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09 aprile 2020

#iorestoacasa : settimana 4




Il lago, che per fortuna è vicino, vicinissimo, e a volte ci si può ancora andare, le verdure del nostro verduraio siculo di fiducia, che per fortuna fa anche consegne a domicilio, e i capelli di A., che per fortuna stanno cominciando a crescere, anche se di lato.

E il punto della situazione, fatto dal mio quattrenne preferito, con tono né afflitto né disperato, una semplice constatazione: "Eh mamma, il mondo è bello perché si può stare con le persone, adesso non si può. Peccato."

19 settembre 2013

Minuscoli drammi quotidiani/12: La cena.

Avvertenza: in questo post riuscirò a lamentarmi di una cosa della quale non è davvero consentito lamentarsi, ovvero una cena offerta in un palazzo d'epoca, in un viaggio (di lavoro) tutto pagato (dal Re di Norvegia).
Eppure ce la farò, a farne un minuscolo dramma. Gli animi sensibili non me l'abbiano a male.
Anzi, forse proprio gli animi sensibili saranno invece quelli che più mi dimostreranno solidarietà, dopo aver qui di seguito listato il menù della pomposa cena offertaci nella prestigiosa Sala della Stufa dell'Accademia Norvegese delle Scienze e delle Lettere.

Interni dell'Accademia, fotocredits: dnva.no.
Dunque, abbiamo iniziato con numero 5 asparagi verdi appena scottati (= completamente crudi) e insapori annaffiati con una "salsa olandese" la cui unica caratteristica organolettica era il colore giallo, a così simboleggiare con un'allegoria sottile le uova che teoricamente avrebbe dovuto contenere. Questo l'antipasto. Piatto principale: fagiolini verdi appena scottati (= completamente crudi), alcune patatine novelle bollite, dei finferli in umido (per i non vegetariani: pezzettino di carne al forno, pare).
Il tutto non condito né condibile, credo il sale non sia ancora arrivato così a Nord.

La cena, ovviamente senza pane e accompagnata da un bicchiere di succo di mela frizzante, si è poi conclusa in bellezza con un boccone di mousse al cioccolato.

Signori e signori, questo è tutto. 
Son già le otto è mezza, prego, liberate il prestigioso tavolo e accomodatevi nella prestigiosa sala adiacente dove verrà tosto servito il caffè (che qui dobbiamo pulire, che è tardi).

Come prevedibile, dopo il magro paninetto con brie e fragola (sì, fragola, e pure singolare) del pranzo, e questa generosa cena a base di verdura, per così dire, croccante, avevo ancora fame, ma non ho potuto far altro che attendere paziente la colazione della mattina successiva, dove, fra il salmone a vari gradi di affumicatura, il formaggio marrone dolciastro, e la papaya dell'Ecuador, luccicava pronta e fumante la macchina per i waffel, ancora di salvezza per noi sudeuropei momentaneamente naufragati nella cultura culinaria Norvegese. 

Se per pubblicizzare del cibo un popolo disegna un tovagliolo arrotolato in un piatto, a questo popolo è chiaramente sfuggito qualcosa...

30 luglio 2013

Minuscoli drammi quotidiani/10: Zucchero

Tornata da un lungo, idialliaco, periodo di vacanza in patria, viziata e straviziata da banchi della frutta e verdura traboccanti di albicocche, melanzane e minuscole, gustosissime, zucchine, pizza, pane croccante e gelato, e cibo, buono e bello in generale, ecco che mi tocca fare giusto due spesucce sull'Isola, che in fondo, dopo tanto girovagare, bisogna pur ricominciare una vita anche qui, il lavoro, una seminormalità qualsiasi.
Ed ecco, repentino, il seme del disappunto nei confronti dell'Olanda, insinuarsi nella mia coscienza sotto forma di banale, appiccicosissimo, zucchero.
Come può essere, mi chiedo, che nell'immagine pubblicitaria sulla confezione del suddetto, ove noi italioti avremmo messo, chessò, una torta chantilly, una tazza fumante di caffè, delle cascate di crema pasticcera adornate con ciottoli di meringa, accompagnati, per carità, dalla scritta "l'immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto", oppure "la fotografia è solo un suggerimento su come servire il prodotto", in terra Neerlandese il suggerimento più fotografico che viene loro in mente è: "prendete lo zucchero e adagiatelo su delle fette di pane"?
Lo zucchero? Sul pane? Così a crudo?
Non avete idee migliori?
Che basti una sola immagine pubblicitaria a condannare un intero Paese? Un'intera cultura? 
Oggi mi pare di sì. Vedere per credere.




