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22 agosto 2019

In Spagna

Cameretta, buio, ora della nanna. Una sirena, neanche troppo lontana.
T: Mamma dove va la polizia?
Io: Non lo so.
T: Ma raccontami...
Io, cercando di inventarmi uno di quegli incidenti tanto amati dai treenni, spettacolari, ma non troppo gravi, per non turbare i sogni che verranno: Ci deve essere un problema con la metropolitana, si è rotta una porta. Adesso sta andando la polizia a controllare, ma presto arriveranno i pompieri a mettere tutto a posto
T: I pompieri (sospiro sognante)... ma cosa dici mamma, magari i pompieri arrivano, arrivano, arrivano, SU UN TRENO DEI POMPIERI! (occhi sbarrati che brillano nonostante sia buio pesto)
Io, assecondando il sognatore, ma cercando di contenere l'eccitazione montante: Beh, sì, può essere ...
T: E magari poi arriva anche un TRENO DELLA POLIZIA!!
Io, tentando ancora di mantenere la situazione sotto controllo: Sì, sì, ma poi risolvono il problema e vanno tutti a casa che è tardi
T: E magari poi arriva anche un TRENO DELL'AMBULANZA!!!
Io, decisa a bloccare questa spirale di eccitazione: Eh no, ma i treni ambulanza non esistono
T: Qui no, ma in Spagna...


In Spagna? 
A volte mi chiedo che idea di geografia abbia in testa, il mio povero bimbo olandelvetico che però è italiano, mi piacerebbe tanto disegnare il suo mappamondo.
Forse allora si capirebbe perché i treni ambulanza qui in Svizzera non esistono, ma in Spagna, a quanto dice lui, che di treni, giuro, se ne intende, invece sì.

14 maggio 2013

Week end lungo di Maggio 1: Guida di Berlino in poche frasi.

Brevi, personali e ricercatissime linee guida sulla capitale tetesca alla seconda visita (qui pensieri sulla prima visita). 
 
Berlino è gigante e ci vive tanta, tanta, tanta gente. 
A Berlino, la sua gente, sta tutta in tram all'una di notte.
A Berlino succedono proprio un sacco di cose.
A Berlino si pagano le tasse.
A Berlino ho visto più albe che tramonti, e non so come sia possibile.
A Berlino si cammina fra gli alberi.
A Berlino  c'è un ex aereoporto ortofrutticolo.
A Berlino c'è la porta di Babilonia, e ti puoi innamorare di un assiro.
A Berlino  si mangia fuori.
A Berlino si mangia bene.
A Berlino si mangia a poco.
A Berlino ci si sente ognuno più artista dell'altro. E forse lo si è.
A Berlino, se devi andare a un appuntamento a Berlino, ci metti minimo 40 minuti, anche se sei già lì.
A Berlino c'è lo spritz nei bicchieri di plastica e costa 2 euro e 50.
A Berlino si può fare la colazione al bar, ma non la si fa perché le colazioni non esistono, che è già ora di pranzo.
A Berlino ti sembra di essere entrata in un locale, invece è un montacarichi con un divano che scende alcuni piani più giù, e ti porta al locale.
A Berlino ci sono i negozi di mute aperti quando servono.
A Berlino c'è gente diversa l'una dall'altra, e io non sono la più bassa.
A Berlino si mangia vegano ovunque.
A Berlino si beve il club mate, e la cocacola non esiste.
A Berlino ci sono un sacco di mercatini che ti regalano le idee (ma vendono moltissime cose brutte).
A Berlino, mi è parso, son tutti sinceri.

A Berlino si possono solo scrivere brevi frasi sincopate su Berlino, alle 11.26, che bisogna uscire, dai, che a Berlino si son pure gli amici, e bisogna incontrarli tutti.
Perché a Berlino, loro, son la cosa migliore che c'è.

Oderbergerstrasse.
Paperpanchina.
Primo giro.
Ultimo giro.
Metro, stazione.
I superamici.







