Visualizzazione post con etichetta me. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta me. Mostra tutti i post

12 giugno 2017

Meno dieci, silenzio, e me.

Per chi ha pezzi di famiglia sparsi in giro per l'Europa, non è facile avere del tempo per sé. C'è un piccolo da accudire, e il famoso villaggio che dovrebbe crescere il bambino è lontano un viaggio intero. Vivere in Svizzera e essere disoccupate, se per caso ve lo state chiedendo, non aiuta a sentirsi particolarmente motivate ad assumere una baby sitter, sia anche per poche ore. Ne consegue che quando capita di passare un po' di tempo dall'altra parte di quel viaggio, le possibilità aperte da alcune ore di libertà spalancate dalla presenza dei nonni sono a dir poco vertiginose.
Così ne ho approfittato, e ho preso la mia mezza giornata.
Di silenzio, di profondità, e per me.
Sono stata a 10 m di profondità, distesa su una delle piattaforme della piscina più profonda del mondo, dopo aver scoperto che si trova a pochi chilometri da Venezia.
Insieme al mio istruttore, G., ho passato due ore ad andare a fondo, io, il mio costume, la maschera e le pinne. E basta.
L'acqua termale rende la muta superflua. 
L'aria che non c'è rende la maggior parte dei movimenti superflui.
Anche i pensieri, non c'è aria per loro. 
C'è solo per scendere.
Starsene sul fondo di un mare artificiale, ma schiacciata da una pressione reale che mi tiene insieme.
Ascoltare fuori, ascoltare dentro.
Bello.
Poi c'è la confusione italiana del treno per tornare a Venezia, e T. con le sue prime chiacchiere, e i nonni con le chiacchiere accumulate per via di questi viaggi che ci separano.
Anche questo, bello.
È come respirare a pieni polmoni.

A volte, però, è bello anche trattenere il fiato.

02 giugno 2015

La bici blu

Ho venduto la mia prima bicicletta olandese. 
Quella con il contropedale, pesante, blu, che mi ha fatto arrancare contro vento il primo anno sull'Isola. L'avevo poi tenuta per gli ospiti, miei o del dipartimento, per utenti occasionali, persone che passavano di qui.
C'è chi le ha voluto bene, cambiando camere d'aria, tirando freni, chi l'ha semplicemente usata, ma una bici, si sa, per qualcuno è solo un mezzo.
Ora l'ho venduta, a una ricercatrice CinesAmericana di passaggio, che la terrà per tre mesi e poi chissà, saranno fatti suoi.
Io l'ho venduta per cominciare a fare spazio, nel garage, nella mia testa.

Oggi l'Isola è bizzosa: è il 2 giugno, sono ancora 10 gradi, qui, vento forza 8, pioggia, grandine che ti sferza la pelle, ma la guardo con occhio differente dal solito.
C'è una prospettiva di partenza, nell'aria, per questo inizio a fare spazio.
C'è una prospettiva di cambiamento, in questa aria di mare scaraventata qui dal vento, per questo inizio a liberarmi di quello che ormai non serve più.

E la bici blu è la prima cosa a regalarmi il suo vuoto.
Ho probabilmente ancora molti mesi qui, ma ho bisogno di iniziare a fare spazio, per tutto quello che verrà, in garage, in casa, nella mia vita. 
Altrimenti, non ci  potrà essere partenza, né cambiamento.
D'altronde su quest'Isola, come su tutte le altre Isole del mondo, lo spazio è un bene preziosissimo, senza il quale, semplicemente, il futuro non ci sta.

15 gennaio 2015

Dicembre 2014 - Gennaio 2015


Essenziale e immaturo riassunto fotografico di dettagli irrilevanti raccolti in questo mese appena passato, e straordinario.
Davvero straordinario: nel bene e nel male, son cose che si fanno una volta nella vita, e per fortuna!
Un riassunto fotografico, questa volta, perché a parole, vi assicuro, sbrodolerei troppo, ma un compendio andava pur fatto, se non altro per dovere di cronaca.
E allora, mi dilungo sui dettagli, che sono quelli che sfuggono, ma che poi, a volte, sono anche quelli a costruire l'importante.

Come mi ha augurato Subirotamic all'inizio della nostra avventura, non lasciamoci distrarre, rimaniamo attenti, a noi, a tutto.
All'insieme, ma anche ai dettagli, che il rumore del vento non sia mai per noi uguale, nel Mare del Nord, o tra i tracciati Etruschi.
Un agurio a me, quindi, per il nuovo anno e la nuova vita che inizia, e a tutti, per il futuro, di notare, i dettagli, e le differenze, e scegliere da che parte stare; di godere delle differenze, e di sorprenderci delle somiglianze.
Di imparare dalle differenze, e di farla, ogni tanto, questa differenza.
In fondo, basta un dettaglio.

