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12 febbraio 2016

Un nuovo espatrio

Ed ecco che il motivo primo per cui mi trasferii sull'Isola, anni e anni fa, viene meno, così, d'un tratto. Prima dovevo finire un dottorato, poi, l'ho finito.
Non faccio neanche in tempo ad accorgermene, mi fregio del titolo di dottore per pochi minuti, giusto il tempo prima della poppata successiva, giusto il tempo prima di finire lo scatolone successivo.
Che la vita sull'Isola va inscatolata e consegnata alla ditta dei traslochi, che si parte, presto, prestissimo, verso Sud.
Si torna a casa? No, non è ancora il momento. Per adesso gironzoliamo per l'Europa ancora un po'.
E quindi si parte, in auto, con la culla ripiegata nel bagagliaio, il passeggino pure, il mio certificato di dottorato arrotolato fra i calzini, nello zaino, il sale e il pepe e l'olio della casa sull'Isola, che una certa continuità ci vuole, e via, Texel (NL), Echt (NL), Houffalize (BE) e Pont-à-Mousson (FR), e poi Pontalier (FR) e infine, la nostra nuova casa, questa volta sul lago: Losanna.
Ci accoglie al tramonto, dipinta di rosa dalla neve e dall'acqua che l'incoronano.
Niente diga, niente vento.
È una città, con la metro, gli uffici, i bar.
Che ne sarà del Bar Itti?
Ci son salite, discese, montagne, ponti di strade ad attraversare altre strade, scale e ascensori.
E la mia bici?
Le barche ormeggiate a due passi dalla strada, la spiaggia dietro la pineta, una specie di Barcola Alpina.
Ma dove sono le dune sconfinate? La sabbia fina che punge nel vento?
C'è un cielo di città, son sparite le stellate maestose dell'Isola. Sparita la via lattea, sparito il cielo a tuttotondo. 
Soprattutto, sparite le pecore.
Niente belati, solo il cinguettio mattiniero di uccelli cittadini, in sosta tra un albero e un palazzo. Mi mancava, e non me ne ero neppure resa conto, finché non li ho sentiti, dopo tanti anni, con la poppata delle 5.
C'è un lago, qui.
Ma dov'è il mare?

Ci vorrà tempo, pazienza e entusiasmo, per far di questo espatrio nuovo una nuova casa, incastonata fra i monti, sulle rive di un lago grande, o di un mare piccolissimo, se vogliamo.
Ma dall'Isola ormai siamo salpati, e questo è il porto da cui vi scrivo, per il momento.

02 ottobre 2015

Un oggi di questi

Ecco le giornate in cui speravo, in questi tempi a casa dal lavoro.
Tempi di pancia a palla, ma con ancora voglia di pedalare un po', di sgranchirsi all'aperto, di vagabondare per l'Isola, di arrivare al mare.





Prima che questa luce d'oro della sera arrivi troppo presto di pomeriggio, prima che ci siano cose più importanti da fare che arrivare in cima alle dune, e vedere il tramonto, il sole arancio tuffarsi nel mare argento, e bianco, le nuvole dipinte, la spiaggia ormai vuota, di sabbia fredda, nuda.

Sembra impossibile che presto ci saranno cose più importanti e più belle di queste a tenerci occupati, ma se diamo retta alle cose che si dicono, pare proprio che sarà così.
E allora, al mare, meglio andarci oggi.

23 dicembre 2013

Buon Natale e festività contigue!

La cometa Ison, prima (immagine a sinistra, cometa in basso a destra) e dopo (immagine a destra, pallida cometa in alto a sinistra) il passaggio vicino al Sole (marcherato per la sua troppa luminosità con il cerchio rosso; le dimensioni in scala e la posizione del Sole sono indicate dal cerchio bianco). Immagine modificata da quella disponibile qui
Ci abbiamo sperato in tanti - credo - in un Natale 2013 con cometa ad indicarci una grotta, una capannuccia, ci saremmo accontentati anche di un condominio in periferia, di una tenda, un bivacco, un barcone scassato in mezzo al mare, una sterminata prateria, un igloo, una villetta a schiera, a cui rivolgere tutte le nostre preghiere e le speranze per l'anno che verrà.
Invece niente, il Sole ce l'ha squagliata prima, e anche quest'anno il Natale arriverà e passerà come gli altri, senza cometa, con una spolverata di ipcrisia, qualche buon proposito per un vago futuro in cui saremo, nelle nostre intenzioni, più buoni o migliori.