04 dicembre 2012

Olanda, pro e contro, ovvero: analisi grossolana del mio personale espatrio in Olanda

Olanda, pro e contro: domanda non facile, postami da un amico in procinto, forse, di trasferirsi nel Paese Basso. Cosa rispondere, dopo tre anni passati su quest'Isola?
Partiamo dal lavoro, sul quale non ci son dubbi: Olanda sì.
Stipendio comodo, vacanze tantissime, il capo che ti invita a cena e che pure apprezza quello che fai. Conferenze di qui e di là, crociere (che per me significa lavoro, non è che si va in gita sulla Costa) e laboratori attrezzati o quantomeno  con un budget disponibile per procurarsi in qualche modo quello di cui si ha bisogno.
Pochissima pressione, pochissimo stress, rispettare le scadenze è l'unica cosa veramente richiesta. E c'han ragione.
Atteggiamento positivo davanti a qualsiasi nuova collaborazione, novità o possibilità: insomma, non ho mai sentito un "no se pol",  e non solo perché qui non parlano in triestino.
Poi c'è la vita extra lavorativa, e su quella magari qualche dubbio c'è, ma è mio, e non è detto che tocchi tutti gli animi.
Per esempio, è molto difficile trovare della frutta e della verdura che sappiano da qualcosa, magari qui sull'Isola è più difficile che nelle città, ma la tendenza è questa.
Non ci sono le montagne, e il paesaggio è noiosissimo e finto (vedi qui per dettagli), e il mare te lo puoi godere una media di circa cinque giorni all'anno, anche se vivi sulla spiaggia. Gli altri 360 giorni all'anno o piove o fa troppo freddo per godersi veramente l'aria aperta, ed io, un pochino, su questo, ci soffro.
Certo, la tua soglia di tolleranza alle intemperie di alzerà di molto, rendendoti forse una persona più forte, non per questo migliore, sicuramente più impermeabile.
A volte però questi cieli bassi e questi campi ordinati si lacerano di colori così violenti, tragici, spiazzanti, da togliere il fiato. Si impara così che il caro Van Gogh non ha inventato nulla, ha solo urlato sulla tela quel che vedeva dalla finestra, o quel che il suo cuore ricordava del paesaggio.
Poi c'è la lingua, grande nemica di tutti noi espatriati scientifici d'Olanda, che non riusciamo a imparare perché pochi son gli olandesi con cui vuoi o hai la possibilità di parlare.
Dove con parlare intendo intrattenere un discorso che vada al di là della semplice cortesia, che non manca mai, per carità, e i soliti scambi di battute che chiunque non sia italiano propone quando ci incontra per la prima volta.
A me, per esempio, è andata meglio che ad altri, sull'Isola. Sull'Isola, c'è meno "agenda", e più spirito di collaborazione, perché si è un po' tutti sulla stessa barca, e non c'è veramente un'opzione diversa che non sia quella di frequentare i colleghi.
Sulla vita cittadina non mi pronuncio, ma quel che vedo e prevedo è che chiunque arrivi è accolto e inglobato nella comunità degli internazionali, alla quale, saltuariamente, si uniscono sparuti belgi e olandesi.
Probabilmente conoscendo la lingua è diverso, però.
Ah, quasi dimenticavo, un altro pro (forse) della Neerlandia: i fan di qualsiasi festival di cinema, d'arte, sport, di letteratura, di rassegne, di sculture, documentari, mode, hipsterismo, cucina, arredamento, festival di banche, di musica, di circo, di locali alla moda, di locali non più di moda, birre, vini, pane, danza, i fan di festival di festival, insomma, troveranno qui il loro paradiso. Sempre che prenotino con almeno due mesi di anticipo, ma a questo, giuro, ci si abitua.
Che altro?
Provo a pensare a un ultimo pro e a un ultimo contro. Pro: la bicicletta ha la precedenza su qualsiasi altro mezzo di trasporto, e comunque i mezzi pubblici funzionano e capillarmente (a parte sull'Isola, ovviamente, ma so che su questo non è rappresentativa del paese). Chi si trasferisce qui, può tranquillamente sbarazzarsi dell'auto. Contro: è un paese ricco, circondato da paesi uguali a lui (ssssh, non ditelo agli olandesi!) che non è quindi abituato a confrontarsi con il diverso, con la povertà che c'è anche qui, ma è nascosta, un paese in cui tutto quello che è "altro" ha sì una certa bellezza in quanto esotico, ma non è certo giusto o buono, né men che meno migliore che in Olanda. E questo è un giudizio a priori, immutabile. Non ammettono neppure che il loro pane, il pane in cassetta!, sia quantomeno più noioso del nostro. NO.
Le persone mettono il proprio salotto in mostra sulla strada per far vedere che non hanno nulla da nascondere, ma non riescono a fare un colpo di telefono all'amico se ha la febbre, e gli mandano un bigliettino con prestampata la scritta: auguri di pronta guarigione!.
Ecco, tutto questo per dire che alla fine fine, sotto sotto, non si vive poi così male. La tua vita sei tu e le persone che ti stanno intorno, non un paese intero.
Dopo tre anni, azzardo, ci sto quasi bene. Conosco tanta gente, saranno pure italiani, o olandesi, o messicani, non importa più. Ho il mio equilibrio, ho capito che ogni tanto me ne devo andare per un po' e farmi venire la nostalgia per la mia bicicletta, per poi poterci tornare con entusiasmo.
Il nostro lavoro ce lo permette, sia per i soldi, sia per il tempo, e su questo, davvero, non ci si può lamentare.
Io ci sto ancora un pochino, minimo un anno sicuro, e davvero, adesso, partire da qui è l'ultima cosa che voglio, per tutta una serie di ragioni, che, come dicevo, riguardano me e non tutti.
Un buon motivo per partire da qui è sicuramente il fatto che il piatto nazionale consista in delle patate schiacciate alla meno peggio insieme a dell'insalata cruda, ma per rimanere, al momento, di motivi ne trovo addirittura almeno due: il lavoro che ho iniziato, che mi piace e che voglio finire, e il nuovo coinquilino in arrivo, il Subirotamic in persona, che voglio proprio vedere come facciamo a starci, nella casetta nel bosco.
Ecco, questo mi pare sia il mio punto di vista sull'Olanda. A questo, si devono ovviamente aggiungere i fili che legano ciascuno di noi al nostro Paese, al nostro paese, ma questa è davvero un'altra storia, e son già stata troppo lunga così.

