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08 maggio 2012

Expertise in International Illogic Problem Solving

Drin. Driiiin. Rispondo:
- Pronto!
- Piscina Molenkoog?!
- No, guardi, credo lei abbia sbagliato numero.
- No, io chiamo dalla piscina Molenkoog.

 [disguido causato dall'uso della lingua olandese anziche' di una delle svariate lingue in cui almeno avrei intuito l'intonazione della frase]

- Ah bene, chi cercate?
- Anna. Lei ieri era in piscina giusto?

[si passa all'inglese, meglio]
 
- Si'! 

[Oh no, forse hanno letto il post di ieri e mi vogliono espellere dal comune dell'Isola...oppure mi vogliono dare un premio per essere andata a nuotare con 11 gradi e cielo parzialmente coperto, si', e' piu' plausbile, in effetti, chissa' cosa mi regalano...]

- Abbiamo il suo numero di telefono perche' ce lo ha dato lei quando ha acquistato l'abbonamento stagionale fino a Settembre...

[Mannaggia a me, fino a Settembre, quando le temperature sfioreranno gli 8/9 gradi, non me lo ricordi per carita']

 ... per caso ieri ha perso il cellulare? 

- ??? ma..[spiazzamento generale]..lei mi sta chiamando al cellulare! Direi che quindi l'ho qui con me...credo...[spiazzamento generale, nuovamente]

- Ah giusto! Ma sa, ieri ne abbiamo trovato uno qui negli spogliatoi, uno con molti nomi stranieri, e lei, beh, lei  e' straniera. Magari uno dei suoi amici...

- Magari si', ora chiedo. Grazie mille per aver chiamato, le faro' sapere.

[Nonostante la domanda illogica, la mitologica Signora della Piscina ha fatto centro: vado subito a informare dell'accaduto il mio dutch-collega, il quale, ieri, sfidando in un colpo solo le temperature nordiche e la devozione della fidanzata inglese, ha trascinato la suddetta a sguazzare tra le corsie. Al corrente della situazione, il dutch-collega chiama prontamente al cellulare la fidanzata e ...]

Tuuu. Tuuuu.

- Piscina Molenkoog?!
 
Beccata!

Nessun regalo in cambio della mia ipotermia, stavolta, ma una nuova, preziosa, voce da inserire nel curriculum.

14 settembre 2011

Rivelazione con celebrazione!


Sapevatelo: l'Oviglio è un grazioso timer da cucina che mi aiuta,con il suo metallico trillio, soprattutto con la cottura delle uova, troppo spesso dimenticate sul fuoco.
Ma la sua versatilità ha dell'incredibile, e la misura del suo tempo non fa che aggiungersi a quel conteggio di anni, mesi, giorni, ore, minuti e secondi che mi portano oggi a celebrare i miei due anni sull'Isola.
Nei due anni che vengono, mi auguro solo un pochino più di Sole.
Per il resto, mi arrangio da sola.

16 agosto 2011

Addio frigo parlante, benvenuto oviglio!

E così, con il passare di questa finta Estate sull'Isola, grandi novità hanno interessato la mia picciola, ma graziosa, cucina.
Il mio frigo, conosciuto ai più per la sua loquacità notturna, se n'è andato.
Le mie notti passeranno senza i suoi gorgoglii molesti, o i sui borbottii metallici.
Ne' un mio ospite interromperà più la nostra amabile conversazione con un "Hanno bussato?" "No, è il frigo.", oppure con un "Una pecora imbizzarrita sta cercando di sfasciare la porta per irrompere in casa!" "No, è il frigo." o ancora "Ma che è sto fracasso?" "Il frigo.". Tutto questo appartiene al passato.
Ora ho un frigo nuovo, silenziosissimo, a cui probabilmente dedicherò una cena in Settembre, o giù di lì, e che ha già ereditato la mia recente collezione di magneti souvenir.
L'intergrazione, prima di tutto.
Per un amico frigo che va, c'è un nuovo amico che arriva: è l'oviglio!
Come vedete nella foto, fa il suo ingresso nella mia vita come una vera e propria star della musica da camera, anzi, più precisamente, da cucina.
Chi indovina cos'è?

03 febbraio 2011

giorno 13 - Back to Pilos!