Quest'anno il mio Natale cade un po' in mezzo a tutto quel che devo fare: finire un contratto di lavoro, una tesi, qualche articolo, concludere una parte della mia vita e iniziarne un'altra, cose così, insomma.
Mi arrovellavo quindi su come farlo passare in fretta, che non mi fosse d'intralcio, quando all'improvviso ho realizzato che in fondo il Natale è sempre caduto nel bel mezzo di tutto, ed è proprio questo il senso della festa.
Il Natale non è un evento isolato, a cui ci si prepara per anni, si pianifica, e si celebra con originalità: il Natale capita tra capo e collo nella vita reale, mentre stai facendo altro, così impegnata che non hai neanche posto, nella tua locanda, per ospitare qualcuno, tantomeno un bue, o un asino. O una Famiglia.
Si riempe di riti e tradizioni, perché le persone cercano qualcosa di caldo e accogliente in cui rifugiarsi, quando arriva così all'improvviso, con la sua carica di novità, di luce ad aumentare, di ventata di futuro e possibilità che è l'anno, fresco fresco di calendario, che porta con sé. 
E ti costringe a fermarti a pensare.

Così ecco, in mezzo alla Vita (e per fortuna!) anche quest'anno capiterà il  Natale, nelle mie giornate, piene di tutto quello che faccio sull'Isola, ma anche nelle vostre.
Starà a ciascuno di noi, quindi, decidere se prendersi del tempo per sé, per festeggiarlo, insieme ai propri affetti, o in meditazione solitaria, se regalarsi dei minuti, centinaia, per vedere un po' che ne è stato, del tempo tra il Natale scorso e l'oggi, e per vedere che ne si farà, del tempo fino al prossimo.

Oppure, farsi venire il  sangue amaro per le luminarie di pessimo gusto appese ai lampioni, e per la dolorosa selezione musicale nei negozi.

Fate voi.

Io, dal canto mio, auguro a tutti delle buone meditazioni e delle buone risoluzioni Natalizie, come dovrebbero esserci sempre quando fuori è buio, come in questi giorni, e come quest'anno in generale, ma si sa che poi, dopo il solstizio, la luce non può far altro che aumentare. 


Che poi, è risaputo: il 2014 sarà un anno straordinario.
Ah, non ve l'aveva ancora detto nessuno?
Fidatevi.

Buon Natale e festività contigue! - perché morta una cometa,
se ne fa un'altra!

23 settembre 2013

L'Álvaro Mutis

Me l'aveva consigliato un po' di anni fa il mio babbo, l'Álvaro Mutis, per le sue atmosfere tropicali, il ritmo lento della navigazione fluviale, la poesia e la forza dei personaggi, la leggerezza delle storie pur nella calura opprimente della foresta, e della vita, nell'aria fina di montagna, tanto fina da far girare la testa.

Oggi è venuto a mancare un poeta, uno scrittore, l'Álvaro Mutis, e io me lo vedo proprio, allontanarsi lento sulla sua barchetta, i suoi contorni a sfumare nell'umidità e nel verde, scorrere via insieme al fiume, e spero soltanto che in fondo sia stata, tutta questa sua vita, "un bel morir" ...

11 luglio 2011

Partenze (e permanenze).


Mezz'estate: c'è chi si sposa, chi invece, già sposato, lascia l'isola nordica per un'isola lontana lontana lontana come la Tasmania.
C'è chi poi, non sposato, lascia in ogni caso un'isola per un ignoto destino a tempo determinato, per scoprire se stesso, e il destino, in un paese nuovo di zecca come il Sud Sudan.
Insomma, grandi partenze per grandi inizi di avventure pratico emotive, e pur nel mio starmene quassù, in qualche modo sento per la prima volta che son io quella che gli altri salutano, e non viceversa.
Io, son quella che resta, dopotutto.
Non so se sia un bene o un male, per adesso quello che riesco a pensare è che è bello non sentirsi più in bilico.
Prima pensavo che aver lasciato casa e vita per ricucirne di nuova quassù mi avesse tolto quella tranquillità necessaria per capirmi e capire quel che avrei voluto fare, in questi anni.
Mi sbagliavo, ora lo so.
Restare non chiarisce le idee di per se stesso, nè lo fa partire.
E non sapete quanto mi ci è voluto per metter giù questa frase, e crederci.
Ora, con questa mia nuova prospettiva rivoluzionata, mi dispongo a farmi coinvolgere e trasportare da questa vita, in movimento sì, ma equilibrata di fresco, o meglio, equilibrata appena.
Come quando la sposa lancia il suo bouquet da una grande scalinata, e in quella parabola fiorita si nasconde un numero infinito di possibilità.
Ecco, io mi sento così, in volo, a non sapere ancora chi mi prenderà.
Ma è un andare comodo, oggi.
Sarà per questa nuvola di petali colorati che mi accarezza la pelle.