Al mio amico, e a un po' tutti gli espatriati del mondo, se vogliamo, auguro allora di trovare dei buoni motivi per rimanere - o per partire, è uguale - che non siano legati né ai soldi, né alla pigrizia, che non siano legati alla noia, né alla rabbia, ma che più semplicemente riguardino un presente che si ha voglia di vivere, e un futuro che si ha lo slancio di costruire.

01 marzo 2012

Global & Colon (izzazioni)

Due fatti.
Primo. Mi giunge dall'amata Cuba un finto documentario, girato dai ragazzi conosciuti a Sancti Spiritus, su una fantomatica colonizzazione italiana dell'isola (visto l'elevatissimo numero di compatrioti che, per un motivo o per l'altro, ultimamente si aggira per questa cittadina). Mezz'ora di sarcasmo cubano condito con pesto e nutella: semplicemente, un capolavoro.
Secondo: una cena fra colleghi, tre olandesi, due italiane e un messicano, dove si è mangiato cosine cosucce cosette in agrodolce autopreparate, e, per finire, banane impastellate e fritte, con cocco spadellato e gelato fiordilatte, tipico dolce olandese di tradizione indonesiana.

Va bene la nostalgia di casa, va bene il ritorno alla terra e alle origini, va bene la semplicità e il chilometro zero, ma io ancora mi faccio travolgere dall'internazionalità, a volte, e non riesco a non sorridere, al pensiero di avere il Mondo in tasca, l'orizzonte aperto davanti a me, e una strada che mi porta dappertutto.