Un'idea di abito. E di futuro.
Tutto pronto per salpare (quasi).
Partiti! Utrecht.
Prima tappa: un tubo. Bravo K.! Un giorno s'io non andrò sempre fuggendo...
La Felicità è fatta (anche) di bottoni colorati.

D'Inverno, bastano una giornata di sole e un giro in gondola a cambiarti la vita. fotocredits: T.V, L.d.S, E.E.
Noi, e voi. fotocredits: E.E.
Pompei, le terme maschili.

Napoli, Certosa di S. Martino.
Abbazia Monte Oliveto Maggiore.

Sorano, il primo dell'anno, il sole e la neve.
Vitozza, Chiesaccia e oro di tramonto.
Fuori.
Verso casa. Il cielo (e anche la mappa, per carità) suggerisce che siamo quasi arrivati.
Home sweet home. Vento con raffiche forza 10/11, questa mattina, sull'Isola.
Buon 2015!

01 dicembre 2014

Sull'internet

Metà del tempo a leggere da internet, l'altra metà del tempo a cercare di produrre contenuti da aggiungere a internet, per farlo più bello, piú savio, migliore. 
Negli intervalli,  chiacchiero bevendo del caffe, spesso di cose che abbiamo letto su internet. 
I viaggi sono tangibili, i metri che passano sotto i piedo, i pasti sono tangibili, si cucina e si mangia, anche se spesso le ricette le ho lette su internet. Da un po' di anni anche quando scrivo dei pensieri, delle cose, le scrivo su internet.
Vivo in un'Isola che non c'è, in cui i negozi ci sono, ma chiudono alle cinque, in tempo per il té. I miei acquisti li faccio su internet.
Sono espatriata per produrre contenuti migliori, dunque anche la mia famiglia la vedo e la sento via internet. Ho amici che partono (o che restano) lontano, con cui rimango in contatto via internet.
Vivo con una persona tangibile, lo so perché stendo ad asciugare le sue mutande, perché cucina con me e mi versa il vino, la sera. 
Non l'ho conosciuta su internet, ma ci scriviamo delle email, e spesso comunichiamo via chat, via internet.
Tutto questo internet è un problema?
Mah, a dir la verità non saprei, forse dovrei controllare su...

Però a casa mia, dietro la diga e nascosta fra i rami di un bosco, rarissimo o quasi unico in questo paese così nuovo, moderno e alla moda, a casa mia, dicevo, internet, da un po' di mesi, mica funziona.

26 agosto 2014

Sono stata famosa (ma solo venerdì scorso)

Proprio così, venerdì scorso sono stata così famosa che hanno pubblicato pure una mia intervista, con foto, domande, un servizio completo, insomma.
Per gli anglofoni, la si può leggere qui.

Volevo solo avvertirvi che leggete un blog di una VIP, ecco, mica bazzecole.
 

05 luglio 2014

I am a geoscientist.../parte quarta (e ultima)

Alla fine la profonda riflessione sul significato didattico dell'esperienza, sulla fiducia nelle nuove generazioni, e sul bene che la predicazione scientifica può recare al mondo, è arrivata più in fretta del previsto (ma in inglese, perdonate), anche perché richiesta urgentemente da terzi. Così, condivido anche qui questi miei pensieri, questa specie di lettera di saluti e di ringraziamenti, per concludere l'iniziativa, ma non, speriamo, i possibili e interessanti sviluppi.

Being in my last year (or even later…) of my PhD, I hesitated when I saw the advert for I’m a Geoscientist on the European Geosciences Union (EGU) website. The initiative looked really great and inspiring for both scientists and students. But did I really want to be distracted from my thesis for two long weeks?
I decided that Yes, I did want to take this time for myself, for something that I enjoy doing, even if not 100% related to my job (or is it?).
This is one of the bright sides of a career in science, you are the manager of your time, and you can decide what is worth doing. So I embarked in this I’m a Geoscientist adventure, together with my four colleagues, and all the students and teachers that took part; what a good decision has been!
Questions started pouring on us; from climate change to volcanoes, from ocean waves to the speed of light. It gave me the good feeling that our Earth still has the power to amaze and question each and everyone of us, from young students to geology professors.
This, in my view, is what science is about.
The observation, the acknowledgement of a wonder, the curiosity to push our understanding a bit further, no matter the applications, no matter in which direction; that is why I also really appreciated questions, for example, about Atlantis, or about ghosts.
Science is a method; it is not a canned answer. I really hope you students will just keep this attitude of asking questions to your teachers, to other scientists, to your friends. Even directly to Earth, if in your future you will have the chance to do some field measurements!
And if the answer does not convince us, let’s just try to build a better one. So thanks to you for keeping science as it should; a mix of everyday life observations and of attempts to make sense of them, as simple as that.
Because of the many insightful questions, I think a huge thanks goes also to the teachers taking part, who probably spent more than some time preparing the students to the event. Thanks also to my fellow scientists, from whose answers I have learned new things about our planet. It has been inspiring and instructive to share our personal paths and career choices too. I think it has been really clear that scientists are not all of one kind, they mature their choices differently, at different times and for different reasons. There are many ways to be a scientist, if you wish you can find your own.
A final thanks goes, of course, to the students who voted for me. I do not know what convinced you, if my opinion on Mars colonisation or my explanation on Equatorial currents (I hope the latter one, so I collect some points for my thesis…), but thanks! I really hope you can one day visit (or work at) the research institute where I am now, and see some oceanographic measurements being acquired on the ferry, thanks to money of the prize!
Good luck to you all, Anna

