03 maggio 2013

Torta e caffè.

Prima di Natale, qui sull'Isola, si son spiaggiate due balene tristi, una megattera e un capodoglio.
Se non siete tra i molti che ho deliziato durante le festività con macabre foto di balene squartate, non vi crucciate: il post non vuole raccontare di fiotti di sangue, di puzzo, né di ossa spolpate.

Vi racconto invece che l'Istituto dove lavoro,  per l'occasione, aveva messo a disposizione gru, molo e altre attrezzature per permettere a due musei naturali neerlandesi di recuperare i due giganti.
Pare poi che uno dei suddetti musei, quello che si è accaparrato il capodoglio, vi abbia trovato dentro ambra grigia per un valore - dicono - di 400.000 euro, e quindi oggi, invece di congratularsi e compiacersi con le autorità, o al massimo con il direttorato, si sia voluto sdebitare nei confronti dell'Isitituto nella sua interezza, dal primo all'ultimo dipendente. 
Questa è l'Olanda, e io non ci sono ancora abituata a queste attenzioni, mi fanno ancora tanto bene.

E voi vi chiederete, e come ci si sdebita con un intero Istituto?
Siamo in Olanda, ripeto, e quindi, cosa ci sarà mai di più gradito che una gustosa torta zuccherosa ad accompagnare il caffè delle 10.00?
Ma una gustosa torta zuccherosa a forma di capodoglio!


Giuro, è una torta! E pure buona!
Il macete a fianco no, è solo per la scena.
E sì, ci servono due tavoli di media grandezza per esporla tutta.
Anche questa è Olanda, in fondo.



02 maggio 2013

Henné, riflessi e sostanza, ovvero: del pomeriggio ritrovato.

Se avete un pomeriggio da perdere, o meglio, da ritrovare, consiglio al mondo una sessione di henné.
La sera prima preparate il papocchio, più verde se poi avete voglia di concedervi dei riflessi ramati, più scuro se quel che siete pronte a concedetrvi sono i riflessi e basta.
Beh, riflessi e sostanza, che son poi i punti di forza dell'henné millenario.

Papocchio I
Papocchio II
Dunque, si diceva, che quel pomeriggio che volete ritrovare, dovete procurarvi un complice. Anzi, una complice, che se è pure vero che anche gli uomini usavano l'henné millenario per tingere e rinvigorire barba e baffi, questo, si sa, è soprattutto affare di donne, un po' perché, in genere, abbiamo più materiale da trattare, e intendo capelli ohibò, non barba e baffi, e in più perché, io credo, siam di gran lunga più abili a goderci cerimonie come questa.

Dopo esservi lavate i capelli, insieme alla vostra complice, dovrete applicare il papocchio omogeneamente su tutti i capelli, l'una all'altra, stando attente a non tingere mani, avambracci, lavandino e quant'altro con l'indelebile henné millenario (guanti, guanti a volontà!).
Avvolgendo poi le teste in del cellophane e in delle cuffie posticce, vi accorgerete che il papocchio, mosso dalla gravità che tutto puote, colerà incessantemente per tutta la durata della posa (dalle due alle tre ore, che son lunghe), lento, inesorabile, a rigarvi fronte, orecchie, collo, spalle e quant'altro troverà fra lui e il pavimento.
E' a questo punto che scoprirete che il trucco è avvicinare quanto più possibile il pavimento alla testa, per evitare danni collaterli, e vi riapproprierete quindi del vostro pomeriggio, immobili, distese su di un cartone per sporcare il meno possibile, potrete tranquillamente conversare fino allo sfinimento, ascolatare musica, cantare, capire cose, scoprire mondi, raccontare storie e ascoltarne di nuove, e godere, insomma, di quella cerimonia che vi spetta.

A tempo debito, sciacquate e spazzolate.
E sfoggiate pure con orgoglio i nuovi riflessi sulla vostra testa, e le nuove riflessioni dentro, che ho l'impressione che, nel lungo tempo di posa, un po' di papocchio entri in circolo, e porti con sé, con la lentezza di un rito, un pizzico di saggezza millenaria di tutte quelle donne che, prima di noi, hanno ritrovato un loro pomeriggio.

Due riflessi, due sostanze, due pomeriggi ritrovati.


29 aprile 2013

ARRRRoma e qui.



Sono andata ARRRRoma.
Ho mangiato la pizza, le melanzane fritte, i funghi, le tagliatelle fatte in casa; e la provola, i pomodorini, le olive nere e il basilico verde. Il radicchio.
Ho bevuto buon vino, buon caffè, buoni amari, in posti piccini, raccolti, o sull'angolo di una piazzetta trafficata, ad un tavolo solido, in un salotto di casa, o ad un tavolino incerto, traballante sui ciottoli, intarsiato di ruggine.
Ho riempito gli occhi di cose belle, la pelle di Sole, il naso di profumi di fiori, e ho comprato dei libri in librerie poleverose e nascoste, vicino a negozi di paglia, a stradine sottili, a rampicanti fioriti.

 Ho chiacchierato seduta su muretti notturni, tra celebri buchi della serratura, aranceti, e una città che non dorme mai, con le sue chiese,  un nuovo Papa, il Quirinale, Montecitorio, e i poliziotti antisommossa a presidiare il tutto.


Qui sull'Isola, la bella stagione, quest'anno, tarda.
Fa ancora freddo, stare all'aperto non è piacevole; anche le gemme, sui rami, sono timide.
E' anche per questo che sono andata ARRRRoma. Ho raccolto tutte queste cose, i fiori, i ciottoli, i libri, il basilico, le chiacchiere con gli amici, i poliziotti, le sommosse e il caffè, tutte le nuove lentiggini affiorate, e le ho messe in un sacco piccino, da bagaglio a mano, per carità!, per averle qui con me, sull'Isola.
Spero non mi servano ancora a lungo, spero che la Primavera, o l'Estate ormai, arrivi presto anche qui, ma fin che soffia questo vento gelido, io tiro fuori un dettaglio alla volta, e sorrido, e intanto, porto pazienza.