22 aprile 2011

Goede Vrijdag e i buoni pastori.

Oggi Venerdi' Santo.
E' due settimane che non piove, qui in terra d'Olanda: la gente chiama gia' il miracolo, e ancora non e' Domenica.
Un po' si cerca di continuare a lavorare, anche con i prati coperti di puntolini colorati, di erba verdissima e morbida, di agnellini salterini ancora nel pieno della giovinezza, anche con il mare blu fuori dalla finestra.
Lo scorso sabato poi, ho salvato per la seconda volta la vita ad una pecora (non credo alla stessa, ma va te a distinguerle...).
Si narra che le pecore isolane, pregiatissime per il volume di lana e la stazza notevole, soffrano pero' di una pesante tara genetica. Una volta cadute sulla schiena, non riescono piu' a rigirarsi, e la Morte sopraggiunge, inesorabile, dopo circa due ore, c'e' chi dice per soffocamento, c'e' chi dice per mancato sfiato dei gas dovuti alla complessa digestione del ruminante. Non una bella storia, in ogni caso.
E' per questo che e' dovere di ogni buon passante, sull'Isola, ridrizzare le pecore rovesciate, nel caso se ne incontrassero lungo la via.
Cosi' ho fatto, a buon rendere, e lo racconto non tanto per crogiolarmi sugli allori del mio eroico gesto, ma per mettere nero su bianco che le cose importanti sono, e possono davvero essere, diverse da quelle che ci vorrebbero far credere.
Qui, una cosa importante e' fare caso al paesaggio che scorre veloce quando pedali, prestare attenzione agli aironi che decollano al tuo passaggio, alle lepri spaventate che ti si lanciano addosso, ai narcisi che ti distraggono con il loro profumo dolce, agli agnelli candidi ai quali non interessi, e alle pecore stordite che pur avendo quattro zampe si inciampano e si rovesciano.
E' importante avere occhi, pazienza, e attenzione per tutto questo, per essere protagonisti della nostra vita. Per essere forti, e farci scivolare addosso tutte le schifezze che ci vengono imposte come "importanti", e non lo sono, cosi' forti da decidere da soli, o in compagnia, le nostre priorita', dargli voce, tempo, spazio.
Io vedo che per me non e' sempre cosi' facile e naturale come dovrebbe. Sia questo il mio augurio per tutti, per questa Pasqua di guerre mondiali e di persone addormentate e stanche, per questa Pasqua nella nostra Italia disastrata da chi non riesce a capirne le priorita', per questa Pasqua in Paesi che soffrono ore, giorni, mesi e anni nella prova della fame, della sete, dei terremoti e della radioattivita'.
Ognuno trovi il tempo per le proprie priorita', gli dia dighe d'erba verde sulle quali pascolare e crescere.
Alla fine, passera' pure un Buon Pastore a rimetterci in piedi, speriamo.


25 marzo 2011

Tondo Cielo

C'e' una cosa bella, nelle notti isolane.
C'e' un buio raro, unanime, e se le nuvole si son stancate di soggiornarci sopra, le stelle strabrillano. Si', strabrillano, tanto che non si riescono piu' a riconoscere neppure le costellazioni.
Cose cosi' accadono spesso tra i monti, certo, ma qui sull'Isola non ci sono cime a incorniciare il blu, ne' valli ad offrirne un pezzettino in piu'.
Il cielo, qui, da sopra la diga, e' nero ed e' un tuttotondo, ricamato di tanti lumi quanti i giorni in cui ho sperato di potermene finalmente stare sull'erba ad ascoltare i rumori della notte senza battere i denti.
Festeggio l'arrivo della bella stagione: io, una diga, e questa confusione di stelle.
Come correte veloci, lucine, come giri vorticoso, pianeta!

