Visualizzazione post con etichetta colleghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta colleghi. Mostra tutti i post

28 gennaio 2015

Minuscoli drammi quotidiani/25: La Cena.

Stasera si terrà sull'Isola la (quasi) annuale cena di dipartimento.
Appuntamento al ristorante alle 17.30.

05 dicembre 2014

Polo Nord

Tra le storie di fine estate, che qui in Istituto corrisponde alla stagione delle crociere, ve ne voglio raccontare solo una.
L'ho raccolta a una pausa caffé, da R., intrepido e valente tecnico onniscente, che presta i suoi servigi per mare, dal Sud Africa alla Groenlandia. 
Siamo appunto in quella parte di Atlantico tra l'Islanda e la Groenlandia, ma la Groenlandia è vicina, ne si intravede la costa, ed è Agosto, il mare è  relativamente calmo e la temperatura, finalmente, relativamente mite.
È pomeriggio, e R., come spesso capita in Agosto, ha voglia di gelato.
Sa che nel freezer in cambusa ce n'è e quindi va a cercarlo, apre lo sportello del freezer e.
E c'è un teschio di orso polare, neanche tanto ben pulito, se vogliamo scendere nei macabri particolari.
Un po' stordito, passata la voglia di gelato, R. chiede in giro delucidazioni.
E niente, pare che uno dei membri dell'equipaggio abbia bisogno di un nuovo laptop, e il metodo più  veloce per procurarsi il denaro necessario sia quello di contrabbandare un teschio di orso polare recuperato nel profondo della Groenlandia da poi rivendere al mercato nero per i turisti.
Ora, c'è molto in questa storia che lascia davvero perplessi. 
Certo le norme igeniche a bordo delle navi islandesi non sono affar mio, quindi mi limiterò a constatare che non so se mi indigni di più la faccenda che esista un mercato nero di teschi di orsi polari (e che quindi ci siano turisti che vogliono comprarli) o che un marinaio, impegnato a lavorare in un mare così avverso come il Mare di Irminger,  non guadagni abbastanza per potersi permettere di cambiare laptop quando il vecchio si guasta, e sia così costretto ad arrotondare (non importa come).

Mi pare di vederla, la faccia di R., illuminata dalla luce artificiale del freezer appena aperto, sulla quale si scioglie la voglia di gelato e si cristallizza lo spettro del Polo Nord. 
Chissà se un giorno verrà a chiederci indietro la sua testa, e tutte le altre cose che gli abbiamo strappato.

29 novembre 2014

L'Uovo di Colombo

Per una serie di fortunati eventi mi ritrovo a fare parte, negli ultimi mesi, di un simpatico e volenteroso gruppo di dottorandi/postdottorandi/ricercatori italiani che sta imparando, settimana dopo settimana, a fare divulgazione scientifica via radio.
Tutto questo è possibile grazie alle preziosissime Roberta Fulci ed Elena Bravetta, che ci hanno iniziati al misterioso e misterico mondo della radio, ad Agorà Scienza, che ce le ha fatte incontrare, e radio 110, la webradio dell'Università di Torino, che ci ha regalato sulla fiducia circa un'oretta del suo tempo.
Noi, insomma, cerchiamo di riempirlo bene, questo tempo, e per far capire la densità di alti contenuti del programma, lo abbiamo pure chiamato L'Uovo di Colombo.

Questa settimana è ormai già la terza, e abbiamo organizzato una puntata sul mare (indovinate chi l'ha proposta?). 
Ho pure avuto i miei 5 minuti di celebrità, con intervista in diretta dall'Ollandia.
Ora, quando esco di casa, devo evitare i fan, oltre alle pecore, ma si sa, per la scienza questo ed altro!

Così, se mentre cucinate, o pedalate, o dipingete, o pulite casa, avete voglia di sentire come si impara a fare radio parlando di scienza, potete ascoltarlo in diretta tutti i venerdì dalle 14 alle 14:50 su radio 110.
Se invece il Venerdi' alle 14 c'avete judo, potete ascoltare e scaricare tutti i podcast passati in basso a destra qui.

Ovviamente, il consiglio per tutti gli oceanofili è la puntata Di chi è il Mare, dove appunto, spavalda, mi destreggio tra il telefono del mio ufficio, il mio collega olandese che durante l'intervista mi chiede se in italiano si parla tutti così velocemente, e le mie intervistatrici.
Un grande successo, insomma.