Dunque, la giornata di oggi, cominciata fiaccamente ancora vicino alla
costa greca, si prospettava abbastanza piatta e monotona. In programma,
solo il recupero di due oggetti che avevamo buttato in mare
precedentemente, e in serata già avremmo dovuto far rotta verso l'agognata
Sicila, poi Malta, poi porto.
Invece...
C'è un ragazzo, qui a bordo, T. E' un energumeno alto due metri, e largo
altrettanto, con bicipiti da culturista, lunghi capelli biondi, e
un'intero mare disegnato sulla schiena e sul braccio destro, quasi fino al
polso. Lui, di mestiere, fotografa i pesci.
Era suo uno degli apparecchi che stavamo cercando di recuperare questo
pomeriggio, quando, proprio nel quarto d'ora in cui si stava carrucolando
su, le onde si sono fatte più alte, il vento ha cominciato a soffiare, e
così, in men che non si dica, la cima che teneva lo strumento legato alle
boe per il recupero si è impigliata nel motore di questa grande, grande
nave, che sembra invincibile, ma non lo è.
Con parecchio sforzo si è riusciti a tirare a bordo tutti gli strumenti, e
quasi tutte le boe (una si è rotta!), ma la cima, beh, la cima la si
doveva proprio tagliare, e così è stato.
Vedere cosa ci fosse rimasto, là sotto, tra cime, pezzi di boa, ferraglia
varia, poteva essere importante, per capire come venirne fuori, da questa
situazione. Così M., un ingegnere meccanoelettrico - che poco prima
raccontava di come, ubriaco in un albergo austriaco, avesse fatto rotolare
a valle fin sulla strada una catasta di legna tutta disposta in ordine dai
tagliaboschi, dovendo così allertare il padrone dell'albergo, e tutte le
autorità competenti della zona - insieme al suo compare di invenzioni T. -
che, messo alle strette da un piattino di frutta, ha rivelato la sua
particolare fobia per la buccia di mela - ha montato una telecamera e una
luce sottomarina, che usiamo per un altro esperimento, su di un
lunghissimo palo, riuscendo così ad avere un filmato dell'elica, del
timone, e della cima a impacchettare il tutto.
Et voilà: back to Pilos! Back to Greece!
Pian pianino ci dirigiamo allora verso il porto più vicino, per vedere se
lo stesso subacqueo che ha controllato un po' di giorni fa la nostra
elica, impigliata nella cima misteriosa, non abbia voglia di liberarci
anche da questa.
E se credete che anche questa, con i suoi dettagli, sia una storia
inventata come quella di ieri, ahimè, miei signori, vi sbagliate di
grosso!
Vi porterò dell'olio da Kalamata, e non potrete che credermi.

29 gennaio 2011

giorno 08 - Fenomeni

Sono su questa nave da ormai una settimana, non posso dire di essere
andata dappertutto, perché in alcuni posti non è concesso entrare, a noi
"scientists", ma non mi succede più di prendere un corridoio sbagliato e
andare a sbattere contro una parete di ferro (dopo aver inoltre barcollato
con le onde per tutta la lunghezza del suddetto corridoio).
Eppure...
Eppure ogni giorno incontro qualcuno che non ho mai visto prima. Ci sono
alcuni personaggi di quest'equipaggio tedesco che ormai conosco: c'è
Andreas, lo chef, che chiama tutti per nome, e c'è il suo timido aiutante
che parla solo e solamente tedesco (come gran parte della truppa,
d'altronde). C'è poi l'addetto alla lavanderia, un signore cinese
piccolino, detto Max. Conosco poi alcuni che lavorano ai winch, sul ponte,
che dipingono quello che c'è da ridipingere e aggiustano tutto quello che
trovano. C'è Heinz, il "chief electronic", che principalmente fuma nella
sua stanza accanto a quella dei CTD, che ha la barba bianchissima e
l'orecchino. C'è Michael, il capitano, c'è poi il dottore, solitario ed
elegante, e via tutti gli altri, ci sono i giovani, i giovanissimi, che
hanno la moglie incinta a casa e sono via da 4 mesi, ci sono quelli con
tanta barba bianca, da sembrare finti, e tatuaggi a solcare la loro pelle
come le navi il mare. Insomma, mi pare di conoscerli tutti, anche se non
ne ricordo i nomi.
Invece ogni giorno vedo una faccia nuova.
Un fenomeno d'umanità mai incontrato in questi corridoi bianchi, tra
questi ponti gialli arancio rosso verdi.
Ogni giorno, una persona diversa, che mi ricorda di non limitarmi al
piccolo mondo di una nave, che dura poco, due settimane, ha una rotta, un
obiettivo, e un porto in cui arrivare, a fine missione.
Mi avverte di essere pronta a tutto quello che mi aspetta, quando si
scenderà nel porto. Ci sarà la confusione di mille facce, nuove e vecchie,
di mille possibili rotte, di tanti obiettivi a cui puntare.
Ma non adesso.
Adesso è tutto chiaro e preciso.
Adesso ho due ore mezza di turno CTD davanti a me, e poi il riposo.
E intanto la nave, generosa, mi porterà con sè.

