07 settembre 2010

"Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria"


Giorni fa ho lasciato l'Isola, per fare un po' di chilometri insieme alla mia Casa.
Attualmente, infatti, Casa è una barca a vela disalberata nel cuore della Francia, che per via fluviale sta cercando di raggiungere l'Isola, in barba ai monti che ci son di mezzo.
Bizzarrie che accadono.
Un andare lento e misurato, interrotto solo dai vortici e dislivelli delle chiuse. Chiuse chiuse, poi aperte, e poi chiuse di nuovo, per vincere, chiusa dopo chiusa, quella gravità che ti è contro.
Ed è così che si scopre che la modernissima strumentazione di bordo ha una pecca: non dà l'altitudine. Non è semplicemente previsto che una barca come quella valichi colline e pendii per arrivare a un mare altrove, che non è il suo.
Come detto, però, le bizzarrie accadono. Eccome.
E allora la navigazione di fiume, per questo verso, è navigazione controcorrente. Più che una meta, una direzione, ostinata e contraria.

www.sy-polaris.it

04 settembre 2010

Emigrazione d'élite

Senza esserne del tutto consapevole, faccio parte di questo fenomeno, come mi ha recentemente spiegato un mio caro amico: il fenomeno dell'emigrazione d'élite.
Non avere la valigia di cartone, non aver attraversato l'Oceano in terza classe, non essere affondati per via di un iceberg, tutti questi potevano già essere considerati preziosi indizi del fatto che la mia, di emigrazione, non seguiva pari pari quella dall'Italia di 60 anni, e più, fa.
Ma la mia durezza di comprendonio è proverbiale, e la sua fama mi precede in Galilea, e altrove.
Lo spago l'ho comprato al supermercato qui in Olanda, non l'ho srotolato dalla mia sacca.
E son arrivata qui con un lavoro, e una casa. Insomma, un'altra storia.
Forse, per un attimo, la solitudine di un'isola nordica, di una lingua che non capisco, di tradizioni non mie, mi hanno portato ad intuire, di striscio, la condizione di emigrato/immigrato, stati d'animo e stati paesi che si sovrappongono, come due sentimenti, di nostalgia e inadeguatezza, e fanno male.
Lontananza da casa e dalla famiglia, ma anche dal tuo nuovo vicino, che non capisci.
Fortunatamente, e giustamente, questo mio caro amico ha presto interrotto l'ardito paragone, in cui è così facile scivolare, soprattutto ora che le giornate si fanno più corte, e il vento più freddo.
Io, e insieme a me molti altri, non siamo altro che emigrati d'élite, è la prova è semplice, ed è lì, in cucina. Abbiamo la macchina per fare i waffel. Un complesso apparato elettrico, dispendioso e ingombrante, che è in grado di cucinare un'unica pietanza, per di più un dolce.
Come replicare?
E' così. Un'emigrazione d'élite, fatta di macchine-pressa per i waffeln, e padelle speciali per i poffertjes.
E di biglietti aereoferrotranvieri sempre in tasca, per passare due o tre giorni a casa, appena si può, ovunque essa sia.

Chissà se anche ai nostri nonni, che viaggiavano verso la loro america in cerca del loro futuro, mancava il sugo della mamma.

Speriamo almeno di trovarlo, quassù, questo nostro futuro. Del sugo, infatti, neanche l'ombra...

28 luglio 2010

Io, John, Babele e ritorno.

Tornare al lavoro dopo un mese in giro per il mondo non è facile per nessuno, diciamolo. Ma c'è di peggio.
Tornare al lavoro, tornare all'Isola, tornare all'estate che sembra inverno, ai pile, ai golfini, ai sandali portati anche con il freddo ai piedi, alle sciarpe sovrapposte, ai cappucci impilati, ai pantaloni da pioggia messi in borsa, che non si sa mai!, a quella voglia irrefrenabile di coperta...e trovarsi un John in ufficio.
Un giovane John, uno scaltro studente, promessa della matematica, pronto per le sue sei settimane di stage, e maledettamente inglese.
E io? che fino a ieri si parlava in dialetto, io che faccio? Le mie rinomate doti linguistiche vacillano, davanti alle consonanti aspirate del John, alle vocali mangiate, alle frasi accennate, ma soprattutto, davanti alle fatidiche, onnipresenti, domande finali: isn't it?
La mia recente tecnica di sopravvivenza si basa essenzialmente su tre tipi di risposta:
  1. Yes, of course...( accompagnato da sorriso di sufficienza, applicabile nel caso si intuisca un senso di banalità nell'affermazione precedente)
  2. O yes, definitely! (grande sorriso, e si spera che l'affermazione fatta richieda uno smodato consenso)
  3. No, I don't think so. (corrugamento della fronte e delle sopracciglia, da effettuare nel caso si intuisca che il John stia dicendo un'eresia)
L'arte della corretta applicazione delle tre diverse opzioni non è, ahinoi, affatto immediata; la percentuale d'errore è alta, soprattutto perchè, essendo alto anche il John, è difficile per me intravedere i micromovimenti del volto che potrebbero aiutare nella comprensione del pensiero espresso.
Ah, se solo dedicassi metà del tempo che impiego a crucciarmi di queste difficoltà linguistiche a fare quello che dovrei fare!
Ah, quanti progressi l'umana scienza avrebbe fatto!
Ah, se.
Nel frattempo la mia padrona di casa mi ha regalato due grasse zucchine dell'orto.
John o non John, in fondo, tornare qui non è poi così male...