mercoledì 19 luglio 2017

Cronistoria di una giornata a Berna, due adulti e uno no.

Dopo ben un anno e mezzo di permanenza in Svizzera, è giunto finalmente anche per noi il momento di una visita alla nostra nuova capitale (federale).
8:50 Stazione di Losanna. Entusiasmo incontenibile del ventimesenne per i treni, tutti i treni, figuriamoci il nostro treno, sul quale tosti saliamo, scompartimento biciclette: il nostro passeggino, un cane, un bagno in finto legno in stile chalet svizzero con finto panorama alpino.
10:00 Arrivo a Berna. 
10:05 Sosta alle pulitissime toilette della stazione, con fasciatoio e amenità varie, a portata di ascensore. Facile, andare in giro in Svizzera, anche in caso di emergenza cacca livello 5 (su 3).
10:15 (Beh, prende tempo bonificare una cacca di livello così elevato) Passeggiata per la città vecchia. Nell'ordine: il parco di Kleine Schanze, la sede del governo federale, la piazza annessa (e la fontana a spruzzi casuali), i portici del centro, il Münster, ovvero la cattedrale, con un simpatico Giudizio Universale a sovrastare il portale principale, centinaia di figurine in altorilievo ad affaccendarsi al Giudizio. Il ponte di Nydeggbrücke, con affaccio pittoresco sui tetti della città lungofiume, e, per concludere, un saluto ai tre orsi che abitano il Bärengraben, la fossa, appunto, degli orsi, simboli della città viventi, ma pure un po' accaldati, in questa giornata torrida di giugno.
12:00 Di nuovo verso Ovest per le vie centrali e la salvifica ombra dei portici, passando ovviamente per la Kindlifresserbrunnen, la fontana del mangiatore di bambini, che sovrasta allegramente una piazza del centro. Bisogna ammettere che hanno stile, questi perfidi bernesi (citazione da una qualsiasi lapide commemorativa di qualche battaglia presente nel canton Vaud).
12:30 Pranzo da Tibits, consigliatissimo self service vegetariano, con anche ampia scelta vegana, angolo bimbi, giochi, libri... sempre per la serie, facile, viaggiare in Svizzera.
13:00 Pausa. Marito a cercare di ottenere dei soldi per le sue ricerche dal governo federale, figlio a dormire in passeggino all'ombra di un albero dell'Europapromenade. Io mi godo la medesima ombra su una panchina, bandiere svizzere garriscono al vento sullo sfondo, un campanile tardogotico un po' più in là, e tutto intorno il gorgoglio di questa lingua bizzarra che è lo svizzero-tedesco.
15:00 Io e figlio sulla cremagliera di Marzili (entusiasmo!), che collega la città al lungofiume, con una spettacolare quanto brevissima discesa (o salita).
15:15 Ai bagni lungofiume pubblici (e gratuiti!) di Marzili. Piscinette per bimbi di tutte le età (e pure all'ombra, geni!), piscine per grandi, medi, piccoli, prati, bagni e spogliatoi. Bello. Ma sopratutto, accesso all'Aar, il fiume cittadino, e al suo carosello. Sì perché dovete sapere che il pezzo forte di ogni gita estiva a Berna è la discesa a favor di corrente del fiume, che scorre placido, ma veloce e inesorabile, per la città, davanti al parlamento, e via giù a immettersi nel Reno. Io e Subitoramic, a turno, abbiamo dunque partecipato alla giostra bernese: si fiancheggia il fiume a piedi, risalendone il corso, in costume e nient'altro, si trova un accesso all'acqua, e ci si lascia andare, per poi aggrapparsi, qualche centinaio di metri più a valle, a dei corrimani rossi, e risalire tra gli statici spettatori. E se non si riesce ad afferrare i corrimani? Cosa succede? Non lo so, non me lo sono chiesta, mi sono aggrappata, e sono tornata a riva.
17:00 Panaché refrigerante al bar in una viuzza laterale del centro. Scoperta del fatto che si chiama panaché anche in svizzera tedesca, e non radler, come ingenuamente avevo supposto.
18.20 Stazione di Berna. Grandissima, affollatissima e multipiano. Un po' ricorda la stazione di Utrecht, e quindi ci abbiamo comprato delle patatine fritte, così, per nostalgia.
19.30 Arrivo a Losanna.
20.00 Riposo del piccolo guerriero, e pure nostro.

Una bella gita, una capitale a cui ritornare volentieri.
D'altronde non abbiamo neanche mai trascurato la nostra capitale precedente, Amsterdam o L'Aia che fosse, non l'ho ancora ben capito.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: la cremagliera di Marzili; il Bärengraben e gli orsi accaldati; una porta; bira e limonata aka panaché; l'Orco divora bambini; me in gita, e la mia bellissima gonna comprata a 5 franchi al mercatino dell'usato; una casa; il fiume Aar punteggiato di umani che si fanno trasportare (anche se dalla foto non si vedono); la Svizzera vista dallo scompartimento biciclette.

mercoledì 12 luglio 2017

Sardegna, o di un'estate regalata.

