09 aprile 2015

Day 5: Oggetto quasi [cit]

Ormai sono cose che capitano, mi era successo altre volte, in navigazione, ma fa sempre un certo che.
Oggi abbiamo richiamato dal fondo degli abissi una struttura che avevamo messo lì a misurare varie cose; questo succedeva stamattina.
Ora, per qualche oscura ragione, invece di salire in superficie come dovrebbe, questo oggetto sta venendo su pian pianino, 5 metri al minuto, circa, per 2500 metri fanno 2500 minuti, fanno circa 40 ore..speriamo ce la faccia, e magari si liberi di quel peso che lo rallenta, e che si spicci.
Così, continuando con il nostro programma di attività, per tutto il giorno abbiamo dato un'occhiata in giro, per vedere se per caso era lì, a farci una sorpresa.
Ad un tratto: qualcosa! Sembra un palo, del metallo, è lui? Ci avviciniamo piano..all'oggetto quasi. Lo peschiamo. In mezzo a tutta la vastità dell'Atlantico, siamo incappati in un palo con galleggiante e contrappeso. Un riflettore di metallo sulla punta, un sacco di molluschi ad abitarci intorno.
Ma non è l'oggetto giusto. Chi cerca trova, dicono, ed è verissimo anche nel bel mezzo dell'immensità del mare.
Solo che a volte si trova sbagliato, oppure, si trova quasi.

08 aprile 2015

Day 4: A volte va così

Non dovrei scrivere ora, sono un po' arrabbiata, per cui scriverò poco, giusto per tener fede al diario, e raccontare. Oggi abbiamo recuperato da 2300 m di profondità della strumentazione che avevamo lasciato qui un anno fa. Di 5 strumenti attaccati ad un cavo, uno, uno soltanto, non ha funzionato. Semplicemente, per una ragione o per l'altra, non ha neppure iniziato a misurare qualcosa. 4/5 non è un cattivo risultato, ma ovviamente quell'unico strumento a non funzionare è quello che avrebbe dato i risultati più interessanti, era il più nuovo, e il più costoso. Tutte ragioni, in fondo, per non funzionare al primo tentativo, ma ci speravamo. Lo possiamo rimettere in acqua nei prossimi giorni, questa volta magari funzionerà. Fra un anno io sarò lontana, e questi dati non credo li vedrò. Va così, a volte, non tutto va bene. Chi non fa non sbaglia, etc etc, solo che adesso si può essere solo arrabbiati, anche se non si sa con chi. E allora sono venuta al mio posto, dietro il container blu, a guardare il tramonto e il mare calmo, per riconciliarmi con l'Oceano, dato che oggi, con il sole arancio e l'onda leggera, si può.

Day 3: Rumori di transito

Ci sono 400 miglia dall'isola da cui siamo partiti al punto esatto in mezzo a questo mare grande dove dobbiamo arrivare. Questo significa circa 45 ore di navigazione, in cui si impara a conoscere la nave, l'equipaggio, gli altri scienziati saliti a bordo di questa spedizione, lingue diverse, italiano, portoghese, olandese, ci si abitua agli orari dei pasti e all'ondeggiare del mare.
Si ripassa il funzionamento degli strumenti che inizieremo ad usare domani mattina.
Purtroppo, troppa onda e troppo vento ci hanno impedito fin ora di abituarci a guardare il mare, e il suo orizzonte: siamo sempre al chiuso, protetti da pareti di ferro, esco solo al tramonto. Del mare, si sente il rumore però, soprattutto nella quiete della notte, quando sembra che più forte venga a sbatterci contro, e insieme a tutti gli scricchiolii della cabina, l'ondeggiare delle tende, lo sbatacchiare di metallo e il rumore del motore,  si aggiunge al concerto della fase di transito, quando la meta è ancora lontana, e semplicemente, con la nave, si va.
Ogni tanto qualche rumore più forte: un'onda diversa, oppure, uno schermo di computer che non era stato fissato per bene, e si sbriciola schiantandosi sul pavimento. È strano, cose tanto diverse, hanno rumori quasi indistinguibili, nel mezzo dell'oceano.