04 dicembre 2012

Olanda, pro e contro, ovvero: analisi grossolana del mio personale espatrio in Olanda

Olanda, pro e contro: domanda non facile, postami da un amico in procinto, forse, di trasferirsi nel Paese Basso. Cosa rispondere, dopo tre anni passati su quest'Isola?
Partiamo dal lavoro, sul quale non ci son dubbi: Olanda sì.
Stipendio comodo, vacanze tantissime, il capo che ti invita a cena e che pure apprezza quello che fai. Conferenze di qui e di là, crociere (che per me significa lavoro, non è che si va in gita sulla Costa) e laboratori attrezzati o quantomeno  con un budget disponibile per procurarsi in qualche modo quello di cui si ha bisogno.
Pochissima pressione, pochissimo stress, rispettare le scadenze è l'unica cosa veramente richiesta. E c'han ragione.
Atteggiamento positivo davanti a qualsiasi nuova collaborazione, novità o possibilità: insomma, non ho mai sentito un "no se pol",  e non solo perché qui non parlano in triestino.
Poi c'è la vita extra lavorativa, e su quella magari qualche dubbio c'è, ma è mio, e non è detto che tocchi tutti gli animi.
Per esempio, è molto difficile trovare della frutta e della verdura che sappiano da qualcosa, magari qui sull'Isola è più difficile che nelle città, ma la tendenza è questa.
Non ci sono le montagne, e il paesaggio è noiosissimo e finto (vedi qui per dettagli), e il mare te lo puoi godere una media di circa cinque giorni all'anno, anche se vivi sulla spiaggia. Gli altri 360 giorni all'anno o piove o fa troppo freddo per godersi veramente l'aria aperta, ed io, un pochino, su questo, ci soffro.
Certo, la tua soglia di tolleranza alle intemperie di alzerà di molto, rendendoti forse una persona più forte, non per questo migliore, sicuramente più impermeabile.
A volte però questi cieli bassi e questi campi ordinati si lacerano di colori così violenti, tragici, spiazzanti, da togliere il fiato. Si impara così che il caro Van Gogh non ha inventato nulla, ha solo urlato sulla tela quel che vedeva dalla finestra, o quel che il suo cuore ricordava del paesaggio.
Poi c'è la lingua, grande nemica di tutti noi espatriati scientifici d'Olanda, che non riusciamo a imparare perché pochi son gli olandesi con cui vuoi o hai la possibilità di parlare.
Dove con parlare intendo intrattenere un discorso che vada al di là della semplice cortesia, che non manca mai, per carità, e i soliti scambi di battute che chiunque non sia italiano propone quando ci incontra per la prima volta.
A me, per esempio, è andata meglio che ad altri, sull'Isola. Sull'Isola, c'è meno "agenda", e più spirito di collaborazione, perché si è un po' tutti sulla stessa barca, e non c'è veramente un'opzione diversa che non sia quella di frequentare i colleghi.
Sulla vita cittadina non mi pronuncio, ma quel che vedo e prevedo è che chiunque arrivi è accolto e inglobato nella comunità degli internazionali, alla quale, saltuariamente, si uniscono sparuti belgi e olandesi.
Probabilmente conoscendo la lingua è diverso, però.