27 giugno 2014

I am a geoscientist.../parte terza

Vabbè raga, HO VINTO!




Per chi si fosse perso i nostri interessanti dibattiti scientifici, qui trovate di tutto, dalle onde del mare, agli UFO, alla velocità della luce, ai vulcani della Romania, ai cambiamenti climatici, ad Atlantide. Insomma, proprio di tutto.

Per profonde riflessioni sul significato didattico dell'esperienza, sulla fiducia nelle nuove generazioni, e sul bene che la predicazione scientifica può recare al mondo, rimando a data da destinarsi (tipo dopo aver finito la mia tesi di dottorato? Vedremo...).

Per ora, mi godo il mio attimo di celebrità.
Aaah.


16 giugno 2014

I am a geoscientist.../parte seconda

Bene, signore e signori, è giunto il momento di partecipare a quella cosa lì dei geoscienziati.

Per le prossime due settimane, per chi volesse leggere le mie dotte risposte ad altrettante dotte domande, credo si possano leggere pubblicamente a questo link.
Da lì potete pure andare a vedere cosa rispondono i miei compari di gioco.

Ho già l'impressione che le domande siano tutte sui vulcani, e che il concetto che l'Oceano fa parte della Terra, ed è quindi soggetto anch'esso di studio, sia sfuggito ai più, ma magari mi sbaglio, eh.

D'altra parte, lo ammetto, è difficile competere con i vulcani.

15 giugno 2014

Noctiluca scintillans

Buio pesto, buio nero, buio spesso. Sono immobile perché non so dove andare, non so cosa ci sia intorno, ho perso la prospettiva, la profondità, la stanza in cui ero, buio.
Aspettiamo che i nostri occhi si abituino un poco, a questo nero, ma questo nero non cambia, è un muro pesante sulle palpebre che non sappiamo più se son aperte, se son chiuse, se stiamo guardando dentro o fuori.
Poi, pian piano, ci concentriamo su dove ricordiamo di dover prestare attenzione, una direzione, che è una cosa tipo a ore due, e una distanza, che sarà, sì, un metro dal nostro corpo invisibile, nero come il resto.
Dopo pochi minuti, inizia un bagliore.
Un dimenarsi di minuscole luci, caotico, incostante, è quasi come guardare un cielo terso, la notte, tra i monti. Troppe stelle per contarle, danzano e noi possiamo solo stare a guardare.
O no, in questo caso è diverso: possiamo dare un colpetto, a quel parallelepipedo nero su sfondo nero che sappiamo dover osservare. E' una vasca d'acqua, raccolta nel Waddenzee, qui fuori intorno all'Isola. E' piena d'acqua, sì, ma anche di piccolissime alghe che emettono luce, una tenue scarica di fotoni, che possiamo eccitare disturbando la quiete della vasca. Si illuminano i bordi, ne esce un parallelepipedo contornato di luce, un lampo, poi il diturbo svanisce, viaggia un po' con le onde, eccita onde di luce, poi si dissipa, e ritorna un bagliore diffuso e caotico, stelle acquatiche disordinate, in cui è difficile riconoscere uno zodiaco.
Proviamo differenti modi di disturbare le lucine, con magneti, con altoparlanti, con scosse regolari o con colpi secchi.
Le luci rispondono, a volte di più, a volte di meno, a volte si riconosce il disegno di un'onda, a volte si riconosce la risposta ordinata della vasca, dettata dalla sua forma regolare.
E' una danza di luci leggere, eteree: è difficile pensare che sono in ufficio, al lavoro, a guardare questa merviglia, a vedere di capire come accenderle, queste alghette, che ancora non è proprio chiarissimo a cosa rispondano e perché.
Fotografarle al volo non si può, troppo tenue il bagliore per le macchine fotografiche, solo l'occhio umano è così sensibile da apprezzare la manciata di fotoni emessa.
E così rimaniamo in silenzio, nel buio pesante del laboratorio, ad osservare questa coreografia di luci, questa minuscola galassia sottomarina. 

Anche questo è lavorare, a quanto pare, e io non posso fare altro che esserne onorata.

