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06 febbraio 2012

Una delle più belle cose d'Olanda

Post fotografico questo, perché non può davvero essere altrimenti.

Questo pomeriggio ho lasciato l'ufficio presto e l'Isola, l'Olanda, invece, mi ha lasciato senza fiato, e non per il freddo pungente, per il cielo azzurrissimo e per il Sole che picchiava nonostante la stagione.

Con un paio di pattini ai piedi, una lingua di ghiaccio mi ha portato tra le dune, dietro la spiaggia dell'Isola. Ed era semplicemente bellissimo, come solo la neve e il ghiaccio sanno dipingere il mondo.

Vorrei essere in grado di ricrearlo per voi a parole, il rumore di questo ghiaccio così scuro, a tratti, che sembra nascondere un abisso. Un abisso centimetrico è certo inoffensivo, ma la sensazione è quella di volare sull'acqua, di scivolarci sopra, e di suonare con le lame questa superficie come fosse uno strumento a percussione.
Rumore del ghiaccio quindi, delle lame, qualche oca scura a sorprendersi del tuo passaggio, la luce rosa di un tramonto lunghissimo, e lo scintillio di una giornata serena come sa esserlo solo qui. 
E' stato un bel pomeriggio, bisogna pur ammetterlo.


 




12 aprile 2011

Plattoland.

Premessa: post polemico, questo, nato da una conversazione con una Belga (ahilei) e un nativo isolano (ahilui).
Titolo: Contro il tristo e avvilente paesaggio olandese - pamphlet di protesta contro chi giudica la campagna olandese una cosa bella e di cui rallegrarsi.
Svolgimento: L'Olanda, i Paesi Bassi, è terra, si sa, strappata al mare vittorioso dall'opera organizzata ed efficiente ed efficace di un popolo efficiente (ma non sempre efficace) quale capita che sia quello Olandese.
La quasi totalità del paesaggio che vedo scorrere fuori dal finestrino del mio treno è intrigante e brumosa palude insana trasformata in campo ordinato e quadrato, rigo di alberi, campo di un verde leggermente diverso, rigo di fiori amaranto, mulino antico, mulino moderno, fattoria ecofriendly.
Come si può considerare questo susseguirsi infinito di umanità "un bel paesaggio"?
Non mi soffermerò sull'artificialità delle città e cittadine, venendo io dalla città più artificiale del mondo (artificiale sì, ma con molto garbo), ma queste campagne per nulla rilassano la vista, con questo verde coltivato fino all'ultima sfumatura, per nulla danno l'impressione di Natura, non lasciando nulla al caso, non danno quell'idea di bucolicità che ci si aspetterebbe da una landa di così tanto respiro come quella del Noord Holland.
I sostenitori della bellezza di questi paesaggi insistono nell'elencarne i numerosi pregi, il valore di questa visuale sconfinata, di tutto questo spazio vuoto tra una fattoria e l'altra.
Il piatto piattume mi angoscia, anche quello del mare, e lo spazio fra le fattorie è uno spazio pianificato e costruito tra il punto A e il punto B. E' uno spazio pieno di piani del demanio, di canali per starsene all'asciutto, di alberi piantiati in fila a delimitare proprietà e a tenere stretta la sabbia con le loro radici.
Sabbia che altrimenti se ne andrebbe al mare, portandosi dietro una striscia di narcisi altezzosi.
E' uno spazio vuoto, pieno di un sacco di cose che con un "bel paesaggio" non hanno niente a che fare.
Uffa.
Cerco di elencare ai miei avversari quelli che io considero "bei paesaggi".
Un'isola delle Incoronate, un monte, una scogliera qualunque, il mare in generale, la Laguna d'Inverno, una spiaggia di sassi. Per non parlare della Napoleonica, della pampa argentina, del deserto di sabbia fine, dell'Himalaya. Un lago ghiacciato, un tramonto da un monte sulla campagna friulana, una crepa tra le rocce che puoi camminare o una città antica, arabescata di Storia. Il canale fuori dalla finestra di casa mia.
Insomma, non sono di gusti difficili.
E posso trovare un milione di aggettivi per queste file di alberi, di mulini, di fiori, ma "bello", Signori, vuol dire qualcos'altro.
Capisco se quanto esposto ferirà degli animi, ma capita spesso che ciò che penso faccia male a qualcuno. Di solito, a me.
Attendo fiduciosa l'ispirazione per un post dal contenuto contrario.
Olanda, sorprendimi!