Ah, quasi dimenticavo, un altro pro (forse) della Neerlandia: i fan di qualsiasi festival di cinema, d'arte, sport, di letteratura, di rassegne, di sculture, documentari, mode, hipsterismo, cucina, arredamento, festival di banche, di musica, di circo, di locali alla moda, di locali non più di moda, birre, vini, pane, danza, i fan di festival di festival, insomma, troveranno qui il loro paradiso. Sempre che prenotino con almeno due mesi di anticipo, ma a questo, giuro, ci si abitua.
Che altro?
Provo a pensare a un ultimo pro e a un ultimo contro. Pro: la bicicletta ha la precedenza su qualsiasi altro mezzo di trasporto, e comunque i mezzi pubblici funzionano e capillarmente (a parte sull'Isola, ovviamente, ma so che su questo non è rappresentativa del paese). Chi si trasferisce qui, può tranquillamente sbarazzarsi dell'auto. Contro: è un paese ricco, circondato da paesi uguali a lui (ssssh, non ditelo agli olandesi!) che non è quindi abituato a confrontarsi con il diverso, con la povertà che c'è anche qui, ma è nascosta, un paese in cui tutto quello che è "altro" ha sì una certa bellezza in quanto esotico, ma non è certo giusto o buono, né men che meno migliore che in Olanda. E questo è un giudizio a priori, immutabile. Non ammettono neppure che il loro pane, il pane in cassetta!, sia quantomeno più noioso del nostro. NO.
Le persone mettono il proprio salotto in mostra sulla strada per far vedere che non hanno nulla da nascondere, ma non riescono a fare un colpo di telefono all'amico se ha la febbre, e gli mandano un bigliettino con prestampata la scritta: auguri di pronta guarigione!.
Ecco, tutto questo per dire che alla fine fine, sotto sotto, non si vive poi così male. La tua vita sei tu e le persone che ti stanno intorno, non un paese intero.
Dopo tre anni, azzardo, ci sto quasi bene. Conosco tanta gente, saranno pure italiani, o olandesi, o messicani, non importa più. Ho il mio equilibrio, ho capito che ogni tanto me ne devo andare per un po' e farmi venire la nostalgia per la mia bicicletta, per poi poterci tornare con entusiasmo.
Il nostro lavoro ce lo permette, sia per i soldi, sia per il tempo, e su questo, davvero, non ci si può lamentare.
Io ci sto ancora un pochino, minimo un anno sicuro, e davvero, adesso, partire da qui è l'ultima cosa che voglio, per tutta una serie di ragioni, che, come dicevo, riguardano me e non tutti.
Un buon motivo per partire da qui è sicuramente il fatto che il piatto nazionale consista in delle patate schiacciate alla meno peggio insieme a dell'insalata cruda, ma per rimanere, al momento, di motivi ne trovo addirittura almeno due: il lavoro che ho iniziato, che mi piace e che voglio finire, e il nuovo coinquilino in arrivo, il Subirotamic in persona, che voglio proprio vedere come facciamo a starci, nella casetta nel bosco.
Ecco, questo mi pare sia il mio punto di vista sull'Olanda. A questo, si devono ovviamente aggiungere i fili che legano ciascuno di noi al nostro Paese, al nostro paese, ma questa è davvero un'altra storia, e son già stata troppo lunga così.

Al mio amico, e a un po' tutti gli espatriati del mondo, se vogliamo, auguro allora di trovare dei buoni motivi per rimanere - o per partire, è uguale - che non siano legati né ai soldi, né alla pigrizia, che non siano legati alla noia, né alla rabbia, ma che più semplicemente riguardino un presente che si ha voglia di vivere, e un futuro che si ha lo slancio di costruire.

