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05 luglio 2017

Memorandum economico dell'abitante di confine

Da bravi svizzeri del Vaud sud occidentale quali cerchiamo di essere, siamo già stati un paio di volte a fare la nostra spesa nella "Francia vicina", come si dice qui. Pupo appresso, spesso la cosa si traduce in una gita di mezza giornata o più, con tutti i pro e i contro di una gita di mezza giornata o più con un neanche duenne.
Di qui, la domanda: ma a conti fatti, ne vale davvero a pena?
Risposta concisa, per una me futura e pigra, e per il lettore interessato: sì.
Risposta articolata di conti fatti: sì, anche se non si è consumatori di carne (cosa che in Francia costa davvero meno che qui). 
Nel dettaglio, l'ultima volta le nostre spese si articolavano in un carrello pieno di spesa di generi alimentari non freschi, e un carrellino misura bimbo pieno di alcolici (vini e liquori entro il limite imposto dalla dogana e entro il limite di manovrabilità del neanche duenne, assistito), del valore totale di 267.19 euro, a cui si devono sommare circa 20 euro di benzina (ché la benzina era ancora quella fatta in Italia in Maggio, quindi era già in euro), e 20 euro di crepes mangiate a pranzo nella graziosa cittadina di Pontarlier, per un totale di 307.19 euro, equivalenti a 333.58 franchi svizzeri, per spesona, viaggio e pranzo al ristorante.
Un carrello della spesa equivalente in tutto e per tutto a quello da noi acquistato (grazie, cataloghi dei supermercati online!) qui a Losanna ci sarebbe costato 490.40 franchi, senza gita e senza pranzo.

Direi che ne vale la pena, futura me titubante, e lettore incerto, che non ti sai decidere a varcar la frontiera.

In più, durante il viaggio di ritorno, reso panoramico per favorire la siesta di chi doveva fare la siesta, abbiamo pure adocchiato questo posto, felice meta della gita domenicale successiva, e, così a spanne, di molte altre future.
E trovare un laghetto dalle acque caraibiche, corredato da spiaggia, prati, paperette e parco giochi, non troppo affollato neanche in una domenica di giugno, e a meno di un'oretta di auto da casa, beh, questo non ha proprio prezzo, né in euro, né in franchi.
Buona estate a tutti!

Lac de Remoray, foto presa dal sito ufficiale del turismo della zona. Quando ci siamo stati noi era più blu, tutto.

06 aprile 2017

Un weekend a Lione

Dopo ben 17 mesi dalla nascita di T., è finalmente arrivato anche per noi il momento della nostra prima, vera, vacanzina a tre. 
E con questo intendo un intero viaggio, completo di alcune notti in giro per il mondo, senza dover fare né un trasloco né una visita a dei nonni: suona davvero incredibile, per chi come noi vive sempre altrove.

La meta è stata Lione, meno di tre ore di auto da Losanna, ospiti da amici che ci hanno messo a disposizione un appartamentino nel cuore del quartiere della Croix Rousse: il più animato, e chic, e interessante, e carino (e caro) della città. Quelle chance!
Così abbiamo passato tre giorni lassù, appollaiati non solo in cima a una delle due colline che dominano la città, ma anche in cima ad uno dei palazzi storici del quartiere. Un appartamento improvvisato in un ambiente nato per ospitare i grandi macchinari tessili per l'industria della seta, ragion d'essere del quartiere dal '400 ai primi del '900. Un soppalco traballante, un bagno a vista, incastonato tra una vecchia cucina, una libreria, e una collezione di pietre dure, il pavimento in cotto originale del secolo scorso, o di quello precedente - non si sa - calpestato da migliaia di piedi, e una vista privilegiata sulla città e su di un'ansa della Saona.