09 gennaio 2011

Millanta buoni propositi

Tornata all'Isola dopo le lunghe ferie natalizie, non mi resta che iniziare questo nuovo anno, come vuole la tradizione, cioè con dei buonissimi propositi, scintillanti e sostenibili, proprio come i millanta piccoli led che hanno ricoperto il Castello Sforzesco in questi giorni.
Millanta buoni propositi?
Beh, forse proprio millanta no...proviamo con la solita top five, Nick Hornby docet, che poi per tutti gli altri c'abbiamo un anno intero, per pensarci...

Quest'anno, pensavo di lavorare sul rispetto:
1. avrò più rispetto per il mio corpo. In altre parole, farò più movimento e mangerò più sano, ma vuoi mettere come suona meglio, tirando in ballo il rispetto?
2. avrò più rispetto per il mio lavoro, farò bene le cose che mi piacciono, e che mi danno da vivere, perché è giusto così.
3. più rispetto anche per quello che mi piace fare, ma non mi dà da vivere: viaggerò e scriverò a volontà, alla faccia di chi si lamenta di non avere il tempo di fare le cose che piacciono.
4. più rispetto per chi mi circonda: coltiverò amicizie, crescerò relazioni, potenzierò la mia comprensione, curerò la mia disponibiltà.
5. e infine, quest'anno, avrò più rispetto per il futuro, in generale. Mio e degli altri. Vorrei riuscire a non vivere un giorno dopo l'altro, come è stato l'anno passato, quando tutto era nuovo, ed eccitante, e non c'era un domani, ma solo un oggi. Tanti dicono che bisognerebbe vivere sempre così, ma, alla lunga, annoia.
Non c'è prospettiva, personale, di comunità, di umanità. Quest'anno sarà diverso. Comincerò qualcosa che andrà avanti, preferibilmente un qualcosa insieme ad altre persone, che dia prospettiva e profondità (ma non troppa!) e che non sia lavoro.
Chissà che a forza di ripetermelo non ci riesca davvero, anche da qui, dall'Isola, da questo paese artificiale che è l'Olanda.
A proposito, un proposito difficile, che mi tenga sveglia soprattutto in quest'inverno letargico che non se ne vuole andare...
Gelukkig nieuwjaar!

07 ottobre 2010

La Felicità ultima (e quelle prima).

Uno fra i numerosi giornali dell'Isola pone ogni settimana dieci domande (Tien Vragen) ad un illustre sconosciuto isolano. Le domande di norma riguardano cheffà, dovesta, perchéqua, perchélà, ma poi quasi sempre, alla fine, c'è n'è una difficilissima: qual è per te, o caro autoctono, la felicità più grande?
Così.
Il giornale te lo chiede e tu sei lì, che devi rispondere.
E se capitasse a me? Ohmamma.
Che rispondo?
Nell'ultimo sondaggio a cui ho (parzialmente) partecipato, chiedevano quali fossero le cinque ragioni per continuare a vivere.
Il mio contributo si è basato principalmente sul fatto che ancora nessuno è proprio proprio sicuro che la Luna non sia di formaggio, e per questo valga la pena essere pronti (e vivi) per poter festeggiare nel caso quest'ipotesi venga rivoluzionariamente confermata.
A pensarci bene, però, non credo di poter elencare quest'eventualità nella mia top five delle felicità.
Beh, allora, proviamoci...

1. quando sono la persona giusta nel posto giusto.
2. quando il Mondo mi sorprende con un'esperienza inattesa.
3. quando ho in tasca un biglietto per partire, e uno per tornare.
4. quando qualcuno mi fa ridere di gusto.

e la felicità ultima? la numero cinque?

5. quando Subirotamic fa la pizza e gli viene bene, ed è buonissima anche senza formaggio.