07 maggio 2014

In partenza


Dal ferry, in questi giorni.
E così, dopo due anni, la Primavera è finalmente arrivata anche sull'Isola, si inforcano gli occhiali da sole, si inseguono nel vento i nuvoloni bianchi correre  nel celeste, si tirano fuori le gonne, che anche se non fa caldo, almeno, sembra.
Io, però, fra poco parto.
Non è ancora tempo di vacanze, ma parto per mare, che c'è un oceano  da misurare e i nostri strumenti sono così piccini che son buffi, a confronto.
Questa volta poi, vado così in mezzo al mare che difficilmente son stata così in mezzo. Vado a galleggiare sopra i monti sommersi della dorsale Medio Atlantica, che come suggerisce il nome, sta proprio lì, in mezzo all'Atlantico grande.
Come sarà?
Blu, immagino, principalmente blu, e azzurro.
Per chi è più curioso, cercherò, come è ormai gentile tradizione, di scrivere qui qualche pensiero, tra un turno e l'altro.
Sempre che ci sia l'internet, ogni tanto.
Sempre che ci siano un buon mare, e un buon vento, per non ondeggiare troppo, da non riuscire a guardare uno schermo.
Sempre che il lavoro proceda spedito e senza intoppi, e non mi schiacci.
Sempre che una balena non mi porti via.
Insomma, io un quaderno su cui scrivere lo porto con me, per il resto, vedrà il Mare.

04 maggio 2014

Intrigo internazionale, e un lieto inizio

Due Italiani, nel seminterrato di un campus in una sperduta Isola del Mare del Nord, muniti di sega da metallo, cercano di recidere il lucchetto di una bici precedentemente appartenuta a un Messicano, la cui chiave andò perduta chissà dove e chissà quando, e ora in fase di vendita, la bicicletta, a una ragazza Spagnola, non per lei, però, ma per il suo ragazzo, anch'esso Spagnolo, tanto per semplificare la faccenda, in arrivo in quei giorni sull'Isola con una laurea in Agricoltura Biologica fresca fresca in tasca, aiutati, ad ogni modo, i nostri, da un Olandese trapiantato da trent'anni alle Hawaii che ora però ha deciso di tornare a casa, più o meno, insomma, a casa, dato che l'Isola è un'isola, e non è casa di nessuno, salvo che di pochissimi, ma accoglie proprio tutti, spiantati della Scienza e non.
Per concludere l'intrigo, gli Italiani non ce l'hanno fatta. 
Il metallo del lucchetto Messicano ha vinto sul profilo dentato della sega. 
Ma si capisce, che il lucchetto abbia avuto la meglio!
Il Messicano infatti, è da pochissimo convolato a nozze con un'ArgentinSpagnola, con la quale metterà presto su casa in Olanda, e il lucchetto  sarà stato parte dello stock acquistato per suggellare il loro amore su tutti i ponti dei cinque continenti.
Non c'è da stupirsi, quindi, che quel lucchetto non si possa spezzare.
Con buona pace dell'appiedato neoagronomo, ma son sicura se ne farà una ragione.

01 maggio 2014

I am a geoscientist...credo...

Giusto perché io, alle mie teorie, ci tengo e ci credo, e dato che secondo me "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa", ho deciso di tenermi parecchio occupata per i mesi a venire, visto che c'ho solo un dottorato da finire, un post doc da iniziare, e una vita, da decidere che farne.

Così, ho fatto domanda per partecipare, il prossimo giugno, a ...udite, udite... una competizione internazionale di divulgazione scientifica con alunni da scuole di tutto il mondo.
Follia? 
Probabile, però mi hanno selezionata, e per due settimane, a giugno, potrete leggere online i miei sproloqui (in inglese) su oceanografia, fisica, scienza, e compagnia bella, e le mie chat a (s)proposito con gli studenti che mi contatteranno. Non so se esserne felice o terrorizzata, ma intanto, si farà.

Per gli interessati, dettagli e regolamenti li potete leggere qui.

La cosa più difficile di tutte, però, credo di averla già fatta: dato che a maggio sarò altrove (presto un post a riguardo, ma sempre della serie: "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa"), ho compilato oggi, ben per tempo, il mio profilo online, che gli studenti leggeranno, e che dovrà essere il mio biglietto da visita per il gioco.

Che fatica! 
Una specie di confessione professional/personale a cui mi son sottoposta volentieri, però, quasi un'espiazione, il cui risultato potete leggere qui (credo la pagina sia già pubblica).
Alla fine sono riuscita a rispondere a quasi tutto in modo per me soddisfacente, solo due quesiti sono ancora in attesa di risposta: il mio gruppo musicale preferito (vorrei mettere qualcosa di internazionalmente conosciuto, mi sa che de Andrè, non vale, no?) e la barzelletta.

Son domande difficili, c'ho da pensare.
Nel frattempo, consigli, pareri, insulti, e lodi sono bevenuti, nell'attesa di giugno e della fatidica tenzone.


