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05 ottobre 2023

Il poliziotto gentile, ovvero, di aspettative (basse)

La scuola è cominciata da un mesetto, qui in Svizzera, e, come da programma, sono cominciate anche le visite nelle classi delle pattuglie di polizia stradale, con il nobile scopo di autonomizzare il prima possibile gli scolaretti nel loro tragitto casa-scuola, insegnando loro come si attraversa la strada, come si comunica agli automobilisti frettolosi e mattinieri ch si è intenzionati ad attraversarla, quella strada, e che loro si devono fermare, come si  utilizzano i giubbetti catarinfrangenti per le mattine buie invernali, e tutto questo genere di amenità rilevanti in una città terrafermicola e automobilizzata.
La settimana scorsa, una pattuglia ha visitato la classe di A.
Alla sera, entusiasta per aver avuto in classe un vero e proprio poliziotto, e orgogliosa di aver attraversato la strada fuori dalla scuola tutta da sola, sotto lo sguardo vigile della pattuglia, A. non finisce più di raccontare quello che il poliziotto ha fatto o non fatto, detto o non detto.

- Ma insomma, era gentile questo poliziotto? - chiedo ingenuamente.
- Gentilissimo mamma. Aveva una pistola vera, e non ci ha neanche ucciso. Né noi, né la maestra!

E per fortuna che pensavo di avere io le aspettative basse, a volte, nei confronti delle forze dell'ordine!

07 dicembre 2016

Il velo.

Dicembre, ho ago e filo ancora in mano, spilli, un metro, e del velo bianco e leggero da sistemare. Un déjà vu lungo due anni.
Cucivo il mio vestito da sposa, gonna corta e strascico lungo, da indossare con un sorriso, insieme alle farfalle che volavano nel mio cuore.
Ora cucio le piccole tende bianche della nostra nuova cucina, nel nostro nuovo appartamento, nella nostra nuova città, nel nostro nuovo Paese.
Siamo in tre, adesso, ad affaccendarci in questa cucina: chi a cucinare, chi a mangiare, chi a sporcare in modi impensabili gli angoli più inaccessibili di questa stanza, o di se stesso. Chi a pulire, chi a cantare, chi a ridere e chi a imparare a bere da una tazza, chi a innamorarsi del sapore del Gruyère, chi a perseverare nell'odiarlo. Chi a rovesciare l'acqua per l'ennesima volta, chi a stupirsi anche oggi di quella magia chiamata radio, chi ad asciugare con uno straccio l'asciugabile, chi a guardare rassegnato un bimbo che sarebbe da mettere così com'è in lavatrice, se solo la lavanderia non fosse in cantina, e il nostro turno non fosse fra sei giorni.
Così, un velo bianco che ci separi dalla strada è necessario, per non fare entrare dentro troppo fuori, troppa confusione, che ci sono già abbastanza cose qui.
Basta un vedo-non-vedo però, perché curiosi si nasce, si cresce, e ci si coltiva, e un occhio sulla strada bisogna sempre averlo, per imparare dove va, per scoprire cose nuove, e per incontrare qualcuno, che poi, chissà.
Per riuscire a stare fra di noi senza troppe distrazioni, ma essere pronti a tutto ciò che la strada porta con sé.
In fondo, penso fosse questo il senso anche del mio velo da sposa.




24 marzo 2016

Ogni mattina, di Primavera.

Ogni mattina, apro le imposte verdazzurre della cucina. Le apro sulla siepe, sul vialetto, e la cucina si inonda in un attimo di luce, gialla, di sole, azzurra, di cielo. T. guarda la finestra, le sue sottili fessure di luce, che d'un tratto si trasformano in foglie, nuvole, rumori di strada, mondo. 
Sorride stupito, ogni mattina.

E ogni mattina di questa Primavera, per un attimo, ci sembra che nevichi.
Invece è l'albero dei vicini, nuvola di fiorellini bianchi, che si scrolla di dosso la notte, che soffia petali bianchi, fiocchi di Primavera, davanti alla nostra finestra.
Vanno a punteggiare il marciapiede e la strada, a farli più belli, sfumati di bianco, di rosa e di buon umore, per i passanti.