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04 gennaio 2022

Microrecensione #198 "La cultura componibile" di L. Russo

 12/12/2021 - 16/12/2021 "La cultura componibile" di L. Russo.

Un libretto di poche pagine, che si legge in qualche sera, quasi una chiacchierata con un amico, ormai, dopo che con l'altro suo libro mi ha tenuto compagnia per così a lungo! E poi, nato a Venezia, ha fatto il Classico e studiato Fisica all'università: solo per l'affinità che ci lega ho dovuto leggere i suoi scritti, che oltre ad essere di una ragionevolezza disarmante, sono anche godibili e divertenti.

La mia mamma me lo ripeteva da quando, seduta sulla scaletta in cucina che porta in terrazza, me ne stavo a farle compagnia mentre cucinava: "il buon senso è morto affatto, la Scienza, sua figliola, l'ha ucciso per veder com'era fatto". Questo uno dei tanti concetti del libro, la decadenza della specializzazione della Scienza a scapito di una conoscenza diffusa e condivisa che fa bene alla società e quindi a tutti. La mia mamma lo diceva meglio, e ancor più succintamente, ma Russo lo spiega altrettanto bene, e nell'assurdità dei tempi moderni, fa pure intravedere uno spiraglio di redenzione. Che per la prima microrecensione del'anno, insomma, ci vuole!

Consigliato a chi si interessa di Scienza, di educazione, di società, e di una qualsiasi delle loro intersezioni. 

14 febbraio 2019

In memoriam: Walter Munk 1917 - 2019

Mi permetto di riproporre in questi giorni un mio vecchio post che dedicai, un po' di anni fa, a Walter Munk.
In memoria di questo grande scienziato, e amico, del mare.

18 dicembre 2017

Orfana d'Accademia

Orfana d'Accademia, a volte mi ritrovo a pensare - com'è ovvio - di aver fatto la scelta sbagliata. Orfana d'Accademia, alla mia scrivania, ascolto gli altri schiacciare sui tasti dita d'impiegato. Ascolto la mia autonomia scivolare via.
Ascolto l'apparato di conoscenza che avevo costruito sgretolarsi, giorno dopo giorno, ora dopo ora, cadere nel vuoto, nel buio, tanto: non serve più.
Mi ascolto cercare di convincermi che in questi anni passati ho imparato anche un metodo, un approccio, un'attitudine, e queste cose le porterò sempre con me.
Mi affanno a pensare a cosa mi serva, quest'approccio, in questo nuovo lavoro.
 
Mi ascolto cercare di elencare quale sia, poi, questo sapere che si sta sgretolando.
Mi ascolto esitare, e, per la vergogna, sudare.
In fondo, è un conforto sapere che non mi verrà più richiesto di sapere nulla di quell'insieme di cose che avrei dovuto sapere.
Tutto è sparito in un lampo, alla firma del primo contratto fuori dall'Accademia.
Cercavo tutto questo, ma ora mi ritrovo orfana di quel sentimento di inadeguatezza che è stato mio fedele compagno per lunghi anni.

A volte, invece, penso che non è l'autonomia, a scivolare via, ma la solitudine, l'isolamento.
Che le persone mi vengono a cercare, perché so l'Oceanografia, e mi chiedono cose a riguardo alle quali so rispondere. 
Che va bene cercare di dimenticare i dettagli, ma la logica e il mare ormai fanno parte di me, e li porto ovunque, spando acqua salata e  rigore, e alcuni - non tutti, e guai se non fosse così! - lo apprezzano.
Penso che lavoro in una lingua straniera, tutti i giorni, scrivo, parlo, e non faccio più fatica.
Che lavoro con delle persone, lavoriamo insieme, e facciamo delle cose insieme, più grandi di noi.
Penso che prima, quello che facevo, l'hanno letto forse in 20, capito in 10, apprezzato in 4. 
Adesso è diverso, e mi fa respirare meglio.
E nessuno può giudicarmi per quello che io giudico importante, nessuno.

Penso che alle 17 esco dall'ufficio contenta, con la voglia di continuare l'indomani quello che ho interrotto, e l'ho interrotto perché nessuno si aspetta che io faccia più delle mie 8 ore fatte bene.
Penso che non mi è mai capitato di tornare a casa piangendo, da quando sono fuori dall'Accademia.