17 febbraio 2014

Ex libris

Vi è ad Amsterdam un grazioso negozietto, proprio in centro, sull'angolo sporgente di una palazzo simil antico, che quando ci si passa non si può far a meno di entrarvi.
Ci si trovan timbri, timbrini, cera lacca e inchiostri di ogni genere, così, dopo quattro anni di visite, a Natale scorso ho ceduto, e ho acquistato un ex libris per il mio coinquilino, che i nostri libri stanno cominciando a conquistare la casa, oltre che gli scaffali, e che almeno si riconosca chi è il padrone di quel disordine (di solito, io).
Ad ogni modo, il regalo, corredato con un inchiostro blu oltremare, è stato apprezzato e ha cominciato a popolare le prime pagine bianche dei suoi ultimi arrivati.
E i miei?
Prevedibilmente, non ho saputo resistere, e alla successiva visita alla capitale, senza alcun motivo ne' giustificazione, mi son fatta regalare un mio personale ex libris, per i miei ultimi arrivati.
Ho optato per un leggerissimo fiore di finocchio, e un inchiostro smeraldo.




Alcuni libri, poi, adesso che si può, han l'onore di entrambe le impressioni, che son libri condivisi, per contenuti, per storie, e per disordine generato.


A volte, si pensa al container dove svuoteremo la casa sull'Isola, al momento di partire. Chissà tutti questi libri, per dove salperanno.
O magari per qualche ragione non potremo portarli con noi, e allora li semineremo in giro: ora che hanno il timbro, sapranno da dove vengono e, se fa troppo freddo o troppo buio dove li abbiamo lasciati, sapranno da chi ritornare.

 

29 gennaio 2014

Riflessioni sul bidet (e sui cachi, sul pesto e su Ken il Guerriero)

ovvero 
Sul Dialogo

Vivo qui sull'Isola, e in Neerlandia, ormai da quattro anni, ma negli ultimi mesi, tra le chiacchiere con i colleghi davanti a un caffè, sono emersi alcuni nuovi, piccoli, inquietanti, particolari che vanno a incidere sempre più profondamento il solco cultural esperienziale che divide una giovane cittadina italiana, sperduta nel Nord Europa, da un giovane cittadino olandese.
Particolari che hanno risvegliato in me un antico pensiero.

In questi quattro anni, dopo il sincero stupore iniziale di quanto fosse grande, questo baratro cultural esperienziale, tra me e i miei coetanei di qui, ho cercato piano piano di trovare alcuni punti di dialogo, qualche argomento sul quale fosse possibile davvero confrontarsi, riguardo al quale non parlassimo solo attraverso il nostro bagaglio di educazione, di cultura - nel senso più lato del termine -, e di famiglia, di cui siamo figli, qualche argomento in cui quindi la distanza fra noi non si facesse così grande da impedirci quasi di sentirci, l'un l'altro, tanto lontani i nostri pensieri.

Ma è possibile, dunque, questo dialogo giovane Italia - giovane Olanda?
A volte, sì.
Forse quando ci si confronta sui progetti per il futuro, che sono tanto personali quanto imperscrutabili, e lì quindi, non si azzarda a dire niente nessuno, siamo solo orecchie attente per chi ha voglia di raccontarsi. Forse quando si parla di film (ma solo recenti, per carità), e un pochino di viaggi, con questo popolo di viaggiatori folli. E di lavoro, e di tutto quello che ci ruota intorno, sicuro, che in fondo la mia esperienzia lavorativa è legata solo a questo Paese, quindi su quest'argomento partiamo dalle stesse basi.

Ecco, si può effettivamente parlare di questo, perché poi, più ci penso, più non non me ne viene in mente nessun altro, di questi argomenti, in cui parliamo noi, soltanto noi, senza la nostra Storia sulle spalle.

Di Cibo e Bevande non si può parlare: in quanto Italiano sei avvolto da un'aura di infallibilità e superiorità che impedisce totalmente una qualsiasi conversazione alla pari.

Letteratura, Storia, Storia dell'Arte, Religione, Politica e Linguistica sono invece ottimi argomenti di conversazione, ma solo con persone oltre i quarantacinque anni.
Interessante, deve essere successo qualcosa, al sistema educativo olandese e alla sua società in toto, fra quella generazione e quella successiva, perché le differenze sono incolmabili, e ce ne accorgiamo subito pure noi stranieri, che una sensibilità molto più latina e vicina alla nostra anima le vite degli oltrequarantacinquenni, mentre una mentalità più americana, per noi incocepibile e indecifrabile, ci allontana dai nostri coetanei.

