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28 marzo 2017

I super poteri

Prima di diventare mamma, ho sempre pensato che le mamme avessero dei super poteri: qualcosa che gli altri non hanno, e non avranno mai, e che non è solo l'onore di respirare per due, di sognare per due e poi d'un tratto, l'onere di imparare a lasciare sognare, ma qualcosa di molto più concreto.
Le mamme (o almeno, la mia) sanno fare tutto, hanno tempo per tutto, e soprattutto per tutti, sanno dove trovare tutto, e hanno buon gusto e buon senso su qualsiasi aspetto della vita umana. 
Le mamme, insomma, sono lì, irraggiungibili e perfette nella loro mammitudine, e per fortuna che a ciascuno gliene tocca una, che fa sempre veramente comodo.
Poi sono diventata mamma anche io, e un po' mi sono ricreduta. 
Avevo spesso sonno, e questo mi faceva pensare che da qualche parte mi ero persa questi super poteri, che a me, mannaggia, non erano arrivati, nonostante avessi partorito con dolore etc, etc.
Ci sono tante cose che non so fare, troppe cose che non so, il mondo è troppo grande per tenerlo nella mia borsa. 
Peccato, sarò una mamma senza super poteri - pensavo. 
Si vede che esistono anche queste - pensavo - anche se io non ne ho mai incontrate prima.
Poi, un martedì qualsiasi, io e T. andiamo al centro sociale di quartiere, giusto un attimo, perché, tra una cosa e l'altra ci andiamo veramente un attimo, però.
Però in quell'attimo mi assegnano un bolerino azzurrognolo e un piatto di plastica arancio e mi dicono, con garbo per carità, ma il senso è quello: bene, sabato prossimo attività di mezza quaresima, tema "i clown", presentarsi con bimbo vestito da clown alle ore X al posto X per sfilata, attività e merenda, arrivederci.
Panico.

Ma i super poteri sono arrivati, sotto forma di pezzi di stoffa vecchi, pulisci pipa, colla e un po' di fantasia, e il vestito da clown si è materializzato, proprio quando T. era all'asilo, e avevo giusto quei due minuti per tirare il fiato, e accoglierlo.
E gli stava benissimo!

Quel sabato, poi, ha piovuto, ma il corteo colorato di pagliaccetti e delle loro super mamme non lo ha fermato nessuno.



07 dicembre 2016

Il velo.

Dicembre, ho ago e filo ancora in mano, spilli, un metro, e del velo bianco e leggero da sistemare. Un déjà vu lungo due anni.
Cucivo il mio vestito da sposa, gonna corta e strascico lungo, da indossare con un sorriso, insieme alle farfalle che volavano nel mio cuore.
Ora cucio le piccole tende bianche della nostra nuova cucina, nel nostro nuovo appartamento, nella nostra nuova città, nel nostro nuovo Paese.
Siamo in tre, adesso, ad affaccendarci in questa cucina: chi a cucinare, chi a mangiare, chi a sporcare in modi impensabili gli angoli più inaccessibili di questa stanza, o di se stesso. Chi a pulire, chi a cantare, chi a ridere e chi a imparare a bere da una tazza, chi a innamorarsi del sapore del Gruyère, chi a perseverare nell'odiarlo. Chi a rovesciare l'acqua per l'ennesima volta, chi a stupirsi anche oggi di quella magia chiamata radio, chi ad asciugare con uno straccio l'asciugabile, chi a guardare rassegnato un bimbo che sarebbe da mettere così com'è in lavatrice, se solo la lavanderia non fosse in cantina, e il nostro turno non fosse fra sei giorni.
Così, un velo bianco che ci separi dalla strada è necessario, per non fare entrare dentro troppo fuori, troppa confusione, che ci sono già abbastanza cose qui.
Basta un vedo-non-vedo però, perché curiosi si nasce, si cresce, e ci si coltiva, e un occhio sulla strada bisogna sempre averlo, per imparare dove va, per scoprire cose nuove, e per incontrare qualcuno, che poi, chissà.
Per riuscire a stare fra di noi senza troppe distrazioni, ma essere pronti a tutto ciò che la strada porta con sé.
In fondo, penso fosse questo il senso anche del mio velo da sposa.