Esco dall'ufficio, spengo il computer e il lavoro, e accendo la "mamma", vado a prendere T. all'asilo, e sono con lui e basta, senza equazioni irrisolte, senza cose di cui dovrei avere il controllo fuori controllo.
E sono con Subirotamic, senza drammi e paturnie, ma con quattro risate.
Ho il tempo e le energie e la voglia di coltivare il mio nuovo villaggio, che è fatto incredibilmente di persone che pensano di restare dove sono. Poi la vita - chissà, ma qui ho trovato persone che non vivono nel mito di dover, in qualche modo, un giorno, tornare a "casa". Non vivono con la valigia in mano, perché dopo un discreto girovagare, hanno accettato che a questo punto della vita, "casa" è dove si è adesso, e può quindi essere anche qua, ovunque qua sia, e han messo su figli, famiglia, messo giù radici.
E questo aiuta anche me a trovare un equilibrio.
Ma richiede tempo, energie, appunto, e voglia.
E l'essere fuori dall'Accademia mi dà il lusso di avere tutto questo.
Di non essere sempre in gara con l'infinito.
Di aver tempo per giocare anche ad altro.

E oggi, in questo momento della vita, in questo luogo del Mondo, in questa situazione astrale di minuscola famiglia per lo più solitaria, penso non ci potrebbe essere soluzione migliore.

E sorrido, a bordo lago.
Orfana d'Accademia, non posso scrollarmi di dosso la mia vecchia pelle, e non voglio neanche farlo.
Magari un giorno ci ritorno, chissà.
Non me ne sono poi mica andata così lontana.
Ma per il momento, va bene così.

28 aprile 2017

Microrecensione #126: "Elephants on acid" di A. Boese

11/04/2017 - 26/04/2017 "Elephants on acid" di A. Boese. La storia degli elefanti (sì, plurale) ai quali è stata somministrata LSD è solo uno degli esperimenti scientifici raccontati in questo libro, e neanche il più bizzarro, a pensarci bene! Qui ci è presentata infatti una collezione esemplare, meticolosamente divisa per argomento, degli esperimenti più assurdi mai concepiti e realizzati dalle menti degli scienziati.
Ci sono quelli che coinvolgono animali, appunto, ma anche quelli che coinvolgono neonati, il sonno, la memoria, o la morte. O l'accoppiamento. O i sensi. Insomma, qualsiasi campo dell'indagabile, soprattutto se legato alla nostra esperienza umana, studiato con metodi a volte rigorosissimi, a volte meno, e risultati a volte inaspettati, a volte meno.
Alcuni esperimenti mi erano già noti, altri sono davvero strabilianti, ma le dettagliate note finali non lasciano dubbi sull'autenticità degli studi, tutti pubblicati su autorevoli riviste scientifiche.
In tempi un po' bui di Science March, ma anche, per fortuna, di dibattiti più seri sul ruolo della scienza al giorno d'oggi (per chi avesse tempo e voglia, un consiglio di lettura), un libro davvero, ma davvero divertente.

09 settembre 2016

Intanto.

Non scrivo molto qui, di questi tempi, e me ne scuso, con voi, sì, un pochino, ma soprattutto con me, che scrivere mi fa bene e farei meglio a ritagliarmi un po' più di tempo per questa sana attività.
Ho la scusa pronta: ultimamente c'è sempre qualcos'altro da fare!
Un diecimesenne che si è messo a gattonare per la casa, e a ridere e a ballare e a farmi divertire.
Un lavoro da trovare, un appartamento da cercare, un posto, anche un'ora, in un asilo, che in questa città sembra più raro dell'oro (miglior riposta finora: signora, ci chiami di nuovo ad AGOSTO 2017, ma non credo avremo posto neanche il prossimo anno...???).
Una lingua nuova da imparare, dei lavori vecchi, da scienziata, da finire.
Dovrei imparare a  sfruttare meglio il mio tempo, tra un pisolino del diecimesenne e l'altro, le pappe da preparare, le spese da fare. 
Credo però di star migliorando, e voglio migliorare, su questo frangente. Promesso.