Interessantissima anche la puntata sul Mistero, dove si impara (finalmente) cos'è la criptozoologia, e pure quella sugli scienziati-imprenditori, dove ( magari) si impara un mestiere.
Che non sarebbe neanche male, a questa età.

E la prossima settimana?
A venerdì!


19 settembre 2014

Il mestiere dell'oceanografo: Walter Munk

A inizio Settembre, qui in istituto, sull'Isola, abbiamo ricevuto una visita importante. 
Un pezzo di storia della mia disciplina scientifica - l'oceanografia - è venuto a trovarci: Walter Munk (classe 1917).
Ora, non starò qui a spiegarvi il perché sia famoso o meno, il fatto che abbia un'articolata voce di Wikipedia a lui dedicata dovrebbe esserne già indizio, e ai più curiosi, poi, non resta che leggerla.
Tanto più che non c'ero neanche, quando il signor Munk è venuto a visitare il mio dipartimento (e questa è un'altra storia, che vi racconterò altrove), ma gli echi del suo passaggio ancora si sentono, fra i corridoi dell'istituto.
Come quest'episodio, che dipinge un po' il mestiere dell'oceanografo in una delle sue più estreme applicazioni, e che magari tornerà utile a chi proprio, questo mestiere, non se lo riesce a immaginare.
L'oceanografo ne sa di correnti e di onde del mare, tant'è che il signor Munk, ancora giovanissimo, era stato assoldato dalla marina militare americana per fare da consulente scientifico per lo sbarco in Normandia.
La marina infatti aveva un problema: c'aveva questi mezzi da sbarco squadrati con cui doveva approcciare la spiaggia ed arenarsi, e dal quale i soldati poi sarebbero scesi a fare la Storia che conosciamo. Solo che questi mezzi, come potete vedere dalla foto qui sotto, non erano particolarmente stabili, e quindi bisognava investigare quale fosse l'altezza massima delle onde che avrebbe consentito uno sbarco sicuro per i soldati a bordo.

Immagine presa da qui
Il signor Munk diede una risposta a questa domanda, trovando questa altezza massima per le onde, e assicurando che con onde al di sotto di quel limite lo sbarco poteva essere effettuato in relativa sicurezza.
Non solo, il signor Munk faceva anche parte del gruppo di previsioni oceanografiche della marina americana. Per il 5 giugno 1944 era prevista una grossa mareggiata, e suggerirono quindi di rinviare lo sbarco. Per il 6 giugno, il giorno successivo, le condizioni delle onde erano giusto al limite di sicurezza, forse lo sforavano pure un po', ma la marea era propizia: per avere condizioni di marea altrettanto buone si sarebbero dovuti aspettare altri 14 giorni, che, a detta dei militari e dei vertici, non c'erano.
Il giorno dello sbarco fu quindi deciso per il 6 giugno, con gli esiti che conosciamo.
Buona parte del successo dell'operazione è da attribuire sicuramente anche all'effetto sorpresa che ebbe lo sbarco sulle linee nemiche.
Anni dopo questi avvenimenti, il signor Munk ebbe la fortuna di poter fare una chiacchierata e confrontarsi con gli oceanografi tedeschi, che, contemporaneamente a lui, facevano le previsioni di correnti, maree e onde dall'altra parte della Storia. 
Venne fuori che loro avevano escluso un possibile sbarco il 6 giugno,  per la presenza di onde molto alte e di una piccola mareggiata. Munk riconobbe che i Tedeschi, a dirla tutta, avevano fatto una previsione molto piu' accurata e corretta della loro, ma che loro, gli Americani, conoscevano il limite esatto delle onde con le quali potevano lavorare, e che la loro audacia era stata premiata.

Nonostante le applicazioni belliche della propria disciplina siano sempre fonte di grandi e spinosi dilemmi morali, ammetto che mi ha sinceramente emozionato pensare al ruolo che il signor Munk, un oceanografo, ha giocato per la Storia di tutti noi.

Ha poi raccontato, il signor Munk, di essere andato, molti anni dopo, finalmente, a visitarle, quelle coste nel Nord della Francia, e di non aver saputo trattenere le lacrime, davanti a quel mare.

08 agosto 2014

Gli addii ai tempi dei contratti a termine

Appena sentito dal corridoio del mio istituto, in queste settimane d'Estate, di finestre e porte aperte.