28 gennaio 2011

giorno 06 - Lode e biasimo di chi non impreca davanti a una cima impigliata

Nel titolo c'è già tutto. Questi nostri due giovani tecnici dell'istituto,
"marine technology", recita la targhetta sulla tasca della loro tuta blu
da lavoro... Bravissimi, coordinatissimi, efficientissimi, calano nel
mare, o recuperano, tonnellate di ferro, srotolano chilometri di fune di
acciaio, o di qualsiasi altro materiale, correntometri, strumentaglia
varia, boe, boine, boette, galleggianti multicolori, bandierine e sfere di
vetro. Qualsiasi cosa tu passi loro, te la mettono in acqua, carrucolando
un po' qui e un po' lì, legando, sciogliendo, e stac. La fune rimane
impigliata in uno degli strumenti, che non vuole tuffarsi in questo mare
oggi un tantino agitato. Forse ha freddo, chissà.
In ogni caso, mai paura, il tecnico, con metodo e diligenza, riesce a
liberare la cima, dopo svariati tentativi, qualche suggerimento gridato in
tedesco, qualche onda di troppo.
Fatta.
E in tutto questo, mai un sorriso, mai un'imprecazione. Assoluto silenzio,
controllo della situazione, sfoggio di apparente sicurezza.
"Professionalissimi tecnici uccidono, con perizia da chirurghi, intero
equipaggio al largo della costa greca", potrebbe recitare il giornale
domani, non ci troverei nulla di strano.
E sono anche sicura che l'intero lavoro sarebbe portato a termine a regola
d'arte, giusto in tempo per le 10.00, o per le 15.00, perché...non vorremo
mica saltare la pausa caffè?

24 gennaio 2011

giorno 03 - Prima lezione a bordo.

Come allacciarsi le spighette. Anche se principalmente qui si indossano o
stivali di sicurezza o ciabatte, o, ever green, il tanto amato sandalo
tedesco con calzino, la prima lezione del primo vero giorno di crociera,
tenuta da Martin, è stata: "Sull'arte dell'allacciarsi le spighette". Mi
son resa conto infatti di far parte di quel nutrito popolo bue che si
lamenta che le spighette si slacciano spesso, e ci aggiunge sopra un
doppio nodo, senza rendermi conto che, insieme a tutto il resto di questo
popolo, ho sempre fatto il nodo sbagliato.
Infatti, l'istinto naturale dell'allacciatore di lacci per le scarpe è
fondamentalmente sbagliato. Ci porta a fare due nodi (quello iniziale
base, e il secondo sopra con le asole) dalla stessa parte, destri o
mancini che siamo. Il corretto (e duraturo) nodo è fondamentalmente un
nodo piano, in cui il primo nodo e fatto dai lacci semplici, e il secondo
dalle asole, a formare quindi due nodi speculari e indissolvibili da
quelle forze oscure che slacciano usualmente i lacci delle nostre amate
scarpucce.
Ecco svelato il segreto: sinistro sopra il destro, destro sopra il
sinistro, anche con le spighette, e la vita vi sorriderà. Basta poco, in
fondo!

P.S.ore 20.00: indispensabile rifornimento cocacola in vista del turno CTD
22.00-02.00 local time.
P.P.S.: per il mio amato pubblico di gentili lettori, durante la crociera
ho accesso SOLO al seguente indirizzo email:
########@fs-meteor.de
per cui chi volesse scrivermi, lo faccia pure. Non vedrò l'ora di leggervi
(per cortesia, NO allegati, solo dolci paroline. gracias!).