Intanto, per non rimanere con la penna ferma, mi sono improvvisata traduttrice dall'inglese all'italiano di alcuni articoletti scientifici per ragazzi.
Per chi fosse interessato, gli articoletti, che trovate qui, parlano delle ultime novità nel campo delle Scienze della Terra, Oceanografia e Meteorologia. 
Ideali, a mio parere, per tutti i ragazzi curiosi, o per insegnanti e genitori che vogliono proporre qualcosa di attuale e interessante.
Pian pianino tutti gli articoli vengono tradotti dall'inglese nelle svariate lingue europee, in modo da raggiungere un pubblico sempre più vasto.
Io mi fregio di fare la mia parte, imparo, e mi diverto.

Intanto, per la Scienza, va bene così. 
Per attività più impegnative e postdottorali varie, sarò venale, ma preferirei essere pagata.

08 gennaio 2016

Video d'Aprile (e non è uno scherzo).

Per chi, non pago dei miei dettagliati diari di bordo, volesse vedersi addirittura un video su cosa succede, più o meno, quando vi scrivo dal bel mezzo dell'Oceano, ecco il video che chi di dovere ha messo in piedi, sulla crociera d'Aprile scorso. Buona visione!




15 dicembre 2015

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus tesi!

Ecco, dopo un incalcolabile numero di anni su quest'Isola, di mare, di onde, di Scienza infusa e profusa, finalmente la mia tesi di dottorato non solo è finita, ma è pure arrivata, fresca di stampa, ed è pronta per i migliori scaffali di tutta Europa.
In stile squisitamente olandese: stampa professionale, grafica di copertina elegante (questo, ovviamente, non in stile olandese), cento copie da appioppare in giro, a amici, parenti, e possibili futuri datori di lavoro, che non si sa mai.
 
Tesi, tesi, tesi.

Uno dei migliori scaffali di tutta Europa (il mio), la tesi, e Rossella.

È buffo pensare che il mio primo libro, il mio primo ISBN, sia scritto in una lingua che conosco appena, e tratti di un argomento che, in questi anni, ho imparato a sapere di non sapere. C'est la vie!
Magari con il prossimo andrà meglio.

17 agosto 2015

Agosto e le sue luci

Come ogni anno, Agosto è la stagione delle luci. 
È da fine Maggio che qui al Nord non le usiamo più, tanto tardi tramonta il Sole, che si è già sotto le coperte, e tanto presto si alza, che il buio lo si vede solo ogni tanto, se si va a fare pipì, tra un sogno e l'altro.
Invece ad Agosto il ritmo ritorna pian piano quello a cui siamo abituati, e la sera, intorno alle undici, ecco, è di nuovo buio. E si accendono le luci. 
Oppure si esce, che non pare vero, questo manto scuro su tutto, che quasi ci eravamo dimenticati, la diga, le pecore, l'erba nera.
E la spiaggia, e il mare. 
Ma ci son luci anche qui. Luci acquatiche, marine, a scintillare dove si rompe l'onda. All'inizio, quasi non ci si fa caso, poi un lampo verdastro si infrange su un molo, poi a riva, e d'improvviso, con la marea che si alza, sono dappertutto.
Sguazzare con i piedi  tra le schegge di luce dà sempre una grande soddisfazione, i piedi avvolti da scarpette di cristallo, che Cenerentola se le sognava.
Niente più buio, al mare, quindi, in queste sere di calma di vento. 
E se, per cercarlo, alzi la testa verso il cielo, sei sopraffatto da una miriade di stelle, luci anche lì, che era tanto che non le si vedeva.
E tante ce ne sono, di stelle, quante ne cadono, ad Agosto.
Con questi cieli nordici a tuttotondo, dove non c'è niente a fermare l'orizzonte, se ne vedono decine e decine, con le loro code morbide e pettinate, precipitarsi verso la Terra per non so quale appuntamento.

Ieri, a contarle, ho addirittura finito i desideri.
Non capita spesso, son sicura sia di buon auspicio.

31 luglio 2015

Minuscoli drammi quotidiani/28: La conservazione del fastidio

Dopo anni di attente osservazioni scientifiche, misure meticolose del microclima locale, attese pazienti al di qua di un vetro sferzato da raffiche di vento, pioggia a secchi, o da chicchi di grandine, posso dire di essere finalmente giunta ad un teorema enunciabile, snello e completo, valido senza eccezioni su quest'Isola.