Poi lo so che non è tutto oro quel che entusiasma, ma per l'appunto hanno dato il nome di un pezzo di intestino, a tutte quelle cose brutte che l'accorciare delle distanze porta con sé.
No?

28 febbraio 2012

Red3

Senza farlo apposta, il nuovo guscetto del mio piccì è dello stesso colore - preciso preciso - della mia fedele borsa dell'acqua calda.
Al momento, come quasi tutte le sere di questo Inverno, lei mi sta accoccolata sulla pancia, a scaldarmi. 
Il piccì, invece, stasera, mi ha trasportato per un poco in un salotto di Juba, e anche questo, in un modo tutto suo e straordinario, scalda via la notte di una giornata tanto grigia.
Sarà il colore del fuoco, sarà il calore della tecnologia...

01 febbraio 2012

Buon Anno!

Buon inizio 2012 a tutti, signore e signori. 
Con un mesetto di ritardo, ma ce l'ho fatta anche io a riprendere (quasi) tutte le fila della mia vita olandese.
Un mese di ritardo, sì, ma son giustificata!
Aspettavo, per un buon post inaugural-celebrativo, una sera d'inverno. Non potevo scrivere di buoni propositi, di futuri, senza il rumore del vento, il freddo cristallo che  ti ghiaccia la punta del naso. Non potevo proprio scrivere nulla senza aver prima pedalato nella neve croccante, quella che fa quel rumore, sotto le ruote, quel rumore che è come il rumore del silenzio, di un'isola tutta raccolta intorno alle luci calde dei salotti, al di là del vetro. 
Un'isola sulla quale hai la netta sensazione che tu sia l'unico essere ciclante ad andarsene a zonzo, ed è buio, e c'è il vento, e alla fine te lo chiedi pure tu perché mai tu sia da questa parte, di quei vetri.
Ieri è  stato tutto questo.
Quindi oggi, che son dalla parte giusta, da quella calda, posso finalmente inaugurare il mio personale anno bloggeristico: via!
Stagione strana nel suo complesso, in ogni caso, questa: a dicembre me ne sono migrata a Sud, in un altro Stato, ed è stato l'estate che non è stata. 
Poi il ritorno in Patria, senza neve, dove il Natale era l'unica traccia d'Inverno. Qui in Isola, fino a ieri, era così caldo che la mia salvia e il mio prezzemolo, che usualmente razzolano all'aperto davanti alla porta, ancora avevano foglie rigogliose e non accennavano a nessun letargo stagionale.
Insomma, questo gelo stordisce, ma rincuora.
Magari metterà in ordine le troppe idee che si son accumulate  fino ad ora: una Cuba che è ormai distante, ma che non dimentico, viaggi, persone nuove, vecchi amici e colleghi ipotetici, mari blu a sovrapporsi a sciate  sulla neve finta e sull'asfalto. 
Finalmente è arrivato il tempo di poltrona e coperta, per far sedimentare il caos, per raccogliere storie e per raccontarle.

Proposito uno, quindi, per quest'anno ancora giovanissimo: scrivere di più, scrivere meglio. Stavolta gli altri li mantengo in forma privata, che a non tutti interessano le mie personali paturnie. 
A tutti auguro invece un buonissimo anno bisestile, gentile pubblico, che poi, gli auguri di buon anno fatti il primo di Febbraio son più preziosi, e chissà, magari valgono di più.