08 febbraio 2011

giorno 17 - Tornanti

Oggi gita all'Isola di Gozo. Senza una nuvola in cielo, mi accodo al volere popolare di un giro per l'isola con quei bus scoperti, ma non è poi così male.
Profuma di buono, quest'isola, e si capisce perchè Ulisse, naufrago su queste coste, ci è rimasto così a lungo. E' Febbraio, ed è già tutto un fiore, un ronzare, un risaccare d'onda. L'acqua è piena di pesci e gli alberi di frutti futuri. In più Calipso, a trattenerlo nella sua grotta. E chi parte più da questa spiaggia mandarancio?
Sopra ogni collina, spunta un campanile color della roccia; solo a Lourdes ho visto così tanti ex voto addobbare le pareti di una chiesa. Tutine di bimbi, gessi, caschi, fazzoletti bende e foto, dipinti, e collane e ancora stoffe lise e stralci di fasciature. Impressione di una fede umana, quotidiana e semplice, forse un po' pagana, a cui affidare la tragicità di una vita.
Chissà se è così.
Più di tutto però, oggi, si è danzato col bus sui tornanti.
Tornanti tra rocce, ulivi e dita di mare blu.
Domani saremo a casa: siamo tornanti anche noi?

01 febbraio 2011

giorno 11 - Sottovuoto e sommerso

Ieri ho fatto il vuoto, 110 volte, e 110 cilindretti in titanio sono
pronti per andarsene a 5000 metri di profondità, giusto per vedere cosa
succede, là sotto.
Stavo cercando nella mia testa qualcosa che mi piacerebbe mettere
sottovuoto e sommergere, per un anno o più, per poi sorprendermi nel
ritrovarlo uguale, dopo tanto tempo, ancora intatto.
Niente.
Non ci metterei proprio niente. Anche se a volte l'idea di conservare le
cose mi alletta, di fermarle in quell'istante preciso, perfette, e non
lasciarle più andare.
Ma in quel periodo, sottovuoto e sommerse, perderebbero tutto quello che
le rende speciali, e cioè che son vive, guizzanti, inaspettate, colorate e
belle, rumorose, ma con garbo, silenziose, quando è giusto che lo siano,
gustose e semplici o complicate, come piacciono a me.
Perderebbero tutto, e diventerebbero grigie, striminzite e brutte, come i
pesci che circolano a quelle profondità.
Tanto, non c'è nessuno a guardarli.
Quindi, niente tuffi ne' immersioni per tutto quel che mi riguarda.
Imparare a buttare quel che va buttato, e a prendersi cura di quel che
vale la pena tenere.
Senza sottovuoti, o formalina o sale.
Evolverò con stile, se ci riesco, senza scordarmi e senza impacchettare
nulla, portando in giro l'essenziale, lungo il mio vagabondare.
Come i cilindretti subacquei, in fondo: finchè c'è batteria, loro
misurano, e mettono in memoria, discreti, l'andirivieni del mare.

26 gennaio 2011

giorno 04 - La cima misteriosa.

Recuperando una serie di strumenti lasciati a misurare in acqua per più di
un anno, oggi abbiamo pescato anche dell'inaspettato.
Gli strumenti si trovavano a profondità diverse, lungo una cima che teneva
tutto l'insieme più o meno verticale, a coprire circa 3 km di colonna
d'acqua, dai 700 m di profondità fin giù al fondo del mare. Ventimila
leghe o più, insomma.
Bene, per (quasi) tutta la lunghezza dei nostri strumenti, attorcigliata
lungo la cima di recupero, c'era un'altra cimetta di nylon. Sottile,
diciamo mezzo centimetro di diametro, ma lunghisssssssssssima. Cosa ci
faceva lì? Chi ce l'aveva messa? Perchè fluttuava nel mare? Nessuno lo sa,
è il mistero di oggi.
C'è chi dice che sia qualcosa che teneva delle reti da pesca, c'è chi dice
che sono gli italiani che ci spiano (?), c'è chi dice che è una cimetta
magica, e che se la seguivamo dentro l'acqua potevamo finalmente
raggiungere il nostro mondo speculare sottomarino. Beh, questo lo dico io,
ma in fondo, ognuno può dire quel che vuole, in ogni caso, rimane un
mistero.
Fatto sta, che parte di questo mistero si è - termine marinaresco
tecnicissimo - intorcolata su una delle eliche anteriori, e quindi, quando
saremo a Pilos, verrà un sommozzatore a toglierla.
Speriamo che almeno lui sappia seguirla fino al mondo speculare
sottomarino, dove, si sa, i granchi ballano, si chiacchiera con le balene,
ma soprattutto, giocando con le correnti, si arriva a casa in un attimo,
senza bisogno di check-in.