Enunciato: T + V + CN + P = K

Ossia, qui temperatura (T), vento (V), copertura nuvolosa (CN) e quantità di pioggia (P) si sommano sempre e comunque a una costante (K).
E a una costante che produce del fastidio.
Cosa vuol dire? In parole povere, significa che se c'è il sole, allora tira vento, se invece piove, c'è un caldo soffocante, o se c'è un freddo artico, allora c'è il sole e si vorrebbe quasi andare in spiaggia, o almeno mettere il naso fuori da quattro mura, quasi..., se solo..., etc. etc.
La costante fastidiosa K è difficile da quantificare, ma è pure irrilevante, il punto è che è fastidiosa. Tipo 347, oppure 1/√2, se è una costante normalizzata a 1, uno di quei numeri che non si capisce perché, che non ci si capacita.
Ma che intanto ti remano contro mentre tu pedali controvento, lungo queste strade diritte diritte, piatte piatte.

Non è che questo teorema sia di gran consolazione, in mezzo a tutto questo fastidio, ma almeno ogni giorno posso constatare con compiacimento il successo della teoria.
Che son piccole soddisfazioni da prendersi, in mezzo a tutta questa scienza in cui navigo.

05 dicembre 2014

Polo Nord

Tra le storie di fine estate, che qui in Istituto corrisponde alla stagione delle crociere, ve ne voglio raccontare solo una.
L'ho raccolta a una pausa caffé, da R., intrepido e valente tecnico onniscente, che presta i suoi servigi per mare, dal Sud Africa alla Groenlandia. 
Siamo appunto in quella parte di Atlantico tra l'Islanda e la Groenlandia, ma la Groenlandia è vicina, ne si intravede la costa, ed è Agosto, il mare è  relativamente calmo e la temperatura, finalmente, relativamente mite.
È pomeriggio, e R., come spesso capita in Agosto, ha voglia di gelato.
Sa che nel freezer in cambusa ce n'è e quindi va a cercarlo, apre lo sportello del freezer e.
E c'è un teschio di orso polare, neanche tanto ben pulito, se vogliamo scendere nei macabri particolari.
Un po' stordito, passata la voglia di gelato, R. chiede in giro delucidazioni.
E niente, pare che uno dei membri dell'equipaggio abbia bisogno di un nuovo laptop, e il metodo più  veloce per procurarsi il denaro necessario sia quello di contrabbandare un teschio di orso polare recuperato nel profondo della Groenlandia da poi rivendere al mercato nero per i turisti.
Ora, c'è molto in questa storia che lascia davvero perplessi. 
Certo le norme igeniche a bordo delle navi islandesi non sono affar mio, quindi mi limiterò a constatare che non so se mi indigni di più la faccenda che esista un mercato nero di teschi di orsi polari (e che quindi ci siano turisti che vogliono comprarli) o che un marinaio, impegnato a lavorare in un mare così avverso come il Mare di Irminger,  non guadagni abbastanza per potersi permettere di cambiare laptop quando il vecchio si guasta, e sia così costretto ad arrotondare (non importa come).

Mi pare di vederla, la faccia di R., illuminata dalla luce artificiale del freezer appena aperto, sulla quale si scioglie la voglia di gelato e si cristallizza lo spettro del Polo Nord. 
Chissà se un giorno verrà a chiederci indietro la sua testa, e tutte le altre cose che gli abbiamo strappato.

29 novembre 2014

L'Uovo di Colombo

Per una serie di fortunati eventi mi ritrovo a fare parte, negli ultimi mesi, di un simpatico e volenteroso gruppo di dottorandi/postdottorandi/ricercatori italiani che sta imparando, settimana dopo settimana, a fare divulgazione scientifica via radio.
Tutto questo è possibile grazie alle preziosissime Roberta Fulci ed Elena Bravetta, che ci hanno iniziati al misterioso e misterico mondo della radio, ad Agorà Scienza, che ce le ha fatte incontrare, e radio 110, la webradio dell'Università di Torino, che ci ha regalato sulla fiducia circa un'oretta del suo tempo.
Noi, insomma, cerchiamo di riempirlo bene, questo tempo, e per far capire la densità di alti contenuti del programma, lo abbiamo pure chiamato L'Uovo di Colombo.

