mercoledì 13 settembre 2017

Microrecensione #129: "Limonov" di E. Carrère

15/08/2017 - 10/09/2017 "Limonov" di E. Carrère.
Letto di un fiato perché ne valeva la pena, un ritratto fatto con cuore e testa di un personaggio a dir poco complesso. Un uomo buono, un uomo cattivo, un uomo da una vita invidiabile, o magari no, uno da cui stare alla larga, un maestro, un perdente, un soldato, un caritatevole o tutte queste cose insieme, e per questo, uno che si vuole conoscere, anche se solo da lontano, per la paura di far parte del suo mondo. Da leggere se non si ha paura del politicamente scorretto, e delle persone che fanno del politicamente scorretto uno stile di vita, nel bene, ma anche, cosa rara da leggersi in libri di così raffinata fattura, nel male più buio.

giovedì 24 agosto 2017

Nostalgie

Da una settimana a questa parte, ho cominciato a lavorare a tempo pieno. È un cambiamento notevole, dopo quasi due anni da mamma a tempo pieno: T. Mi manca molto, a volte un dolore fisico, tra lo stomaco e il cuore, a pensarlo indaffarato con i compagni e le maestre, senza di me. Ma mi hanno assicurato che si diverte, e mi hanno detto che va bene così, che fa bene a tutti, e io, almeno per questo primo periodo, non posso che fidarmi.
Per riequilibrare l'universo, al secondo giorno di lavoro, ho scoperto di avere una collega originaria dell'Isola, della mia Isola precedente.
Così, se proprio ne ho bisogno, so che posso fare due chiacchiere di vento e di mare, per curare almeno una delle mie nostalgie.

martedì 22 agosto 2017

Microrecensione #128: "Ferito a morte" di R. La Capria

01/08/2017 - 18/082017 "Ferito a morte" di R. La Capria.
In una pausa tra le mie stentate letture in francese, un romanzo così ci voleva proprio. Un lungo monologo di voci diverse, ma tutte a raccontare la stessa vita, la stessa compagnia di amici nelle estati napoletane del dopoguerra. I cambiamenti della società, della città, di loro stessi e dello scintillio del mare sotto il sole, sullo stesso piano, come avessero la stessa importanza, come è giusto che sia. 
Un monologo non sempre facile da seguire, un flusso di coscienza intimo e universale, che più che da capire è da ascoltare, come la risacca del mare, come il ronzio che si sente sott'acqua, come il brusio della folla, che culla, ipnotizza. 
Tra le righe poi, e caro a me, anche il racconto di un espatrio, da Napoli a Roma (e a Milano), perché i chilometri non valgono niente, vale solo essere altrove.