21 settembre 2011

Minuscoli drammi quotidiani/3

La prospettiva di un viaggio a Cuba prevede un sacco di piccole burocrazie da sbrigare.Volentieri, si capisce.
Fra le tante, vi è l'obbligo, per il turista straniero, di avere con se' ufficiale certificazione di una qualche copertura medica.
Con tutto quel che si paga in questo paese di assicurazione sanitaria, non ho esitato a chiedere, via email, il suddetto certificato, spiegando in dettaglio il motivo della richiesta (il viaggio, il dove, il quando).
L'efficientissima compagnia di assicurazione neerlandese non mi ha fatto aspettare, e tre giorni lavorativi dopo, nella mia cassetta delle lettere, trovo il documento firmato, bollato, e ... in francese!
Ma... come può essere?
Alla mia virtuale richiesta di delucidazioni seguono immediate scuse, e dopo altri tre giorni lavorativi ottengo il mio certificato in spagnolo.
Ora, io non vorrei trarre nessuna morale da questa minuscola storia; io spero in un qui pro quo, in uno sbaglio, in un pressapochismo dell'impiegato/a.
Non voglio avere un'altra conferma di vivere in un Paese totalmente fuori dal Mondo, così impegnato a controllarsi i conti in tasca da non sapere, e da non chiedersi neppure, che lingua si parli in uno dei mondi alternativi al suo capitalismo viziato, al suo piagnucolio d'oro, al suo vivere da ladro di vite e di dignità altrui, mietute e immolate altrove, lontano, sull'altare dell'ultimo modello di un qualche gadget tecnologico e inutile.
Forse però la faccio troppo grande, troppo tragica, troppo.
Ma sì, lasciamola così, questa storia, un minuscolo, e comico, dramma assicurativo, e speriamo niente più.

22 aprile 2011

Goede Vrijdag e i buoni pastori.

Oggi Venerdi' Santo.
E' due settimane che non piove, qui in terra d'Olanda: la gente chiama gia' il miracolo, e ancora non e' Domenica.
Un po' si cerca di continuare a lavorare, anche con i prati coperti di puntolini colorati, di erba verdissima e morbida, di agnellini salterini ancora nel pieno della giovinezza, anche con il mare blu fuori dalla finestra.
Lo scorso sabato poi, ho salvato per la seconda volta la vita ad una pecora (non credo alla stessa, ma va te a distinguerle...).
Si narra che le pecore isolane, pregiatissime per il volume di lana e la stazza notevole, soffrano pero' di una pesante tara genetica. Una volta cadute sulla schiena, non riescono piu' a rigirarsi, e la Morte sopraggiunge, inesorabile, dopo circa due ore, c'e' chi dice per soffocamento, c'e' chi dice per mancato sfiato dei gas dovuti alla complessa digestione del ruminante. Non una bella storia, in ogni caso.
E' per questo che e' dovere di ogni buon passante, sull'Isola, ridrizzare le pecore rovesciate, nel caso se ne incontrassero lungo la via.
Cosi' ho fatto, a buon rendere, e lo racconto non tanto per crogiolarmi sugli allori del mio eroico gesto, ma per mettere nero su bianco che le cose importanti sono, e possono davvero essere, diverse da quelle che ci vorrebbero far credere.
Qui, una cosa importante e' fare caso al paesaggio che scorre veloce quando pedali, prestare attenzione agli aironi che decollano al tuo passaggio, alle lepri spaventate che ti si lanciano addosso, ai narcisi che ti distraggono con il loro profumo dolce, agli agnelli candidi ai quali non interessi, e alle pecore stordite che pur avendo quattro zampe si inciampano e si rovesciano.
E' importante avere occhi, pazienza, e attenzione per tutto questo, per essere protagonisti della nostra vita. Per essere forti, e farci scivolare addosso tutte le schifezze che ci vengono imposte come "importanti", e non lo sono, cosi' forti da decidere da soli, o in compagnia, le nostre priorita', dargli voce, tempo, spazio.
Io vedo che per me non e' sempre cosi' facile e naturale come dovrebbe. Sia questo il mio augurio per tutti, per questa Pasqua di guerre mondiali e di persone addormentate e stanche, per questa Pasqua nella nostra Italia disastrata da chi non riesce a capirne le priorita', per questa Pasqua in Paesi che soffrono ore, giorni, mesi e anni nella prova della fame, della sete, dei terremoti e della radioattivita'.
Ognuno trovi il tempo per le proprie priorita', gli dia dighe d'erba verde sulle quali pascolare e crescere.
Alla fine, passera' pure un Buon Pastore a rimetterci in piedi, speriamo.


