ne è stato, del tempo tra il Natale scorso e l'oggi, e per vedere che ne si farà, del tempo fino al prossimo.

Oppure, farsi venire il  sangue amaro per le luminarie di pessimo gusto appese ai lampioni, e per la dolorosa selezione musicale nei negozi.

Fate voi.

Io, dal canto mio, auguro a tutti delle buone meditazioni e delle buone risoluzioni Natalizie, come dovrebbero esserci sempre quando fuori è buio, come in questi giorni, e come quest'anno in generale, ma si sa che poi, dopo il solstizio, la luce non può far altro che aumentare. 


Che poi, è risaputo: il 2014 sarà un anno straordinario.
Ah, non ve l'aveva ancora detto nessuno?
Fidatevi.

Buon Natale e festività contigue! - perché morta una cometa,
se ne fa un'altra!

16 gennaio 2013

Gennaio, inizi'anno, in giro.

Pare allora sia iniziato anche quest'anno, sull'Isola.
In giro, ci sono: un Sole sfavillante, un cielo blu blu, una Luna sottile, minuscoli fiocchi di neve.
C'è il trambusto di un lavoro che sta per finire (-9 mesi!), e che sto cercando di spremere fino alla fine, approfittando di tutte le buone occasioni che offre; c'è il trambusto di un trasloco imminente, un trasloco passivo, si può dire, che scombussolerà tutti gli spazi, i tempi, tutte le mie tradizioni personali di abitante solitaria, gli scaffali, il ripostiglio, l'anima.

C'è il trambusto di un anno che inizia, con il suo carico di cose belle e nuove da costruire, di cose brutte che non si riescono a buttare via, ma chissà, magari, si sa mai, magari quest'anno, sarà diverso (primo proposito).
C'è poi sempre quel trambusto che son proprio io, con tutte le mie cellule, quell'equilibrio fragile tra il mio corpo, e quello che ci metto dentro, quello con cui lo imbalsamo e lo vesto, quello che ci faccio. 
Dovrei prendermene un pò più cura, ecco (secondo buon proposito).
E ci son poi, in giro, sul tavolo, su internet, sulla carta, quelle mille cose che ho iniziato, e che dovrei pure, in mezzo a tutto questo trambusto e confusione, finire o portare avanti con buon senso (terzo buonissimo proposito). 

Che altro, in giro, a inizi'anno?
Un materasso a due piazze gonfiabile rotto, ereditato da non si sa più ormai quale temporaneo collega, che mi occupava mezza credenza in salotto, che finalmente ho buttato via; la mia bici, scattante e performante come sempre, che morde l'asfalto ghiacciato ogni mattina e, per finire, ci son due nuove, splendide, tazze da tè, bianche come la brina, pronte per essere inaugurate, e per inaugurare l'anno, in due.

Mi pare tutto: ora, son pronta a cominciare.



01 febbraio 2012

Buon Anno!

Buon inizio 2012 a tutti, signore e signori. 
Con un mesetto di ritardo, ma ce l'ho fatta anche io a riprendere (quasi) tutte le fila della mia vita olandese.
Un mese di ritardo, sì, ma son giustificata!
Aspettavo, per un buon post inaugural-celebrativo, una sera d'inverno. Non potevo scrivere di buoni propositi, di futuri, senza il rumore del vento, il freddo cristallo che  ti ghiaccia la punta del naso. Non potevo proprio scrivere nulla senza aver prima pedalato nella neve croccante, quella che fa quel rumore, sotto le ruote, quel rumore che è come il rumore del silenzio, di un'isola tutta raccolta intorno alle luci calde dei salotti, al di là del vetro. 
Un'isola sulla quale hai la netta sensazione che tu sia l'unico essere ciclante ad andarsene a zonzo, ed è buio, e c'è il vento, e alla fine te lo chiedi pure tu perché mai tu sia da questa parte, di quei vetri.
Ieri è  stato tutto questo.
Quindi oggi, che son dalla parte giusta, da quella calda, posso finalmente inaugurare il mio personale anno bloggeristico: via!
Stagione strana nel suo complesso, in ogni caso, questa: a dicembre me ne sono migrata a Sud, in un altro Stato, ed è stato l'estate che non è stata. 
Poi il ritorno in Patria, senza neve, dove il Natale era l'unica traccia d'Inverno. Qui in Isola, fino a ieri, era così caldo che la mia salvia e il mio prezzemolo, che usualmente razzolano all'aperto davanti alla porta, ancora avevano foglie rigogliose e non accennavano a nessun letargo stagionale.
Insomma, questo gelo stordisce, ma rincuora.
Magari metterà in ordine le troppe idee che si son accumulate  fino ad ora: una Cuba che è ormai distante, ma che non dimentico, viaggi, persone nuove, vecchi amici e colleghi ipotetici, mari blu a sovrapporsi a sciate  sulla neve finta e sull'asfalto. 
Finalmente è arrivato il tempo di poltrona e coperta, per far sedimentare il caos, per raccogliere storie e per raccontarle.