Come mai, questa distanza? La scuola, la società, la Storia del Paese, la famiglia particolare e l'idea di Famiglia in generale, questi e sicuramente altri tasselli rendono Anna fondamentalmente diversa da una qualsiasi sua analoga olandese. Poi certo, c'è il singolo individuo e la singola volontà, ma qui non stiamo parlando di questo.
Stiamo parlando di due esponenti delle giovani élite culturali e sociali di due Paesi europei, che, posti davanti l'uno all'altro, senza ormai più barriere linguistiche, sono in ogni caso così tanto lontani per sensibilità e interessi, che il dialogo risulta non solo difficile, superficiale e vacuo, ma a volte sconfortante e triste, da parte mia, e probabilmente chissà in che modo altrettanto terribile da parte loro.
Io me ne accorgo perché a volte, quando parlo o chiedo consigli o pareri su di un libro o di un autore olandese, i miei coetanei semplicemente si alzano dal tavolo dove stiamo prendendo il caffè e vanno via, in silenzio, senza dire niente, come se non volessero neppure sentire il parere o il consiglio di chi, oltrequarantacinquenne, il libro l'ha letto, o magari anche no, ma ti sa consigliare qualcos'altro, o in ogni caso ha qualcosa da dire a riguardo, e reputa la Letteratura contemporanea del proprio Paese un valido argomento di conversazione.

Sarà un esempio sciocco, e limitato, come son io e come lo sono questi ultimi particolari emersi recentemente da cui tutto questo mio sproloquiare è scaturito, nell'ordine: 1. i giovani olandesi non sanno cosa sono i cachi (anche se al mercato, a anche al supermercato, vengono venduti normalissimamente in fianco alle mele e pere); 2. i giovani olandesi sanno a malapena cosa sia un bidet, e non credono all'esistenza di popoli che ne posseggono uno in ogni bagno; 3. i giovani olandesi, da piccoli, non guardavano i tragici, tristi e violenti cartoni animati giapponesi, che tutti ci hanno iniziato alla malinconia, all'eroismo e alle scene lente, forse anche alla noia; 4. i giovani olandesi non sanno cosa è successo nel Sessantotto, e si chiedono perché sia un anno degno di nota; 5. i giovani olandesi pensano che "pesto" sia un singolo ingrediente e che si possa scrivere sulle etichette.

Tutti indizi di un baratro incolmabile, ne converrete. Una mancanza di curiosità disarmante.
Ma all'improvviso, un pensiero: chissà poi come lo vede, il mio coetaneo olandese, questo baratro tra di noi. Chissà se lo vede. E cosa ne pensa. Non gliel'ho mai chiesto, di cosa vorrebbe parlare lui, in effetti, se non di Letteratura né di Van Gogh, ci sarà pure qualcosa che gli sta a cuore, di cui si interessa e sul quale vorrebbe confrontarsi con l'Altro.
Non gliel'ho mai chiesto, ed è molto stupido, sicuramente in linea con la, o frutto della, mia italianità.
Ad essere sinceri, ne ho parlato solo con gli oltrequarantacinquenni, e questo, come ho detto prima, chiaramente, non vale.
Allora ecco, un giorno, quando avrò raccolto i pensieri, domanderò loro del baratro, e sentiremo cos'hanno da dire.
Forse, per capirli, dovrò cambiare i miei metri di giudizio, i miei strumenti di valutazione del baratro, dovrò mettere in discussione la mia certezza calssica, latina, e un poco veneziana.
Dovrò ascoltare loro, creature de-bidetizzate, de-cachizzate, sarà terribilmente difficile!

La gloria di un'espatriata, però, passa anche di qui.
E se riuscirò a carpirlo, e a tradurlo, ve lo farò sapere, cosa vedono gli altri, quando si voltano e guardano me, noi, cosa si vede, insomma, dall'altra parte di questo buio baratro europeo che a volte, dopo quattro anni, ancora ci fa inciampare.

23 dicembre 2013

Buon Natale e festività contigue!

La cometa Ison, prima (immagine a sinistra, cometa in basso a destra) e dopo (immagine a destra, pallida cometa in alto a sinistra) il passaggio vicino al Sole (marcherato per la sua troppa luminosità con il cerchio rosso; le dimensioni in scala e la posizione del Sole sono indicate dal cerchio bianco). Immagine modificata da quella disponibile qui
Ci abbiamo sperato in tanti - credo - in un Natale 2013 con cometa ad indicarci una grotta, una capannuccia, ci saremmo accontentati anche di un condominio in periferia, di una tenda, un bivacco, un barcone scassato in mezzo al mare, una sterminata prateria, un igloo, una villetta a schiera, a cui rivolgere tutte le nostre preghiere e le speranze per l'anno che verrà.
Invece niente, il Sole ce l'ha squagliata prima, e anche quest'anno il Natale arriverà e passerà come gli altri, senza cometa, con una spolverata di ipcrisia, qualche buon proposito per un vago futuro in cui saremo, nelle nostre intenzioni, più buoni o migliori.