Questa settimana è ormai già la terza, e abbiamo organizzato una puntata sul mare (indovinate chi l'ha proposta?). 
Ho pure avuto i miei 5 minuti di celebrità, con intervista in diretta dall'Ollandia.
Ora, quando esco di casa, devo evitare i fan, oltre alle pecore, ma si sa, per la scienza questo ed altro!

Così, se mentre cucinate, o pedalate, o dipingete, o pulite casa, avete voglia di sentire come si impara a fare radio parlando di scienza, potete ascoltarlo in diretta tutti i venerdì dalle 14 alle 14:50 su radio 110.
Se invece il Venerdi' alle 14 c'avete judo, potete ascoltare e scaricare tutti i podcast passati in basso a destra qui.

Ovviamente, il consiglio per tutti gli oceanofili è la puntata Di chi è il Mare, dove appunto, spavalda, mi destreggio tra il telefono del mio ufficio, il mio collega olandese che durante l'intervista mi chiede se in italiano si parla tutti così velocemente, e le mie intervistatrici.
Un grande successo, insomma.

Interessantissima anche la puntata sul Mistero, dove si impara (finalmente) cos'è la criptozoologia, e pure quella sugli scienziati-imprenditori, dove ( magari) si impara un mestiere.
Che non sarebbe neanche male, a questa età.

E la prossima settimana?
A venerdì!


19 settembre 2014

Il mestiere dell'oceanografo: Walter Munk

A inizio Settembre, qui in istituto, sull'Isola, abbiamo ricevuto una visita importante. 
Un pezzo di storia della mia disciplina scientifica - l'oceanografia - è venuto a trovarci: Walter Munk (classe 1917).
Ora, non starò qui a spiegarvi il perché sia famoso o meno, il fatto che abbia un'articolata voce di Wikipedia a lui dedicata dovrebbe esserne già indizio, e ai più curiosi, poi, non resta che leggerla.
Tanto più che non c'ero neanche, quando il signor Munk è venuto a visitare il mio dipartimento (e questa è un'altra storia, che vi racconterò altrove), ma gli echi del suo passaggio ancora si sentono, fra i corridoi dell'istituto.
Come quest'episodio, che dipinge un po' il mestiere dell'oceanografo in una delle sue più estreme applicazioni, e che magari tornerà utile a chi proprio, questo mestiere, non se lo riesce a immaginare.
L'oceanografo ne sa di correnti e di onde del mare, tant'è che il signor Munk, ancora giovanissimo, era stato assoldato dalla marina militare americana per fare da consulente scientifico per lo sbarco in Normandia.
La marina infatti aveva un problema: c'aveva questi mezzi da sbarco squadrati con cui doveva approcciare la spiaggia ed arenarsi, e dal quale i soldati poi sarebbero scesi a fare la Storia che conosciamo. Solo che questi mezzi, come potete vedere dalla foto qui sotto, non erano particolarmente stabili, e quindi bisognava investigare quale fosse l'altezza massima delle onde che avrebbe consentito uno sbarco sicuro per i soldati a bordo.

Immagine presa da qui
Il signor Munk diede una risposta a questa domanda, trovando questa altezza massima per le onde, e assicurando che con onde al di sotto di quel limite lo sbarco poteva essere effettuato in relativa sicurezza.
Non solo, il signor Munk faceva anche parte del gruppo di previsioni oceanografiche della marina americana. Per il 5 giugno 1944 era prevista una grossa mareggiata, e suggerirono quindi di rinviare lo sbarco. Per il 6 giugno, il giorno successivo, le condizioni delle onde erano giusto al limite di sicurezza, forse lo sforavano pure un po', ma la marea era propizia: per avere condizioni di marea altrettanto buone si sarebbero dovuti aspettare altri 14 giorni, che, a detta dei militari e dei vertici, non c'erano.
Il giorno dello sbarco fu quindi deciso per il 6 giugno, con gli esiti che conosciamo.
Buona parte del successo dell'operazione è da attribuire sicuramente anche all'effetto sorpresa che ebbe lo sbarco sulle linee nemiche.
Anni dopo questi avvenimenti, il signor Munk ebbe la fortuna di poter fare una chiacchierata e confrontarsi con gli oceanografi tedeschi, che, contemporaneamente a lui, facevano le previsioni di correnti, maree e onde dall'altra parte della Storia. 
Venne fuori che loro avevano escluso un possibile sbarco il 6 giugno,  per la presenza di onde molto alte e di una piccola mareggiata. Munk riconobbe che i Tedeschi, a dirla tutta, avevano fatto una previsione molto piu' accurata e corretta della loro, ma che loro, gli Americani, conoscevano il limite esatto delle onde con le quali potevano lavorare, e che la loro audacia era stata premiata.

