06 aprile 2015

Day 2: Onde

Dunque, sarebbero quello che studio, quello su cui lavoro, se qualcuno mi chiede: che fai?, io dico che studio le onde del mare, ed è parte di quello che siamo venuti a fare, qui in mezzo all'Atlantico, studiarne le onde, le correnti, i tipi di acque che lo compongono.
Il fatto che queste onde abbraccino una serie di camini idrotermali, e tutto l'ecosistema che fiorisce intorno a questa specie di vulcani sottomarini, per noi è un dettaglio. Il nostro obiettivo è capire l'intensità e la variabilità del mare che scroscia fra la i picchi e le valli della dorsale medio atlantica,  magari portando con sé sabbie e nutrienti, di valle in valle.
Queste onde che andremo a misurare e a studiare nei prossimi giorni sono dunque nel profondo del mare, ne accarezzano o fondali bui, qui parliamo quindi tra i 1500 e i 3000 metri.
Buffo che invece, in questo primo giorno di navigazione, siano le onde quassù in superficie a farci penare. Sono muri d'acqua, subito fuori dal porto, che si riversano sul nostro fianco e sulla nostra prua, senza tregua, e i corrimano in corridoio non sono mai sembrati così utili. Per il momento io sto bene, se sto qui a digitarvi questa storia, potete proprio credermi. Ho solo rovesciato un po' di zuppa di pomodoro a pranzo, ma devo ancora prendere la mano...
Dal mio team di "ondologi", però, sono stata quasi l'unica a onorare il cuoco a questo primo pasto in oceano.
Speriamo un pomeriggio tranquillo dia la forza a tutti di ignorarle, queste onde di superficie, che da domani sera ci dobbiamo concentrare su quelle un po' più sotto...

Day 1: Benvenuti alla fine del mondo.

È un viaggio speciale, per arrivare alla fine del mondo, soprattutto dall'Isola. Ci sono un ferry, un bus, un treno e due aerei, uno grande, uno più piccolino, e poi lo sportello si apre, e si respira l'aria della frontiera, del limite, oltre, c'è solo il mare. Nuvoloni grandi, senza paura, oscurano il cielo, abituati ad attraversare l'Oceano. Le Azzorre sono così, colline verdi e disegnate con cura, spazzate da un vento senza barriere, nuvole e storie di mare. Domani si parte, e questa e la terra che ci lasceremo alle spalle.
Sarà bello riconoscerne il profilo, fra una settimana.

03 aprile 2015

Day -2: Di valigie pronte, di Oceano, e di isole sperdute

Giusto due righe per testare la vita a internet limitato a bordo della
Pelagia. Domenica, nonostante la festa comandata, si parte per
l'Oceano, e un po' non vedo l'ora, per vedere se gli strumenti che
abbiamo lasciato lì lo scorso anno hanno misurato qualcosa, e un po'
vorrei essere già tornata, per evitare tutte quelle piccole cose che
possono andare storte a bordo di una nave da ricerca: dagli strumenti
che non hanno funzionato, o non funzionano, batterie scariche,
connessioni incerte, dal cibo che a volte è semplicemente sbagliato,
dalle onde troppo alte, al vento troppo fino, dagli scricchiolii in
cabina che non ti fanno dormire, alle persone intorno a te che dopo un
po' di giorni sono un po' troppo intorno a te.
Ma poi so che ci sarà il mare, e che in ogni caso ci saranno nuvole e
tramonti, e balene, forse, e meduse eleganti.
E delfini, con i loro cuccioli liberi.
E allora va bene, partiamo, con la valigia leggera e il computer
pesante, pieno di programmi per leggere i segreti del mare.
Partiamo, per un'isola sperduta delle Azzorre dalla quale salpare, e
teniamo la mappa a portata di mano, che dopo un girovoagare oceanico
torneremo a terra in un'altra, più piccola, più sperduta, dalla quale
voleremo a casa.

Ci sarà tanto da fare, una volta a casa, ma adesso è tempo di mare:
cominciamo ad abituarci all'onda lunga oceanica, all'odore di metallo
e motori, al silenzio che c'è fuori dalla civiltà, alle connessioni
satellitari, agli orari scanditi, e alle stellate che fanno venire la
pelle d'oca, da quanti luci si possono contare, e, di nuovo, che non è
mai abbastanza, all'onda, lunga, oceanica ...