- Hi! 
- Hi! How are you?
- Great...by the way I don't think I am going to see you ever again, I am leaving today.
- Ah ok, well it has been nice to meet you.
- Yes, it has been nice.
- Well good luck!
- Thanks, good luck to you too!

Niente lacrime, niente sentimentalismi: sono relazioni a tempo determinato, quelle fra colleghi, di questi tempi, c'è scritto tutto nel contratto di lavoro, se volete andare a controllare, a caratteri piccoli piccoli, è tutto lì, fra quelle righe.
Buona fortuna, allora, che ne abbiam tutti di bisogno, speriamo solo sia un bisogno anch'esso a tempo determinato e che fra un poco ci si possa augurare semplicemente un "buon pomeriggio e a domani", come suona più giusto, come più si confà fra colleghi, che si incontrano in un corridoio d'Estate.

04 maggio 2014

Intrigo internazionale, e un lieto inizio

Due Italiani, nel seminterrato di un campus in una sperduta Isola del Mare del Nord, muniti di sega da metallo, cercano di recidere il lucchetto di una bici precedentemente appartenuta a un Messicano, la cui chiave andò perduta chissà dove e chissà quando, e ora in fase di vendita, la bicicletta, a una ragazza Spagnola, non per lei, però, ma per il suo ragazzo, anch'esso Spagnolo, tanto per semplificare la faccenda, in arrivo in quei giorni sull'Isola con una laurea in Agricoltura Biologica fresca fresca in tasca, aiutati, ad ogni modo, i nostri, da un Olandese trapiantato da trent'anni alle Hawaii che ora però ha deciso di tornare a casa, più o meno, insomma, a casa, dato che l'Isola è un'isola, e non è casa di nessuno, salvo che di pochissimi, ma accoglie proprio tutti, spiantati della Scienza e non.
Per concludere l'intrigo, gli Italiani non ce l'hanno fatta. 
Il metallo del lucchetto Messicano ha vinto sul profilo dentato della sega. 
Ma si capisce, che il lucchetto abbia avuto la meglio!
Il Messicano infatti, è da pochissimo convolato a nozze con un'ArgentinSpagnola, con la quale metterà presto su casa in Olanda, e il lucchetto  sarà stato parte dello stock acquistato per suggellare il loro amore su tutti i ponti dei cinque continenti.
Non c'è da stupirsi, quindi, che quel lucchetto non si possa spezzare.
Con buona pace dell'appiedato neoagronomo, ma son sicura se ne farà una ragione.

03 settembre 2013

师姐

Può uno scambio di email ragionate e sincere risolvere i piccoli grandi drammi di un dottorato? Forse sì, forse no, chi lo sa. 
Però, dopo che queste email sono state mandate, per cercare di aiutare e rincuorare un collega che non conosco poi così tanto, e che ha cominciato dopo di me un progetto di dottorato con lo stesso Professore, ricevere questa mail di ringraziamento è stato tanto bello quanto sorprendente:

Hi Anna,
 [...]  We are colleagues, and in Chinese we even have a special name '师姐', which means  the female student who start earlier than the other students who have the same supervisor or teacher. The first character means teacher, the latter mean the elder sister. [...]

Ecco, tutto ad un tratto io, Italiana, mi ritrovo a essere la 师姐 di B., Cinese. In Olanda.
E' come se per un attimo carpissi il senso di essere qui, in mezzo a tutta questa confusione di lingue, di luoghi, di sensibiltà e culture lontane, il senso di star facendo qualcosa di buono, oltre che di accademico. Di star vivendo una vita vera.

Stanotte, sotto una Via Lattea scintillante incastonata nel cielo buio dell'Isola, mi addormento serena. In comunione con la fratellanza accademica.






11 luglio 2012

Savana stagionale

intorno alle 20.30, intorno alle  22.
C'è un po' di malinconia, sull'Isola. 
Con l'estate qualcuno parte, qualcuno arriva, qualcuno resta. In generale, qui, si migra. Non sempre però con l'eleganza di uno stormo numeroso, anzi, più spesso si migra da soli, con un passo un po' stanco, appesantito da troppi bagagli, verso non si sa bene cosa.

C'è chi questo lo chiama fuga dei cervelli, chi lo chiamo precariato internazionale, chi lo definisce una splendida esperienza di ricerca all'estero.