Nonostante le applicazioni belliche della propria disciplina siano sempre fonte di grandi e spinosi dilemmi morali, ammetto che mi ha sinceramente emozionato pensare al ruolo che il signor Munk, un oceanografo, ha giocato per la Storia di tutti noi.

Ha poi raccontato, il signor Munk, di essere andato, molti anni dopo, finalmente, a visitarle, quelle coste nel Nord della Francia, e di non aver saputo trattenere le lacrime, davanti a quel mare.

26 agosto 2014

Sono stata famosa (ma solo venerdì scorso)

Proprio così, venerdì scorso sono stata così famosa che hanno pubblicato pure una mia intervista, con foto, domande, un servizio completo, insomma.
Per gli anglofoni, la si può leggere qui.

Volevo solo avvertirvi che leggete un blog di una VIP, ecco, mica bazzecole.
 

08 agosto 2014

Gli addii ai tempi dei contratti a termine

Appena sentito dal corridoio del mio istituto, in queste settimane d'Estate, di finestre e porte aperte.

- Hi! 
- Hi! How are you?
- Great...by the way I don't think I am going to see you ever again, I am leaving today.
- Ah ok, well it has been nice to meet you.
- Yes, it has been nice.
- Well good luck!
- Thanks, good luck to you too!

Niente lacrime, niente sentimentalismi: sono relazioni a tempo determinato, quelle fra colleghi, di questi tempi, c'è scritto tutto nel contratto di lavoro, se volete andare a controllare, a caratteri piccoli piccoli, è tutto lì, fra quelle righe.
Buona fortuna, allora, che ne abbiam tutti di bisogno, speriamo solo sia un bisogno anch'esso a tempo determinato e che fra un poco ci si possa augurare semplicemente un "buon pomeriggio e a domani", come suona più giusto, come più si confà fra colleghi, che si incontrano in un corridoio d'Estate.

05 luglio 2014

I am a geoscientist.../parte quarta (e ultima)

Alla fine la profonda riflessione sul significato didattico dell'esperienza, sulla fiducia nelle nuove generazioni, e sul bene che la predicazione scientifica può recare al mondo, è arrivata più in fretta del previsto (ma in inglese, perdonate), anche perché richiesta urgentemente da terzi. Così, condivido anche qui questi miei pensieri, questa specie di lettera di saluti e di ringraziamenti, per concludere l'iniziativa, ma non, speriamo, i possibili e interessanti sviluppi.

Being in my last year (or even later…) of my PhD, I hesitated when I saw the advert for I’m a Geoscientist on the European Geosciences Union (EGU) website. The initiative looked really great and inspiring for both scientists and students. But did I really want to be distracted from my thesis for two long weeks?
I decided that Yes, I did want to take this time for myself, for something that I enjoy doing, even if not 100% related to my job (or is it?).
This is one of the bright sides of a career in science, you are the manager of your time, and you can decide what is worth doing. So I embarked in this I’m a Geoscientist adventure, together with my four colleagues, and all the students and teachers that took part; what a good decision has been!
Questions started pouring on us; from climate change to volcanoes, from ocean waves to the speed of light. It gave me the good feeling that our Earth still has the power to amaze and question each and everyone of us, from young students to geology professors.
This, in my view, is what science is about.
The observation, the acknowledgement of a wonder, the curiosity to push our understanding a bit further, no matter the applications, no matter in which direction; that is why I also really appreciated questions, for example, about Atlantis, or about ghosts.
Science is a method; it is not a canned answer. I really hope you students will just keep this attitude of asking questions to your teachers, to other scientists, to your friends. Even directly to Earth, if in your future you will have the chance to do some field measurements!
And if the answer does not convince us, let’s just try to build a better one. So thanks to you for keeping science as it should; a mix of everyday life observations and of attempts to make sense of them, as simple as that.
Because of the many insightful questions, I think a huge thanks goes also to the teachers taking part, who probably spent more than some time preparing the students to the event. Thanks also to my fellow scientists, from whose answers I have learned new things about our planet. It has been inspiring and instructive to share our personal paths and career choices too. I think it has been really clear that scientists are not all of one kind, they mature their choices differently, at different times and for different reasons. There are many ways to be a scientist, if you wish you can find your own.
A final thanks goes, of course, to the students who voted for me. I do not know what convinced you, if my opinion on Mars colonisation or my explanation on Equatorial currents (I hope the latter one, so I collect some points for my thesis…), but thanks! I really hope you can one day visit (or work at) the research institute where I am now, and see some oceanographic measurements being acquired on the ferry, thanks to money of the prize!
Good luck to you all, Anna

