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02 ottobre 2015

Un oggi di questi

Ecco le giornate in cui speravo, in questi tempi a casa dal lavoro.
Tempi di pancia a palla, ma con ancora voglia di pedalare un po', di sgranchirsi all'aperto, di vagabondare per l'Isola, di arrivare al mare.





Prima che questa luce d'oro della sera arrivi troppo presto di pomeriggio, prima che ci siano cose più importanti da fare che arrivare in cima alle dune, e vedere il tramonto, il sole arancio tuffarsi nel mare argento, e bianco, le nuvole dipinte, la spiaggia ormai vuota, di sabbia fredda, nuda.

Sembra impossibile che presto ci saranno cose più importanti e più belle di queste a tenerci occupati, ma se diamo retta alle cose che si dicono, pare proprio che sarà così.
E allora, al mare, meglio andarci oggi.

17 maggio 2013

Di tramonti e fiori tardivi.


E' Primavera, quasi Estate, ormai, sull'Isola, eppure non pare.
Pioggia battente, vento tagliente, grigio, freddo. Giacca invernale ancora addosso, guanti in tasca, che non si sa mai.
Unici indizi dell'aver passato Gennaio son la luce, che ci fa cenare alle dieci, e i fiori, dietro casa, che, finalmente, hanno deciso di invadere i prati.

Così, dopo cena, si prende la bici, e in un attimo si è dentro l'Olanda che tutti voi, mie cari lettori, avete sempre segretamente voluto vedere su un blog di chi, come me, tiene un diario olandese.
Eccola, è nordica, tragica, bellissima. 
Fatene buon uso, perché rara e preziosa come le giornate di Sole, quest'anno.

Convergenze.
Fiori.
Fine dei fiori.
Un lago, una casa.
Un tramonto, una baia.


27 agosto 2012

Bartolomeo, e pensieri sui guanti.

Torno ora dal lavoro sotto un cielo viola, greve di pioggia e trafitto da raggi obliqui, da una luce di un tramonto che no, così presto non me lo ricordavo proprio, potesse esserci.
Come è facile dimenticare l'inverno, impara Anna sull'Isola.

Tutto questo mi ricorda di appuntare qui due cose, due intuizioni di fine estate.

La prima, in bici, tornando a casa nella notte, dopo una cena da amici.
Pedalo sotto un'inconsueta valanga di stelle. E' buio pesto ed è solo mezzanotte, devo accendere le luci, non lo facevo da giugno, ed un pensiero mi accompagna lungo la strada di casa: se avessi i guanti! se avessi i guanti li indosserei volentieri. Che sia legale, a fine Agosto?

La seconda invece più che un'intuizione  è un'infatuazione, che spero si prolunghi fino a tardo inverno, e poi chissà. Si chiama Bartolomeo, ed eccolo qui: è un piantotto grasso e coloratissimo, che non ho potuto lasciare sullo scaffale del fioraio.


Ho pensato che avrebbe portato in salotto un po' di quell'allegria che mi instillano le piante grasse, riscaldando un po' l'atmosfera vegetale della casa, per il momento costituita solamente da Franca, la pianta spettinata, e Nicola, il mio basilico palma.
In più, la metafora di vitalità a tutti i costi che ogni pianta grassa porta con sé, è di certo un buon augurio che mi faccio, e vi faccio, all'inizio in quest'ultimo, lungo inverno isolano.

Per adesso funziona,  Bartolomeo mi accoglie paffuto e curioso quando torno a casa un po' stanca, sotto un cielo viola e greve di pioggia e trafitto di tramonto, e mi fa sorridere, proprio come oggi.

11 luglio 2012

Savana stagionale

intorno alle 20.30, intorno alle  22.
C'è un po' di malinconia, sull'Isola. 
Con l'estate qualcuno parte, qualcuno arriva, qualcuno resta. In generale, qui, si migra. Non sempre però con l'eleganza di uno stormo numeroso, anzi, più spesso si migra da soli, con un passo un po' stanco, appesantito da troppi bagagli, verso non si sa bene cosa.

C'è chi questo lo chiama fuga dei cervelli, chi lo chiamo precariato internazionale, chi lo definisce una splendida esperienza di ricerca all'estero.

Io non lo so ancora, come chiamarlo, ma mi son resa conto che a volte, con tutta questa gente in giro, uno finisce per sentirsi un pochino a casa dovunque, in certi periodi, con certe persone, temporaneamente, ecco.

In questi giorni si spezza uno di questi momenti, così, dicevo, c'è un po' di malinconia, sull'Isola.