Io non lo so ancora, come chiamarlo, ma mi son resa conto che a volte, con tutta questa gente in giro, uno finisce per sentirsi un pochino a casa dovunque, in certi periodi, con certe persone, temporaneamente, ecco.

In questi giorni si spezza uno di questi momenti, così, dicevo, c'è un po' di malinconia, sull'Isola.

Cerco di non farla diventare troppa, però.
In fondo, è estate anche qui: tempo di prossime allegre partenze per me, tempo della tranquillità data da giornate lunghissime, da tramonti dorati, aranciati, rosati, tempo della mia savana satagionale, proprio qui, dietro casa.





08 maggio 2012

Expertise in International Illogic Problem Solving

Drin. Driiiin. Rispondo:
- Pronto!
- Piscina Molenkoog?!
- No, guardi, credo lei abbia sbagliato numero.
- No, io chiamo dalla piscina Molenkoog.

 [disguido causato dall'uso della lingua olandese anziche' di una delle svariate lingue in cui almeno avrei intuito l'intonazione della frase]

- Ah bene, chi cercate?
- Anna. Lei ieri era in piscina giusto?

[si passa all'inglese, meglio]
 
- Si'! 

[Oh no, forse hanno letto il post di ieri e mi vogliono espellere dal comune dell'Isola...oppure mi vogliono dare un premio per essere andata a nuotare con 11 gradi e cielo parzialmente coperto, si', e' piu' plausbile, in effetti, chissa' cosa mi regalano...]

- Abbiamo il suo numero di telefono perche' ce lo ha dato lei quando ha acquistato l'abbonamento stagionale fino a Settembre...

[Mannaggia a me, fino a Settembre, quando le temperature sfioreranno gli 8/9 gradi, non me lo ricordi per carita']

 ... per caso ieri ha perso il cellulare? 

- ??? ma..[spiazzamento generale]..lei mi sta chiamando al cellulare! Direi che quindi l'ho qui con me...credo...[spiazzamento generale, nuovamente]

- Ah giusto! Ma sa, ieri ne abbiamo trovato uno qui negli spogliatoi, uno con molti nomi stranieri, e lei, beh, lei  e' straniera. Magari uno dei suoi amici...

- Magari si', ora chiedo. Grazie mille per aver chiamato, le faro' sapere.

[Nonostante la domanda illogica, la mitologica Signora della Piscina ha fatto centro: vado subito a informare dell'accaduto il mio dutch-collega, il quale, ieri, sfidando in un colpo solo le temperature nordiche e la devozione della fidanzata inglese, ha trascinato la suddetta a sguazzare tra le corsie. Al corrente della situazione, il dutch-collega chiama prontamente al cellulare la fidanzata e ...]

Tuuu. Tuuuu.

- Piscina Molenkoog?!
 
Beccata!

Nessun regalo in cambio della mia ipotermia, stavolta, ma una nuova, preziosa, voce da inserire nel curriculum.

01 marzo 2012

Global & Colon (izzazioni)

Due fatti.
Primo. Mi giunge dall'amata Cuba un finto documentario, girato dai ragazzi conosciuti a Sancti Spiritus, su una fantomatica colonizzazione italiana dell'isola (visto l'elevatissimo numero di compatrioti che, per un motivo o per l'altro, ultimamente si aggira per questa cittadina). Mezz'ora di sarcasmo cubano condito con pesto e nutella: semplicemente, un capolavoro.
Secondo: una cena fra colleghi, tre olandesi, due italiane e un messicano, dove si è mangiato cosine cosucce cosette in agrodolce autopreparate, e, per finire, banane impastellate e fritte, con cocco spadellato e gelato fiordilatte, tipico dolce olandese di tradizione indonesiana.

Va bene la nostalgia di casa, va bene il ritorno alla terra e alle origini, va bene la semplicità e il chilometro zero, ma io ancora mi faccio travolgere dall'internazionalità, a volte, e non riesco a non sorridere, al pensiero di avere il Mondo in tasca, l'orizzonte aperto davanti a me, e una strada che mi porta dappertutto.

Poi lo so che non è tutto oro quel che entusiasma, ma per l'appunto hanno dato il nome di un pezzo di intestino, a tutte quelle cose brutte che l'accorciare delle distanze porta con sé.
No?