22 agosto 2012

Prove di fashion blogging. Oh yeah! (credo)

Avvertenza: questo post è il prodotto di una mia recente scoperta e va maneggiato con ironia. Dunque, la ragazza di un tizio che conosco, autoctono qui dell'Isola, e dunque una persona reale, che ho incontrata e calpesta questa mia stessa sabbia, è una fashion blogger! 
La cosa mi ha veramente colpita, in quanto lei, e tante altre ragazze come lei, a quanto pare, spende davvero del tempo delle sue preziose giornate (e non poco, vi dirò) a scrivere di abbigliamento, di accessori, borse, scarpe, vestiti e pettinature, a fotografarsi mentre prova diverse combinazioni e a prendere tutta questa roba SUL SERIO.
So che non dovrei sorprendermi troppo di tutto ciò, che il mondo ne è pieno, di queste cose, ma diciamocelo, finché non le incontri di persona, non ci credi fino in fondo. E' un po' come con i lepricani, insomma.
Ad ogni modo, pare che questa ragazza pure ci guadagni, che le case di moda le regalino buoni sconto da spendere nei loro negozi, o le mandino questo o quel paio di scarpe da provare e sul quale scrivere o meno un post, insomma, si possa tirar su un bisnizzo, come si direbbe a Trieste, dall'essere fashion blogger.
Credo nella buona fede e nella passione che anima questa ragazza a essere così prolifica di parole riguardo a oggetti che davanti ai miei occhi non hanno valore alcuno, se non quello di coprirci dalle intemperie dell'Isola - se lo fanno! e non tutto quello che propone è antivento, antipioggia, antiolanda - così mi son messa in testa di fare questo personale studio psicocreativo, e improvvisarmi anche io fashion blogger per un giorno. Per vedere cosa si prova. Se riesco a entrare nella testa delle persone che non sono me. 
Ah, e poi, certo, per vedere se qualcuno mi regala qualcosa. 

Ciao a tutte!!!!!!!!  (quantità ridicole di punti esclamativi costellano sempre i fashion post, ho studiato)
Anche voi di ritorno dalle vacanze???? (e anche di punti di domanda, mi pare di aver capito)
Oggi è stato il mio primo giorno di ufficio, ma dopo solo 5 secondi non ce la facevo già più!!!!!
Ma dove sono il sole, il mare, il caldo e la spiaggia?? Così ho pensato: cosa c'è di meglio di una passeggiata in centro dopo il lavoro, e spulciare tra le cose dimenticate ancora sugli scaffali in questi ultimi giorni di saldi?
Borsina, side view.

Risultato: mi sono regalata questa deliziosa borsina (no, in effetti questa cosa una vera fashion blogger non la direbbe mai - deliziosa borsina - ma non posso mentire, la verità è che proprio una deliziosa borsina!):
Borsina, top view.

non è carina? Finta pelle, con cerniera e ulteriore taschina cernierata. La tracolla si può togliere facilmente, e la si può utilizzare come simpatica pochette. Ma soprattutto, il colore: lo adoro!!!! E voi?
E' quel verdeblupetrolio che va benissimo con un sacco di outfit (parola che ho scoperto usatissima in questo tipo di post, anche nelle loro versioni italiane) diversi: da un matrimonio in Primavera a un aperitivo sotto i portici, o a una passeggiata con le amiche, o perché no, con la mamma a fare shopping!

Borsina, in atteggiamento disinvolto

L'ho pagata pochissimo, più o meno l'equivalente del prezzo attuale di una ventina di zucchine di grossa taglia in un supermercato olandese qualsiasi, e domani sarà lei a darmi la carica per andare al lavoro!!!!! 
Un bacio a tutte, alla prossima borsa, il cui prezzo verrà dato presumibilmente in uova di Pasqua equivalenti, o altro, a seconda della stagione.
Ciaoooooooooooooooooo