Quest'anno il mio Natale cade un po' in mezzo a tutto quel che devo fare: finire un contratto di lavoro, una tesi, qualche articolo, concludere una parte della mia vita e iniziarne un'altra, cose così, insomma.
Mi arrovellavo quindi su come farlo passare in fretta, che non mi fosse d'intralcio, quando all'improvviso ho realizzato che in fondo il Natale è sempre caduto nel bel mezzo di tutto, ed è proprio questo il senso della festa.
Il Natale non è un evento isolato, a cui ci si prepara per anni, si pianifica, e si celebra con originalità: il Natale capita tra capo e collo nella vita reale, mentre stai facendo altro, così impegnata che non hai neanche posto, nella tua locanda, per ospitare qualcuno, tantomeno un bue, o un asino. O una Famiglia.
Si riempe di riti e tradizioni, perché le persone cercano qualcosa di caldo e accogliente in cui rifugiarsi, quando arriva così all'improvviso, con la sua carica di novità, di luce ad aumentare, di ventata di futuro e possibilità che è l'anno, fresco fresco di calendario, che porta con sé. 
E ti costringe a fermarti a pensare.

Così ecco, in mezzo alla Vita (e per fortuna!) anche quest'anno capiterà il  Natale, nelle mie giornate, piene di tutto quello che faccio sull'Isola, ma anche nelle vostre.
Starà a ciascuno di noi, quindi, decidere se prendersi del tempo per sé, per festeggiarlo, insieme ai propri affetti, o in meditazione solitaria, se regalarsi dei minuti, centinaia, per vedere un po' che ne è stato, del tempo tra il Natale scorso e l'oggi, e per vedere che ne si farà, del tempo fino al prossimo.

Oppure, farsi venire il  sangue amaro per le luminarie di pessimo gusto appese ai lampioni, e per la dolorosa selezione musicale nei negozi.

Fate voi.

Io, dal canto mio, auguro a tutti delle buone meditazioni e delle buone risoluzioni Natalizie, come dovrebbero esserci sempre quando fuori è buio, come in questi giorni, e come quest'anno in generale, ma si sa che poi, dopo il solstizio, la luce non può far altro che aumentare. 


Che poi, è risaputo: il 2014 sarà un anno straordinario.
Ah, non ve l'aveva ancora detto nessuno?
Fidatevi.

Buon Natale e festività contigue! - perché morta una cometa,
se ne fa un'altra!

08 dicembre 2013

Minuscoli drammi quotidiani/15: Letargo.

Non vedo da così tanto tempo il Sole - e se l'ho visto era così pallido che proprio non me la son sentita, di rubargli qualche raggio - che mi han chiesto dove ho perso le mie lentiggini, mi han chiesto se son andate, come il Sole, in letargo.


17 novembre 2013

Il bel giardino inglese

Eccomi di ritorno dal mio penultimo viaggio di questo 2013 pieno di voli, e chilometri, e miglia nautiche, e strada, e Strada, in generale.
L'ultimo sarà fra un mesetto, per tornare a casa, al profumo di Natale.

Londra l'ho camminata solo per trovarci degli amici, per ricoprirla di chiacchiere, per guardarle le luci, da uno dei suoi ponti, la sera.
Ho spiato i dinosauri, un lunedì mattina, ma chissà se loro mi hanno visto, in mezzo a tutta quella confusione.

Poi l'ho lasciata, e risalendo il fiume mi son immersa nella campagna inglese, a cui l' Autunno assolato ha regalato i suoi colori migliori.
Ero lì per lavoro, ma questa è un'altra storia, di politica, di soldi, d'Europa, di mare, e chissà, forse anche di scienza e di futuro. Ve la racconterò con calma un'altra volta, lo prometto, ma oggi è domenica, e quel che voglio raccontarvi son solo quelle sfumature di rosso, quelle colline dolci e quel profumo di terra, che qui, dall'alto di questa diga, non vedo, sarà che non ci sono alberi, sull'Isola, a infrangere il vento, sarà che non ci sono colli, a fermare il mare.

Così, tra una sessione e l'altra di quest'incontro di lavoro, ho preso il caffè all'aperto, nel bel giardino inglese dell'albergo, sotto una pioggia di foglie rubino, circondata da accenti europei diversi, da scienziati, avvocati e politici, e mi son sentita fortunata, di poter dire la mia davanti a chissà chi, e, un attimo dopo, poter sorridere all'oro colato che è il Sole d'Autunno, in Inghilterra, come, spero, anche lì da voi.

Foto rubata qui, ma il castello di Windsor era proprio così, mercoledì scorso.



10 ottobre 2013

[2013 Corfù] Essenza di vacanza II: La sera.

 La sera, nelle mie vacanze, si indossa un vestitino leggero, sulla pelle salata, e si sciabatta lungo il molo, nella luce d'oro rosa del tramonto, con il nobile scopo di buttare l'immondizia come si deve, tra tutti quei cassonetti, in quello giusto, ultimo baluardo di civiltà prima del mare, prima di questo cemento consumato dall'onde, mangiato dal sale, riparo del verde subacqueo.