26 gennaio 2011

giorno 05 - Il mio regno per un calibro (con cui misurarlo)

Chiacchiere da donne sul ponte di una nave, da donne lucertole a prendere
il Sole di gennaio, in maglietta, se si riesce, fra una nuvola e l'altra.
Chiacchiere di chi viaggia per il mare per arrivare in un punto blu
preciso, qui, con i monti innevati che si scorgono dietro il profilo delle
rocce della costa, un punto diverso da tutti gli altri, perché è proprio
qui che si doveva andare, non altrove. Facile meta, gps muniti, dal ponte
di comando, scorgere questo esatto punto blu in mezzo a tutti gli altri.
E queste chiacchiere hanno il sapore di casa, retrogusto bolognese,
nostalgia d'Italia in cui è così facile cadere quando il Sole scalda tutti
gli strati di cui ci siamo rivestiti per stare fuori, giù giù fino ad
arrivare alla pelle. Aaah.
E in queste chiacchiere c'è l'amarezza di chi l'Italia non l'ha lasciata,
di chi si ritrova a lavorare come non vuole, di chi è costretto a vivere
in un paese in cui a volte ci si vergogna dei propri connazionali, e di
qualcuno poi in particolare.
Certo, tutto vero.
Però è un paese in cui per quatto mesi all'anno si cena in terrazza, è un
paese in cui non esiste Den Helder, è un paese dove mangiare è un'arte, e
la chiacchiera anche, e dove stare all'aria aperta non è una punizione
divina per gran parte dell'anno.
Tutto questo pesa sulla bilancia, insieme a quelle cose che i nostri
colleghi rimasti in Italia ci invidiano, e la bilancia ondeggia, ondeggia,
come questa piccola nave in un mare di possibili punti blu all'apparenza
tutti uguali.
Invece, come sappiamo, ce ne sono alcuni di speciali, di puntolini azzurro
mare. Diverso blu, diverso mare. Tutto sta nello strumento giusto, che li
sappia trovare. Per unirli ci penso pur io, che dopo un anno di settimana
enigmistica, son diventata brava. Che cosa apparirà?
Forse il metro di giudizio con cui misurare un Paese?

"Non ritornarci mai, in Italia" questo il consiglio finale del giorno.
Mi volto verso ovest, non dovrebbe essere poi così lontana...

23 gennaio 2011

giorno 01 - Palme!

Palme! Ecco la prima cosa che noto scesa dall'aereo a La Valletta: palme!
E si sa, fa un gran bene vederle soprattutto in gennaio, soprattutto in
arrivo da Schiphol. Anche se qui piove, e non fa poi tutto questo
caldo...palme! Basta la parola.
Dopo la maturità, durante l'interrail in terra Iberica, ci disegnavamo con
la biro sui polpacci le palme andaluse. Allora, simbolo di una libertà
ormai acquisita, di una spensieratezza esasperata, di vacanze, di caldo,
di noi arrostite dal Sole, ma felici.
Oggi queste palme non mi vogliono parlare, nè di estate, nè di vacanze,
nè, tanto meno, di spensieratezza!, ma sono belle, e ve le racconto
volentieri.

P.S. Il mio volo "diretto" ha fatto scalo - udite udite - dopo ben 25
minuti di volo, un'aranciata e un crecks alle uvette (?), a Bruxelles! E
tante (>10) persone sono scese. Io, come dice il buon Tiziano, non me lo
so spiegare. E voi?

30 novembre 2010

Coincidenze parigine

"L'autobus effettuerà fermate nelle stazioni di: Denfert-Rochereau, dove troverete delle coincidenze ..."

Coincidenze? Yuppi!
Amo le coincidenze, i rimandi, le cose che ricordano cose e richiamano fatti e persone e altre cose che profumano come altri giorni, altre canzoni, altri paesaggi.
E cosa poi mi può capitare a Parigi?
Chi mai posso incontrare? Cosa assaggerò? In quale Monet mi perderò per ritrovarmi, che coincidenza!, a pensare a un Van Gogh? Ninfee e campi di grano? Coincidenze fatte di Crêpe, di Nutella, o di acciaio, come la Torre Eiffel, o di luci, come quelle del Natale che è sempre più vicino?