Ecco, come son andata?
Devo dire che tutti questi punti esclamativi sono rilassanti, da pigiare, solleticano le dita.
Vorrei lasciarvi così senza commenti e senza giudizi, anche voi a pensare per un attimo a quanti punti esclamativi in questo momento stanno riempiendo la rete, a proposito di borsette e scarpine, però poi penso che alla fine,  la borsina, me la son comprata davvero, e me la godrò tutta domani andando in ufficio. La lezione imparata dal mio studio è quindi: è difficile collocarsi fra fashion blogger e contrari. In fondo, son una principessa anche io, e gli specchietti e i lustrini brillano pure per me. 
Fine della morale. 
Concludo, stavolta davvero, in bellezza, grazie al semper fabulosus Google Translate, che traduce così, dal Neerlandese, la descrizione ufficiale della mia nuova borsina, presa pari pari dal sito del negozio:

Frizione di finta pelle con tracolla regolabile e staccabile. Sotto il lembo della borsa ha una tasca aggiuntiva con zip. Al suo interno la borsa ha una tasca con zip e una cabina telefonica

E io che l'ho presa proprio perché era piccina. 
La cabina, sarà per la luce che c'era nel negozio, proprio non l'avevo notata.

12 maggio 2012

Il peperone allegro.

"Senti come grida il peperone..." cantava qualcuno. E nel mio bestiario immaginario il peperone gridava affettato,  gridava, magari non proprio di dolore, ma in ogni caso di rabbia, gridava una sua verità, che nessuno era in grado di sentire.

Ho recentemente scoperto, invece, il motivo effettivo del suo gridare, e sono lieta di poterlo condividere con voi oggi, avendo sotto mano delle prove schiaccianti.

Ho paparazzato questo peperone a sua insaputa, se ne stava spaparanzato su di un un tagliere e... rideva!
Le grida non sono altro che risate sguaiate che il peperone non riesce a trattenere.

Chissà se è perché gli fanno solletico i semini, o, perché, semplicemente, i peperoni crescono allegri di Natura.
Fatto sta che, dopo aver mangiato la peperonata, è venuto da ridere a tutti.
Allegrofagismo?

27 febbraio 2012

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi...

Ho sempre pensato di essere una persona nata in città e che dico, in Città, a cui però sarebbe piaciuto nascere circondata dalla saggezza e lentezza della campagna, della Natura, dal nozionismo diffuso nel campo agrario e nel campo e basta.
Ora, da ormai un bel po', vivo in campagna, e che dico, in Campagna.
Torno a casa nella notte in bicicletta, nel fuggi fuggi generale delle lepri.
Compro le uova, le patate, le cipolle i cavoli e i tulipani dai vicini, e le stagioni incidono sul mio quotidiano come mai prima d'ora.

Detto così, sembra bellissimo, vibrazioni positive a go go e riconciliazione con la Terra.
... ma devo ammettere che mi capita spesso, anche di questi giorni di crochi e bucaneve a punteggiare il mio giardino, di pensare che in fondo in fondo, sul lungo termine, io non lo so più se fa per me, questa vita di finta, piatta, sottomarina, campagna olandese.

13 giugno 2011

Anna di campagna e Anna di città (+ imperdibile quiz!)

Non vi avevo ancora detto che durante il lungo, assolato, ozioso e satollo pomeriggio pasquale J., la mia collega svedese, era passata per la mia magione ad approfittare di una fetta di colomba, un frammento d'uovo di cioccolato e, soprattutto, di un caffè.
Gentilissima, non si era presentata a mani vuote, ma aveva bussato alla porta portando con sè un cucciolo di pomodoro (stando alle sue parole), tenero e fragile.
Io l'ho accolto fiduciosa, l'ho chiamato Giò, come ogni Pomodoro che si rispetti, e ho iniziato ad allevarlo, speranzosa e inesperta, come chiunque sappia di non avere il benchè minimo pollice verde, ma si senta investito da una chiamata che non può rifutare.
L'altro ieri Giò era cresciuto abbastanza da meritarsi un vaso più importante, e un po' di attenzioni extra che negli ultimi mesi, per ragioni variegate, gli avevo fatto mancare.
Armata di paletta improvvisata con cucchiaione da cucina ho effettuato, sotto l'esperta supervisione dell'agreste Subirotamic, il trasloco di Giò, ma ... il dubbio che aveva cominciato a instillarsi nella mia mente seppur cittadina si è fatto più concreto.
Ahimè, caro Giò, a me tu non sembri proprio un cucciolo di pomodoro!
Voi cosa ne dite?
Allego foto dell'esemplare, nella speranza che qualche "topo di campagna" riesca a illuminare questo mio baratro di ignoranza in fatto di piantuzze, tipico da "topo di città".
Metto in palio, per la risposta migliore, una cartolina dell'Isola, sperando di invogliare il mio amato pubblico ad aiutare me, il mio pollice verde, e il futuro di quest' ortaggio misterioso.
Fatelo per Giò!