03 novembre 2010

Mqrsigliq e S.Giusto

Mqrsigliq, vistq dq unq tqstierq francese, suonq così.
Con la q al posto della a, chissà perché.
Marsiglia, ove a detta di tutti "non piove quasi mai", mi accoglie con quel quasi realizzato: secchi d'acqua dal cielo per due giorni.
Le colline intorno, impreparate alla pioggia, custodiscono sui loro fianchi i filari dei vigneti, e riversano sull'unica strada fiumi d'acqua rossastra. Sulla strada, e sulle mie scarpe, ad essere precisi.
Ma va bene così, avere amici in ogni porto significa, come ho più volte sperimentato, passare pomeriggi a giocare a carte, al riparo da eventi atmosferici ostili, pioggia, o neve che siano.
Godersi gli amici, insomma, più che il porto.
E così Marsiglia si meriterà di certo un'altra visita; salirò tutti quei suoi gradini per arrivare di nuovo a Notre Dame de la Garde.
Guarderò il mare da lassù e penserò ancora una volta che assomiglia proprio ad una grande S.Giusto. Con le sue panchine per gli innamorati, abbracciati stretti a guardare il blu, che da lì riescono ancora, a volte, a iniziare qualcosa di meraviglioso.
Dite che potrà mai il sapone di questa Marsiglia lavarmi via questo stucchevole, ma inevitabile, romanticismo novembrino?
Vedo un bel sole, ora, fuori dalla finestra. I panni lavati e appesi dovrebbero asciugarsi in un attimo, e profumare di cose nuove.

07 ottobre 2010

La Felicità ultima (e quelle prima).

Uno fra i numerosi giornali dell'Isola pone ogni settimana dieci domande (Tien Vragen) ad un illustre sconosciuto isolano. Le domande di norma riguardano cheffà, dovesta, perchéqua, perchélà, ma poi quasi sempre, alla fine, c'è n'è una difficilissima: qual è per te, o caro autoctono, la felicità più grande?
Così.
Il giornale te lo chiede e tu sei lì, che devi rispondere.
E se capitasse a me? Ohmamma.
Che rispondo?
Nell'ultimo sondaggio a cui ho (parzialmente) partecipato, chiedevano quali fossero le cinque ragioni per continuare a vivere.
Il mio contributo si è basato principalmente sul fatto che ancora nessuno è proprio proprio sicuro che la Luna non sia di formaggio, e per questo valga la pena essere pronti (e vivi) per poter festeggiare nel caso quest'ipotesi venga rivoluzionariamente confermata.
A pensarci bene, però, non credo di poter elencare quest'eventualità nella mia top five delle felicità.
Beh, allora, proviamoci...

1. quando sono la persona giusta nel posto giusto.
2. quando il Mondo mi sorprende con un'esperienza inattesa.
3. quando ho in tasca un biglietto per partire, e uno per tornare.
4. quando qualcuno mi fa ridere di gusto.

e la felicità ultima? la numero cinque?

5. quando Subirotamic fa la pizza e gli viene bene, ed è buonissima anche senza formaggio.

10 giugno 2010

In partenza

A una settimana dal rientro in patria, con l'agenda piena e il cervello gia' spento, ho finalmente realizzato un mio piccolo sogno.
Non ha importanza quale sia, e quanto minimo possa apparire agli occhi di chi non l'ha sognato per tanto tempo.
Sotto la pioggia, ieri, non potevo far altro che sorridere.
Perché se siamo capaci di questo, noi piccoli uomini, di realizzare un piccolo sogno, una piccola idea che avevamo, e che covavamo la sera, sui cuscini, o con lo sguardo a perdersi fuori dal finestrino di un treno, allora davvero niente ci può fermare.
Su di un'Isola tesserò le trame di qualcosa che un giorno mi farà sorridere di nuovo così, come ieri.
E sarà come se tutto il Mondo avesse girato e girato su se stesso solo per me. Oppure sarà come se io avessi capito il segreto delle sue rivoluzioni, e mi fossi, in silenzio, unita alla danza.