18 aprile 2016

Inaugurazione.

Da quando è nato T. non avevo ancora tirato fuori la macchina da cucire, se non per imballarla, inscatolarla, stivarla sul camion del trasloco sull'Isola, riceverla qui in Svizzera, disimballarla e punto.
Avrebbe funzionato ancora? Mi sarei ricordata di come usarla?
Così l'altro giorno, tanto per inaugurare l'attività sartoriale losannese, mi sono lanciata in un piccolo progetto, ricco di cose che NON so fare. 
Tipo: i vestiti in generale, le asole dei bottoni, gli orli ben fatti, le cuciture elastiche, etc.
Giusto per cominciare con slancio, ecco.
La scusa era di finire il pile e il materiale avanzati da questa coperta
Colori autunnali, riccetti simpatici, ritagli di stoffa.

Il pattern per il maglioncino l'ho scaricato qui, l'ho un po' rimpicciolito, ma non troppo, dato che comunque il prossimo inverno è ancora lontano (e meno male).
Ho aggiunto la tasca davanti, e improvvisato un po' con la stoffa a mia disposizione et voilà, anche le cose che non si sanno fare, alla fine si fanno.
Magari non perfette, magari bisogna farle due, o tre, o quattro volte, ma alla fine la felpina si è fatta, e da lontano, pare pure mettibile.
Il modello è ancora troppo piccino per indossarlo, la prova del nove la rimandiamo a temperature più rigide. Per il momento, si è limitato ad apprezzare la fattura dei tessuti e il pratico design.


Così ecco il riusultato finale, con una manica rattoppata per mancanza di stoffa elastica nella direzione voluta. Ma a chi è mai piaciuta la simmetria nei vestiti?
Arrivederci a Ottobre prossimo, quando qui a Losanna si darà prova di stile ed eleganza senza pari.



17 ottobre 2015

Cose che si fanno quando si ha tempo di fare le cose

Mi dicono che poi non avrò più tanto tempo per fare le cose, come in questi giorni di attesa, sospesa dal lavoro, sospesa dalla mia vita di prima, ma non ancora dentro quella successiva, sospesa che non può essere altro che Autunno, grigio lento e diffuso, gocciole di pioggia e di umido a cadere una ad una dalle foglie rimaste, perle preziose di cui non ci si cura, e che anzi, ci scrolliamo di dosso e asciughiamo al calore e all'odore dei primi termosifoni accesi.
Così, se dopo non ci sarà tempo, allora un po' di cose le faccio ora.


Delle tasche colorate per organizzare il bagno, che di contenitori e di posto in questa casa non ce n'è mai abbastanza, ed è bene cominciare ad utilizzare anche le aree verticali.



Già pieno.  
Dei biscotti morbidi alla zucca e cioccolato fondente (ricetta qui). L'Isola in questo periodo è tinta di arancioverdegiallo, e ad ogni casa si vendono zucche, lisce e sode da mangiare, o verdi, colorate e bitorzolute da esporre come decorazione non si sa bene dove. Io preferisco l'arancio pieno da mangiare, in tutte le sue sfumature, e, da quanto velocemente finiscono questi biscotti, pare non sia l'unica.


Una coperta grossa e morbida per chi dovrà arrivare, che ce ne sarà bisogno, di un pile caldo in cui stare comodi comodi, e di alcuni simpatici ricci con cui fare amicizia.


L'aquilone come marchio di fabbrica made in Isola

E passeggiate e incontri con compari abitanti dell'Isola, per imparare da loro le arti nordiche di scrutrare l'orizzonte sconfinato di quassù, e dell'attesa.


28 settembre 2015

Di avanzi, fasciatoi venuti così così, immaginazione, attesa, e futuri.


I tre strati.