Della città abbiamo visto cose strane, scompagnate: il museo Gallo-Romano in un pomeriggio grigio, un parco giochi dietro alla cattedrale di Saint-Jean-Baptiste-et-Saint-Étienne, ma non la cattedrale, il mercato del nostro quartiere e le giraffe dello zoo del Parc de la Tête d'Or, non abbiamo mai mangiato in ristorante, come si dovrebbe invece fare nella "capitale gastronomica di Francia", ma abbiamo pranzato ospiti in un circolo di biliardo, il Cercle des Chefs d’Atelier, insieme al vice-presidente Hervé, assaggiando un formaggio buonissimo, la Fourme de Montbrison, che è quasi uguale alla Fourme d'Ambert, ma più raffinata, e imparando che il circolo è una delle associazioni più antiche di Francia, fondata addirittura nel lontano 1844, e che forse presto ci sarà, nel loro cortile, una dimostrazione di danza del Leone

Un po' di turismo convenzionale, un po' di cose che capitano, come è giusto che sia, per dare il buon esempio a T., per seminare quella voglia di partire, e di tornare, e di vedere il mondo al di là di questi monti che abbracciano la sua - almeno per il momento - città.


Da sinistra verso destra, dall'alto in basso:
Sì, nell'appartamento c'era un contrabbasso. Il Mur des Canuts, di cui abbiamo salutato tutti i cani e tutti i gatti ivi rappresentati. Lione e la Saona sotto le nuvole. Mosaico Gallo-Romano. Lione e la Saona abbagliati dal sole. Il pavimento in cotto originale e dei piedi piccoli a calpestarlo. Dal quartiere, al crepuscolo. Giraffe al Parc de la Tête d'Or. La Saona, sulla quale, un giorno, navigai.

26 maggio 2016

Ipotesi di complotto (cit.)

Da un po' di tempo circola in famiglia un'idea sovversiva sul fatto che al mondo, in realtà, esista un'unica, grande fabbrica di pannolini, che alla fine del processo di produzione, a seconda della marca, ci stampa sopra il disegnino prescelto, frutto dei più recenti studi in fatto di design per pannolini, ci spruzza un po' di colore violablu o verdeazzurro, in tonalità rigorosamente neutre, sempre a seconda della marca, et voilà, ecco pronti pannolini diversi, dai prezzi più disparati, da spedire ai vari scaffali dei supermercati di tutto il globo terracqueo.
Fino all'altro giorno era solo un'ipotesi vaga, supportata dal fatto che ormai qui si sono già acquistati pannolini in quattro diversi paesi europei (Olanda, Francia, Svizzera e Italia), in un arcobaleno di diverse marche per ciascun paese, e sostanzialmente, la fattura dei pannoletti mica cambiava. O erano del tipo "cartonato", o del tipo "sofficini", rispettivamente, nella nostra ricostruzione complottistica, prodotti di generazione N, o generazione N+1, indipendentemente dalla marca (vedi i pannolini della Lidl, che in identica confezione sono di tipo "sofficini" in Francia, di tipo "cartonato" in Svizzera, e misti in Olanda, a seconda della partita nello specifico supermercato).
Ora però c'è di più. E la cosa comincia a puzzare. E non lo dico per fare facile umorismo allusivo allo scopo di questi benedetti pannolini.
Eccovi due fatti, apparentemente indipendenti.
Primo fatto.
Un po' di settimane fa, qui a casa, si è approfittato di una buona offerta di pannolini alla Coop (Svizzera), e se ne è fatta una scorta. Sulla confezione, i pannolini presentavano un motivo decorativo a tema "occhi di ranocchio che adocchia diversi tipi di insetti". 
Aperto il pacco, in realtà i pannolini presentavano un motivo decorativo a tema "Raperonzolo e i suoi capelli". Poco male. 
Secondo fatto.
Qualche giorno fa, in Italia, si è acquistato un pacco di pannolini, giusto per non trovarsi senza, al Centro commerciale Discount di un noto paese del pordenonese. E indovinate qual'era il motivo decorativo (questa volta sia sulla confezione che sui pannolini!)? L'appetitoso "occhi di ranocchio che adocchia diversi tipi di insetti"!

Non ci sono più dubbi, la storia della fabbrica unificata di pannolini e una realtà.
Ed ecco svelato il suo segreto anche a voi, fortunati lettori!
Sentitevi ora liberi di affluire in un qualsiasi supermercato e comprare una qualsiasi marca di pannolini a vostra scelta (economica, etica, estetica, et cetera).
Vi auguro di trovarvi il ranocchio affamato, o l'ippopotamo felice che sguazza nel suo stagno. Che anche quest'ultimo tema, come "facile umorismo allusivo" su di un pannolino, non è niente male.