12 maggio 2014

Day 3 - Giorno di schifo

Giorno di schifo, sera di moccio
A casa mi stufo, a scuola mi scoccio
Uffa che noia, uffa che brutto
Uffa che uffa di tutto.*

Un giorno che non ha funzionato, oggi, in cui niente ha funzionato,
nemmeno i delfini che ieri ci avevano fatto compagnia al tramonto,
grandi e cuccioli, festosi ed eleganti a danzare alla prua, oggi no,
neppure quelli. Come biasimarli, il vento che cresce, l'onda anche,
diventa disordinata rumorosa, bagnata, cadente.
Chi vorrebbe mai danzare in un mare così?

*Bruno Tognolini

10 maggio 2014

Day 2 - Salpare

Non importa se sei immerso nella programmazione più sordida, se stai
cercando di tirare cavi da 1200 euro senza far danni, se stai
attaccando etichette a computer, chiavette, tastiere, per non
confondere quale computer comanda quale dei più svariati strumenti
oceanografici presenti a bordo, quando si salpa, si salpa, e ci si
affaccia al parapetto, si guarda il cemento della riva allontanarsi,
la bocca del porto avvicinarsi, il profilo della città svanire.
Ci si muove, a bordo, all'unisono, perfetta coreografia, alle prime
onde, alle quali ci abituremo in fretta, ma non adesso, non ancora,
abbiamo ancora un piede a terra.
E poi il faro rosso e bianco, e poi l'Oceano grande.

E quei colli bizzarri dei quali ora si vede la fine, o l'inizio,
sorgere dal mare mercurio.
E non importa se è la prima volta che sei in mare in vita tua, che sia
la quinta, la decima, o che tu in mare ci lavori, e su questa nave
spendi metà del tuo tempo: quando si salpa, è difficile non voltarsi a
guardare la terra, non soprendersi della sua varietà, dei suoi colori.
Perfino il capitano, l'ho visto!, ha lasciato la postazione per un
attimo, per guardare la terra, per scattare una foto.
Chissà quante foto ha lui, di partenze, di arrivi, di porti lontani
che non si sa se sta per raggiungere, o se ha appena lasciato.

Fuori ad ogni modo inizia l'onda lunga e sonnolenta dell'Atlantico,
che è fatto d'argento, o almeno a me pare, con gocciole d'oro oltre
quelle nuvole lontane, dietro cui si nasconde il Sole.

Day 1 - Il giorno ovatta di viaggio

Un viaggio lungo, e indietro nel tempo, mi ha portato oggi nel mezzo
dell'Atlantico, ad atterrare in un agglomerato di colline morbide,
terrazzate di aranci, marroni, rossi, e vari punti di verde.
A Ponta Delgada, case, chiese e prigioni bianche e nere hanno rubato
la roccia ai vulcani, ne hanno rubato il senso del contrasto, come le
placche tettoniche che qui si incrociano, si rompono, si spingono,
eruttano vapori.

Si vede che è una terra strana, le colline hanno profili che non
riconosco, pendenze bizzarre: non saprei dire cos'è, di preciso, che
le rende diverse, se i declivi o le cime, o come rotolano nell'Oceano,
ma è chiaro che questi monti vengono da un altro mondo, e che, ancora
giovani, ancora non son stati domati e ancora non sono familiari a noi
abitanti di quassù.

Di familiare però, riconoso le vigne che si inseguono sopra il profilo
del porto.
Per la mia ultima serata a terra, brindo con un bicchiere di Basalto,
rosso, e uno di Terra de Lava, bianco.
Si brinda al mare che verrà, che ci sta già aspettando.