08 ottobre 2013

[2013 Corfù] Essenza di vacanza I: La vita di baia.


Me ne sto in costume da bagno, tutto il giorno, dal mattino a sera, e al tramonto, sempre in costume, mi avvolgo nella coperta a strisce bianche e rosse, che vive in barca, e me ne sto in pozzetto, mentre la luce si scurisce nel viola e nel nero, a leggere, con una piccola lampada.

Il silenzio della baia è interrotto solo dal rumore dei pesci che saltano e rompono lo specchio dell'acqua.

Quando poi spengo anche l'ultima luce, anche se ancora c'è una striscia rosa ad Ovest, nell'arco nero del cielo son già appuntate tutte le stelle, tra le quali si confonde la luce di testa d'albero, a formare con le altre la costellazione dell'oggi. 
Domani, infatti, saremo altrove, e tutte queste luci indicheranno un'altra rotta, in un'altra baia, e sarà semplicemente diversa, la costellazione del domani.

photocredits: Mamma.

05 ottobre 2013

L'invitata (e vissero tutti felici e contenti).

La mia fiaba di inizio Settembre si conclude nel migliore dei modi: con un matrimonio rosa tramonto, specchiato d'acqua, bianco di velo ricamato, e perle, e di panna sulle fragole rosse. 
Comincio dalla fine per dirvi subito che il matrimonio non è il mio, che io son una semplice invitata, ed è questa la chiave per far finir la fiaba, e farla finire bene.
L'inizio, della fiaba, si perde nelle nebbie veneziane della mia infanzia, quando le nostre famiglie, e noi pargoli con loro, si frequentavano spesso, tra cene, vacanze e scampagnate.
E' così che l'idea mi è venuta. Così, e studiando Storia. 
Che poi io da piccina volevo fare l'archeologa, e poi, chissà cos'è successo, ora mi ritrovo quassù a studiare il mare, ma questa è un'altra Storia, la mia, ve la racconto un'altra volta, per oggi accontentiamoci di una fiaba, di un lieto fine, e di un augurio.
Dicevo, è così che, forse in macchina tra Venezia e Prapian, forse ad una cena, non so, il concetto cristallino che se fossimo vissuti in una società in cui la norma consiste nel matrimonio combinato (possibilità che esploravo grazie ai libri di Storia) noi due saremmo stati destinati, una volta cresciuti, ad un inevitabile matrimonio, organizzato dai nostri padri latifondisti e feudali con precisi accordi, prese forma concreta e pesante in un angolo non tanto remoto del mio cervello.
Ero cosciente del fatto che, effettivamente, non vivessimo affatto in una società da matrimonio combianto, però...
Capivo che era un'assurdità, però...
Così questa remota reminiscenza feudale è rimasta lì, nella mia testa, addormentata e innocua, ma lì.
Non che avessi niente contro T., ma si sa, "l'amor no xe un brodo de fasioi" (N.d.T. "l'amore non è un brodo di fagioli", che pare un'ovvietà, ma se ci pensate bene, non lo è affatto, fior fior di dibattiti sull'argomento, tanto che si potrebbe argomentare per un blog intero che invece sì, in effetti l'amore si annida in, si riflette in, si misura con, è, un brodo di fagioli, ma anche questa è un'altra storia, per un'altra volta, e per questo post non polemizziamo con la saggezza popolare).
Gli anni passavano, e l'età si avvicinava pericolosamente a quella in cui i nostri signori padri latifondisti avrebbero chiamato l'araldo per far declamare nelle pubbliche piazze, a suon di tamburo e tromba, il contenuto di quelle bolle e pergamene in cui avevano pianificato il nostro avvenire e sancito il nostro amore.
Invece, ad un certo punto di questa Storia, è semplicemente arrivata una principessa, da un feudo lontano lontano, che ha preso T. e lo ha rapito dalla cera lacca del suo destino.

L'arrivo.
Mi ritrovo quindi ad essere parte sì, di questo lieto fine, ma, come dicevo, da invitata, che piange quando vede entrare una sposa in Chiesa, che si emoziona della sua emozione.
Un'invitata speciale, però, perché non so quanti, tra i banchi della Chiesa addobbata festa, mentre gli sposi finalmente firmano tutte le scartoffie del caso, si immaginano quest'immensa sala d'arme dove invece sono io, drappeggiata di velluto pesante, la sala, di odore di fuoco, illuminata agli angoli dai riflessi di maestose armature, e questo caminetto acceso, in cui crepita la pergamena del nostro accordo matrimoniale, in cui brucia il feudalesimo e il passato, per far posto a un futuro nuovo di zecca, ancora tutto da scrivere, vertigine di possibilità per i due sposi felici, e per l'invitata, e per tutti gli invitati, pure.

Lieto fine.