04 maggio 2010

Koninginnedag, e altri colori


"RossoAranciatoGialloVerdeAzzurroIndacoVioletto"
Così me li hanno insegnati e così ricordo i sette colori dell'Arcobaleno. Più l'oro della pentola che ai suoi piedi a volte riusciamo a trovare. Così, alla fine, abbiamo tutto.
Cominciamo dal Rosso.
Di questa stagione l'Olanda non è solo punteggiata di bianco, come il manto degli agnelli che popolano i prati. Da un po' di settimane a questa parte l'Olanda è spennellata di fiori.
Righe orizzontali, precise, senza sfumature, come i contorni di questo Paese.
File di fiori fantasticamente freschi, fingono felicità fremendo per un futuro sì frettoloso, ma fulgido. Fiori fieri di formare una frangia fitta fatalmente flettono sotto un flebile filo di vento. Fragile.
Aranciato è il colore nazionale, il colore della Regina, della festa che si celebra per il suo compleanno. Il 30 aprile tutto si tinge di arancio: parrucche, boa di piume di struzzo, trombe, trombette, maglie, magliette, corone, stellette, barche e barchette.
I canali, insieme ai treni e a tutte le strade, riversano una folla arancione nelle vie di città arancioni. Un'immensa, chiassosa, dis-organizzazione arancione investe il Paese, ancora stordito dall'Inverno appena passsato. Inaspettato!
Giallo. E' e rimarrà sempre il colore del Sole, che in questi giorni si è fatto vedere. Anche se adesso indugia sotto una spessa coltre di nuvole scure, ora so che può baciare anche la rospa Olanda, trasformandola così in uno splendido principe. Manca solo un po' di coraggio. Timido.
Verde. Nicola, il mio basilico, dovrebbe essere di questo tanto amato colore. Ma perchè si lascia tentare così tanto da un'orrenda sfumatura di marrone che sale dalle radici a soffocargli lo slancio? E questa lanugine muffita che ti ricopre gli steli? Questo bianchiccio soffice che ti ovatta? Come fare a debellarlo? Quanti misteri ancora riserva per me l'arcana Arte del Giardinaggio. Cercherò di salvare il salvabile, tra Nicola, la mia pianta Tasmana, e il mio desiderio agricolo di farcela, in qualche modo. Un verde speranzoso, dopo tutto.
Azzurro come il mare che circonda la mia Isola. Che riflette il cielo che la sovrasta. Che sfiora me, che ci sono sopra. Io non circondo, non sovrasto e non sfioro. Nessuno di questi verbi mi rappresenta, al momento. Al momento accolgo, analizzo, apprezzo, ammetto, assetto, aspetto, amo. Ammicco a un azzurro ampio, attendendo altri amici, e un amore antico. Più che altro presto e pretendo attenzione. Al momento, un azzurro accorto.
Indaco. Nessuno ha mai capito cosa diavolo fosse, esattamente, l'indaco. Una domanda come un'altra, come quella che mi ha posto oggi qualcuno: Ma si può sapere quale cazzo è lo scopo di questa cosa? Una bella domanda. Volgare certo, banale, dite? Non credo: presuppone conoscenza del passato, consapevolezza del presente e proiezione al futuro. Cerco di darmi delle risposte a questo tipo di domande, e non credo di essere la sola. Ma la risposta, per ora, è come l'Indaco. Sconosciuta.
Violetto. Come l'auto immaginaria di una donna che conosco. Con i pois gialli. L'auto, non la donna! Lei ha invece addosso un sorriso sincero. Era da un po' che non la vedevo così nuda, senza muri di circostanza eretti per scappare dagli altri e da se stessa, senza paura di ridere, e di baciare. Serena.
Oro. E' il pretesto per un'avventura su una nave di Pirati, per un duello all'ultimo sangue, per una partenza, per un ritorno, per un addio o per una stretta di mani.
E' un pretesto per fingere, e per cercare la verità. Per ammazzare e per costruire.
Perché no, l'oro è un pretesto anche per scrivere. O per pensare.
Dicono che vicino a una pentola piena d'oro cominci l'Arcobaleno. o finisca, di preciso, non si sa.
In ogni caso, io mi metterò a cercare i lingotti, sperando, un giorno, di trovarvi accanto anche gli altri colori.