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21 settembre 2013

Settembre, mese aeroportuale.

Settembre, mese aeroportuale, mi vede protagonista di ben cinque voli in 30 giorni, con il sesto da effettuarsi il primo di Ottobre.

Il pianeta piange, io accumulo miglia, e intanto cerco un angolino di mondo dove pianterò tutti gli alberi necessari a farne asciugare le lacrime.

Migro per l'Europa, un po' per lavoro, un po' per lieti eventi, viaggiando da sola, così finisco per raccogliere per la strada, tra le code, tra i sedili di un mezzo di trasporto qualsiasi, un sacco pieno di storie. 
Come quella di quel signore di mezza età olandese che loda le gesta dell'Europa unita e dell'Euro perché con l'Euro, quando i poveri signori di mezza età olandesi si addormentano ubriachi in treno e si risvegliano in Belgio o in Germania (evento a detta del narratore non per nulla raro), non hanno problemi ad acquistare il biglietto di ritorno per la loro fermata mancata.

Effettivamente, non ci avevo mai pensato. 
Sarà che ho sempre vissuto in stazioni di testa, alla fine del Mondo.


30 ottobre 2012

Paesi Bassi, acqua alta.

Dopo aver provato "nog een keertje" ad atterrare, come ci ha comunicato il comandante (letteralmente: ancora una voltina), avendo fallito il primo, di tentativino di atterraggino, abbiamo finalmente toccato il suolo neerlandese, bucando la spessa coltre di nuvole irrequiete che ci impediva la discesa.
La cabina è silenziosa, dopo quest'arrivo turbolento, sobbalzante, spiacevole, ancora spaesata dal miracolo aereo.
Forse è per questo che il commento di un passeggero risuona indisturbato per il corridoio:

- Ghe sboro, so 'ndà via da Venessia, ma ghe xe acqua alta anca qua.

Fuori dal finestrino, la pista d'atterraggio lucida di pioggia. 
Quasi uno specchio d'acqua, in effetti.
Quanta poesia.

19 luglio 2012

Schifol e musica.

Me ne stavo a perder tempo a Schiphol, l'aeroporto di Amsterdam, altrimenti conosciuto come Schifol, anche se in realtà è proprio un bell'aeroporto, a dirla tutta, bisogna darne atto.
Me ne stavo, come dicevo, a girovagare ancora nella zona tra i treni e gli aerei, quando, all'improvviso, tra il chiacchierio generale dei posti affollati, sento nell'aria le prime note di una banda. Bello! Cerco di capire da dove viene quest'allegra musichina, e mentre ne inseguo il motivetto, vedo il sorriso comparire via via sulla faccia di tutte le persone, che iniziano ad accennare passi di danza sempre più espliciti.

Vecchi e bambini, coppie, famiglie, gruppi vacanze, stracarichi di valigie, si prendevano per mano e ballavano tra l'annuncio degli arrivi e il cartellone delle partenze, in un'atmosfera surreale, che però devo dire, ho apprezzato moltissimo.
Che strano modo di salutarmi, quest'Olanda, sull'Isola un diluvio universale, qui questa allegria diffusa e contagiosa.

Spinta da estremo apprezzamento per la mia patria temporanea, ho pensato quindi di celebrarne le gesta comprando un cartoccio di patate fritte e maionese - mi son regalata un pranzo tipico, diciamo - e godermi lo spettacolo dei musici insieme a quel pubblico improvvisato.

A suonare era una banda militare, in un angolo dello spiazzo centrale, vicino ai vetri che ci riparavano tutti dalla pioggia ancora fitta. Tutti sorridevano, tutti si muovevano a tempo, e tutto, per un attimo è sembrato possibile: finite le patatine, infatti, mi son allontanata sulle note di una "Kiss" di Prince, cantata con passione da un biondissimo e altissimo soldato, che, in divisa, gridava a quel microcosmo aeroportuale come le uniche cose al mondo di cui lui avesse bisogno fossero il tempo libero e baci della sua bella.
 
Niente bombe o pistole, solo baci.
A raccontarla così, quasi, non ci credo più neanche io.