Cerco di non farla diventare troppa, però.
In fondo, è estate anche qui: tempo di prossime allegre partenze per me, tempo della tranquillità data da giornate lunghissime, da tramonti dorati, aranciati, rosati, tempo della mia savana satagionale, proprio qui, dietro casa.





07 febbraio 2012

2011 Cuba/3: L'Habana, Parque Morro-Cabaña e primo impatto con il Che.

All'inizio siamo solo noi, a gironzolare per la fortezza, salendo scale senza ringhiere che portano forse proprio là, dove poco prima finiva questo arcobaleno tropicale.
All'inizio siamo solo noi, il vento, una musica chiassosa che stona un po'.
Poi, col calare del sole, pian piano il parco-forte si popola di umanità, le porte e le finestre si aprono e scopriamo esserci, tra i vari ristoranti e mostre ed esposizioni, alcune stanze con reliquie varie del Che, il fucile, la borsa, il rasoio, che bisognerà rifletterci ancora un po', su questo Che che sembra un santo, un eroe, e non se ne capisce la misura, ed è difficile ritrovarlo nei lamenti ormai stanchi, nelle restrizioni alla libertà personale, nella monotonia e nella poca prospettiva che affliggono tante vite e tanti lati della vita, qui.
Apollaiati su un merlo, allora, nella luce di un quasi tramonto, sul mare,  iniziamo a capire lui e insieme questo Paese, che, come la sua bandiera, ci danza davanti.

06 febbraio 2012

Una delle più belle cose d'Olanda

Post fotografico questo, perché non può davvero essere altrimenti.

Questo pomeriggio ho lasciato l'ufficio presto e l'Isola, l'Olanda, invece, mi ha lasciato senza fiato, e non per il freddo pungente, per il cielo azzurrissimo e per il Sole che picchiava nonostante la stagione.

Con un paio di pattini ai piedi, una lingua di ghiaccio mi ha portato tra le dune, dietro la spiaggia dell'Isola. Ed era semplicemente bellissimo, come solo la neve e il ghiaccio sanno dipingere il mondo.

Vorrei essere in grado di ricrearlo per voi a parole, il rumore di questo ghiaccio così scuro, a tratti, che sembra nascondere un abisso. Un abisso centimetrico è certo inoffensivo, ma la sensazione è quella di volare sull'acqua, di scivolarci sopra, e di suonare con le lame questa superficie come fosse uno strumento a percussione.
Rumore del ghiaccio quindi, delle lame, qualche oca scura a sorprendersi del tuo passaggio, la luce rosa di un tramonto lunghissimo, e lo scintillio di una giornata serena come sa esserlo solo qui. 
E' stato un bel pomeriggio, bisogna pur ammetterlo.


 




04 febbraio 2012

2011 Cuba/2 : in viaggio verso la bella.

Habana Vieja, zona del porto.
Da A'dam a Cuba: una breve sosta a Madrid con panino alla tortilla, e poi solo il tramonto perpetuo di chi viaggia verso Ovest al crepuscolo.
Una volta a terra, probabilmente dovrei stupirmi dei volti, delle divise, del Paese che mi accoglie, della foto che mi viene fatta quando mi timbrano il visto, della guardia sanitaria che ci chiede se siamo in viaggio di nozze, oltre ad un euro per la sua collezione! Dovrei stupirmi di mille cose importanti, lo so, ma non ci riesco. La mia pelle mi grida che fa caldo, e io non sento nient'altro. Fa caldo! Tensione da freddino perpetuo neerlandese, esci dal mio corpo! Qui ci sono le palme e la gente cammina per le strade, di sera, e in sandali. 
Sono in un altro mondo.

E sono anche sveglia, come un grillo, alle 4.30, in un letto a L'Habana, sentendo tutte le 10.30 europee.
Mi dico che è meglio dormire, ed è pure facile convincermi.

03 febbraio 2012

2011 Cuba/1: si parte (probabilmente miliardarie)!

Vento ventaccio, oggi, che il mio zaino, nonostante le dimensioni ridottissime, faceva da vela, e mi strattonava a destra e a manca, per farmi perdere il ferry.
Ma ce l'ho fatta, ho lasciato l'Isola, primo passo verso la successiva. 
Tramonto rosa indaco grigio su mare agitato, a salutarmi.
Per la mia partenza e la sua, J. mi ha regalato un ciondolo da collana portafortuna, che in realtà è un fossile, recuperato in non so quale scatola di un suo amico geologo.
Io son stata onesta: le ho promesso che se vale un miliardo, faremo a metà.