02 ottobre 2024

Microrecensione #229: "La lingua di Ana" di 1 E. Mujčić

 01/01/2024 - 06/01/2024 "La lingua di Ana" di 1 E. Mujčić.

Il sottotitolo: "Chi sei quando perdi radici e parole?" ne racchiude bene la storia. Un espatrio, una storia di immigrazione, lo sconforto di aver perso la possibilità di una vera comunicazione con il mondo esterno per via della lingua e non solo. Per via del passato altrove, del presente scisso, di un futuro senza alcun punto fermo.

Un libro bellissimo, intimissimo, tragico e al tempo stesso catartico, in cui mi sono, ça va sans dire, ritrovata. E quanti e quante come me, sempre di più, per citare la Biennale di quest'anno (che tra l'altro non ho neppure visto): "stranieri ovunque", ognuno con il suo bagaglio di storia, con la sua lingua, con la sua idea sgangherata di futuro e suo presente più o meno zoppo.

25 giugno 2024

In Cina

A volte, un viaggio, lo si sogna per mesi, per anni, si programma, ci si prepara, si aspetta, lo si desidera, di settimana in settimana. A volte, invece, un viaggio ti succede,  perché capita di dover andare, capita di dover fare. Un viaggio, in effetti, ti può anche capitare. Così mi è capitato di dover andare a Pechino, agli inizi del mese. Senza preavviso, giusto il tempo di prenotare un aereo, preparare una presentazione (e finirla sul suddetto aereo), e partire. 

Da quanto un viaggio così non mi capitava? Da molto. Per molte, e buone, ragioni, ma da molto. 

Così sono partita, non avendo mai sognato di andare in Cina, mai neanche troppo pensato a questo smisurato paese, sapendo poco o nulla di dove andavo. 5 giorni in Cina, che volete che siano, per imparare o capire qualcosa? Niente, torno non sapendo uguale, ma con gli occhi pieni di Oriente, di colori sui palazzi che a noi non sono proprio venuti in mente, di religioni diverse, di odore di incenso nei templi, e di statue d'oro. Di cibi lontani, di edifici smisurati, di tante tante persone, in tanti tanti appartamenti, di tante tante vite così lontane dalla mia e al tempo stesso vicinissime, che la prima cosa di cui si parla con i colleghi sono gli asili e i parchi giochi, come si fa qui, come si fa, mi sembra di capire, dappertutto, tra mamme. 

Così, forse non ho imparato proprio tutto sulla Cina, ma sono tornata comunque con molte idee nuove. Tra le tante, la più semplice e forse scontata, è quell'idea di viaggio, di chilometri, di distanze smisurate, che passano sotto le ali, e che ti fanno atterrare in un mondo che è davvero diverso. Straordinariamente diverso. Forse non mi ero neanche resa conto mi mancasse, quell'idea. Ma è stato bellissimo ritrovarla.  

Altre idee confuse, ma raccolte all'altro capo del mondo, ve le lascio qui sotto. Viaggiare per lavoro ha sempre una sua dimensione particolare, il taxi pagato, il computer e gli adattatori nello zaino come generi di prima necessità. È decisamente un viaggiare diverso da quello che è il mio, ma si cresce e si matura, ci si arrangia, e si impara anche a ritagliare coriandoli di sé in un viaggio di lavoro, così, ecco i miei.

In senso orario, varie: ceramiche fuori di un negozietto negli hutong intorno al lago Houhai - una nuvola sofficissima sulle scale del Tempio del Paradiso - arrivando al Tempio del Paradiso (probabilmente dalla strada sbagliata) - ombrelli sul ponte Wanning, sempre tra gli hutong vicino al lago Houhai - il drago all'entrata della passeggiata turistica lungo il lago Houhai.

In senso orario, il cibo, importante fulcro di quasi tutto, tanto quanto, se non più che in Italia: il reparto delle salse di soja al supermercato più vicino all'hotel - un pranzo di lavoro a base di funghi - una cena con l'hotpot pechinese - una cena sociale improvvisata di oca e  pesce - una cena da sola (ma molto colorata) - un'anatra laccata in compagnia.

In senso orario, le architetture: il Tempio del Paradiso - i palazzi del quartiere Sanlitun la notte - la biblioteca scientifica nazionale (se era un viaggio di lavoro, bisognava pur lavorare, almeno un pochino) - sempre hutong intorno al lago Houhai - l'entrata del Palazzo dell'Astinenza - particolare del corridoio per i sacrifici, a fianco del Tempio del Paradiso.


In senso orario, la città: Arrivo particolarmente impressionante, soprattutto per chi parte dalla Svizzera verde e sceglie di vedere per l'ennesima volta "Matrix" durante il volo - particolare della mappa della metro visto dalla metro - la città vista dal silenzio del tempio taosita Dongyue - un draghetto simpatico - un pranzo di lavoro come da manuale, nella sala della conferenza - ancora la metro, la quale, gentilmente, ti dice in quale vagone stai per salire (se in uno dall'aria condizionata normale, o in uno dall'aria condizionata in modalità polare).

26 febbraio 2024

Microrecensione #228: "La plage" di A. Garland

 12/11/2023 - 16/12/2023 "La plage" di A. Garland.

Acquistato alla fiera del libro di Romanmôtier, dove avevo bisogno di romanzi, e romanzo fu, anche se forse lo cercavo un po' più leggero. Una specie di remake del Signore delle mosche, in chiave moderna e in età adulta, con aggiunta di pericolosi coinquilini con cui condividere l'isola tanto perfetta. Non voglio rivelare troppo la trama, anche se immagino qualsiasi lettore al mondo possa averne già indovinato gli sviluppi, non è poi una novità quel che di solito accade a chi prova a ricostruire una comunità perfetta su di un'isola tropicale. Al di là della storia in sé non particolarmente originale, il libro mi è piaciuto. La follia dei vari personaggi, e soprattutto del protagonista, è resa con ironia e onestà, le relazioni tra i vari abitanti dell'isola sincere e terribilmente verosimili. Alcuni passaggi sono davvero divertenti, e tragici. Il libro è originariamente in inglese, ma avendolo comprato usato a una fiera locale del libro, io l'ho letto in francese. Forse anche questo ha contribuito al fatto che mi sia piaciuto, l'ho capito!, senza troppe difficoltà!, me lo sono proprio goduto!, cosa che quindi mi ha resa bendisposta in generale. Non so se, leggendolo in italiano, sarebbe magari risultato piatto, monotono, troppo semplice, ma per il momento il mio livello di francese è quello, quindi a me é andata bene così. Ed anche accorgersi della fatica della traduzione, dall'inglese al francese, a volte riuscita, a volte meno, è stato parte di questa inaspettata lettura.