27 giugno 2014

I am a geoscientist.../parte terza

Vabbè raga, HO VINTO!




Per chi si fosse perso i nostri interessanti dibattiti scientifici, qui trovate di tutto, dalle onde del mare, agli UFO, alla velocità della luce, ai vulcani della Romania, ai cambiamenti climatici, ad Atlantide. Insomma, proprio di tutto.

Per profonde riflessioni sul significato didattico dell'esperienza, sulla fiducia nelle nuove generazioni, e sul bene che la predicazione scientifica può recare al mondo, rimando a data da destinarsi (tipo dopo aver finito la mia tesi di dottorato? Vedremo...).

Per ora, mi godo il mio attimo di celebrità.
Aaah.


16 giugno 2014

I am a geoscientist.../parte seconda

Bene, signore e signori, è giunto il momento di partecipare a quella cosa lì dei geoscienziati.

Per le prossime due settimane, per chi volesse leggere le mie dotte risposte ad altrettante dotte domande, credo si possano leggere pubblicamente a questo link.
Da lì potete pure andare a vedere cosa rispondono i miei compari di gioco.

Ho già l'impressione che le domande siano tutte sui vulcani, e che il concetto che l'Oceano fa parte della Terra, ed è quindi soggetto anch'esso di studio, sia sfuggito ai più, ma magari mi sbaglio, eh.

D'altra parte, lo ammetto, è difficile competere con i vulcani.

15 giugno 2014

Noctiluca scintillans

Buio pesto, buio nero, buio spesso. Sono immobile perché non so dove andare, non so cosa ci sia intorno, ho perso la prospettiva, la profondità, la stanza in cui ero, buio.
Aspettiamo che i nostri occhi si abituino un poco, a questo nero, ma questo nero non cambia, è un muro pesante sulle palpebre che non sappiamo più se son aperte, se son chiuse, se stiamo guardando dentro o fuori.
Poi, pian piano, ci concentriamo su dove ricordiamo di dover prestare attenzione, una direzione, che è una cosa tipo a ore due, e una distanza, che sarà, sì, un metro dal nostro corpo invisibile, nero come il resto.
Dopo pochi minuti, inizia un bagliore.
Un dimenarsi di minuscole luci, caotico, incostante, è quasi come guardare un cielo terso, la notte, tra i monti. Troppe stelle per contarle, danzano e noi possiamo solo stare a guardare.
O no, in questo caso è diverso: possiamo dare un colpetto, a quel parallelepipedo nero su sfondo nero che sappiamo dover osservare. E' una vasca d'acqua, raccolta nel Waddenzee, qui fuori intorno all'Isola. E' piena d'acqua, sì, ma anche di piccolissime alghe che emettono luce, una tenue scarica di fotoni, che possiamo eccitare disturbando la quiete della vasca. Si illuminano i bordi, ne esce un parallelepipedo contornato di luce, un lampo, poi il diturbo svanisce, viaggia un po' con le onde, eccita onde di luce, poi si dissipa, e ritorna un bagliore diffuso e caotico, stelle acquatiche disordinate, in cui è difficile riconoscere uno zodiaco.
Proviamo differenti modi di disturbare le lucine, con magneti, con altoparlanti, con scosse regolari o con colpi secchi.
Le luci rispondono, a volte di più, a volte di meno, a volte si riconosce il disegno di un'onda, a volte si riconosce la risposta ordinata della vasca, dettata dalla sua forma regolare.
E' una danza di luci leggere, eteree: è difficile pensare che sono in ufficio, al lavoro, a guardare questa merviglia, a vedere di capire come accenderle, queste alghette, che ancora non è proprio chiarissimo a cosa rispondano e perché.
Fotografarle al volo non si può, troppo tenue il bagliore per le macchine fotografiche, solo l'occhio umano è così sensibile da apprezzare la manciata di fotoni emessa.
E così rimaniamo in silenzio, nel buio pesante del laboratorio, ad osservare questa coreografia di luci, questa minuscola galassia sottomarina. 