Una coincidenza...come quando trovi un amico per la strada, che non vedevi da tempo, è c'è tempo per una chiacchierata, per un caffè, per una partita ad Agricola...oppure come quando passi ore in coda fuori da un ristorante e poi alla fine, quando sei giusto lì lì dal rinunciare, si libera un tavolo per te...oppure...una coincidenza come quando giri l'angolo, ed ecco, c'è quello scorcio di Parigi che cercavi...e tu proprio non te l'aspettavi.
Deliziose coincidenze, mmm, non vedo l'ora.
Ma sarà questa, la fermata a cui scendere?

04 settembre 2010

Emigrazione d'élite

Senza esserne del tutto consapevole, faccio parte di questo fenomeno, come mi ha recentemente spiegato un mio caro amico: il fenomeno dell'emigrazione d'élite.
Non avere la valigia di cartone, non aver attraversato l'Oceano in terza classe, non essere affondati per via di un iceberg, tutti questi potevano già essere considerati preziosi indizi del fatto che la mia, di emigrazione, non seguiva pari pari quella dall'Italia di 60 anni, e più, fa.
Ma la mia durezza di comprendonio è proverbiale, e la sua fama mi precede in Galilea, e altrove.
Lo spago l'ho comprato al supermercato qui in Olanda, non l'ho srotolato dalla mia sacca.
E son arrivata qui con un lavoro, e una casa. Insomma, un'altra storia.
Forse, per un attimo, la solitudine di un'isola nordica, di una lingua che non capisco, di tradizioni non mie, mi hanno portato ad intuire, di striscio, la condizione di emigrato/immigrato, stati d'animo e stati paesi che si sovrappongono, come due sentimenti, di nostalgia e inadeguatezza, e fanno male.
Lontananza da casa e dalla famiglia, ma anche dal tuo nuovo vicino, che non capisci.
Fortunatamente, e giustamente, questo mio caro amico ha presto interrotto l'ardito paragone, in cui è così facile scivolare, soprattutto ora che le giornate si fanno più corte, e il vento più freddo.
Io, e insieme a me molti altri, non siamo altro che emigrati d'élite, è la prova è semplice, ed è lì, in cucina. Abbiamo la macchina per fare i waffel. Un complesso apparato elettrico, dispendioso e ingombrante, che è in grado di cucinare un'unica pietanza, per di più un dolce.
Come replicare?
E' così. Un'emigrazione d'élite, fatta di macchine-pressa per i waffeln, e padelle speciali per i poffertjes.
E di biglietti aereoferrotranvieri sempre in tasca, per passare due o tre giorni a casa, appena si può, ovunque essa sia.

Chissà se anche ai nostri nonni, che viaggiavano verso la loro america in cerca del loro futuro, mancava il sugo della mamma.

Speriamo almeno di trovarlo, quassù, questo nostro futuro. Del sugo, infatti, neanche l'ombra...

10 giugno 2010

In partenza

A una settimana dal rientro in patria, con l'agenda piena e il cervello gia' spento, ho finalmente realizzato un mio piccolo sogno.
Non ha importanza quale sia, e quanto minimo possa apparire agli occhi di chi non l'ha sognato per tanto tempo.
Sotto la pioggia, ieri, non potevo far altro che sorridere.
Perché se siamo capaci di questo, noi piccoli uomini, di realizzare un piccolo sogno, una piccola idea che avevamo, e che covavamo la sera, sui cuscini, o con lo sguardo a perdersi fuori dal finestrino di un treno, allora davvero niente ci può fermare.
Su di un'Isola tesserò le trame di qualcosa che un giorno mi farà sorridere di nuovo così, come ieri.
E sarà come se tutto il Mondo avesse girato e girato su se stesso solo per me. Oppure sarà come se io avessi capito il segreto delle sue rivoluzioni, e mi fossi, in silenzio, unita alla danza.