Con gli avanzi di quello del nipote, ecco fatto il fasciatoio da viaggio per il piccolo viaggiatore in arrivo. A dire la verità, è venuto un po' stortignaccolo, e i rattoppi, tra stoffa, parte impermeabile, e fettuccia, gridano un forte e chiaro "disfa tutto", "butta via", però.
Però va bene così, ha dei rattoppi, dei buchini, ma la sua funzione (tra l'altro, diciamocelo, deve solo isolare morbidamente il bimbo e la sua cacca dal mondo), almeno per un po', dovrebbe farla.
E nel compleasso è pure bellino, con la sua pratica custodia in jeans, recuperata da dei pantaloni che non mi ricordo neanche più, e il suo insieme di stoffe e materiali dai colori e fantasie etnochic, et voilà:


Fettuccia.
Pratica custodia in blueggins.
Dentro e fuori.

Io avevo bisogno di riprendere un po' la mano dopo una lunga pausa sartoriale, e cucire con gli avanzi, è innegabile, dà sempre grande soddisfazione.

Insomma, è fatto. Che le cose bisogna prenderle come sono, non vanno sempre come le si è immaginate per mesi..
Questo l'ho cercato di imparare da tutti i manuali di neonati letti ultimamente, e invece l'ho imparato in queste settimane, così, semplicemente stando al mondo.
L'importante è essere sempre pronti a immaginare nuovi progetti, a rivedere e adattare i vecchi, a sognare nuovi futuri, quando, in fondo, ogni futuro dovrebbe essere nuovo, immune alle nostre architettazioni.
Facile a scriverlo, ma per saperlo fare, credo ci sia bisogno di un'arte che chissá, di un'attitudine che solo l'esperienza può far maturare, e che auguro con tutto il cuore a chi deve reinventarsi daccapo, ad un certo punto.

Questo, infatti, è solo un fasciatoio venuto così così, che se ho ben capito come deve essere usato, dovrebbe pure funzionare.
Per le cose più importanti, si vedrà.
Nel frattempo, due o tre progetti in cantiere li ho, che è già un buon inizio, o meglio, una buona prospettiva.
Niente di meglio di una lista di cose da fare, e il sapere di poter benissimo non farle, o farle diversamente, per ingannare questi giorni sospesi, d'attesa di futuri inimmaginabili.

22 luglio 2015

Nelle lunghe sere d'estate...

In questo periodo in cui ho altro da scrivere, nelle ancora lunghe e luminose sere isolane, allora, faccio.
Faccio un umano piccolo piccolo, che sembra una cosa difficile, invece non lo è affatto, basta mettersi lì, sul divano o su una sedia, o camminare, nuotare, andare in bici, e lui si fa da se', senza pretese.
Pezzettino per pezzettino cresce, e tu neanche te ne accorgi.
È molto comodo.

Così, per ringraziarlo del suo gran daffare, anche io mi metto a produrre qualcosa.
Per ora, ho riciclato una coperta della Delta, rubata dall'aereo tornando da New York.
In fondo, ci siamo andati insieme laggiù, quindi è una specie di suvenir d'oltreoceano da uno dei suoi primi viaggi.
L'ho piegata, tagliata, foderata e decorata a piacere: a qualcosa, immagino, verrà utile.


Per un piccolo marinaio, ancora lontano, ma con una rotta ben precisa.





11 giugno 2015

Progetti di progetti


Finalmente ho usato il buono che ci era stato donato in occasione delle allegre nozze Subirotamic-Ittibar, e in casa, dopo la pausa fisiologica post-bomboniere/vestito/cintura/velo/nastrini/etc/aaargh, sono tornate stoffe nuove, croccanti di negozio.
E adesso, che si fa?

13 dicembre 2013

La giustificazione, le tentazioni.

Scrivo poco, ultimamente, lo so.

Ho pronte, prontissime, milleeuna giustificazioni, nessuna però interessante come l'ultima che mi è passata fra le dita, una di queste mie sere indaffarate, piene di fili e ritagli.

 
E' un micio portaporta: pesante di sassi, che d'ora in poi terrà la porta del salotto aperta.
Sempre che non venga distratto da qualche leprotto che passa per il giardino.
O da una pecora.
O da qualche ragno primordiale, nascosto in un angolo buio e remoto della casa.
O da Bellezzo, sinuoso gatto dei vicini.

Piuttosto di tenere una porta aperta ... piuttosto di scrivere quel che si dovrebbe scrivere ... l'Isola non è mai stata così piena di tentazioni.
Miao.