Anche questo è lavorare, a quanto pare, e io non posso fare altro che esserne onorata.

01 maggio 2014

I am a geoscientist...credo...

Giusto perché io, alle mie teorie, ci tengo e ci credo, e dato che secondo me "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa", ho deciso di tenermi parecchio occupata per i mesi a venire, visto che c'ho solo un dottorato da finire, un post doc da iniziare, e una vita, da decidere che farne.

Così, ho fatto domanda per partecipare, il prossimo giugno, a ...udite, udite... una competizione internazionale di divulgazione scientifica con alunni da scuole di tutto il mondo.
Follia? 
Probabile, però mi hanno selezionata, e per due settimane, a giugno, potrete leggere online i miei sproloqui (in inglese) su oceanografia, fisica, scienza, e compagnia bella, e le mie chat a (s)proposito con gli studenti che mi contatteranno. Non so se esserne felice o terrorizzata, ma intanto, si farà.

Per gli interessati, dettagli e regolamenti li potete leggere qui.

La cosa più difficile di tutte, però, credo di averla già fatta: dato che a maggio sarò altrove (presto un post a riguardo, ma sempre della serie: "chi più ha da fare, più fa, chi ha meno da fare, meno fa"), ho compilato oggi, ben per tempo, il mio profilo online, che gli studenti leggeranno, e che dovrà essere il mio biglietto da visita per il gioco.

Che fatica! 
Una specie di confessione professional/personale a cui mi son sottoposta volentieri, però, quasi un'espiazione, il cui risultato potete leggere qui (credo la pagina sia già pubblica).
Alla fine sono riuscita a rispondere a quasi tutto in modo per me soddisfacente, solo due quesiti sono ancora in attesa di risposta: il mio gruppo musicale preferito (vorrei mettere qualcosa di internazionalmente conosciuto, mi sa che de Andrè, non vale, no?) e la barzelletta.

Son domande difficili, c'ho da pensare.
Nel frattempo, consigli, pareri, insulti, e lodi sono bevenuti, nell'attesa di giugno e della fatidica tenzone.


31 luglio 2013

Lui detiene il Dottorato.

Il soggetto in via di dottoramento.
photocredits: Subirotamic sr.





Abbiamo dovuto tutti pagare il prezzo di una Primavera, ma alla fine, Subirotamic, ha portato a termine l'Impresa, e con abile mossa, in un solo giorno, ha ottenuto un dottorato per sé, e un'Estate per un Paese intero.
Questo succedeva agli inizi del mese, quando eravamo tutti un po' più giovani, ma soprattutto, meno abbronzati e meno riposati.
E la moda in voga era ancora quella pre rivoluzione francese e le foto erano ancora in bianco e nero, come potete vedere qui in parte.
 
Ora, di tutte quelle fatiche, neanche si ricorda più, tante vacanze son passate, tanta acqua sotto i ponti veneziani, tanto è preso dalle novità dell'Isola, dal nuovo lavoro, e dalla sua bella coinquilina.

Adesso che però lui detiene il dottorato, l'imparità di rango accademico in casa potrebbe comportare squilibri di potere e onniscienza, e noiosissime discusissioni serali su cosa esattamente sia l'enstrofia o su come sia meglio misurarla, sta temperatura, nel mare.
Però invece niente, a casa va ancora tutto bene, nonostante un rientro shock dai 35, estivissimi, gradi veneziani ai 17, piovossissimi e grigi, isolani.
A cena si parla d'altro, e per ora io sfrutto il suo nuovo titolo solo per l'acquisto al supermercato della linea costosa di prodotti.

Bene, dunque, questo dottorato in casa. 
Quasi quasi mi metto d'impegno per detenerne uno anche io, magari piccolino.

A lui poi non glielo si può dire, che è stato bravo, con la tesi, la discussione, e tutti quei bei discorsi, quelle strette di mano tra professoroni in maschera da cerimonia, se le è meritate, se no si offende.
Ma io lo dico a voi e voi, son sicura, non lo direte a nessuno.