Proposito uno, quindi, per quest'anno ancora giovanissimo: scrivere di più, scrivere meglio. Stavolta gli altri li mantengo in forma privata, che a non tutti interessano le mie personali paturnie. 
A tutti auguro invece un buonissimo anno bisestile, gentile pubblico, che poi, gli auguri di buon anno fatti il primo di Febbraio son più preziosi, e chissà, magari valgono di più.


29 gennaio 2011

giorno 08 - Fenomeni

Sono su questa nave da ormai una settimana, non posso dire di essere
andata dappertutto, perché in alcuni posti non è concesso entrare, a noi
"scientists", ma non mi succede più di prendere un corridoio sbagliato e
andare a sbattere contro una parete di ferro (dopo aver inoltre barcollato
con le onde per tutta la lunghezza del suddetto corridoio).
Eppure...
Eppure ogni giorno incontro qualcuno che non ho mai visto prima. Ci sono
alcuni personaggi di quest'equipaggio tedesco che ormai conosco: c'è
Andreas, lo chef, che chiama tutti per nome, e c'è il suo timido aiutante
che parla solo e solamente tedesco (come gran parte della truppa,
d'altronde). C'è poi l'addetto alla lavanderia, un signore cinese
piccolino, detto Max. Conosco poi alcuni che lavorano ai winch, sul ponte,
che dipingono quello che c'è da ridipingere e aggiustano tutto quello che
trovano. C'è Heinz, il "chief electronic", che principalmente fuma nella
sua stanza accanto a quella dei CTD, che ha la barba bianchissima e
l'orecchino. C'è Michael, il capitano, c'è poi il dottore, solitario ed
elegante, e via tutti gli altri, ci sono i giovani, i giovanissimi, che
hanno la moglie incinta a casa e sono via da 4 mesi, ci sono quelli con
tanta barba bianca, da sembrare finti, e tatuaggi a solcare la loro pelle
come le navi il mare. Insomma, mi pare di conoscerli tutti, anche se non
ne ricordo i nomi.
Invece ogni giorno vedo una faccia nuova.
Un fenomeno d'umanità mai incontrato in questi corridoi bianchi, tra
questi ponti gialli arancio rosso verdi.
Ogni giorno, una persona diversa, che mi ricorda di non limitarmi al
piccolo mondo di una nave, che dura poco, due settimane, ha una rotta, un
obiettivo, e un porto in cui arrivare, a fine missione.
Mi avverte di essere pronta a tutto quello che mi aspetta, quando si
scenderà nel porto. Ci sarà la confusione di mille facce, nuove e vecchie,
di mille possibili rotte, di tanti obiettivi a cui puntare.
Ma non adesso.
Adesso è tutto chiaro e preciso.
Adesso ho due ore mezza di turno CTD davanti a me, e poi il riposo.
E intanto la nave, generosa, mi porterà con sè.

09 gennaio 2011

Millanta buoni propositi

Tornata all'Isola dopo le lunghe ferie natalizie, non mi resta che iniziare questo nuovo anno, come vuole la tradizione, cioè con dei buonissimi propositi, scintillanti e sostenibili, proprio come i millanta piccoli led che hanno ricoperto il Castello Sforzesco in questi giorni.
Millanta buoni propositi?
Beh, forse proprio millanta no...proviamo con la solita top five, Nick Hornby docet, che poi per tutti gli altri c'abbiamo un anno intero, per pensarci...

Quest'anno, pensavo di lavorare sul rispetto:
1. avrò più rispetto per il mio corpo. In altre parole, farò più movimento e mangerò più sano, ma vuoi mettere come suona meglio, tirando in ballo il rispetto?
2. avrò più rispetto per il mio lavoro, farò bene le cose che mi piacciono, e che mi danno da vivere, perché è giusto così.
3. più rispetto anche per quello che mi piace fare, ma non mi dà da vivere: viaggerò e scriverò a volontà, alla faccia di chi si lamenta di non avere il tempo di fare le cose che piacciono.
4. più rispetto per chi mi circonda: coltiverò amicizie, crescerò relazioni, potenzierò la mia comprensione, curerò la mia disponibiltà.
5. e infine, quest'anno, avrò più rispetto per il futuro, in generale. Mio e degli altri. Vorrei riuscire a non vivere un giorno dopo l'altro, come è stato l'anno passato, quando tutto era nuovo, ed eccitante, e non c'era un domani, ma solo un oggi. Tanti dicono che bisognerebbe vivere sempre così, ma, alla lunga, annoia.
Non c'è prospettiva, personale, di comunità, di umanità. Quest'anno sarà diverso. Comincerò qualcosa che andrà avanti, preferibilmente un qualcosa insieme ad altre persone, che dia prospettiva e profondità (ma non troppa!) e che non sia lavoro.
Chissà che a forza di ripetermelo non ci riesca davvero, anche da qui, dall'Isola, da questo paese artificiale che è l'Olanda.
A proposito, un proposito difficile, che mi tenga sveglia soprattutto in quest'inverno letargico che non se ne vuole andare...
Gelukkig nieuwjaar!