28 luglio 2010

Io, John, Babele e ritorno.

Tornare al lavoro dopo un mese in giro per il mondo non è facile per nessuno, diciamolo. Ma c'è di peggio.
Tornare al lavoro, tornare all'Isola, tornare all'estate che sembra inverno, ai pile, ai golfini, ai sandali portati anche con il freddo ai piedi, alle sciarpe sovrapposte, ai cappucci impilati, ai pantaloni da pioggia messi in borsa, che non si sa mai!, a quella voglia irrefrenabile di coperta...e trovarsi un John in ufficio.
Un giovane John, uno scaltro studente, promessa della matematica, pronto per le sue sei settimane di stage, e maledettamente inglese.
E io? che fino a ieri si parlava in dialetto, io che faccio? Le mie rinomate doti linguistiche vacillano, davanti alle consonanti aspirate del John, alle vocali mangiate, alle frasi accennate, ma soprattutto, davanti alle fatidiche, onnipresenti, domande finali: isn't it?
La mia recente tecnica di sopravvivenza si basa essenzialmente su tre tipi di risposta:
  1. Yes, of course...( accompagnato da sorriso di sufficienza, applicabile nel caso si intuisca un senso di banalità nell'affermazione precedente)
  2. O yes, definitely! (grande sorriso, e si spera che l'affermazione fatta richieda uno smodato consenso)
  3. No, I don't think so. (corrugamento della fronte e delle sopracciglia, da effettuare nel caso si intuisca che il John stia dicendo un'eresia)
L'arte della corretta applicazione delle tre diverse opzioni non è, ahinoi, affatto immediata; la percentuale d'errore è alta, soprattutto perchè, essendo alto anche il John, è difficile per me intravedere i micromovimenti del volto che potrebbero aiutare nella comprensione del pensiero espresso.
Ah, se solo dedicassi metà del tempo che impiego a crucciarmi di queste difficoltà linguistiche a fare quello che dovrei fare!
Ah, quanti progressi l'umana scienza avrebbe fatto!
Ah, se.
Nel frattempo la mia padrona di casa mi ha regalato due grasse zucchine dell'orto.
John o non John, in fondo, tornare qui non è poi così male...

20 marzo 2010

Giorno di mercato

Oggi, sabato, è giorno di mercato, al di là dell'acqua.
Vivo ormai sull'Isola da quasi sei mesi, e ancora non c'ero mai andata, indaffarata nei week end a riempirmi la testa di cose da fare per impedirmi di stare un po' da sola con me. Oggi invece sono stata da sola: ho preso il traghetto sotto una pioggia fina, ho letto Paul Bowles, ascoltato gli Afterhours.
Il mercato non era ne' grande, ne' fornito come me l'aspettavo, ma le tre o quattro bancarelle di frutta e verdura mi hanno dato la possibiltà di fare una spesa vera, senza plastica a insacchettare le melanzane una ad una, e questa è di per se' una gran gioia.
Mi son comprata anche le caramelle, ad addolcirmi la vita.
E alla fine, come spesso accade dopo alcune ore passate a spulciare tra bancarelle e negozi che non conosci, stavo bene; incredibile come anche in una giornata grigia come questa ci si riesca a distrarre dai propri pensieri.
Domani sarà Primavera.
Da domani, la luce, qui, giocherà fuori fino a tardi.