C'è chi vuole la Luna, e chi riesce a prendersela (come quel tizio a Castelsardo, in mezzo alle foto).
E c'è anche qualcuno, fortunato, a cui la Luna viene regalata, inaspettatamente, in una settimana qualsiasi di inizio giugno.
Così, d'un tratto, mi son stati regalati: un lavoro (temporaneo, eh, ma da qualche parte si dovrà pure cominciare) con inizio a metà agosto, un posto all'asilo per l'erede, e, di conseguenza, due mesi di non-ricerca del lavoro.
Mi hanno regalato un'estate!

Così, per festeggiare, si è presa una nave e, a distanza di due anni, eccoci di nuovo in Sardegna! Questa volta in tre, ufficialmente.
Qui a bordo lago, mi mancavano il sale del mare, i fondali da esplorare con la maschera e le pinne, l'ozio pomeridiano delle pinete ombrose a bordo spiaggia, i tramonti tragici e scoscesi sulle onde.
Mi mancava quest'isola blu e ocra, con ancora qualche punto di verde, perché è ancora giugno e il Sole non ha ancora bruciato tutto.

Ma anche, come tutte le volte che si torna in un posto, quante cose nuove!
Un bimbo a cui mostrare come si nuota, un bimbo a cui mostrare come si gioca con la sabbia, come si cammina sulle conchiglie (in braccio), come si condivide un gioco, come si distingue l'acqua dalla terra.
Un'amica da andare a trovare a Cagliari, da ritrovare su una spiaggia di farina bianca, e da ritrovare ancora, ancora, e ancora, ogni volta che un po' di quella  sabbia finissima compare tra le pieghe della mia borsa, o fra i giochi di T..
Il Nord, che due anni fa non avevamo esplorato, che sembra una prua affilata, abituata a fendere il mare, odore di sale fin su sulle roccaforti, vento tagliente.

Così è passata la nostra settimana al mare, ci ha colorato la pelle, ci ha ricordato un po' la nostra vita sull'Isola, non per il clima, ma per le dimensioni del nostro bungalow. Ci ha presentato persone nuove, posti nuovi.
Ora, davanti a me, non più decine di email al giorno di improbabili annunci di lavoro, non più lettere di motivazione, non più letture sulle giuste risposte da dare ai colloqui.
Solo lago, monti, piscine ... e un neanche dueenne a casa per la pausa estiva.
Oops, volevo dire, e relax.
Da sinistra verso destra, dall'alto in basso: autoritratto su roccia e mare; Basilica di San Gavino a Porto Torres, dettaglio dello stemma del Giudicato; Subirotamic e T. in visita al villaggio nuragico di Palmavera; una delle Torri di Porto Ferro; uno che ha preso la Luna, a Castelsardo; spiaggia di Putzu Idu; San Gavino a cavallo, sempre nella Basilica a lui dedicata; la Torre del Porticciolo; la Torre  della Pelosa.



mercoledì 5 luglio 2017

Memorandum economico dell'abitante di confine

Da bravi svizzeri del Vaud sud occidentale quali cerchiamo di essere, siamo già stati un paio di volte a fare la nostra spesa nella "Francia vicina", come si dice qui. Pupo appresso, spesso la cosa si traduce in una gita di mezza giornata o più, con tutti i pro e i contro di una gita di mezza giornata o più con un neanche duenne.
Di qui, la domanda: ma a conti fatti, ne vale davvero a pena?
Risposta concisa, per una me futura e pigra, e per il lettore interessato: sì.
Risposta articolata di conti fatti: sì, anche se non si è consumatori di carne (cosa che in Francia costa davvero meno che qui). 
Nel dettaglio, l'ultima volta le nostre spese si articolavano in un carrello pieno di spesa di generi alimentari non freschi, e un carrellino misura bimbo pieno di alcolici (vini e liquori entro il limite imposto dalla dogana e entro il limite di manovrabilità del neanche duenne, assistito), del valore totale di 267.19 euro, a cui si devono sommare circa 20 euro di benzina (ché la benzina era ancora quella fatta in Italia in Maggio, quindi era già in euro), e 20 euro di crepes mangiate a pranzo nella graziosa cittadina di Pontarlier, per un totale di 307.19 euro, equivalenti a 333.58 franchi svizzeri, per spesona, viaggio e pranzo al ristorante.
Un carrello della spesa equivalente in tutto e per tutto a quello da noi acquistato (grazie, cataloghi dei supermercati online!) qui a Losanna ci sarebbe costato 490.40 franchi, senza gita e senza pranzo.

Direi che ne vale la pena, futura me titubante, e lettore incerto, che non ti sai decidere a varcar la frontiera.

In più, durante il viaggio di ritorno, reso panoramico per favorire la siesta di chi doveva fare la siesta, abbiamo pure adocchiato questo posto, felice meta della gita domenicale successiva, e, così a spanne, di molte altre future.
E trovare un laghetto dalle acque caraibiche, corredato da spiaggia, prati, paperette e parco giochi, non troppo affollato neanche in una domenica di giugno, e a meno di un'oretta di auto da casa, beh, questo non ha proprio prezzo, né in euro, né in franchi.
Buona estate a tutti!

Lac de Remoray, foto presa dal sito ufficiale del turismo della zona. Quando ci siamo stati noi era più blu, tutto.